Amnesty International - Gruppo Napoli

Amnesty International - Gruppo Napoli Unisciti a noi 💛 Mettiamo in evidenza le ingiustizie, diamo voce a chi non ha voce, cambiamo la vita delle persone.

Amnesty International è un'Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L'associazione è stata fondata nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza. OGNI INGIUSTIZIA CI RIGUARDA

Siamo un movimento di persone deter

minate a creare un mondo più giusto, in cui ogni persona possa godere dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Dal 1961, abbiamo contribuito a ridare libertà e dignità a oltre 50.000 persone. Tutte le nostre azioni sono basate su fatti documentati. È per questo che i nostri ricercatori sul campo verificano e segnalano le violazioni dei diritti umani. Raccolte di firme, manifestazioni e pressioni sulle istituzioni sono gli strumenti per portare attenzione su queste violazioni. Grazie a un'attività di informazione costante su tutti i canali sensibilizziamo l'opinione pubblica sulle nostre campagne.

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19/05/2026

📣 Se vuoi dare il tuo contributo alla lotta per i diritti umani, unisciti a noi e diventa attivista!

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📣 Rieccoci con un nuovo appuntamento della nostra rubrica Diritti D’Autore 💛Maria del gruppo di Genova ci parla di “Ques...
14/05/2026

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Maria del gruppo di Genova ci parla di “Questo libro è trans” di Juno Dawson:

“Questo libro è trans” è una guida sincera, ironica e inclusiva pensata soprattutto per adolescenti e giovani adultə, ma utile a chiunque voglia capire meglio cosa significhi essere una persona T* o non binaria.
Con un linguaggio semplice e diretto, Juno Dawson affronta temi come il genere, il coming out, il corpo, le relazioni e i diritti, smontando stereotipi e pregiudizi. Il libro lascia spazio alle testimonianze di persone transgender, dando voce a esperienze diverse e autentiche.

È un testo che informa senza giudicare e che ricorda quanto sia importante creare spazi sicuri, ascoltare e rispettare ogni identità.
Perché contrastare discriminazione e violenza significa anche partire dalla conoscenza.

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07/05/2026

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Ludovica del gruppo di Napoli ci parla del film “Pride” di Matthew Warchus:

30 giugno 1984, Londra, Corteo del Gay Pride. Si alternano persone gay e lesbiche, a sostegno anche dei Minatori in sciopero minacciati dal governo e dalla polizia. Un attivista, Mark, nota come la polizia è più impegnata a comba***re i Minatori che gli esponenti del Pride e, trovando somiglianze nei soprusi subiti dalle due categorie, sceglie di fondare, con altr* attivist*, l’LGSM (_Lesbiche e Gay Sostengono i Minatori_). Tra le indignazioni della comunità londinese e la reticenza dei Minatori nel farsi aiutare da attivist* della comunità lesbica e gay, l’LGSM riesce a stringere legami con i lavoratori di Onllwyn, Galles. L’integrazione tra i gruppi è molto difficile, ma la solidarietà supera ogni distanza e riesce a far creare un’unione solida, sebbene le complicanze non manchino, soprattutto quando la stampa viene a conoscenza dell’alleanza e quando la sede viene attaccata. Tuttavia, l’entusiasmo e la resistenza saranno più forti, e porteranno ad uno strepitoso concerto di beneficenza. Nonostante ciò, i Minatori decidono di non accettare più l’aiuto dell’LSGM. Tra sconforto e vicende personali complicate, la situazione degenera fino al finale, inaspettato e ricco di emozioni. Matthew Warchus ci dà, con un film bellissimo e travolgente, una lezione strepitosa: la solidarietà e la lotta comune possono davvero cambiare il mondo, pur in condizioni disperate, pur partendo dal basso, pur con tutte le difficoltà che possono avere le minoranze, pur con tutta la contrarietà del resto del mondo. L’amore, condiviso ed estrinsecato in tutte le sue forme, è stato, è e sarà sempre il motore che può e deve salvarci, come insegna la fine del film.

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23/04/2026

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In occasione della giornata della memoria per le vittime del Ruanda, 7 aprile, Maria del gruppo di Genova ci parla del libro “Nostra Signora del Nilo” di Scholastique Mukasonga:

Un collegio femminile arroccato sulle colline del Ruanda, negli anni precedenti al 1994. Un microcosmo apparentemente tranquillo, dove le figlie dell’élite vengono educate secondo valori di disciplina e prestigio. Ma sotto la superficie, qualcosa si incrina.

“Nostra Signora del Nilo” racconta con lucidità e delicatezza l’origine dell’odio: le discriminazioni quotidiane, le divisioni etniche, la propaganda, la normalizzazione della violenza. Tutto ciò che precede il g3n0c1d10, quando ancora sembra “impossibile”.

Attraverso gli occhi delle studentesse, Mukasonga ci mostra come il razzismo si insinua nei gesti più piccoli, nelle parole, nei silenzi. Ed è proprio questa progressione lenta e inquietante a rendere il romanzo così potente.

Non è un libro sul g3n0c1d10 in sé, ma su ciò che lo rende possibile.
Una lettura necessaria per capire quanto sia fragile il confine tra convivenza e violenza, e quanto sia importante riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi.

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16/04/2026

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In occasione della giornata della memoria per le vittime del Ruanda, 7 aprile, Ludovica del gruppo di Napoli ci parla del film “Rwanda”:

Riccardo Salvetti mette in mostra la convivenza difficile tra Hutu, il 90% della popolazione del Rwanda, e Tutsi, che rappresentavano il 10%, attraverso un’opera teatrale, con protagonist* Augustine, operaio Hutu, e Cecile, maestra Tutsi. Il 6 aprile 1994, ore 20 e 26, il Presidente della Repubblica viene ucciso, e la colpa viene data a tutta la popolazione Tutsi. Da lì, inizia uno dei g3n0c1d1 più drammatici della Storia, con un obbiettivo detto chiaramente: uccidere tutta la popolazione Tutsi. Le violenze e le uccisioni sono sistematiche, volute, brutali, perpetrate su chiunque, anche donne e bambin*. L’unica “soluzione” è nascondersi, far caso ad ogni passo che si fa, si è stremat*, disperat*, inerti, impotenti, ma in fondo, davanti ad un odio così brutale, una vera soluzione non c’è, e difatti si arriva ad oltre un milione di vittime in 104 giorni, diecimila persone al giorno, quattrocento cadaveri all’ora, sette corpi al minuto, una persona uccisa ogni dieci secondi. La storia di Augustine e Cecile ci mostra nella maniera più diretta cosa significhi davvero un g3n0c1d10, ci fa sentire tutta la sofferenza fin dentro le viscere, ci rende consapevoli su cosa sia uno sterminio totale, ci fa entrare nella storia, nel dolore, per farci rendere conto, per non farci dimenticare le vittime Tutsi, per farci ba***re affinché non ci sia più un g3n0c1d10.

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09/04/2026

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In occasione della giornata della memoria per le vittime del Ruanda, 7 aprile, Antonella del gruppo di Napoli ci parla di “Trees of Peace”:

Quattro donne sono nascoste in un piccolo antro per scorte alimentari ricavato sotto la casa di una di loro. A separarle da un esterno fatto di violenze e morte una botola che si apre solo dall’esterno e una fessura che funge da finestra. Sono donne di etnie, vite e background differenti, tutte cercano di sopravvivere e salvarsi dalla guerra civile che imperversa nel loro paese. Siamo nell’aprile del 1994, in Ruanda. Il conflitto tra etnie Tutsi e Huti, alimentato nel tempo dal dominio coloniale europeo,è all’apice: il presidente degli Hutu viene ammazzato e gli Hutu per vendetta iniziano a uccidere in massa i Tutsi. In tre mesi ci saranno almeno un milione di vittime. Le quattro donne si rifugiano sperando che il conflitto finisca e che qualcuno venga a salvarle. Resteranno nascoste per 81 giorni. Trees of peace è il racconto, ispirato ad una storia vera, della loro convivenza in pochissimi metri quadrati, del tempo che scorre con lentezza, del violento conflitto esterno che si insinua attraverso una fessura e dei tanti, profondi e indicibili conflitti interni che permeano le esistenze di queste donne. Le paure più profonde, la rabbia per le violenze subite, il senso di colpa, il terrore di aver deluso le persone care, il giudizio di un Dio in cui ci si rifugia ma che non lenisce il dolore, la speranza di mettere al mondo un figlio. La convivenza forzata, il poco spazio vitale concesso ad ognuna. Il tempo inesorabile, un libro per bambini che le mantiene sveglie, la tensione che riesce a sciogliersi in abbracci e sguardi di complicità. Trees of peace è un film sulla resilienza e sulla sorellanza, sulla tenacia e sulla forza delle donne, una storia di coraggio e speranza immersa in uno dei più sanguinosi conflitti della storia dell’umanità.

Oggi abbiamo svolto degli incontri al Liceo Artistico di Napoli per discutere ancora una volta della campagna “Io Lo Chi...
27/03/2026

Oggi abbiamo svolto degli incontri al Liceo Artistico di Napoli per discutere ancora una volta della campagna “Io Lo Chiedo” .

Abbiamo posto l’attenzione sul valore del consenso e analizzato le varie forme di violenza di genere.

Insieme alle classi coinvolte abbiamo creato uno spazio ideale per il confronto e lo scambio di opinioni per continuare a parlare di consenso.

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26/03/2026

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In occasione della giornata mondiale contro la discriminazione, 1 marzo, Maria del gruppo di Genova ci parla di “Feminichi Fathima”:

Non tutte le discriminazioni fanno rumore.
Alcune si consumano in silenzio, ogni giorno, tra le mura di casa.
Feminichi Fathima racconta proprio questo: la storia di una donna intrappolata in un sistema di aspettative sociali e familiari che definiscono cosa dovrebbe essere, come dovrebbe comportarsi, quali desideri può permettersi di avere. Moglie, madre, figura di cura. Sempre per gli altri, mai per sé.

Il film mostra con lucidità come la discriminazione di genere non sia fatta solo di grandi violazioni evidenti, ma anche di piccole rinunce quotidiane, di libertà negate senza bisogno di divieti espliciti. È una pressione costante, spesso invisibile, che limita l’autonomia, la dignità e la possibilità di scegliere.

Fathima non è un’eccezione. È il volto di milioni di donne nel mondo, la cui vita è ancora condizionata da norme culturali e sociali che stabiliscono ruoli rigidi e diseguali.
Ma Feminichi Fathima è anche una storia di consapevolezza. Di quel momento in cui ciò che sembrava “normale” smette di esserlo. Di quando una donna inizia a riconoscere il proprio valore e a immaginare una possibilità diversa.
Perché i diritti umani non si violano solo nei contesti estremi.
Si violano anche ogni volta che una donna non è libera di essere sé stessa.

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19/03/2026

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In occasione della giornata mondiale contro la discriminazione, 1 marzo, Ludovica del gruppo di Napoli ci parla di “12 anni schiavo”:

Tratto da una storia vera. E lo sottolineo perché questa è una storia che tutt3 noi dovremmo voler essere inventata. Nel 1841, Solomon Northup, eccelso suonatore di violino e padre e marito amorevole, cittadino di Saratoga, viene, a seguito di una trappola, imprigionato e reso schiavo di diversi padroni in Louisiana per 12 anni. Le scene sono raccapriccianti, è devastante pensare che tutto questo succeda, che possa succedere, che possa essere anche solo immaginato. In questi casi si cerca di sopravvivere, ma Solomon va oltre, cerca di restare umano, nonostante tutte le sofferenze inflittegli e osservate. Come si può restare uman3 davanti a tanta disumanizzazione vissuta e vista? La mancanza di umanità è totale, a partire dal cambio di nomi, a continuare con la separazione delle famiglie, le condizioni di lavoro usuranti, le vendite, fino alle atroci torture. Ma Solomon riesce, riesce a rimanere umano, nonostante tutto, e, dopo 12 anni, a tornare dalla sua famiglia, grazie all’aiuto di un abolizionista. Riesce alla fine a tornare a vivere (“Io non voglio sopravvivere. Io voglio vivere”), e a battersi per la causa abolizionista, perché in fondo “l’obbiettivo non è restare vivi, ma restare umani”. Un film straziante quanto necessario. Tratto da una storia vera. E ho detto tutto.

📣 Rieccoci con un nuovo appuntamento della nostra rubrica Diritti D’Autore 💛Oggi Marcello, del gruppo di Napoli, ci parl...
12/03/2026

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Oggi Marcello, del gruppo di Napoli, ci parla di “Indomite”:

Da Clémentine Delait a Mae Jemison, da Lozen a Naziq al-Abid. Ed ancora Margaret Hamilton, Thérèse Clerc, le Shaggs, Sonita Alizadeh e tante altre. Attrici famose, storiche imperatrici, incredibili guardiane del faro e inarrivabili astronaute. Giornaliste, rapper, guerriere, bandite, utopiste e interpreti di animali. Le vicende di trenta donne che hanno segnato un punto di svolta nella storia, che si sono distinte nella loro vita e che hanno contribuito a far comprendere come la disparità di genere sia un costrutto sociale da abba***re. Narrate in maniera sintetica per stuzzicare la curiosità e invogliare il lettore ad un sincero approfondimento personale, ogni singolo episodio è illustrato con un tratto cartoonesco molto espressivo da cui traspare una leggerezza capace di attrarre, di stimolare l’incidere della lettura e di stemperare la tensione dei momenti più gravosi.Le splash page di chiusura del capitolo giocano con gli occhi e con il cuore di chi si è divertito a scoprire le imprese di queste memorabili donne.

“Indomite. Storie di donne che fanno ciò che vogliono”, titolo originale “Culottées. Des femmes qui ne font que ce qu'elles veulent”, è una serie di fumetti scritta e disegnata da Pénélope Bagieu nel 2016 e pubblicata sul blog del giornale Le Monde. Edita in due volumi contenenti le trenta biografie da cui è composta l’opera, in Italia è pubblicata da Bao Publishing dapprima nell’originale edizione e successivamente, dal 2022, in un integrale attualmente disponibile. Il fumetto vanta anche una trasposizione animata televisiva trasmessa in Italia su RaiPlay a partire dalla Giornata Internazionale della donna del 2020.

Indirizzo

Via San Liborio, 1
Naples
80134

Orario di apertura

10:30 - 13:30

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