22/03/2026
La storia di Pescara somiglia alla storia di Nettuno e Anzio
C'è una città sull'Adriatico che per oltre un secolo non è mai esistita.
Non perché fosse piccola. Non perché fosse irrilevante.
Perché al posto suo c'erano due città nemiche, divise da un fiume largo pochi metri.
Siamo a Pescara. O meglio: a quello che Pescara non era ancora.
A nord del fiume Pescara sorgeva Castellammare Adriatico, in provincia di Teramo.
A sud, il comune di Pescara, in provincia di Chieti.
Due sindaci. Due municipi. Due province. Un unico ponte — e tutto l'odio che ci stava sopra.
La frattura nasce nel 1806-1807, con le riforme napoleoniche nel Regno di Napoli.
L'antica "universitas di Pescara" viene spezzata in due comuni distinti.
Castellammare Adriatico, fondata nel 1807 con appena 1.500 abitanti, rifiuta subito di accollarsi i debiti dell'amministrazione comune precedente.
Pescara, sede della guarnigione militare, ci rimane malissimo.
E lì comincia tutto.
Le scaramucce tra le due sponde sono documentate già nel primo decennio dell'Ottocento.
Intervengono prima i soldati francesi, poi quelli borbonici, per evitare che le risse diventassero qualcosa di peggio.
Nel 1810 il Ministero dell'Interno nega la riunificazione.
Solo nel 1811 si trova un accordo sui debiti — ma la pace resta di facciata.
Aspetta, perché la cosa si fa ancora più assurda.
Al censimento del 1921, Castellammare Adriatico conta 16.031 abitanti contro i 9.630 di Pescara.
La sponda nord sta crescendo più in fretta: ferrovia, turismo, urbanizzazione.
Eppure le due città continuano a guardarsi storte da rive opposte dello stesso fiume.
Il cambio arriva dall'alto — e ha la firma di due nomi pesanti.
Giacomo Acerbo, sottosegretario del governo fascista, spinge per la fusione nel quadro della creazione di 17 nuove province italiane nel 1926.
Gabriele D'Annunzio, che a quella città adriatica era legato, porta il suo peso morale a favore dell'unificazione.
Il 2 gennaio 1927, Vittorio Emanuele III firma il Regio Decreto.
L'11 gennaio viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il 12 entra in vigore.
Castellammare Adriatico sparisce dalla mappa.
Pescara vecchia sparisce dalla mappa.
Nasce una sola città — e porta il nome di una sola delle due.
I castellammaresi, come prevedibile, non sono contenti del nome.
Ma non c'è più niente da fare.
Centovent'anni di rivalità. Chiusi in un decreto di quattro righe.
In breve:
Per oltre 120 anni al posto di Pescara c'erano due comuni nemici: Castellammare Adriatico (prov. Teramo) e Pescara (prov. Chieti), divisi dal fiume.
Le rivalità tra le due sponde risalgono al 1806-1807 e portarono a scaramucce sedate militarmente; la riunificazione fu negata già nel 1810.
Il 2 gennaio 1927, con la spinta di Giacomo Acerbo e il peso morale di D'Annunzio, Vittorio Emanuele III firmò il decreto che le unì in un'unica Pescara.