Santa Maria Goretti Il Giglio della Purezza 1890-1902

Santa Maria Goretti Il Giglio della Purezza 1890-1902 "Sì, per amore di Gesù, gli perdono e voglio che venga in paradiso con me". La canonizzazione avvenne sotto il pontificato di Pio XII, nel 24 giugno 1950.

Maria Teresa Goretti (Corinaldo, 16 ottobre 1890 – Nettuno, 6 luglio 1902) è venerata come santa e martire dalla Chiesa cattolica. Vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa, fu canonizzata nel 1950 da papa Pio XII con il nome di santa Maria Goretti. La famiglia Goretti, originaria di Corinaldo nelle Marche, era composta dai coniugi Luigi Goretti e Assunt

a Carlini, entrambi coltivatori diretti e dai loro sei figli (un settimo figlio, il primogenito, morì a pochi mesi). La vita della giovane Maria, fino al suo omicidio, non fu diversa da quella dei figli di molti lavoratori agricoli che dovettero lasciare le proprie terre per cercare sostentamento altrove: analfabetismo, denutrizione, lavoro pesante fin dall'infanzia. La Goretti, deceduta poco prima di compiere 12 anni, era alta appena 1,38 m e, secondo il referto autoptico, appariva vistosamente sottopeso e presentava sintomi di malaria in fase avanzata. La famiglia

LUIGI GORETTI nato a Corinaldo il 26 febbraio 1859 morto a Le Ferriere il 6 maggio 1900

ASSUNTA CARLINI nata a Senigallia il 15 agosto 1866 morta a Corinaldo 1'8 ottobre 1954

ANTONIO GORETTI nato a Corinaldo 30 gennaio 1887 morto a Corinaldo il 3 ottobre 1887

ANGELO GORETTI nato a Corinaldo il 28 agosto 1888 morto a Genova il 14 novembre 1965

MARIA GORETTI nata a Corinaldo il 16 ottobre 1890 morta a Nettuno il 6 luglio 1902

MARIANO GORETTI nato a Corinaldo il 27 gennaio 1893 morto a Pozzuoli il 12 aprile 1975

ALESSANDRO GORETTI nato a Corinaldo il 30 luglio 1895 morto in America nel 1917

ERSILIA GORETTI nata a Pagliano il 23 febbraio 1898 morta a Genova il 21 agosto 1981

TERESA GORETTI nata a Le Ferriere il 2 febbraio 1900 morta a Porano (Orvieto) il 25 febbraio 1981



I Goretti, in cerca di una migliore occupazione, si trasferirono dapprima a Paliano (nei pressi di Frosinone). In seguito i Goretti si trasferirono con una famigia amica, i Serenelli, alle Ferriere di Conca, oggi frazione di Latina, all'epoca compreso nel territorio comunale di Nettuno, in provincia di Roma. Nel 1900, Luigi Goretti morì di malaria e la collaborazione coi Serenelli, anch'essi in difficoltà, si fece ancora più stretta. Alessandro, secondogenito dei Serenelli, tentò diversi approcci di natura sessuale nei confronti dell'undicenne, che raggiunsero il culmine nell'estate del 1902: il 5 luglio, con la scusa di farsi rammendare dei vestiti, Alessandro attirò Maria in casa e tentò di violentarla. Di fronte alle grida ed ai tentativi di difendersi, la ferì più volte con un punteruolo. Al processo, confermando quanto detto ai carabinieri immediatamente dopo l'arresto, Serenelli confessò di aver preparato l'arma e di aver deciso di usarla qualora la bambina gli avesse opposto resistenza. Confessò inoltre che la decisione di uccidere Maria era stata in parte motivata dal desiderio di fuggire dalla vita intollerabile nei campi, nella convinzione che la vita in carcere fosse preferibile. E' molto probabile che il giovane Alessandro, proveniente da una famiglia in cui numerosi membri avevano dato segni di squilibrio mentale e figlio di un padre alcolista, fosse in realtà impotente ed abbia ferito mortalmente la sfortunata vittima una volta resosi conto di non riuscire a mettere in atto la stupro.[1] [2]. Maria, ancora cosciente, venne trasportata all'ospedale Orsenigo di Nettuno; la morte sopravvenne il giorno successivo per una setticemia conseguente ad un intervento chirurgico. Le esequie vennero celebrate l'8 luglio 1902 nella ca****la dell'ospedale[3], e il corpo della bambina tumulato nel cimitero comunale. Il culto

Già durante il Fascismo la devozione per Maria Goretti si diffuse tra gli strati più umili della popolazione, in particolare quelli rurali, appartenenti allo stesso mondo in cui la piccola martire era cresciuta. Lo stesso regime cercò di cavalcare la devozione popolare per favorire la nascita di un'icona cara ai contadini. Anche dopo la caduta del fascismo e la monarchia sabauda, negli anni cinquanta, l'immagine di Maria Goretti rimase popolare anche presso i non cattolici, al punto che il giovane dirigente comunista Enrico Berlinguer indicò nel coraggio e nella tenacia della piccola santa un esempio da imitare per le giovani militanti comuniste[4]. A partire dagli anni settanta, in periodo di affermazione del femminismo, la figura di Maria Goretti p***e gradualmente popolarità, in quanto ritenuta dai non cattolici troppo legata a una visione tradizionale della donna, casta, votata alla maternità e al lavoro domestico. L'11 dicembre 1949 la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe come miracolose due guarigioni attribuite all'intercessione di Maria Goretti: quella di Giuseppe Cupe (8 maggio 1947) e quella di Anna Grossi Musumarra da pleurite (11 maggio dello stesso anno). Per la prima volta, nella millenaria storia della Chiesa, la cerimonia si svolse all'aperto in Piazza San Pietro a Roma, e vide la partecipazione anche della madre di Maria Goretti. Il giorno di commemorazione istituito fu il 6 luglio, anniversario della morte della Goretti. Secondo l'agiografia, la motivazione della proclamazione della sua santità furono in primo luogo il perdono concesso al suo uccisore che Maria effettuò poco prima di morire, perdono che condusse alla conversione di Alessandro Serenelli e poi alla decisione di entrare in convento dopo aver scontato 30 anni di carcere e, in secondo luogo, il proposito fatto a 11 anni, al momento di ricevere la prima comunione «di morire prima di commettere dei peccati»[5]. Il corpo e le reliquie di Maria Goretti sono conservati a Nettuno, nel Santuario di Nostra signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti e a Corinaldo, in provincia d'Ancona, dove è visitabile anche la sua casa natale. Il pentimento dell'assassino





Per approfondire, vedi la voce Alessandro Serenelli. Alessandro Serenelli fu condannato a 30 anni di reclusione. Nel carcere giudiziario di Noto, dal 1902 al 1918, incoraggiato dal vescovo di Noto del tempo, Giovanni Blandini, maturò il pentimento e la conversione alla religione cattolica. Anni dopo Serenelli avrebbe raccontato di aver tentato una riconciliazione con la famiglia e la religione in seguito ad avere sognato la sua vittima che gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle. Nel 1929, dopo 27 anni di reclusione, Serenelli fu scarcerato in anticipo per buona condotta e chiese il perdono dei familiari di Maria Goretti. La madre glielo accordò. Dopo tale episodio, Serenelli trascorse il resto della sua vita come giardiniere e portinaio in un convento di cappuccini ad Ascoli Piceno e morì il 16 maggio 1970, a 88 anni, in un convento di Macerata per le conseguenze di una frattura del femore provocata da una caduta. Filmografia
Cielo sulla palude, film per il cinema, regia di Augusto Genina, Italia 1949
Maria Goretti, film per la televisione, regia di Giulio Base, Italia 2002

Indirizzo

Il Santuario Di Nettuno è In Piazza Del Santuario
Nettuno
00048

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