Ambiente e Cultura Mediterranea

Ambiente e Cultura Mediterranea Ambiente e Cultura Mediterranea è un'associazione ambientale, scientifica e culturale che opera per la tutela e la valorizzazione della mediterraneità

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "La Via Appia. La circolazione per il t...
30/08/2026

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "La Via Appia. La circolazione per il territorio irpino lungo i fiumi Calore e Ufita." di Favio Castaldo, archeologo professionista, specializzato in Archeologia Classica e dottorato in Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche; ha diretto il Museo archeologico di Carife e collabora con il Museo archeologico di Taurasi. È stato vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi. Ha partecipato e collabora in allestimenti museali e attività di promozione culturale tra Campania e Puglia. Insegna Lettere antiche presso il Liceo Classico Colletta di Avellino. È autore di numerosi articoli scientifici in riviste nazionali e internazionali, riguardanti i popoli italici, il mondo del vino e la didattica museale. Dirige la rivista di cultura classica “Humanitas Nova”.

Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
L’Appia nella Campania interna: archeologia del paesaggio e viabilità tra i bacini del Calore e dell’Ufita

La ricerca dell’archeologo Flavio Castaldo propone la ricostruzione del sistema viario della Via Appia nella Campania interna attraverso un approccio integrato di archeologia del paesaggio, superando la focalizzazione sui singoli siti per analizzare il territorio nella sua interezza. L’autore supera lo stereotipo dell'immobilismo appenninico, presentando l'area agropastorale non come un contesto statico o conservatore, bensì come un territorio che, a partire dal II secolo a.C., venne integrato in un’"economia-mondo", avviando processi irreversibili di mercantilizzazione e monetarizzazione.

La ricostruzione del paesaggio è tuttavia ostacolata dalla natura frammentaria e lacunosa dei dati storici, oltre che dalle caratteristiche dell'occupazione territoriale sannitica, basata su piccoli insediamenti produttivi sparsi (pagi) che hanno lasciato tracce archeologiche labili. L’analisi ritrova nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Antonini le fonti documentarie più strutturate, capaci di fornire una mappa dei principali assi di comunicazione dell'Impero. Le fonti storiche e geografiche di riferimento sono invece Tito Livio, Diodoro Siculo, Strabone, Plinio il Vecchio e Orazio, nel cui contesto si inserisce anche il ruolo centrale svolto da Beneventum.

Il prof. Castaldo delinea poi un quadro geografico e topografico dei bacini dei fiumi Calore e Ufita, illustrandoli come i due storici corridoi naturali di attraversamento dell'Appennino campano. Il fiume Calore è rappresentato come asse di connessione tra l'area beneventana e l'interno appenninico (con il Ponte Appiano), mentre l’Ufita costituisce la via di comunicazione diretta dell'Irpinia con la Daunia e il versante adriatico. Questa configurazione geomorfologica e la presenza di microclimi differenti tra vallate e alture hanno favorito, fin dalla preistoria, i percorsi di transumanza (specie ovina), in seguito formalizzati in strade di grande comunicazione in età romana.

Si sviluppano così i principali nodi territoriali di Aeclanum, Aequum Tuticum, Fioccaglie (Flumeri), Carife, Casalbore e Grottaminarda: tutti punti strategici distribuiti lungo i crinali e i fondovalle che testimoniano un'antropizzazione continua e diffusa dal Neolitico all'età classica. La Via Appia non nacque dal nulla, ma si sovrappose a una preesistente rete di mobilità sannitica; le stesse Guerre Sannitiche (IV-III sec. a.C.) testimoniano l'uso di questi corridoi naturali da parte degli eserciti romani e sanniti. In quest'ottica, Castaldo sostiene che l'Appia imperiale seguisse un percorso pianeggiante di fondovalle lungo la Valle Ufita, evitando i dislivelli eccessivi e le avversità climatiche delle rotte montane ipotizzate da altri studiosi (come l'itinerario per Frigento/SS 303).

Le conclusioni della ricerca mostrano come la Via Appia, nel suo tratto irpino, rappresenti lo specchio dell'evoluzione politico-amministrativa dell'Appennino meridionale. Il tracciato ha tratto origine da una rete informale di sentieri e rotte di transumanza di età sannitica, per poi conoscere i primi interventi di sistemazione e delimitazione agraria in età repubblicana (in epoca graccana). In età imperiale si è giunti a una monumentalizzazione infrastrutturale con ponti in muratura e pavimentazione in basolato lapideo, fino al definitivo superamento dell'isolamento montano con il novus cursus della Via Traiana, che ha integrato l'Irpinia nei grandi flussi commerciali e militari tra Roma, il Mediterraneo e l'Oriente.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/la-via-appia-in-irpinia-unanalisi-integrata-di-archeologia-del-paesaggio-e-fonti-itinerarie/

https://ilcaudino.it/lappia-nella-campania-interna-archeologia-del-paesaggio-e-viabilita-tra-i-bacini-del-calore-e-dellufita/

Sul sito web dell'Associazione pubblichiamo l'editoriale "Le fonti greche sulla Via Appia. Alcune considerazioni. di Alf...
23/08/2026

Sul sito web dell'Associazione pubblichiamo l'editoriale "Le fonti greche sulla Via Appia. Alcune considerazioni. di Alfredo Novello, Docente di Discipline letterarie, latino e greco presso l’IIS “A. Lombardi” di Airola (BN); Dottore di Ricerca in Ricerche e Studi sull’Antichità, il Medioevo e l’Umanesimo, curriculum Scienze filologiche e storiche dell’Antichità e del Medioevo (Università degli Studi di Salerno). È membro del Comitato di Redazione (Coordinatore) della collana Ἑλληνικά. Studi di storia greca (LED, Milano, in open access). Si è occupato principalmente di storiografia greca, con attenzione a diversi contesti dell’Asia Minore e agli scritti storici della Scuola di Aristotele. Ha pubblicato diversi contributi in riviste di settore, miscellanee e atti di convegno. Dal 2016 ha partecipato, in qualità di relatore, a convegni e seminari presso Atenei italiani e stranieri (tra cui Université Grenoble-Alpes, Universidad Complutense de Madrid, University College London, Uniwersytet Jagielloński – Krakóv).
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Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
L’immagine della Regina viarum percepita nella storiografia ellenica

L’editoriale sull’Appia Antica del Prof. Alfredo Novello approfondisce uno spazio di conoscenza inusuale: quello della ricerca storiografica, geografica e di memoria della repubblica romana in base alla interpretazione degli autori greci dell’infrastruttura realizzata da Appio Claudio Cieco.
L’autore sviluppa la sua ricerca seguendo una direttrice di natura politico-costitutiva facendo riferimento alla Suda e a Diodoro Siculo dai quali l’Appia viene percepita come progetto ideologico dell’aristocrazia romana con l’obiettivo di creare consenso e consolidamento del potere; indirizzo di carattere geografico-strutturale in legame con Strabone che descrive l’Appia come un corridoio, lungo il quale si realizzano monumenti, come struttura a rete lungo il quale si controllano i flussi orientati verso l’orizzonte imperiale; prospettiva simbolica e di potere (Appiano, Procopio) da cui emerge una immagine dell’Appia come spazio di potere ed espressione della capacità ingegneristica della mentis romanae di progettare opere per l’eternità. La ricerca rappresenta l’inaugurazione della storica via come uno dei momenti di straordinario valore simbolico dell’espansione di Roma verso il Sud della pen*sola italica e della Magna Grecia.
Novello conferma che l’infrastruttura fu la realistica rappresentazione della capacità organizzativa e politica della repubblica romana del IV-III secolo a.C. L’indagine “rende luce” della percezione del mondo greco dell’Appia, tenuto conto che l’archeologia su questo aspetto rimane silenziosa in quanto documenta solo gli aspetti materiali della strada (basolato, crepidines, pietre miliari, mansiones, stationes, mutationes, …). Il ricercatore limita la sua indagine alle fonti letterarie classiche, con esclusione delle fonti cristiane, né alcuna fonte greca è dell’arco temporale che ruota intorno al 312 a.C., anno di inizio della costruzione della strada. Le fonti sono relative ad un periodo che va dall’età ellenistica a quella bizantina; l’Appia stessa non viene mai trattata dagli autori greci come un dato tecnico-ingegneristico, bensì come una componente della strutturazione politico-ideologica della repubblica romana. La narrazione della costruzione della strada è spesso affiancata all'altra grande opera di Appio Claudio, l'acquedotto Aqua Appia. Il Prof. Novello presenta una dettagliata descrizione delle diverse attestazioni degli autori greci:
I. Il primo riferimento citato da Novello è la Suda (Lessico Bizantino - X secolo d.C.) che cristallizza nella memoria bizantina l'immagine di Appio Claudio come fondatore e artefice di infrastrutture monumentali che imprimono il potere sul paesaggio.
II. Diodoro Siculo focalizza la sua narrazione sul profilo politico del censore, sulla sua determinazione di sostenere l’opera sfidando il Senato e facendo emergere l’opera stessa come elemento capace di generare il consenso.
III. Plutarco cita l’Appia evidenziando le ingenti spese di manutenzione ad opera di Cesare.
IV. Con Strabone, rileva il ricercatore, si ha una visione storica e geografica della via che diventa l’asse di penetrazione verso il Tirreno centrale (Terracina), la Magna Grecia e l’Hadriaticum mare.
V. La via Appia diventa simbolo di potere per Appiano con cui la strada si trasforma in un teatro della repressione di Spartaco nel 71 a.C. con la crocifissione, segno visibile del potere romano, tra Capua e Roma, di oltre seimila insorti.
VI. Procopio, nella narrazione della guerra gotico-bizantina (535-553 d.C.), testimonia come la strada sia ancora integra e funzionante, simbolo di perennità, dopo ben nove secoli, e come essa abbia svolto un ruolo di resistenza culturale per le enclave bizantine in Italia.
In conclusione, le fonti greche ci trasmettono l’immagine dell’Appia che non è mai stata percepita soltanto come infrastruttura viaria ma come sistema operativo, controllo del territorio, capacità di creare influenza e, soprattutto, direttrice di potere verso il Mediterraneo: una via per l’impero.
Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” sviluppa pienamente questa visione dell’aristocrazia romana di trasformare lo spazio fisico in uno spazio di potere elevando l’Appia a palcoscenico della nobilitas.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/limmagine-della-regina-viarum-percepita-nella-storiografia-ellenica/

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Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "Questa Via Appia era meravigliosa" di ...
12/08/2026

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "Questa Via Appia era meravigliosa" di Jolanda C. Capriglione, una delle figure di maggior rilievo e vitalità nel panorama intellettuale, filosofico e di promozione territoriale della
Campania e dell'intera area mediterranea. Già Docente universitaria ha insegnato a lungo Estetica e Filosofia dell'Arte presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli". È presidente del
Club per l'UNESCO di Caserta.

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Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
La Regina Viarum tra incanto e degrado: l'Appia Antica nella Campania Felix

«Questa via Appia era meravigliosa». È con la raggiante testimonianza di Charles-Louis de Montesquieu, tratta dal suo Viaggio in Italia (1728-1729), che si apre la riflessione densa e appassionata della professoressa Jolanda C. Capriglione dedicata alla Regina Viarum. L'editoriale si configura come un grandioso affresco storico, critico e paesaggistico che ripercorre il destino della più celebre via dell'antichità romana, intrecciando le citazioni dei grandi intellettuali europei con l'acerba realtà della gestione contemporanea del patrimonio culturale. Tuttavia, il saggio non cede a una facile edulcorazione nostalgica: accanto all'incanto, emerge con forza la drammatica storia del degrado e della spoliazione.
La Capriglione focalizza l'attenzione sul percorso che da Capua si snoda verso sud-est, addentrandosi nel cuore pulsante della Campania Felix. Qui la bellezza dei monumenti si scontra apertamente con l'incuria contemporanea e con l'impatto storicamente ambiguo dei restauri settecenteschi. Alle porte di Capys si erge la celebre Conocchia (II sec. d.C.) — mausoleo così denominato per la forma che richiama un fuso —, descritto con ammirazione da Henry Swinburne nel suo viaggio d'esplorazione, immortalato nelle incisioni di Piranesi e Rossini e oggetto di un discusso restauro voluto da Ferdinando IV di Borbone nel 1790.
Un capitolo di straordinario fascino ed emozione riguarda le celebri Matres Matutae (VI-IV sec. a.C.), sculture votive in tufo conservate al Museo Provinciale Campano di Palazzo Antignano a Capua. La ricercatrice ne rievoca la travagliata vicenda: sepolte nuovamente dopo la scoperta, predate dai tombaroli e infine salvate grazie all'istituzione del museo nel 1874. Tali capolavori sono magistralmente definiti da Carlo Rescigno «un bosco di madri».
La riflessione prosegue con un'indagine su Santa Maria Capua Vetere — l'antica Capua definita da Cicerone altera Roma e da Tito Livio urbs maxima opulentissimaque Italiae — che sorge proprio sul decumano massimo coincidente con l'Appia. La città, resa celebre dalle rose con cui si producevano i più rinomati profumi dell'antichità e dall'Anfiteatro Campano (secondo per dimensioni solo al Colosseo e legato alle gesta di Spartaco), custodisce un patrimonio artistico ed epigrafico diffuso di inestimabile valore. Tra le gemme nascoste spicca il Mitreo di Capua (II sec. d.C.), luogo di culto dedicato al dio persiano Mitra. Il sito si presenta oggi ridotto quasi a un «sottoscala» a quattro metri di profondità, soffrendo un deplorevole stato di abbandono. Eppure, l'impatto emotivo della cripta resta intatto: la volta a botte decorata con stelle rosse e blu, il pavimento in cocciopesto e soprattutto il maestoso affresco della Tauroctonia, in cui il dio atletico col berretto frigio sacrifica il toro sacro alla presenza del Sole, della Luna, di Oceano e della Terra.
L'editoriale di Jolanda C. Capriglione si chiude con un appello accorato e fiducioso: l'Appia non è soltanto un reperto del passato, ma un patrimonio vivo che richiede con urgenza un piano globale di conoscenza, tutela e valorizzazione. L'associazione Ambiente e Cultura Mediterranea offre con orgoglio il proprio contributo attraverso il progetto culturale «L’Appia Antica. Una via per l’impero», nato per contribuire alla trasformazione dell’admiratio dell’antica Regina Viarum in una concreta risorsa per il futuro del territorio.

Rassegna stampa:

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https://ilcaudino.it/valle-caudina-lappia-antica-nella-campania-felix/

Pubblichiamo sul sito web dell'Associazione l'editoriale "In viaggio verso Brindisi" di Vincenzo Guarracino, poeta, trad...
15/07/2026

Pubblichiamo sul sito web dell'Associazione l'editoriale "In viaggio verso Brindisi" di Vincenzo Guarracino, poeta, traduttore, critico letterario e d’arte, dal ricco curriculum posto a fine testo.

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Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
Sulle orme di Orazio, lungo la Regina Viarum

Il progetto “L'Appia Antica. Una via per l'impero” si arricchisce, con l’editoriale In viaggio verso Brindisi del Poeta Vincenzo Guarracino, di una ulteriore perla di cultura mediterranea. Il saggio non è una introduzione all’Appia Antica ma una riflessione di freschezza intellettuale sul significato culturale, antropologico e letterario del viaggio, assunta con il filtro dei classici e, in particolare, dell'Iter Brundisinum di Orazio.
Il cuore della ricerca è presentato in una rilettura originale del viaggio oraziano che l’autore invita a non considerarlo soltanto come una descrizione autobiografica o storica, ma come la narratio di una finezza e sottile insofferenza esistenziale in cui il Poeta delle Satire è un uomo riluttante, costretto a seguire Mecenate in una missione politica che sente estranea alla propria natura. All'ironia e al tono formalmente leggero del testo, l'autore affianca un senso di disagio, di fatica e di distanza dal potere di Ottaviano; egli ridimensiona volontariamente un evento che avrà un peso decisivo nella storia di Roma, il foedus Tarentinum, cioè il patto di riconciliazione e di spartizione del potere tra i due principali triumviri Ottaviano (poi Augusto, 27 a.C.) e Marco Antonio, per evitare una guerra civile e ridefinire gli equilibri del nascente impero.
La missione, raccontata attraverso la satira, diventa una riflessione sul difficile rapporto tra intellettuale e potere. Guarracino dialoga nel testo con
Montaigne, Ungaretti, Pavese, Auerbach, Freud e altri grandi interpreti della cultura occidentale, e costruisce una vera e propria "fenomenologia del viaggio"; il muoversi è un fatto dinamico, proiettato in avanti, partire alla ricerca di qualcosa che spesso non è noto; allo stesso tempo significa lasciare tracce e confrontarsi con il caso, con la memoria e con il continuo processo di trasformazione dell'identità. La strada diventa così simbolo della vita e la narrazione del viaggio va interpretata come una forma di conoscenza e di autocoscienza.
Lo scrittore porge anche attenzione all'Appia Antica sia come eccellenza dell’ingegneria romana, sia come luogo di memoria storica: la "Regina Viarum" viene evocata come strada militare, commerciale e culturale, teatro di grandi eventi politici e insieme monumento fragile, sopravvissuto attraverso rovine che continuano ancora oggi a raccontare la grandezza e la caducità della civiltà romana.
L'editoriale colpisce soprattutto per la ricchezza della f***a rete di rimandi, citazioni, calchi e parodie letterarie; Guarracino analizza l’opera del Venosino non solo come un documento geografico o biografico del 37 a.C., ma come una struttura letteraria stratificata, dove ogni tappa del cammino richiama un testo della tradizione greca o latina.
Il testo offre un contributo di alto profilo culturale al progetto di Ambiente e Cultura Mediterranea sull’Appia Antica, ricordando che le grandi vie non sono soltanto infrastrutture della storia, ma percorsi di memoria e di letteratura. In questo contesto l’Appia rappresenta parte della coscienza mediterranea, storia e cultura di uno spazio comune che unisce i popoli affacciati sul Mediterraneo.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/sulle-orme-di-orazio-lungo-la-regina-viarum/

https://ilcaudino.it/valle-caudina-orazio-e-la-regina-viarum/

Ancora un contributo al progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero": pubblichiamo l'editoriale scientifico "...
11/07/2026

Ancora un contributo al progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero": pubblichiamo l'editoriale scientifico "La via delle acque: tra segni di pietra e flussi di storia" di Rosalba Coppolaro - Maria Giuseppina D’Ambrosio - Giuseppina Florio - Giovambattista Teti - Caterina Zimbardi, docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore "Enrico Fermi" di Montesarchio (BN)
Link diretto al sito web dell'Associazione: https://www.ambienteculturamediterrane.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
L’eco del tempo tra pietra e acqua: il genio romano rigenerato dal “Fermi” di Montesarchio

Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” compie un singolare balzo in avanti, consolidando la sua struttura culturale grazie a un nuovo e illuminante contributo editoriale firmato dall’IIS “Fermi” di Montesarchio (BN). Lo studio, La via delle acque: tra segni di pietra e flussi di storia, frutto della rigorosa ricerca scientifica condotta da un team di docenti d'eccellenza – Rosalba Coppolaro, Maria Giuseppina D’Ambrosio, Giuseppina Florio, Giovambattista Teti, Caterina Zimbardi – e sapientemente coordinato dalla Dirigente scolastica Pasqualina Luciano, rappresenta un vero e proprio atto d’amore e di riscatto per la memoria storica del Sannio.
L'indagine si inserisce con audacia lungo il mitico tracciato della Regina Viarum, focalizzandosi sul segmento viario compreso tra Caudium e Beneventum. Qui, la ricerca accende i riflettori su sei storici ponti romani che da oltre duemila anni resistono come silenziosi guardiani del territorio: Tufaro, Tre Santi, Apollosa, Corvo, Serretelle e Leproso.
La narrazione prende il via con il Ponte Tufaro, caratterizzato dalla sua iconica e affascinante struttura a schiena d'asino. Spingendosi oltre, l'opera mappa il Ponte Tre Santi, che un tempo sfidava il torrente San Giovanni con tre maestose arcate. Al chilometro 252 dell'Appia emerge il Ponte di Apollosa, un pregevole e intatto manufatto di epoca augustea in blocchi di calcare locale, le cui imponenti fondazioni sembrano oggi dialogare e intrecciarsi in un abbraccio eterno con una lussureggiante vegetazione. Non mancano le note drammatiche e poetiche in questo racconto storico: un destino ben più severo e ingiusto è toccato infatti al Ponte Corvo, barbaramente abbattuto tra il 1968 e il 1969 in nome di una frettolosa modernizzazione della carreggiata. Il mutamento profondo e quasi surreale del paesaggio è invece splendidamente simboleggiato dal Ponte delle Serretelle: un'elegante struttura a tre arcate che oggi, per un bizzarro capriccio della natura, non tocca più l'acqua; il torrente ha infatti modificato stabilmente il proprio letto, lasciando il ponte all'asciutto, sospeso nel tempo come una bellissima reliquia. Il culmine di questo itinerario idraulico e stradale si raggiunge infine all'ingresso di Benevento con il celebre Ponte Leproso vero e proprio "acquedotto di civiltà" che scavalca il fiume Sabato; il ponte, a cinque archi, segnava l'accesso trionfale in città attraverso Port' Arsa e mostra ancora oggi la straordinaria competenza idraulica romana nei suoi piloni differenziati (rostrati a monte e rotondi a valle). Il ponte Leproso si presenta oggi come un affascinante mosaico di fregi, iscrizioni e reimpieghi funerari ed è ammirato come struttura sospesa sull'acqua quale leggendario emblema di una storia millenaria che unisce popoli, ingegno e territorio.
La ricerca non si limita alla struttura ingegneristica, ma restituisce vita alla storia sociale ed economica. Benevento viene dipinta come una urbs vibrante che in epoca imperiale seppe imporsi come un polo commerciale d'assoluta avanguardia nel cuore dell'Impero, proprio grazie al perfetto connubio tra la viabilità terrestre e le sue ricche vie fluviali.
Questo legame profondo con l'acqua non si è mai spezzato: nei secoli successivi, e per tutto il Medioevo, la gestione delle risorse idriche ha mantenuto la sua centralità convertendosi nell'avveniristica industria molitoria alimentata dai fiumi Sabato e Calore. L'area di Santa Clementina, a ridosso del leggendario Ponte Leproso, divenne così, a partire dall'XI secolo, il cuore pulsante e il fulcro economico dell'intera comunità.
Siamo di fronte a un'opera scientifica di straordinario spessore e di vitale importanza. Analizzando il territorio-cerniera compreso nella Valle del Serretelle-Corvo-Calore, questo studio non solo dimostra magistralmente il ruolo funzionale e strategico dei ponti nella viabilità romana, ma celebra l'ineguagliabile capacità ingegneristica repubblicana e imperiale. I ponti, riscoperti dai docenti del "Fermi", non sono semplici ruderi, ma veri e propri "segni distintivi" di un territorio antico che ha saputo fare dell'acqua la sua più grande risorsa di sviluppo.
L’IIS “Fermi” di Montesarchio firma così una pagina di altissima cultura, offrendo alla comunità scientifica e ai cittadini non solo una ricerca approfondita, ma una bussola per comprendere come l'ingegno umano possa, oggi come ieri, dialogare con la natura per generare progresso economico, identità e bellezza.

Rassegna stampa:

https://ilcaudino.it/valle-caudina-il-genio-romano-rigenerato-dal-fermi-di-montesarchio/ ;

https://linserto.it/sannio-leco-del-tempo-tra-pietra-e-acqua-il-genio-romano-rigenerato-dal-fermi-di-montesarchio/

Il progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero” prosegue con la pubblicazione dell'editoriale scientifico " L...
06/07/2026

Il progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero” prosegue con la pubblicazione dell'editoriale scientifico " La Via Appia e il controllo delle reti tirreniche. Roma, Cartagine e la costruzione del corridoio verso la Campania. " degli archeologi Lorenza Ilia Manfredi e Gianluca Mandatori di Roma.
Link diretto al sito web dell'Associazione: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
Intercettare il Mediterraneo: la strategia marittima della Via Appia
“Come la ricerca di L.I. Manfredi e G. Mandatori trasforma la 'Regina Viarum' da asse militare a spazio logistico per il controllo dei traffici cartaginesi”.

La ricerca di Lorenza-Ilia Manfredi e Gianluca Mandatori, “La Via Appia e il controllo delle reti tirreniche. Roma, Cartagine e la costruzione del corridoio verso la Campania”, riesce a demolire la tradizionale visione storiografica della Via Appia come infrastruttura puramente terrestre e militare e propone che l’Appia, nel tratto Roma-Capua, sia stata uno strumento della repubblica romana per "territorializzare" e controllare reti di scambio marittimo-tirreniche preesistenti, dominate da Cartagine e mondo punico.
Il saggio dimostra perfettamente che la Via Appia non era un’isolata infrastruttura del territorio interno della Campania, ma un asse strettamente connesso al mare: gli autori non considerano la strada una semplice “via”, ma ne analizzano l'attitudine a intercettare approdi, porti e vie fluviali ‒ come il sistema del Garigliano a Minturnae ‒ e offrono una valida tesi di come un'infrastruttura terrestre potesse servire al controllo di dinamiche marittime. Spazi marittimi dove le due potenze, Roma e Cartagine, avevano interessi convergenti e concorrenti.
Questa interazione era ben nota già due secoli prima della costruzione dell’Appia (nel 508/509 a.C.), quando Roma aveva appena trasformato la propria forma istituzionale da monarchia a repubblica; gli studiosi si riferiscono qui al primo trattato romano-cartaginese tramandato da Polibio. I ricercatori rendono così leggibile una strategia in cui, a fronte dell’egemonia marittima di Cartagine che imponeva le proprie regole, Roma perseguiva tutele politiche per le città costiere del Lazio (Ardea, Anzio, Circei, Terracina).
Da queste diverse valutazioni storiografiche consegue una scomposizione geografica utile alla “costruzione del corridoio” verso la Campania; viene presentata, infatti, un’analisi in macro-sistemi territoriali in sequenza ‒ Latium Vetus, Lazio meridionale, Golfo di Gaeta ‒ lungo i quali si sviluppa l’avanzata logistica e strategica di Roma; ovvero, verso Capua, tracciata dalla strada e consolidata successivamente dalla fondazione di colonie determinanti per l’espansione territoriale, come Antium, Minturnae e Sinuessa (nel 296 a.C.).
Lo studio è supportato dalla citazione di reperti archeologici (anfore commerciali, ceramiche da mensa e bolli epigrafici) che dimostrano come i territori attraversati dall’Appia fossero pienamente integrati nei circuiti commerciali cartaginesi. La ricerca di Manfredi e Mandatori proietta anche l’immagine di uno scontro tra due modelli geopolitici classici: Cartagine come potenza talassocratica, che gestisce un impero basato sul dominio delle rotte marittime, dei flussi commerciali e degli scali costieri, e Roma come potenza territoriale. L'aspetto geopolitico più affascinante dell'Appia è che la “Via” rappresenta lo sforzo di una potenza terrestre di esercitare un potere marittimo senza possedere ancora una flotta egemone.
Roma utilizza il proprio territorio come una "piattaforma di terra" per intercettare, monitorare e condizionare le rotte costiere; lo spazio liquido del mare viene sottomesso allo spazio territoriale attraverso la militarizzazione e la logistica. Sul piano teorico e dell’impostazione storica, il testo cattura l'attenzione per il dinamismo dei fatti narrati, come la circolazione mediterranea, la navigazione lungo le rotte tirreniche e i flussi commerciali. Risulta inoltre di grande interesse per l'analisi delle dinamiche geopolitiche e diplomatiche, delineando chiaramente sfere di influenza, limiti geografici ed espansionismo romano. Il saggio propone una visione in cui diventano tangibili sia il cambiamento dell’ager Campanus e del Latium, sia la territorializzazione dello spazio attraverso le relazioni, la costruzione del corridoio campano e la fondazione di colonie. L’analisi è al tempo stesso creativa e innovativa, poiché introduce una vera res nova: l’idea che l’Appia non sia stata solo un asse strategico-militare verso il sud della pen*sola, ma uno “spazio lineare” logistico per intercettare il traffico marittimo.

Rassegna stampa:

https://ilcaudino.it/valle-caudina-intercettare-il-mediterraneo-la-strategia-marittima-della-via-appia/

https://linserto.it/intercettare-il-mediterraneo-la-strategia-marittima-della-via-appia/

Il progetto culturale "L'Appia Antica. Una via per l'impero." continua con la pubblicazione del testo "Caudium e la Via ...
26/06/2026

Il progetto culturale "L'Appia Antica. Una via per l'impero." continua con la pubblicazione del testo "Caudium e la Via Appia. Forme dell'insediamento e dinamiche territoriali." di Giampiero Galasso, archeologo di lunga esperienza.
Link diretto al sito web dell'Associazione: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
La Valle Caudina: un'avanguardia culturale nel Sannio antico.

L’editoriale di Giampiero Galasso “Caudium e la Via Appia. Forme dell'insediamento e dinamiche territoriali“ offre una rilettura sistemica delle evoluzioni politiche ed economiche di Caudium, evidenziando come la Valle Caudina abbia agito quale baricentro geopolitico e spazio di mediazione culturale ben prima della monumentalizzazione romana della Regina Viarum.
Nell’immaginario storiografico tradizionale, il mondo sannitico è stato a lungo ridotto allo stereotipo dei pastori-guerrieri arroccati sulle difese di collina, mentre l'analisi topografica e archeologica di Galasso supera questa visione lineare e dimostra come i Sanniti Caudini rappresentassero un microcosmo aperto e precocemente inserito nei circuiti commerciali dell'Italia preromana. Infatti, la successiva costruzione della Via Appia non creò un asse viario dal nulla, ma si innestò su un tracciato già consolidato inserendolo in una rete politica, militare e amministrativa di scala sovraregionale, trasformando il transito da vocazione naturale a componente strutturale dell'impero.
Emerge dalla ricerca che la Valle Caudina, corridoio naturale tra i massicci del Taburno e del Partenio, era una continuità insediativa che dall'Eneolitico si stabilizza tra l'Età del Ferro e l'VIII secolo a.C., come documentato dalle circa tremila sepolture di fondovalle. I complessi rituali dei tumuli e la presenza di monumentali pithoi (vasi da derrata) attestano una precoce stratificazione sociale. L'élite locale mostrava già una chiara differenziazione di genere: se i corredi maschili esibivano il rango attraverso le armi, quelli femminili riflettevano un ruolo cerimoniale e di alta rappresentanza, sancito dal ritrovamento di obeloi (spiedi in ferro) e sfarzose parure in ambra baltica di importazione adriatica. Ne consegue che, lungi dall'essere una periferia isolata, i caudini si configurano come una gens capace di coniugare l'ethos bellico con la raffinatezza di una società pienamente inserita nel dialogo trans-appenninico con etruschi, greci e latini.
Questa complessità si riflette anche sul piano istituzionale; re vera, nostra opinio est che i caudini, per la loro posizione di frontiera a diretto contatto con la pianura campana, abbiano sviluppato una vera e propria diplomazia di confine. In quest'ottica, la magistratura del meddix caudino (il touoto caudino) potrebbe aver assunto competenze specifiche – legate alla gestione dei transiti, dei dazi e delle relazioni diplomatiche – differenziandosi parzialmente dai meddices delle aree interne del Sannio (i Pentri), tradizionalmente legati a funzioni civili, sacrali e militari globali; ciò perché Caudium operò strutturalmente come un centro di mediazione tra l'entroterra italico, le città etrusco-campane e le poleis magno-greche.
Lo sviluppo socio-urbano del centro si articola in quattro grandi macro-fasi: L'egemonia sannitica (VIII-IV sec. a.C.) durante la quale si ha uno sviluppo della civitas, sostenuto dall'aristocrazia terriera e mercantile; La transizione e la conquista (III-I sec. a.C.) in cui l’oppidum subisce una profonda ristrutturazione territoriale coincidente con le guerre sannitiche e l'avvio della colonizzazione romana;
L'età municipale (I sec. a.C. - II sec. d.C.) è la fase di massimo splendore urbanistico in cui Caudium ottiene lo status di Municipium e beneficia direttamente del potenziamento strutturale della Via Appia; La contrazione tardoantica (III-V sec. d.C.) il Municipium si sposta dalla pianura verso il colle di Montesarchio, modificandosi radicalmente la topografia del sito.
La solidità istituzionale di questa transizione trova riscontro sia nelle fonti letterarie – dalle menzioni di Plinio il Vecchio nel catalogo dei municipi sannitici (Nat. Hist. III, 105) alla nota testimonianza oraziana della quinta Satira, fino alle indicazioni delle distanze viarie negli Itineraria (21 miglia da Capua, 11 da Benevento) – sia nel quadro epigrafico. I decreti dell'ordine decurionale e le menzioni di magistrature locali (duoviri, quattuorviri e pontifices) documentano l'esercizio di una piena autonomia amministrativa e l'iscrizione dei cittadini alla Tribù Falerna.
Il merito metodologico della ricerca di Giampiero Galasso risiede proprio nel restituire l'immagine di una comunità fortemente relazionale; l'adozione di un impianto urbanistico regolare, la presenza di fornaci e l'uso strutturale delle architetture in tufo estratto dalle cave di Saticula dimostrano una precoce assimilazione ai modelli culturali del Mediterraneo urbano. Una società in cui l'oligarchia locale seppe convertire la fiera attitudine militare – che nel 321 a.C. determinò l'umiliazione delle Forche Caudine per Roma – in una sofisticata capacità di adattamento (civitas, oppidum, municipium, “urbs”), che garantì alla città caudina autonomia e vita fino all’alba del Medioevo.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/la-valle-caudina-unavanguardia-culturale-nel-sannio-antico/

https://ilcaudino.it/la-valle-caudina-unavanguardia-culturale-nel-sannio-antico/

Indirizzo

Naples
80129

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