Miradois Onlus

Miradois Onlus Associaz. Miradois. Cultura, arte, iniziative sociali al servizio di Napoli, dei Napoletani.

Un piccolo splendido scorcio cittadino da riscoprire sostenere, valorizzare. La collina Miradois è Luogo FAI.Dal 1 Maggio'26 la si può votare come LUOGO del CUORE

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi! Mariano Laezza, Maria Grazia Venuti
22/04/2026

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi! Mariano Laezza, Maria Grazia Venuti

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi! Mariano Laezza, Maria Grazia Venuti
22/04/2026

Un grande ringraziamento ai miei nuovi follower! Sono felice di avervi tra noi! Mariano Laezza, Maria Grazia Venuti

16/04/2026
16/04/2026

Opera artistica sulle "QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI " , bassorilievo eseguito dagli studenti dell'Accademia di Belle arti di Napoli guidati dal prof. Christian Leperino da un idea di Antonello Pisanti presidente di Miradois Onlus

Da Maggio 2026 si potrà votare LA COLLINA MIRADOIS come LUOGO DEL CUORE FAI. UN APPELLO a tutti followers di Miradois On...
22/03/2026

Da Maggio 2026 si potrà votare LA COLLINA MIRADOIS come LUOGO DEL CUORE FAI. UN APPELLO a tutti followers di Miradois Onlus VOTATE X LA COLLINA DELLE MERAVIGLIE !!

COLLINA MIRADOIS (NAPOLI) è il tuo luogo del cuore? Votalo e salvalo con il censimento del FAI. Ricordati di far votare i tuoi amici!

IL  PERO IN FIORE  SULLA COLLINA MIRADOIS ....
16/03/2026

IL PERO IN FIORE SULLA COLLINA MIRADOIS ....

Sul Mattino di oggi (26 Luglio '25) un bello omaggio alla Collina  Miradois da parte della redazione del quotidiano " Il...
26/07/2025

Sul Mattino di oggi (26 Luglio '25) un bello omaggio alla Collina Miradois da parte della redazione del quotidiano " Il Mattino di Napoli" articolo di Giovanni Chianelli

14 Maggio 2023-14 maggio 2025 . Nel salone delle coppe del Circolo Nautico Posillipo si è ricordata la figura del giorna...
16/05/2025

14 Maggio 2023-14 maggio 2025 . Nel salone delle coppe del Circolo Nautico Posillipo si è ricordata la figura del giornalista CARLO NICOTERA , scomparso prematuramente a 69 anni, grande amico e sostenitore di Miradois onlus con cui ha partecipato a numerosi progetti , tra questi :"LIBRI PER LA VITA" presso l'Istituto Alberghiero Vittorio Veneto a Scampia.
Nella foto : Carlo Nicotera (il terzo a destra) con Vittorio del Tufo ed Antonello Pisanti in occasione della presentazione del libro al CNP " Gli Orti della Sirena" .

Non è soltanto un articolo è ....una bella STORIA sulla Collina Gentile e su MIRADOIS onlus , di Antonio di Gennaro (Rep...
16/05/2025

Non è soltanto un articolo è ....una bella STORIA sulla Collina Gentile e su MIRADOIS onlus , di Antonio di Gennaro (Repubblica).

TERRAZZI VERDI ed EX VIGNETI che scendono da Capodimonte al centro Un progetto per rilanciare il primo PAESAGGIO ARISTOCRATICO di Napoli

Questa storia si svolge sulla Collina Miradois, ai Miracoli, nel centro storico di Napoli, ma ha inizio sulle coste del Congo-Brazzaville, su una piattaforma offshore dell’Eni, al largo di Pointe-Noire, dove Mirko lavora come topografo, il suo compito è guidare col computer i sub e i macchinari sul fondo del mare per le trivellazioni petrolifere: la notte è stata serena, sta svanendo, lui è rimasto sul ponte a respirare il vento di terra, a guardare le costellazioni esplodere nel cielo nero, gli spruzzi delle megattere che tornano coi loro cuccioli dal Polo; ora la terra è una striscia grigia all’orizzonte, dai villaggi arrivano le prime barche, vengono a pescare nel brulicare di vita attorno ai piloni metallici. Questa notte è l’ultima, domani Mirko torna a Napoli, cambia vita e lavoro, si laurea in Scienze forestali.

Anche sulle piattaforme dei mari d’Africa Mirko non ha smesso di inseguire la particolarissima passione che l’ha preso, aveva iniziato con le Scienze ambientali, poi s’è messo in testa di trasferire le sue competenze di cartografo dai fondali oceanici, alle foreste urbane della sua città. Ha preso casa con moglie e figlioletta sulla Collina Miradois, e qui è rimasto affascinato dal sistema segreto di aree verdi che da Capodimonte s’incunea fin nel cuore del centro storico, lingue verdi spettacolari, residuo dello straordinario paesaggio cinquecentesco delle campagne fuori le mura, e ha deciso di studiarne e raccontarne la storia.

L’appuntamento con Mirko Petitto è di mattina presto, in una domenica azzurra di maggio, di fronte al Duomo, al Palazzo Miradois, gioiello cinquecentesco, dimora del Reggente della Vicaria, alto magistrato del viceré spagnolo. Dobbiamo risalire insieme a piedi la collina verso Capodimonte, fino alla “Riccia”, la villa di campagna che il signore di Miradois aveva edificato a monte, che costituirà un primordio del sistema di ville patrizie che presidierà la collina di Capodimonte, un secolo e mezzo dopo, tutt’attorno la Reggia e il Bosco di caccia di Carlo III.

Passiamo piazza Miracoli, lo slargo è in lieve pendenza, coi giardini centrali recuperati grazie a un intervento una volta tanto sobrio e appropriato, e scopri una volta di più che è la piazza più aggraziata di Napoli, forse la più bella, con un’atmosfera tutta particolare, che sembra di stare a Montmartre, o in un angolo di Lisbona. Risaliamo i vicoli a monte della piazza, la salita Miradois fino al muro di cinta dell’Osservatorio astronomico, ripieghiamo per salita Moiariello, poi i tornanti di via Morisani, e all’improvviso ci appare il bosco verde che ha stregato Mirko, un luogo imprevisto, per dirla come Roberto Pane, che brilla nel sole del mattino come un gioiello incastonato nella città storica. Se ti volti, scopri di trovarti in uno dei punti più panoramici del golfo, con lo sguardo che corre dal Vesuvio alla Pen*sola Sorrentina al Capo di Posillipo, Capri ti è davanti, puoi toccarla con la mano. Capisci allora perché questa collina, ora ai margini, fosse diventata già nel ‘500, in buon anticipo quindi su Posillipo, la prima passeggiata nobiliare fuori le mura, il primo paesaggio rurale “aristocratico” della città.

Con Mirko accediamo all’area verde da un piccolo cancello, e scopri che il bosco urbano è in realtà un antico frutteto abbandonato: sui terrazzamenti, nascosti dalla vegetazione selvatica di olmi, robinie e ailanti, incontri olivi annosi, e mandarini, nespoli, piante di alloro, melograni, e fichi dai rami contorti. Attraverso le antiche vedute e cartografie, Mirko ha ricostruito la storia di questi poderi fino al ‘600, quando sulle colline la città non c’era, e Miradois era tutto un vigneto. Poi la conversione a frutteto, ma c’erano anche i gelsi per l’allevamento del baco da seta, e ai piedi della collina le stalle coi bovini.

La novità del lavoro di Mirko, col suo prof Gaetano di Pasquale, botanico della Federico II, è stata quella di studiare l’ecosistema verde come fosse un reperto archeologico, rilevando e cartografando in dettaglio, ad uno ad uno, i terrazzi e gli alberi, raccogliendo i resti degli antichi attrezzi e manufatti agricoli; analizzando gli atti giudiziari e i registri parrocchiali, per studiare frazionamenti e passaggi di proprietà; registrando le testimonianze degli ultimi testimoni viventi, i discendenti dei coloni storici, e dal loro racconto scopri che la fine dell’agricoltura a Miradois non è poi così remota, la filiera corta di agricoltura urbana era ancora viva nel 1970, poi l’abbandono definitivo, con gli antichi frutteti che prendono rapidamente sembianza di bosco.

Ora siamo in casa di Mirko sul fianco della collina, mi mostra le riprese aeree fatte col drone, che sono mozzafiato: capisci come questi frammenti dell’antico paesaggio rurale sono una parte importante, cospicua del centro storico, che non è fatta di pietra, ma di terrazzi verdi e vestigia di antiche colture: dall’alto poi (ma basta anche Google earth), appare evidente come queste aree libere formino un reticolo vegetale nel tessuto urbano, una rete ecologica residuale e imprevista, che si dirama dalla grande foresta borbonica della Reggia giù per le colline. Una rete verde, mi dice Danilo Russo, zoologo della Federico II, che è in grado di sostenere, se adeguatamente curata e gestita, una biodiversità inaspettata, giusto nel cuore della città, fatta di pipistrelli e rapaci, piccoli mammiferi, rettili, volpi, un’infinità di specie di uccelli.

Per di più, questa trama verde, oltre che elemento di bellezza, è l’unico grande “condizionatore naturale” del quale la città dispone, la sola parte del sistema urbano dove l’acqua e l’anidride carbonica si assorbono, le polveri si depositano, l’aria si depura e si raffresca, i cicli naturali ancora si compiono: le sole poste attive, insomma, di un bilancio ambientale altrimenti assai deficitario.

Dell’importanza del lavoro di Mirko ragiono alla fine con Massimo Visone, docente di Storia dell’architettura e del paesaggio, che l’evoluzione di questi luoghi ha raccontato nel suo “Napoli un gran teatro di natura”. Alla fine, un dieci per cento del territorio comunale di Napoli - l’equivalente quindi di un grande quartiere dimenticato - è fatto di aree come Miradois, ecosistemi imprevisti che nonostante tutto continuano a sopravvivere nella città distratta, vicino alle nostre case, dei quali ci accorgiamo solo quando franano, o d’estate magari prendono fuoco.

Aree verdi la cui storia, come Massimo mostra nel suo libro, non è meno complessa e affascinante di quella di un monumento romanico o gotico, ma che vengono trattate alla stregua di spazi vuoti, privi di qualità, per i quali non si impone una responsabilità, un progetto, un’idea di manutenzione, se non quella di farne parcheggi interrati. Il piano regolatore del 2004 aveva previsto di proteggere gran parte di questo mosaico verde (ben duemiladuecento ettari comprendendo, oltre le aree in abbandono colturale, le aree agricole attive e i boschi) all’interno del Parco delle colline di Napoli, poi effettivamente istituito con legge regionale, ma che è al momento un ente in disarmo, residuale come le aree che dovrebbe governare e difendere.

In attesa che le istituzioni diano segni di vita, Mirko ha costituito, insieme a un gruppo di abitanti, un’associazione civica che porta il nome della collina, la presiede Antonello Pisanti, pediatra generoso e visionario, uno dei primi a riscoprire questi luoghi, e che è venuto a viverci. Oltre a corsi di fotografia, recitazione e letteratura per i bambini dei Miracoli, l’associazione Miradois gestisce un campetto di calcio, e intende ora intraprendere un progetto, a partire dal lavoro di Mirko, per recuperare le aree verdi dimenticate, e riattivare l’agricoltura urbana. È una cosa complicata, perché si tratta di suoli la cui proprietà è comunque privata, per di più estremamente frammentata. Nel frattempo, un’attività di cura e di conoscenza è già iniziata, a favore dei viventi più fragili e promettenti del quartiere: i bambini innanzitutto, quindi gli alberi, l’ecosistema e il paesaggio, sarebbe a dire i pezzi più importanti di futuro, ed è un lavoro che Mirko deve fare qui, il Congo per ora può attendere.

Meraviglioso articolo su MIRADOIS onlus di Vittorio del Tufo sul Mattino di Napoli.«Sta scendendo per le Centoscale, gli...
16/05/2025

Meraviglioso articolo su MIRADOIS onlus di Vittorio del Tufo sul Mattino di Napoli.

«Sta scendendo per le Centoscale, gli occhi puntati a terra. Ci sono le chiocciole incollate alla muraglia e una colonna di nuvole basse sopra la sua testa»
(Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte).

* * *

C'e stato un tempo in cui, sulle colline, la città non c'era.
Le antiche cartografie raccontano, di Napoli, un'altra storia. Ci parlano di un tempo in cui lingue di terra spettacolari e verdi si insinuavano da Capodimonte fin quasi all'attuale via Foria, stregando i nobili, che scelsero di costruirvi le loro case, e i visitatori che amavano passeggiare fuori le mura.
Ci parlano di frutteti, stalle, alberi, masserie, vigneti, gelsi per l'allevamento del baco da seta. E di tornanti che si aprivano all'improvviso in squarci da togliere il fiato.
Ci parlano di una storia che ci appartiene, di un paesaggio remoto come un reperto archeologico.
Ci parlano, in definitiva, della nostra memoria.
La memoria di Miradois.

* * *
È un territorio nobile quello che dai Miracoli si inerpica sulla collina di Capodimonte. Deve il suo nome a una famiglia di aristocratici e giuristi napoletani, i Minadois (o Miradois), molto vicini alla corte vicereale sp****la. Il marchese spagnolo Giulio Minadois era arrivato a Napoli come presidente della Sommaria, un organismo giuridico del regno di Napoli, al seguito di Filippo V. Il nobile scelse di costruire la villa in piena campagna, in una zona isolata e completamente immersa nella natura. Dopo alcuni passaggi di proprietà, la dimora fu acquistata dal principe di Capua della Riccia, da cui deriva l'attuale denominazione Villa della Riccia, con salita della Riccia, unica via di accesso diretto alla proprietà. La dimora principale dei Miradois, dentro le mura, era rappresentata invece dal palazzo Miradois, che esiste ancora e si trova in via Duomo, al civico 152. Mentre l'ex Villa Miradois fuori le mura, posta in un dei luoghi più panoramici della città, a poca distanza dalla splendida Torre Palasciano, è diventata sede dell'Osservatorio Astronomico (o meglio, di alcune sue pertinenze).

Non è un caso. L'intero territorio che si estende da via Foria verso Capodimonte ha rappresentato il polo scientifico della Napoli del primo 800. Lo spiega bene Mirko Petitto, cartografo esperto di «foreste urbane», che al sistema segreto di aree verdi che da Capodimonte si insinua fino ai Miracoli ha dedicato uno studio singolare e denso di informazioni, un viaggio appassionante dentro la collina di Miradois e nella nostra stessa memoria. Sulla cima del colle di Miradois, dunque, è collocato l'osservatorio astronomico di Capodimonte. Per indagare la vita delle stelle i pionieri scelsero proprio l'altura del reggente della Gran corte; i lavori, iniziati con Giacchino Murat, terminarono nel 1819, quando sul trono di Napoli era ritornato Ferdinando I di Borbone, sotto la supervisione dell'astronomo Giuseppe Piazzi e dell'architetto Pietro Bianchi. Nello spazio di alcune centinaia di metri in linea d'aria furono collocati anche la facoltà di Medicina Veterinaria e il Real Giardino delle piante. E fu proprio con l'istituzione dell'attuale Orto Botanico, nel 1807, che si diede inizio a ricerche sistematiche sull'acclimatazione e sulla riproduzione di nuove specie botaniche.

Intanto l'area del Paradisiello fin verso Sant'Eframo Vecchio diventava un laboratorio per la sperimentazione di nuove pratiche zootecniche, sotto l'impulso della facoltà di Medicina Veterinaria. Mentre nel 1806, raccogliendo l'eredità della Reale Accademia delle Scienze (1780-1787) nasceva il Real Istituto di incoraggiamento alle scienze naturali (1806), da cui deriveranno, sulla scorta degli indirizzi culturali e didattici formulati da Vincenzo Cuoco, il primo istituto tecnico (oggi Giovanbattista Della Porta) e il primo liceo scientifico (Vincenzo Cuoco) della città. «Inoltre - spiega Petitto - ai piedi del colle Miradois, già nel 1682 si trovava il cosiddetto orto della Montagnola, fondato dal cardinale Filomarino, un giardino dedito alla coltivazione e allo studio delle piante medicinali. Se ne contavano più di settecento varietà, con produzioni erboristiche medicamentose destinate ai malati degli ospedali dell'Annunziata, della Pacella ai Miracoli e degli Incurabili».

Quanta storia - e quanta ricchezza - in un fazzoletto di terra. Dal palazzo del marchese Miradois, ornato di meravigliose statue, si godeva una vista spettacolare sulla città. Vista che faceva impazzire non solo i nobili, ma anche i visitatori che si addentravano fuori le mura.

* * *

«La principale veduta è di osservar Napoli in alto mare, donde l'intera città vi si presenta come un immenso anfiteatro. La seconda è di guardarla da San Martino, dove si vede sotto gli occhi minutamente quasi tutta la città ed il delizioso contorno del golfo. La terza è di veder Napoli dalla reale Specola, o dal palazzo della Riccia: questo luogo per estensione della sua veduta è detto con nome spagnolo Miratodos» (Galanti, 1829).

(Un tempo si pensava, erroneamente, che la denominazione della villa, e dell'intera zona, derivasse dall'espressione sp****la mira-todos, riconducibile a una visuale panoramica a tutto tondo. In realtà la collina, come si è detto, prende il nome dalla villa fatta innalzare dal marchese Giulio Minadois, il cui nome fu poi corretto in Miradois).

* * *

Cosa resta, oggi, di quell'incanto? Frammenti di un paesaggio rurale unico al mondo. Che convive con un contesto urbano ancora caratterizzato dalla presenza di ville da favola. Per tutta l'età borbonica e fino alla seconda guerra mondiale il territorio di Miradois ha conservato il suo carattere rurale, poi ha dovuto arrendersi alle trasformazioni urbanistiche e alla sempre maggiore marginalità delle rendite terriere. Eppure a Miradois il tempo sembra essersi fermato. La collina che si inerpica verso Capodimonte ha resistito, a differenza di altre zone della città caratterizzate dalla medesima vocazione agricola, agli assalti della modernità. «Qui ogni casa, anche quella più umile, diventa una specola», racconta all'Uovo di Virgilio la scrittrice Wanda Marasco, che ha scelto di viverci. «Allo sguardo viene data la possibilità di osservare dall'alto una Napoli idealizzata: le colline, il mare, il vulcano, l'assenza di rumore... Una città che sembra lontana e offre, a chi abita quissù in collina, quasi un'utopia dell'esilio».

La collina di Miradois è un teatro della memoria viva, ma anche della natura dimenticata. La manutenzione della memoria è oggi affidata ai proprietari dei terreni agricoli e delle splendide ville che si inerpicano fino all'antica salita Moiariello (da moio, moggio napoletano, un terzo di ettaro) e ai volontari dell'associazione Miradois Onlus, fondata dal medico Antonello Pisanti (promotore tenace di decine di iniziative, tra cui il premio Miradois) e impegnata da anni nel recupero e nella tutela del patrimonio storico-paesaggistico di uno dei luoghi più magici della città. Ieri come oggi. E speriamo per sempre.

Indirizzo

Vico Miradois N. 4
Naples
80137

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