16/12/2025
Condanne dei tifosi delinquenti di Inter e Milan, con la complicità delle due società, passate nel silenzio generale. Per un camorrista entrato abusivamente a bordo campo dell' allora San Paolo come giardiniere, si scatenarono tutti i giornali e le tv.
LEGGETE ATTENTAMENTE. INTER E MILAN = NDRANGHETA DEL CALCIO ITALIANO
Doppia Curva, il business degli ultrà a San Siro: “Impressionante e inquietante violenza”
di Rosario Di Raimondo
Perché sono stati condannati Lucci, Beretta e gli altri ultrà: le motivazioni della sentenza per le curve di Inter e Milan tra interessi della ‘ndrangheta e rapporti con Fedez
16 Dicembre 2025
Violenze, intimidazioni, minacce. Per spartirsi i “profitti” e assicurare alla Curva sempre maggiori “guadagni”, complessivamente “superiori ai 100 mila euro l’anno” solo per gli ultrà del Milan. E quelli dell’Inter, per i quali è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, non erano da meno in tema di affari.
La quantificazione di questo business è contenuto in un passaggio delle motivazioni della giudice Rossana Mongiardo, nella sentenza con la quale ha condannato, tra gli altri, a dieci anni di carcere Luca Lucci, ex capo della tifoseria rossonera, e Andrea Beretta, ex leader di quella nerazzurra. Quasi 300 pagine che ricostruiscono come il tifo violento aveva conquistato San Siro. L’inchiesta dei pm Paolo Storari e Sara Ombra, con la squadra Mobile della Questura e la Gdf, aveva portato a giugno a 16 condanne: in tutto, novant’anni di carcere.
La mafia al Meazza: “Impressionante e inquietante violenza”
La giudice ripercorre il mondo della “Curva Nord”, le “attenzioni della '’ndrangheta”, “l’infiltrazione mafiosa nei gruppi ultrà”. Questi “equilibri di tipo mafioso” erano presenti nelle frange del tifo interista ma “non meno preoccupante, per l’impressionante carica violenta, è lo spaccato” della Curva Sud, dove sono emersi “un’inquietante vocazione all’aggressione” da parte dei suoi componenti. Un dato “significativo” è il “patto di non belligeranza” tra le due tifoserie, “al fine di conseguire profitto in un contesto in cui la passione sportiva appare solo un mero pretesto”.
“L’Inter era in una situazione di sudditanza, sui rapporti”
Le indagini hanno svelato anche che l’Inter – nel processo parte civile, così come il Milan – “si trovava in una situazione di sudditanza nei confronti degli esponenti della Curva Nord, finendo di fatto per agevolarli, seppur ‘obtorto collo’”. Ad essere coinvolti, soprattutto i responsabili della società che si occupavano di sicurezza e dei rapporti con i tifosi. La Curva ha fatto leva sulla propria forza intimidatrice”: per avere più biglietti da spartire tra i sodali, ad esempio, o comunque per la gestione degli ingressi allo stadio. “Un capitolo che desta particolari perplessità, poi, è rappresentato dalle interazioni della componente apicale della Curva Nord con la società interista, che finisce con il trovarsi in una condizione di sottoposizione a molteplici pressioni” tra il 2019 e il 2020. E’ dunque “acclarato” che c’era “una forma di vera e propria intimidazione” sulla società.
Il trio Beretta-Bellocco-Ferdico: “Più famiglie in Calabria interessate al tifo”
Andrea Beretta, ex leader della Nord oggi collaboratore di giustizia, accusato di essere il mandante dell’omicidio dell’ex capo ultrà Vittorio Boiocchi, è anche il killer di Antonio Bellocco, il rampollo di ‘ndrangheta che scalò la Curva nerazzurra prima di essere ucciso nel settembre di un anno fa. Il terzo uomo al vertice era Marco Ferdico. Un “triumvirato”. Ecco, gli interessi della ‘ndrangheta per il mondo del tifo fanno scrivere alla gip che certi “delicati equilibri rischiavano di essere destabilizzati direttamente in Calabria, nelle dinamiche di gestione delle relazioni fra cosche, in quanto diverse erano le famiglie interessate oltre ai Bellocco”.
Il business dei parcheggi e la “protezione mafiosa”
L’indagine ha dimostrato inoltre una “stabile interazione” tra gli ultrà, “articolazioni della criminalità organizzata calabrese” e “l’attività economica dei parcheggi”, altro grande business nell’orbita di San Siro. Con un altro personaggio, Pino Caminiti, che aveva il ruolo di “snodo funzionale tra interessi imprenditoriali di Gherardo Zaccagni e protezione mafiosa, e con permanenza del controllo ambientale del settore da parte della Curva Nord mediante vere e proprie attività estorsive”.
"Perché era un’associazione mafiosa”
Indubbia, per la gup Mongiardo, è l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa: per via del “controllo violento della Curva Nord”, per la “gestione economica”, per le estorsioni sistematiche. Ruoli distinti, modalità operative precise, i rapporti con la ‘ndrangheta. Una struttura “stabile”, volta al “monopolio economico”: bagarinaggio, merchandising, abbonamenti, violenza, accordi economici con i “rivali” della Curva Nord. E i profitti: le intercettazioni del giugno 2023 svelano la ripartizione di “almeno 260 mila euro: parte delle somme è destinata alla cosca Bellocco per il sostegno ai detenuti”.
"Luca Lucci pronto a difendere il potere anche con le armi”
Altro settore dello stadio, altra associazione a delinquere (pur senza l’aggravante mafiosa): quella dei tifosi milanisti. Il loro capo era Luca Lucci, “che dirige un gruppo di tifosi ristretto, fedelissimi che, all’interno della Curva Sud, è pronto a difendere il potere conquistato, se necessario anche con l’uso di armi da fuoco”. Con azioni “volte anche all’eliminazione fisica” degli avversari interni, come dimostra il tentato omicidio di Enzo Anghinelli.
Quanto si guadagnava sui biglietti: “Portavo a Lucci fino a 60 mila euro a partita”
La Curva Sud gestiva due Milan Club affiliati, entrambi controllati da Lucci e dal direttivo della Curva. Veniva applicato un sovrapprezzo sui biglietti: 1 euro per le partite “normali”, 11 euro per quelle di cartello. Una testimone ha raccontato di aver consegnato personalmente le somme riscosse a Lucci, indicando, come ricavo, importi tra 2 e 3 mila euro per partite ordinarie, di 10-12 mila per quelle di cartello, e di 50-60 mila per le semifinali di Champion League, “per un totale annuo pari a circa 80-100 mila, somme al netto delle ulteriori fonti di guadagno”.
La spedizione punitiva contro Iovino con Fedez, Lucci: “Ho favorito una soluzione economica”
Nelle motivazioni si ripercorre anche l’aggressione del 22 aprile 2024 nei confronti del personal trainer dei vip Cristiano Iovino, iniziata nel locale “The Club” di Milano e continuata sotto casa della vittima “con una vera e propria spedizione punitiva”. All’aggressione partecipano pure il rapper Fedez – che tra l’altro aveva un progetto economico con Lucci per vendere la sua bibita allo stadio – e il suo bodyguard Cristian Rosiello. Sul punto, Lucci ha raccontato che quel fatto nulla aveva a che fare con la Curva, anzi aveva rimproverato Rosiello per l’accaduto. E ha detto di “aver favorito una soluzione transattiva in merito all’episodio”, che per la gip dimostra il suo ruolo nella Curva.
I guadagni
"Le azioni che hanno assicurato alla Curva i maggiori guadagni (che, complessivamente, erano stati superiori ai 100 mila euro l’anno) appaiono essere state, almeno in parte, illecite”, scrive la giudice sugli ultrà rossoneri. Dall’eterna rivendita di biglietti allo stadio alle estorsioni. C’era una “strategia di violenza” per mantenere “l’egemonia”, “il dominio assoluto”.
Due leader allo specchio: “Da Beretta pentimento sincero, Lucci scaltro e spietato”
Due leader caduti allo specchio. Da un lato Beretta, a cui è stata concessa l’attenuante speciale della collaborazione con la giustizia, visto che ha dato un contributo fondamentale alle indagini. Durante il processo si è difeso con “spietata sincerità” e si è mostrato “estremamente pentito”, ammettendo di essere stato mosso “dall’egida del denaro e del potere”. Dall’altro lato Lucci, che si è rivelato uno dei protagonisti del processo, “particolarmente scaltro, dotato di una mentalità a tratti sopraffina ma allo stesso tempo di un’intelligenza spiegata” che gli ha consentito di cercare di negare le accuse nei suoi confronti. Per Beretta la questione tifo era “mera facciata”, mentre Lucci “è sempre stato un vero tifoso, un combattente”.