04/09/2026
Collage - In molti Paesi stiamo assistendo a una crescita preoccupante della violenza contro le comunità cristiane. La Nigeria ne è l’esempio più evidente: da oltre vent’anni gruppi armati trasformano la religione in un pretesto per esercitare potere, controllo e terrore. In altre aree dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, il fenomeno è più recente — 5 o 10 anni — ma segue la stessa logica.
Non si tratta di conflitti religiosi. Si tratta di fanatismo finanziato, organizzato, alimentato da interessi che nulla hanno a che vedere con la fede. La religione viene manipolata, svuotata, piegata a fini politici ed economici. I principi religiosi — quelli autentici — vengono sostituiti da ideologie violente che non riconoscono né dignità né libertà.
In questo contesto, le missioni continuano a operare accanto alle persone, senza distinzione di fede, con responsabilità e fermezza. Sono presidi di stabilità, educazione e cura in territori dove la popolazione civile affronta rischi quotidiani. La loro presenza non è simbolica: è una risposta concreta a una crisi che non può essere ignorata. È in questi gesti silenziosi e quotidiani che riconosciamo il valore di chi sceglie di restare, di proteggere, di costruire futuro anche a rischio della vita e dove sembra impossibile