07/04/2025
La legge che vieta la produzione, commercializzazione e utilizzo del CBD, equiparandolo a una sostanza stupefacente, è una scelta che va contro il buon senso e priva di fondamento scientifico, amministrativo e costituzionale.
Motivazioni scientifiche
Nessun effetto psicoattivo
Il Cannabidiolo (CBD) è un fitocannabinoide presente nella cannabis, privo di effetti euforizzanti o psicotropi. Numerosi studi scientifici dimostrano che il CBD non crea dipendenza né provoca alterazioni psichiche.
Riconoscimento internazionale
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il CBD non comporta rischi per la salute pubblica e non ha potenziale di abuso, raccomandandone l’esclusione dalle sostanze controllate.
Motivazioni amministrative
Contrasto con le normative europee
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che uno Stato membro non può vietare il CBD legalmente prodotto in un altro Stato UE, se ottenuto dalla pianta intera di Cannabis sativa. Questa legge italiana viola il principio del libero scambio nel mercato unico europeo.
Danno al settore della canapa
Il divieto mette in crisi un’intera filiera produttiva: agricoltori, trasformatori e rivenditori. Migliaia di posti di lavoro e investimenti sono ora a rischio, mentre nel resto d’Europa il settore cresce e si sviluppa.
Motivazioni costituzionali
Violazione della libertà d’impresa
La Costituzione Italiana tutela la libertà di iniziativa economica. Vietare la produzione e la vendita del CBD, senza basi scientifiche concrete, rappresenta una possibile violazione di questo diritto fondamentale.
Disparità di trattamento
Equiparare il CBD a una sostanza stupefacente, ignorando che prodotti ben più pericolosi restano legali, genera una grave ingiustizia e viola il principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge.
Questa legge si basa su paure infondate, ignora le evidenze scientifiche, contrasta con le regole europee e danneggia l’economia.
Una legge che, invece di tutelare i cittadini, rischia solo di alimentare il mercato nero e lo spaccio.
Serve buon senso, non proibizionismo.
Naike Rivelli
Meglio legale
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