06/11/2025
Mentre i riflettori sono puntati sugli obiettivi del PNRR per i tribunali, un’emergenza silenziosa sta consumando le fondamenta della giustizia italiana: i Giudici di Pace, pensati come presidio di rapidità e prossimità, sono ormai paralizzati, per non dire prossimi alla chiusura come quello di Marano "cancellato" dal tribunale di Napoli nord. Un grido d’allarme si leva dalle associazioni dei consumatori che denunciano tempi biblici per cause di vitale importanza quotidiana, con una conseguente e gravissima lesione del diritto di difesa dei cittadini.
Carlo Claps, avvocato e presidente dell'associazione di consumatori Aidacon, lancia un appello alle istituzioni. «Se da un lato comprendiamo e sosteniamo l'importanza strategica di raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l'efficientamento della giustizia, dall'altro non possiamo tacere di fronte a una deriva pericolosa. La spinta verso la riduzione dell'arretrato nei tribunali ordinari non deve tradursi in una pressione indebita alla conciliazione, quasi a voler scoraggiare i cittadini dal cercare piena giustizia. Un accordo transattivo deve essere una libera scelta, non una via di fuga obbligata da un sistema incapace di dare risposte. Il PNRR, con i suoi ingenti investimenti e la sua stringente programmazione, ha di fatto escluso dal suo raggio d'azione gli Uffici del Giudice di Pace che è stato istituito per offrire ai cittadini una giustizia rapida, accessibile ed economica per una vasta gamma di controversie che toccano la vita di tutti i giorni. La sua competenza è ampia e fondamentale: si occupa di cause relative a beni mobili, di risarcimento danni da incidenti stradali, di immissioni moleste e di molte altre liti che richiederebbero una soluzione in tempi brevi per essere efficaci».
Invece di essere il luogo della "giustizia celere", questi uffici sono diventati un labirinto di attese insostenibili. In grandi uffici come quello di Napoli, la prima udienza per un nuovo giudizio viene fissata anche a distanza di tre, a volte persino quattro anni. Un'attesa che si traduce, di fatto, in una negazione della giustizia. Un esempio emblematico e di grande attualità riguarda il cittadino vessato dall’ingiustizia del fermo amministrativo, ovvero quando il preavviso per una multa già pagata o prescritta è lampante. Il cittadino, per non vedersi bloccare l'auto, è costretto a pagare di nuovo, perché sa che il Giudice non potrà intervenire prima che l'azione esecutiva si compia.
«Chiediamo alle istituzioni – al Ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura, al Parlamento – di intervenire con la massima urgenza nel destinare risorse immediate per il potenziamento degli Uffici del Giudice di Pace, fornendo strumenti informatici adeguati e colmando le drammatiche carenze di personale amministrativo. Fare inoltre assunzioni mirate – conclude Claps – per accelerare le procedure di reclutamento di magistrati onorari per coprire i posti vacanti e garantire un numero di giudici adeguato al carico di lavoro. Infine includere anche la giustizia di prossimità in un piano nazionale di monitoraggio e di riforme strutturali, per garantire che i tempi della giustizia siano ragionevoli a tutti i livelli».
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