05/09/2026
Su Napoli, Bagnoli e dintorni
Il dibattito sulla città dell'oggi e del domani non può rinchiudersi tra gli “addetti ai lavori”.
Come Mai Più Amianto-Aps, associazione nata dal dramma delle morti causate dall'amianto dell'Eternit, riteniamo l'urbanistica la madre di tutte le competenze e il vero banco di prova di un'amministrazione democratica e della sua visione di città.
L'urbanistica pianifica e progetta il futuro della città, intesa come luogo antropico non soltanto abitato, ma vissuto. Per questo crediamo fortemente che le grandi e autentiche trasformazioni urbane, di riqualificazione e rigenerazione, intese nel senso più pieno della loro capacità di ricucire rapporti economici e sociali, abbiano bisogno di un popolo che le sostenga, di architetti capaci di trasformarle in progetto e di amministratori illuminati e lungimiranti che sappiano tradurle in decisioni operative.
Hanno bisogno, soprattutto, di un grado altissimo di partecipazione e condivisione, anche attraverso il “conflitto”, quando questo è capace di mettere al centro il bene comune.
Un circolo virtuoso che nella Napoli immobile non si è mai realmente realizzato e concretizzato e che, ancora oggi, fatichiamo a vedere e percepire.
Eppure, oggi in città esistono dinamiche sociali, politiche e istituzionali che potrebbero finalmente rompere quell'immobilismo che per troppo tempo ha paralizzato una Napoli bellissima, ma ferma.
Da dove si parte, allora, per disegnare la città che vogliamo? Non una città dei sogni, ma quella che possiamo e dobbiamo immaginare e costruire. Partiamo dalla realtà, per come essa si presenta.
A Napoli non si vive bene. E c'è una forte contraddizione.
Per i turisti Napoli è ormai una vetrina internazionale, pur non priva di criticità, quasi una “città da bere”. Per i napoletani, per chi la vive ogni giorno, è invece spesso una città tiranna, soprattutto nei confronti dei più deboli e fragili: bambini, anziani e giovani.
Non lo dicono soltanto le classifiche sulla qualità della vita, che ci vedono desolatamente agli ultimi posti. Basta attraversare la città per accorgersi che rifiuti, traffico, trasporti, verde, manutenzione e decoro urbano non sono certo quelli di una capitale europea.
E non lo saranno mai per ragioni antropologiche, come sembra sostenere il sindaco Manfredi?
Risolvere le criticità del quotidiano rappresenta la precondizione necessaria per rendere credibile qualsiasi visione del futuro. Altrimenti vincono i benaltristi e i “non si può”, la cui mamma, a Napoli, è sempre gravida.
Non chiediamo tutto e subito per risolvere le criticità indicate. Chiediamo poco, ma certo.
Crediamo che anche attraverso uno slogan, una frase, si debba provare a raccontare come immaginiamo la città futura. Per noi “Napoli civile e produttiva”, slogan della sinistra degli anni Ottanta, conserva ancora oggi tutta la sua validità.
Una Napoli industriale a Est, con aziende innovative organizzate in filiere e distretti, alcune delle quali già presenti ma bisognose, per crescere, di adeguate politiche di contesto.
A Ovest, una città dello sport, del benessere e del tempo libero.
Al centro, il turismo, l'arte e la cultura, insieme a strutture di ricerca capaci di mettersi al servizio di un manifatturiero moderno.
A Nord, il terziario superiore, il commercio e una residenzialità sostenibile.
Una Napoli che non rinunci a nessuno dei suoi asset – manifatturiero, terziario e turistico – e che sia quindi policentrica e polifunzionale.
Una Napoli con tre grandi polmoni verdi: Bagnoli, Camaldoli e San Giovanni.
Una Napoli che decentri funzioni e servizi all'interno di una vera logica metropolitana e che punti a far diventare centro le periferie, nella consapevolezza di essere forse l'unica grande città in cui esistono periferie nel cuore stesso del centro urbano, come la Sanità, Montecalvario e Forcella: una condizione straordinaria che può trasformarsi in un potente fattore di inclusione sociale.
Da quanto sosteniamo emerge chiaramente la nostra continuità con il vecchio Piano regolatore, che riteniamo debba essere realizzato e non stravolto. Al fascino del “nuovo” preferiamo la continuità con un “vecchio” che è tale soltanto perché, in larga parte, non è mai stato realizzato.
Anche su Bagnoli il problema non è semplicemente “fare qualcosa” dopo anni di immobilismo. Il punto è fare bene, rispettando il Piano regolatore e il PRARU.
Si è deciso di non rimuovere la Colmata. Si sarebbe potuto procedere alla sua inertizzazione in situ; si è scelto invece di trasformarla in una terrazza sul mare, un solarium, una passeggiata sempre affacciata sull'acqua. Lo si dica chiaramente.
Spiaggia, anche se meno estesa rispetto alle previsioni originarie; bosco urbano; cittadella dello sport; nessun ulteriore consumo di suolo in un'area interessata dal bradisismo; mare pulito e fruibile; un piccolo porticciolo turistico e non un porto: sono questi, a nostro avviso, gli elementi di continuità da assicurare a un'area decisiva per il futuro assetto della città.
Bagnoli deve inoltre essere pensata in raccordo con Pozzuoli e con l'intera costa flegrea, senza soluzione di continuità, in una visione territoriale che arrivi fino a Capo Miseno e che risulta soltanto parzialmente modificata dalla scelta di non rimuovere la Colmata.
Mai Più Amianto non intende rinunciare al proprio punto di vista critico e costruttivo, in continuità con gli interventi svolti nel Consiglio comunale del 3 marzo e durante l'audizione della Commissione Urbanistica.
Lo dicemmo anche al sindaco: non si può immaginare di ridisegnare la città prescindendo dal territorio, dal suo tessuto sociale e associativo e da chi quei luoghi li vive quotidianamente. Per questo considerammo l'ordine del giorno approvato un buon viatico per ricucire il rapporto tra il territorio e la struttura commissariale.
Con questo articolo continuiamo quindi a essere polemici e responsabili, ancora di più alla luce dell'intervento del sindaco sul Corriere del Mezzogiorno e di alcuni aspetti, tutt'altro che banali, delle sue dichiarazioni.
Auspichiamo che l'impegno al dialogo e al confronto venga finalmente praticato nei fatti.
Finora, a nostro giudizio, non è stato così su Bagnoli, su ABC, su Mare Libero e sulle spiagge pulite, così come sui temi del decentramento e della partecipazione.
Al di là delle singole posizioni di merito, riteniamo che l'azione di governo del Sindaco-Commissario abbia segnato, proprio su questo terreno, uno dei punti più bassi della sua sindacatura nel rapporto con i mondi vitali della città: movimenti, comitati, associazioni territoriali e di scopo e, più in generale, cittadini.
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