24/07/2026
🔴 INCENDI, UNA PIAGA SOCIALE: È NECESSARIO PUNTARE SULLA PREVENZIONE E SUL CONTROLLO DEL TERRITORIO
di Corrado Bianca
La tutela del patrimonio boschivo e naturale dovrebbe essere una priorità dell’agenda politica regionale e si dovrebbe utilizzare al meglio anche la risorsa del volontariato. Una iniziativa intrapresa nel 2002, l’istituzione dell’Ufficio Speciale Servizi Antincendi Boschivi della Regione Siciliana, puntava ad un capillare controllo del territorio coinvolgendo volontari adeguatamente qualificati. I volontari, che credevano in quello che facevano, operano spinti, soprattutto, dalla passione e dall’amore per il proprio territorio, erano coordinati da questo Ufficio regionale tramite un portale appositamente realizzato, con un costo irrisorio per la collettività.
I risultati di questa iniziativa col passare degli anni sono stati molto positivi come testimoniano le statistiche che hanno dimostrato come nelle zone dove operavano i volontari si registrava una sensibile diminuzione degli incendi, ma nel 2009 il governo regionale, senza una motivazione plausibile, ha soppresso l’Ufficio Speciale Servizi Antincendi Boschivi e, oltretutto, senza comunicare alcunché alle migliaia di volontari che partecipavano al progetto. Un comportamento inspiegabile che ci ha riportato indietro sulla prevenzione e sul controllo del territorio. Un altro esperimento è stato realizzato nel 2023, tramite convenzioni a costo zero, tra Associazioni ambientaliste e il Comando Corpo Forestale della Regione Siciliana per il controllo del territorio, anche questa iniziativa è poi inspiegabilmente naufragata.
Certo, il puntare solo sullo spegnimento degli incendi lascia molto perplessi e fa sorgere interrogativi su quali interessi possano celarsi dietro queste scelte, in verità poco comprensibili, visti gli alti costi della “macchina” messa in funzione in particolare per lo spegnimento con i mezzi aerei. Questo modo di gestire gli incendi in Sicilia lascia più di qualche dubbio sulla reale volontà di combatterli. È frustrante dover assistere impotenti alla devastazione del nostro territorio senza intravedere la speranza che il sistema possa cambiare.
Come è noto, in Sicilia il fenomeno degli incendi è di particolare rilevanza, infatti ogni anno vanno in fumo migliaia di ettari di territorio, dalle garighe costiere ai boschi, dalle aree coltivate alle aree protette, con gravi ripercussioni anche sulla fauna selvatica e sul dissesto idrogeologico, oltre ai rischi ai quali vanno incontro le forze impegnate nello spegnimento (Vigili del Fuoco, Forestale e Protezione Civile) e coloro che vivono nelle aree percorse dagli incendi. È una “guerra” continua nel cercare di domare gli incendi soprattutto nelle giornate calde e ventose, cercando di limitare i danni, che sono ingenti per la collettività per perdita di biodiversità, paesaggi rurali devastati e comunità sotto pressione, senza considerare il notevole dispendio di denaro pubblico. Un costo molto alto per la collettività e che influisce anche sulla qualità della vita.
Nel 2025 in Sicilia sono andati in fumo 49.000 ettari di territorio. Lo spegnimento è solo una fase estrema per fronteggiare l’emergenza che non risolve il problema che ogni anno si ripresenta.
Bisognerebbe, quindi, puntare sulla previsione, sulla prevenzione e sulla repressione, visto che gli incendi di cui siamo vittime sono quasi tutti di origine dolosa o colposa ad opera dell’uomo, solo pochissimi sono gli incendi causati da eventi naturali.
In Sicilia il 78% degli incendi è di origine dolosa, il 12% di origine colposa, il 9,5% di origine dubbia e solo lo 0,5% per cause naturali.
La quasi totalità degli incendi sono causati dall’uomo e potrebbero quindi essere evitati puntando soprattutto sulla prevenzione e sul capillare controllo del territorio. In questo processo dovrebbero essere coinvolti i cittadini che vivono sul territorio, che, conoscendolo e sentendolo proprio, dovrebbero amarlo e di conseguenza rispettarlo e farlo rispettare. Si tratterebbe di una vera e propria crescita culturale della società che porrebbe solide basi per il futuro controllo di questo vero e proprio flagello.
Nel contempo, sarebbe importante implementare anche la fase repressiva, con un maggiore controllo del territorio da parte delle forze di polizia (Corpo Forestale, Carabinieri, Polizia ecc.), perché il fenomeno, al pari di altri reati, è da considerare una emergenza sociale e chi commette questo tipo di reato è un delinquente alla pari del ladro, dell’omicida, del mafioso, ecc.
Per chi opera nel territorio è relativamente facile rendersi conto dell’abbandono delle aree extra-urbane che diventano facile preda di chi vive nell’illegalità (celata, magari, da attività, quali ad esempio la pastorizia) e lo “colonizza” spesso abusivamente, poiché si tratta di un territorio non suo, non vivendolo con rispetto e considerazione, ma soltanto come un’area da depredare e saccheggiare, e da utilizzare solo per proprio tornaconto, usando spesso il fuoco come atto intimidatorio, che è sicuramente una pratica rilevante all’origine degli incendi.
Cambiare atteggiamento nei confronti del problema dipende dalle scelte che deve fare la politica, che dovrebbe proporre e perseguire gli indirizzi nella risoluzione di problematiche sociali; in concreto, bisognerebbe capire l’origine del fenomeno degli incendi ed affrontarlo nel giusto modo.
L’auspicio è che chi deve decidere su questa problematica, che presenta rilevanti, complessi ed articolati aspetti sociali, sappia pianificare una serie di interventi per combattere il fenomeno affrontandolo alla radice, cioè potenziando gli strumenti di controllo del territorio e favorendo una maggiore consapevolezza dei cittadini con opportune campagne di sensibilizzazione, piuttosto che puntare esclusivamente sullo spegnimento, fase nella quale il danno è già stato fatto e spesso risulta irreparabile.
Il segretario regionale
Corrado Bianca
Estratto dal Grifone anno ###V n. 3 (189) del 30/06/2026