Ambiente e Cultura Mediterranea

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Ambiente e Cultura Mediterranea Ambiente e Cultura Mediterranea è un'associazione ambientale, scientifica e culturale che opera per la tutela e la valorizzazione della mediterraneità

Il prossimo 8 ottobre 2026 alle 17:00, si svolgerà nella Sala Consiliare del Comune di Venticano (AV) il Convegno "La vi...
04/10/2026

Il prossimo 8 ottobre 2026 alle 17:00, si svolgerà nella Sala Consiliare del Comune di Venticano (AV) il Convegno "La via Appia tra Sannio e Irpinia" nell'ambito degli "Incontri culturali nei Comuni del patrimonio UNESCO" - Storia, paesaggi e memorie di un’antica strada. Evento promosso all'interno del progetto "L'Appia Antica. Una via per l’impero”. Ingresso libero.
link: https://ambienteculturamediterranea.it/prossimi-eventi
Rassegna stampa:
https://ilcaudino.it/la-via-appia-tra-sannio-e-irpinia/
https://linserto.it/la-via-appia-tra-sannio-e-irpinia/
https://www.beneventonews24.it/2026/10/06/venticano-giovedi-lincontro-culturale-dal-titolo-la-via-appia-tra-sannio-e-irpinia/
https://ilcaudino.it/la-via-appia-tra-sannio-e-irpinia-a-venticano-lultima-tappa-del-viaggio/
https://corriereirpinia.it/la-via-appia-tra-sannio-e-irpinia-a-venticano-lultima-tappa-del-percorso-dedicato-ai-comuni-legati-al-patrimonio-unesco/

Il 17 settembre 2026 si è svolto con successo nella Sala consiliare di Apollosa (BN)  il Convegno "L'Appia Antica nella ...
04/10/2026

Il 17 settembre 2026 si è svolto con successo nella Sala consiliare di Apollosa (BN) il Convegno "L'Appia Antica nella Campania interna. Lungo il cammino della Regina Viarum. Incontri culturali nei Comuni del patrimonio UNESCO.
Link per approfondimenti: https://ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Il 17 settembre 2026 si svolgerà nella Sala consiliare di Apollosa (BN) alle ore 17.30 il Convegno "L'Appia Antica nella...
15/09/2026

Il 17 settembre 2026 si svolgerà nella Sala consiliare di Apollosa (BN) alle ore 17.30 il Convegno "L'Appia Antica nella Campania interna. Lungo il cammino della Regina Viarum. Incontri culturali nei Comuni del patrimonio UNESCO. Ingresso libero.
Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/prossimi-eventi

Il 7 agosto 2026 si è svolto nel Castello Ducale di Bisaccia (BN) il Convegno "Sulle tracce della Regina Viarum", evento...
06/09/2026

Il 7 agosto 2026 si è svolto nel Castello Ducale di Bisaccia (BN) il Convegno "Sulle tracce della Regina Viarum", evento promosso nell'ambito del progetto culturale di Ambiente e Cultura Mediterranea "L'Appia Antica. Una via per l'impero." E' stato un incontro culturale tra alcuni Comuni irpini attraversati dalla Via Appia, patrimonio UNESCO.

Ancora un contributo al progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero": pubblichiamo l'editoriale scientifico "...
05/09/2026

Ancora un contributo al progetto culturale "Appia Antica. Una via per l’impero": pubblichiamo l'editoriale scientifico "Paesaggio della morte e propaganda lungo la Via Appia" di Mariarosaria Piccirillo, archeologa impegnata in contesti di Archeologia preventiva; intensa è la sua attività documentata nel bacino territoriale casertano-sannitico e telesino, area che interessa direttamente la ricostruzione delle dinamiche territoriali dell'Appia Antica e della viabilità romana nella Campania interna. Tra le sue ricerche più recenti di età romana sull’Appia Antica, per la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Provincia di Caserta e Benevento, è molto interessante l’indagine condotta presso Curti (CE) di una porzione di necropoli ad incenerazione. Inoltre, ancora in corso di studio i risultati delle indagini condotte in un settore dell'ampia necropoli di Caudium (2024) e della necropoli sannitica, in località Vagnara, in ager telesinum, San Salvatore Telesino (2026).

Link diretto alla pagina del sito dell'Associazione ed al testo: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
Paesaggio della morte e propaganda lungo la Via Appia

La Via Appia Antica va interpretata non soltanto come infrastruttura viaria, ma come paesaggio della memoria, nel quale viaggio, autorappresentazione sociale e rapporto tra vivi e morti si intrecciano. È questa la tesi che offre l’editoriale di Mariarosaria Piccirillo, archeologa di grande professionalità tecnica e competenza culturale. La ricerca scientifica redatta nell’ambito del progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” (https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026) propone una lettura sulla presenza sistematica di tombe, mausolei, iscrizioni e sarcofagi lungo il percorso in cui il margine stradale si trasformava in uno spazio pubblico di comunicazione dell’identità familiare, del prestigio e dello status. Le élite utilizzavano la strada come luogo privilegiato di autorappresentazione, fenomeno particolarmente evidente nei principali centri dell’Appia, quali Capua, Benevento, Canosa e Brindisi. L’epigrafia funeraria, attraverso formule rivolte direttamente al viandante, rendeva quest’ultimo parte del processo commemorativo: l’espressione siste, viator sintetizza efficacemente l’invito a fermarsi, leggere e riattivare simbolicamente la memoria del defunto. La memoria, pertanto, non era statica, ma dipendeva dal continuo movimento dei viaggiatori. Il principale merito di questa interpretazione consiste nello spostare l’attenzione dalla singola tomba al paesaggio funerario come sistema unitario di comunicazione sociale. «La tesi della ricerca — afferma la Piccirillo — è ben chiara: l’Appia fu insieme strada dei vivi e paesaggio dei morti. Attraverso monumenti, iscrizioni, immagini e rituali, la morte divenne una componente pubblica della rappresentazione del potere e dell’identità, facendo della strada uno spazio privilegiato di memoria e competizione sociale».

Rassegna stampa:

https://ilcaudino.it/lappia-antica-come-paesaggio-della-memoria-strada-monumentalita-funeraria-e-costruzione-del-potere/

https://linserto.it/paesaggio-della-morte-e-propaganda-lungo-la-via-appia/

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "La Via Appia. La circolazione per il t...
30/08/2026

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "La Via Appia. La circolazione per il territorio irpino lungo i fiumi Calore e Ufita." di Favio Castaldo, archeologo professionista, specializzato in Archeologia Classica e dottorato in Scienze Archeologiche e Storico-Artistiche; ha diretto il Museo archeologico di Carife e collabora con il Museo archeologico di Taurasi. È stato vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi. Ha partecipato e collabora in allestimenti museali e attività di promozione culturale tra Campania e Puglia. Insegna Lettere antiche presso il Liceo Classico Colletta di Avellino. È autore di numerosi articoli scientifici in riviste nazionali e internazionali, riguardanti i popoli italici, il mondo del vino e la didattica museale. Dirige la rivista di cultura classica “Humanitas Nova”.

Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
L’Appia nella Campania interna: archeologia del paesaggio e viabilità tra i bacini del Calore e dell’Ufita

La ricerca dell’archeologo Flavio Castaldo propone la ricostruzione del sistema viario della Via Appia nella Campania interna attraverso un approccio integrato di archeologia del paesaggio, superando la focalizzazione sui singoli siti per analizzare il territorio nella sua interezza. L’autore supera lo stereotipo dell'immobilismo appenninico, presentando l'area agropastorale non come un contesto statico o conservatore, bensì come un territorio che, a partire dal II secolo a.C., venne integrato in un’"economia-mondo", avviando processi irreversibili di mercantilizzazione e monetarizzazione.

La ricostruzione del paesaggio è tuttavia ostacolata dalla natura frammentaria e lacunosa dei dati storici, oltre che dalle caratteristiche dell'occupazione territoriale sannitica, basata su piccoli insediamenti produttivi sparsi (pagi) che hanno lasciato tracce archeologiche labili. L’analisi ritrova nella Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Antonini le fonti documentarie più strutturate, capaci di fornire una mappa dei principali assi di comunicazione dell'Impero. Le fonti storiche e geografiche di riferimento sono invece Tito Livio, Diodoro Siculo, Strabone, Plinio il Vecchio e Orazio, nel cui contesto si inserisce anche il ruolo centrale svolto da Beneventum.

Il prof. Castaldo delinea poi un quadro geografico e topografico dei bacini dei fiumi Calore e Ufita, illustrandoli come i due storici corridoi naturali di attraversamento dell'Appennino campano. Il fiume Calore è rappresentato come asse di connessione tra l'area beneventana e l'interno appenninico (con il Ponte Appiano), mentre l’Ufita costituisce la via di comunicazione diretta dell'Irpinia con la Daunia e il versante adriatico. Questa configurazione geomorfologica e la presenza di microclimi differenti tra vallate e alture hanno favorito, fin dalla preistoria, i percorsi di transumanza (specie ovina), in seguito formalizzati in strade di grande comunicazione in età romana.

Si sviluppano così i principali nodi territoriali di Aeclanum, Aequum Tuticum, Fioccaglie (Flumeri), Carife, Casalbore e Grottaminarda: tutti punti strategici distribuiti lungo i crinali e i fondovalle che testimoniano un'antropizzazione continua e diffusa dal Neolitico all'età classica. La Via Appia non nacque dal nulla, ma si sovrappose a una preesistente rete di mobilità sannitica; le stesse Guerre Sannitiche (IV-III sec. a.C.) testimoniano l'uso di questi corridoi naturali da parte degli eserciti romani e sanniti. In quest'ottica, Castaldo sostiene che l'Appia imperiale seguisse un percorso pianeggiante di fondovalle lungo la Valle Ufita, evitando i dislivelli eccessivi e le avversità climatiche delle rotte montane ipotizzate da altri studiosi (come l'itinerario per Frigento/SS 303).

Le conclusioni della ricerca mostrano come la Via Appia, nel suo tratto irpino, rappresenti lo specchio dell'evoluzione politico-amministrativa dell'Appennino meridionale. Il tracciato ha tratto origine da una rete informale di sentieri e rotte di transumanza di età sannitica, per poi conoscere i primi interventi di sistemazione e delimitazione agraria in età repubblicana (in epoca graccana). In età imperiale si è giunti a una monumentalizzazione infrastrutturale con ponti in muratura e pavimentazione in basolato lapideo, fino al definitivo superamento dell'isolamento montano con il novus cursus della Via Traiana, che ha integrato l'Irpinia nei grandi flussi commerciali e militari tra Roma, il Mediterraneo e l'Oriente.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/la-via-appia-in-irpinia-unanalisi-integrata-di-archeologia-del-paesaggio-e-fonti-itinerarie/

https://ilcaudino.it/lappia-nella-campania-interna-archeologia-del-paesaggio-e-viabilita-tra-i-bacini-del-calore-e-dellufita/

Sul sito web dell'Associazione pubblichiamo l'editoriale "Le fonti greche sulla Via Appia. Alcune considerazioni. di Alf...
23/08/2026

Sul sito web dell'Associazione pubblichiamo l'editoriale "Le fonti greche sulla Via Appia. Alcune considerazioni. di Alfredo Novello, Docente di Discipline letterarie, latino e greco presso l’IIS “A. Lombardi” di Airola (BN); Dottore di Ricerca in Ricerche e Studi sull’Antichità, il Medioevo e l’Umanesimo, curriculum Scienze filologiche e storiche dell’Antichità e del Medioevo (Università degli Studi di Salerno). È membro del Comitato di Redazione (Coordinatore) della collana Ἑλληνικά. Studi di storia greca (LED, Milano, in open access). Si è occupato principalmente di storiografia greca, con attenzione a diversi contesti dell’Asia Minore e agli scritti storici della Scuola di Aristotele. Ha pubblicato diversi contributi in riviste di settore, miscellanee e atti di convegno. Dal 2016 ha partecipato, in qualità di relatore, a convegni e seminari presso Atenei italiani e stranieri (tra cui Université Grenoble-Alpes, Universidad Complutense de Madrid, University College London, Uniwersytet Jagielloński – Krakóv).
Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
L’immagine della Regina viarum percepita nella storiografia ellenica

L’editoriale sull’Appia Antica del Prof. Alfredo Novello approfondisce uno spazio di conoscenza inusuale: quello della ricerca storiografica, geografica e di memoria della repubblica romana in base alla interpretazione degli autori greci dell’infrastruttura realizzata da Appio Claudio Cieco.
L’autore sviluppa la sua ricerca seguendo una direttrice di natura politico-costitutiva facendo riferimento alla Suda e a Diodoro Siculo dai quali l’Appia viene percepita come progetto ideologico dell’aristocrazia romana con l’obiettivo di creare consenso e consolidamento del potere; indirizzo di carattere geografico-strutturale in legame con Strabone che descrive l’Appia come un corridoio, lungo il quale si realizzano monumenti, come struttura a rete lungo il quale si controllano i flussi orientati verso l’orizzonte imperiale; prospettiva simbolica e di potere (Appiano, Procopio) da cui emerge una immagine dell’Appia come spazio di potere ed espressione della capacità ingegneristica della mentis romanae di progettare opere per l’eternità. La ricerca rappresenta l’inaugurazione della storica via come uno dei momenti di straordinario valore simbolico dell’espansione di Roma verso il Sud della pen*sola italica e della Magna Grecia.
Novello conferma che l’infrastruttura fu la realistica rappresentazione della capacità organizzativa e politica della repubblica romana del IV-III secolo a.C. L’indagine “rende luce” della percezione del mondo greco dell’Appia, tenuto conto che l’archeologia su questo aspetto rimane silenziosa in quanto documenta solo gli aspetti materiali della strada (basolato, crepidines, pietre miliari, mansiones, stationes, mutationes, …). Il ricercatore limita la sua indagine alle fonti letterarie classiche, con esclusione delle fonti cristiane, né alcuna fonte greca è dell’arco temporale che ruota intorno al 312 a.C., anno di inizio della costruzione della strada. Le fonti sono relative ad un periodo che va dall’età ellenistica a quella bizantina; l’Appia stessa non viene mai trattata dagli autori greci come un dato tecnico-ingegneristico, bensì come una componente della strutturazione politico-ideologica della repubblica romana. La narrazione della costruzione della strada è spesso affiancata all'altra grande opera di Appio Claudio, l'acquedotto Aqua Appia. Il Prof. Novello presenta una dettagliata descrizione delle diverse attestazioni degli autori greci:
I. Il primo riferimento citato da Novello è la Suda (Lessico Bizantino - X secolo d.C.) che cristallizza nella memoria bizantina l'immagine di Appio Claudio come fondatore e artefice di infrastrutture monumentali che imprimono il potere sul paesaggio.
II. Diodoro Siculo focalizza la sua narrazione sul profilo politico del censore, sulla sua determinazione di sostenere l’opera sfidando il Senato e facendo emergere l’opera stessa come elemento capace di generare il consenso.
III. Plutarco cita l’Appia evidenziando le ingenti spese di manutenzione ad opera di Cesare.
IV. Con Strabone, rileva il ricercatore, si ha una visione storica e geografica della via che diventa l’asse di penetrazione verso il Tirreno centrale (Terracina), la Magna Grecia e l’Hadriaticum mare.
V. La via Appia diventa simbolo di potere per Appiano con cui la strada si trasforma in un teatro della repressione di Spartaco nel 71 a.C. con la crocifissione, segno visibile del potere romano, tra Capua e Roma, di oltre seimila insorti.
VI. Procopio, nella narrazione della guerra gotico-bizantina (535-553 d.C.), testimonia come la strada sia ancora integra e funzionante, simbolo di perennità, dopo ben nove secoli, e come essa abbia svolto un ruolo di resistenza culturale per le enclave bizantine in Italia.
In conclusione, le fonti greche ci trasmettono l’immagine dell’Appia che non è mai stata percepita soltanto come infrastruttura viaria ma come sistema operativo, controllo del territorio, capacità di creare influenza e, soprattutto, direttrice di potere verso il Mediterraneo: una via per l’impero.
Il progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” sviluppa pienamente questa visione dell’aristocrazia romana di trasformare lo spazio fisico in uno spazio di potere elevando l’Appia a palcoscenico della nobilitas.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/limmagine-della-regina-viarum-percepita-nella-storiografia-ellenica/

https://ilcaudino.it/limmagine-della-regina-viarum-percepita-nella-storiografia-ellenica/

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "Questa Via Appia era meravigliosa" di ...
12/08/2026

Il progetto culturale "Appia Antica, una via per l'impero" continua con il testo "Questa Via Appia era meravigliosa" di Jolanda C. Capriglione, una delle figure di maggior rilievo e vitalità nel panorama intellettuale, filosofico e di promozione territoriale della
Campania e dell'intera area mediterranea. Già Docente universitaria ha insegnato a lungo Estetica e Filosofia dell'Arte presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli". È presidente del
Club per l'UNESCO di Caserta.

Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
La Regina Viarum tra incanto e degrado: l'Appia Antica nella Campania Felix

«Questa via Appia era meravigliosa». È con la raggiante testimonianza di Charles-Louis de Montesquieu, tratta dal suo Viaggio in Italia (1728-1729), che si apre la riflessione densa e appassionata della professoressa Jolanda C. Capriglione dedicata alla Regina Viarum. L'editoriale si configura come un grandioso affresco storico, critico e paesaggistico che ripercorre il destino della più celebre via dell'antichità romana, intrecciando le citazioni dei grandi intellettuali europei con l'acerba realtà della gestione contemporanea del patrimonio culturale. Tuttavia, il saggio non cede a una facile edulcorazione nostalgica: accanto all'incanto, emerge con forza la drammatica storia del degrado e della spoliazione.
La Capriglione focalizza l'attenzione sul percorso che da Capua si snoda verso sud-est, addentrandosi nel cuore pulsante della Campania Felix. Qui la bellezza dei monumenti si scontra apertamente con l'incuria contemporanea e con l'impatto storicamente ambiguo dei restauri settecenteschi. Alle porte di Capys si erge la celebre Conocchia (II sec. d.C.) — mausoleo così denominato per la forma che richiama un fuso —, descritto con ammirazione da Henry Swinburne nel suo viaggio d'esplorazione, immortalato nelle incisioni di Piranesi e Rossini e oggetto di un discusso restauro voluto da Ferdinando IV di Borbone nel 1790.
Un capitolo di straordinario fascino ed emozione riguarda le celebri Matres Matutae (VI-IV sec. a.C.), sculture votive in tufo conservate al Museo Provinciale Campano di Palazzo Antignano a Capua. La ricercatrice ne rievoca la travagliata vicenda: sepolte nuovamente dopo la scoperta, predate dai tombaroli e infine salvate grazie all'istituzione del museo nel 1874. Tali capolavori sono magistralmente definiti da Carlo Rescigno «un bosco di madri».
La riflessione prosegue con un'indagine su Santa Maria Capua Vetere — l'antica Capua definita da Cicerone altera Roma e da Tito Livio urbs maxima opulentissimaque Italiae — che sorge proprio sul decumano massimo coincidente con l'Appia. La città, resa celebre dalle rose con cui si producevano i più rinomati profumi dell'antichità e dall'Anfiteatro Campano (secondo per dimensioni solo al Colosseo e legato alle gesta di Spartaco), custodisce un patrimonio artistico ed epigrafico diffuso di inestimabile valore. Tra le gemme nascoste spicca il Mitreo di Capua (II sec. d.C.), luogo di culto dedicato al dio persiano Mitra. Il sito si presenta oggi ridotto quasi a un «sottoscala» a quattro metri di profondità, soffrendo un deplorevole stato di abbandono. Eppure, l'impatto emotivo della cripta resta intatto: la volta a botte decorata con stelle rosse e blu, il pavimento in cocciopesto e soprattutto il maestoso affresco della Tauroctonia, in cui il dio atletico col berretto frigio sacrifica il toro sacro alla presenza del Sole, della Luna, di Oceano e della Terra.
L'editoriale di Jolanda C. Capriglione si chiude con un appello accorato e fiducioso: l'Appia non è soltanto un reperto del passato, ma un patrimonio vivo che richiede con urgenza un piano globale di conoscenza, tutela e valorizzazione. L'associazione Ambiente e Cultura Mediterranea offre con orgoglio il proprio contributo attraverso il progetto culturale «L’Appia Antica. Una via per l’impero», nato per contribuire alla trasformazione dell’admiratio dell’antica Regina Viarum in una concreta risorsa per il futuro del territorio.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/limmagine-della-regina-viarum-percepita-nella-storiografia-ellenica/

https://ilcaudino.it/valle-caudina-lappia-antica-nella-campania-felix/

Pubblichiamo sul sito web dell'Associazione l'editoriale "In viaggio verso Brindisi" di Vincenzo Guarracino, poeta, trad...
15/07/2026

Pubblichiamo sul sito web dell'Associazione l'editoriale "In viaggio verso Brindisi" di Vincenzo Guarracino, poeta, traduttore, critico letterario e d’arte, dal ricco curriculum posto a fine testo.

Link diretto: https://www.ambienteculturamediterranea.it/appia-antica-2026

Nota di presentazione a cura di Italo Abate:
Sulle orme di Orazio, lungo la Regina Viarum

Il progetto “L'Appia Antica. Una via per l'impero” si arricchisce, con l’editoriale In viaggio verso Brindisi del Poeta Vincenzo Guarracino, di una ulteriore perla di cultura mediterranea. Il saggio non è una introduzione all’Appia Antica ma una riflessione di freschezza intellettuale sul significato culturale, antropologico e letterario del viaggio, assunta con il filtro dei classici e, in particolare, dell'Iter Brundisinum di Orazio.
Il cuore della ricerca è presentato in una rilettura originale del viaggio oraziano che l’autore invita a non considerarlo soltanto come una descrizione autobiografica o storica, ma come la narratio di una finezza e sottile insofferenza esistenziale in cui il Poeta delle Satire è un uomo riluttante, costretto a seguire Mecenate in una missione politica che sente estranea alla propria natura. All'ironia e al tono formalmente leggero del testo, l'autore affianca un senso di disagio, di fatica e di distanza dal potere di Ottaviano; egli ridimensiona volontariamente un evento che avrà un peso decisivo nella storia di Roma, il foedus Tarentinum, cioè il patto di riconciliazione e di spartizione del potere tra i due principali triumviri Ottaviano (poi Augusto, 27 a.C.) e Marco Antonio, per evitare una guerra civile e ridefinire gli equilibri del nascente impero.
La missione, raccontata attraverso la satira, diventa una riflessione sul difficile rapporto tra intellettuale e potere. Guarracino dialoga nel testo con
Montaigne, Ungaretti, Pavese, Auerbach, Freud e altri grandi interpreti della cultura occidentale, e costruisce una vera e propria "fenomenologia del viaggio"; il muoversi è un fatto dinamico, proiettato in avanti, partire alla ricerca di qualcosa che spesso non è noto; allo stesso tempo significa lasciare tracce e confrontarsi con il caso, con la memoria e con il continuo processo di trasformazione dell'identità. La strada diventa così simbolo della vita e la narrazione del viaggio va interpretata come una forma di conoscenza e di autocoscienza.
Lo scrittore porge anche attenzione all'Appia Antica sia come eccellenza dell’ingegneria romana, sia come luogo di memoria storica: la "Regina Viarum" viene evocata come strada militare, commerciale e culturale, teatro di grandi eventi politici e insieme monumento fragile, sopravvissuto attraverso rovine che continuano ancora oggi a raccontare la grandezza e la caducità della civiltà romana.
L'editoriale colpisce soprattutto per la ricchezza della f***a rete di rimandi, citazioni, calchi e parodie letterarie; Guarracino analizza l’opera del Venosino non solo come un documento geografico o biografico del 37 a.C., ma come una struttura letteraria stratificata, dove ogni tappa del cammino richiama un testo della tradizione greca o latina.
Il testo offre un contributo di alto profilo culturale al progetto di Ambiente e Cultura Mediterranea sull’Appia Antica, ricordando che le grandi vie non sono soltanto infrastrutture della storia, ma percorsi di memoria e di letteratura. In questo contesto l’Appia rappresenta parte della coscienza mediterranea, storia e cultura di uno spazio comune che unisce i popoli affacciati sul Mediterraneo.

Rassegna stampa:

https://linserto.it/sulle-orme-di-orazio-lungo-la-regina-viarum/

https://ilcaudino.it/valle-caudina-orazio-e-la-regina-viarum/

Indirizzo

Naples
80129

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