Perché prima di tutto deve valere la libertà di scelta e non la costrizione a sottoporsi alla vaccinazione e/o produrre un tampone a carico delle persone. Come il vaccino, anche il tampone deve essere gratuito e fruibile da chiunque, in quel caso il GREEN PASS si potrebbe anche pensare che diventi obbligatorio. Ma l’obbligo della certificazione verde non è un obbligo di vaccinazione perché chi non
è vaccinato può ricorrere al tampone. Dopo il decreto del governo restano comunque aperte varie questioni. Cos’è la certificazione verde italiana, il famoso Green Pass:
Come si legge sul sito ufficiale del governo, la certificazione verde Covid-19 è in formato digitale o stampabile (con un QR code); dal 1° luglio è valida anche come EU digital certificate (Green pass) e quindi facilita i viaggi da e per i paesi dell’Unione europea e dell’area Schengen (attenzione: “facilita”, quindi è bene verificare le regole in vigore paese per paese). Per quanto sorprendente possa sembrare dalla discussione in corso, la certificazione verde non equivale alla vaccinazione. Viene infatti rilasciata a tre categorie di soggetti: chi si è vaccinato contro il Covid-19, chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico, chi è guarito dal Covid-19. Quello che cambia tra le categorie di soggetti è la validità della certificazione. La risposta è un po’ nascosta, ma nell’elenco delle Faq si scopre che si va da 48 ore (per chi ha un tampone negativo) a 270 giorni (circa nove mesi) per chi ha fatto il vaccino (una dose o due a seconda del tipo). Chi è guarito dal Covid-19 può ottenere una certificazione che dura 180 giorni o 270 nel caso si decidesse di fare almeno una dose di vaccino entro 12 mesi dall’infezione, in base all’ultima circolare ministeriale del 21 luglio: è il medico o la Asl competente che devono trasmettere il certificato di guarigione alla piattaforma nazionale, poi il certificato viene emesso in automatico.