22/10/2026
Abbiamo un sogno: il Parco Nazionale del Bosco Sacro e dei Laghi Vulcanici
Il Comitato Protezione Boschi lancia la campagna per trasformare la riserva regionale in Parco Nazionale: stop al taglio ceduo dei boschi, scudo contro il cemento, azioni d'urgenza per salvare i laghi di Albano e Nemi.
ASSEBLEA PLENARIA SABATO 24 OTTOBRE ALLE 16.00 A GENZANO
Presso Sala Chiesa della SS.Trinità, via Don Nazario Galieti
Quarant’anni fa nasceva il Parco Regionale dei Castelli Romani con l’obiettivo di porre anche un argine al "sacco edilizio" degli anni ’60 e ’70. Oggi, tuttavia, la realtà del territorio racconta una storia di continua fragilità: consumo di suolo che arriva oltre il 40% in alcuni comuni dell'area, boschi sottoposti ad un taglio intensivo industriale, una crisi idrica drammatica che ha ridotto i laghi di Albano e Nemi di oltre 6 metri di altezza, aree archeologiche abbandonate, animali sempre più stressati e disturbati dalla presenza umana, attività commerciali e turistiche che aumentano sulle sponde dei laghi, un Piano d’Assetto rimasto per decenni nel "limbo" delle sole adozioni mai ratificate da nessuna giunta della Regione Lazio.
Come se ciò non bastasse, incombe la costruzione dell'inceneritore che brucerà almeno 600 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati di Roma ogni anno inquinando acqua, terra e aria.
A fronte di questa situazione, il Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani lancia un'assemblea plenaria con una visione chiara: «Abbiamo un sogno: il Parco Nazionale del Bosco Sacro e dei Laghi Vulcanici».
Una campagna che punta a superare i limiti dell'ente regionale per mettere il patrimonio ambientale e storico dei Castelli sotto la protezione diretta dello Stato con specifici obiettivi.
Verso il Parco Nazionale: l'appuntamento a Genzano
Per costruire dal basso il percorso per l'istituzione del Parco Nazionale, il Comitato lancia un grande momento di confronto pubblico che fa seguito alla partecipatissima conferenza con gli esperti svoltasi lo scorso maggio sempre a Genzano.
Assemblea Plenaria verso il Parco Nazionale
Data: Sabato 24 Ottobre
Ora: Ore 16:00
Luogo: Genzano di Roma – Sala SS. Trinità (Via Don Nazario Galieti)
L'incontro sarà aperto a tutta la popolazione dei Castelli, agli studiosi e alle studiose, ai comitati, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni sportive, culturali ed escursionistiche, a chi gira nei boschi a piedi ed in bici, insomma tutti coloro che intendono unire le forze per difendere il Vulcano Laziale e trasformarlo in un presidio di tutela di valore nazionale e internazionale.
Un territorio sotto pressione: i dati
La proposta del Comitato affonda le radici nei dati scientifici e nei report territoriali più recenti.
Sul fronte forestale, la denuncia si basa sui dati satellitari emersi dallo studio del Dott. Corrado Alessandrini (ricercatore a Trento e Milano): tra il 2017 e il 2025 è stato ceduato oltre il 20% della superficie boschiva del Parco, pari a circa 18 milioni di metri quadrati e oltre un milione e mezzo di alberi tagliati mentre i terreni pubblici di Rocca di Papa hanno subito un vero e proprio assalto in soli 5 anni, dal 2021 al 2026, pari al taglio del 23% dei boschi così come però pianificato a tavolino dal Piano di Gestione e Assestamento Forestale (PGAF) e incredibilmente certificato come "taglio sostenibile" dalla PEFC.
I Castelli Romani vengono trattati come un bacino di estrazione industriale del legname invece che come un polmone verde da tutelare.
La pratica del taglio ceduo effettuata anche con cingolati, ruspe, TIR cancella l'humus superficiale, altera il microclima e compromette la capacità del suolo di ricaricare la falda acquifera.
Inoltre, di fatto, azzera la possibilità di completare un qualsiasi sentiero per tutta la sua lunghezza anche sulla via Sacra, sulla Francigena, alle fonti (ormai asciutte) di Rocca Priora, sull'Artemisio, alle Piagge, ai Corsi, a Fontan Tempesta così come a Monte Gentile: in queste ed in altre aree limitrofe, anche per ora fuori dai confini del Parco, vige il totale abbandono delle aree storico-archeologiche che sono la Storia con la "S" maiuscola del nostro territorio e che rimane sullo sfondo.
Alla piaga dei tagli si aggiunge poi l'emergenza idrica, esasperata dall'iper-pompaggio della falda vulcanica da parte di migliaia di pozzi ufficiali, tra cui quelli di ACEA, ed abusivi (tra cui quello di ACEA al lago Albano denominato "Pozzo Sforza Cesarini").
Anche l'impermeabilità di un suolo sempre più cementificato contribuisce alla crisi idrica mentre l'assenza di un Piano d'Assetto approvato definitivamente stende un velo di incertezza sul governo urbanistico del territorio, lasciando il Parco perennemente arroccato in una difesa burocratica contro ricorsi e varianti locali.
Le tre proposte intermedie per il cambio di rotta
In attesa dell'iter statale, il Comitato avanzata un pacchetto di misure d'emergenza da attuare subito:
▪️Gestione pubblica dell'acqua: sfilare la gestione della risorsa idrica al modello industriale di Acea Ato 2 per istituire un Consorzio Pubblico tra i Comuni dei Castelli Romani, con la presidenza congiunta dell'Ente Parco e dell'Autorità di Bacino (AUBAC).
▪️Moratoria sui tagli boschivi: lo stop immediato ai piani di taglio ceduo sul territorio protetto per consentire la ripresa degli ecosistemi, produrre studi sui danni causati finora da tale pratica e progettare un recupero del patrimonio di biodiversità andato in evidente crisi
▪️Governance qualificata: la nomina alla Presidenza e alla Direzione dell'Ente di figure di comprovata ed esclusiva competenza tecnico-scientifica e sensibilità ecologista
▪️Studi ambientali, storici e archeologici: investimenti su questi tre fondamentali temi dovrebbero essere una delle massime priorità già adesso
La svolta: perché un Parco Nazionale?
Il cuore della campagna risiede nella trasformazione istituzionale in Parco Nazionale.
Passare sotto l'egida del Ministero dell'Ambiente e del Ministero della Cultura garantirebbe una tutela di livello superiore:
Uno "scudo" contro gli interessi locali: l'Ente Parco Nazionale non dipenderebbe dagli equilibri politici dei 15 municipi e della Regione, potendo contare sul potere di annullamento e di intervento sostitutivo dello Stato di fronte a speculazioni edilizie o varianti urbanistiche impattanti.
Presidio dei Carabinieri Forestali e dei Guardiaparco: una vigilanza costante affidata loro per contrastare tagli abusivi, lottizzazioni irregolari e sversamenti.
Prestigio e fondi per la cultura: la nascita del marchio "Parco Nazionale del Bosco Sacro" proietterebbe i Castelli nei circuiti turistici e scientifici internazionali, sbloccando finanziamenti statali per il recupero dei complessi archeologici (dal tempio di Nemi all'antica Tusculum, fino alla Via Appia) e ponendo fine a questo luna park per turismo di consumo privilegiando invece un turismo lento escursionistico e naturalistico.
Ampliamento strategico: La proposta guarda anche all'estensione dei confini ad esempio a sud, inglobando il Lago e il territorio di Giulianello (Cori) per consolidare un unico corridoio ecologico vulcanico verso i Monti Lepini, ma anche verso la zona di Carchitti-Palestrina, fino al Parco dell'Appia Antica, insomma tutta l'area attualmente considerata "contigua" e non solo.
I Colli Albani non sono una periferia di Roma da cementificare o da sfruttare per acqua e legna: sono il Nemus del mondo antico, la culla della civiltà latina e un ecosistema unico che merita la massima protezione esistente nel nostro ordinamento cioè quella di un Parco Nazionale.
Contro lo sfruttamento industriale di boschi, acqua e terra ai fini del profitto di pochi a discapito di tutta la comunità continuiamo a mobilitarci insieme anche contro gli interessi di imprese private che si legano a quelli politici delle istituzioni locali. Perché bisogna stare dalla parte della natura, sempre.