24/06/2026
Oggi San Giovanni. Auguri a chi porta questo nome, con il racconto di Locus Iste e di Laura Piccolo su come si vive (in piccola parte ormai) questa giornata e quella precedente a Napoli
‘O chiummo ‘e San Giuvanne
San Giuvanne beneditto,
pe’ ‘nu ‘nfame maleditto
fuste a morte condannato;
cu’ ‘stu piombo riquagliato
la furtuna ca me date
canoscere me facite
San Giuvanne della vita.
Era questa un’antica invocazione recitata nel corso della molibdomanzia, una pratica divinatoria impiegata dagli alchimisti a scopo predittivo consistente nel colare in acqua fredda un metallo fuso che solidificando dava origine a forme da cui trarre auspici per il futuro.
Un tempo nella notte di San Giovanni tutto diventava possibile. Rituali propiziatori ma anche estasi orgiastiche impudicamente frammisti alla festività religiosa. Falò, canti, ‘mpertecate. E nel nome di San Giovanni Battista, l’invito ad una promiscua svestizione dei corpi e ai bagni di mare, necessari per purgare ciascuno da morbi e peccati, nel 1632 proibiti con un editto vicereale. Poi al sorgere del sole, l’attesa visione del volto del Santo che avrebbe significato per ogni donzella la vagheggiata realizzazione amorosa.
I festeggiamenti duravano un ottavario. A Napoli si cominciava la sera della vigilia del 24 giugno con celebrazioni nella Chiesa di San Giovanni a Mare, seguite da solenni processioni per le strade del quartiere Porto guidate dal re e dall’intera nobiltà.
Proprio ad un re per una moneta, un “alfonsino”, capitò di perdere la testa. Nel Quattrocento per le fanciulle in età da marito, v’era l’usanza nella notte precedente la ricorrenza di San Giovanni di appendere delle ghirlande all’uscio della porta e chiedere ai passanti un’offerta per le sospirate nozze. Nell’occasione re Alfonso d’Aragona porse alla giovane Lucrezia d’Alagno, che trepidante attendeva, una borsa ricolma di monete d’oro. Ma ella trattenendone una sola, rispose che di Alfonsi a lei ne sarebbe bastato uno solo, legando immediatamente a sé il sovrano spagnolo.
Testimone dei rituali attuati nella notte di San Giovanni per rievocare il Battesimo di Cristo nel Giordano e rinnovare la propria devozione al Battista, resta a Napoli la Chiesa di San Giovanni a Mare, un tempo annessa all’ospedale di San Giovanni eretto dai cavalieri dell’Ordine di Malta. In origine lambita dalle acque, seppur completamente incassata tra gli edifici che la circondano, essa continua a conservare l’antico fascino medievale.
Testo e foto di Laura Piccolo