25/09/2026
Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che, tra le altre cose, introduce un tetto del 30% agli studenti di origine straniera nelle classi.
Per chi, come noi, lavora anche nelle scuole, questo decreto parla di bambini e bambine che conosciamo bene. Li incontriamo in classe, accompagniamo le loro famiglie nelle difficoltà che possono incontrare, insieme leggiamo storie e facciamo laboratori creativi, lavoriamo accanto alle loro insegnanti. Da lì, dalle loro classi e dai loro banchi, vediamo una cosa con chiarezza: ogni scuola riflette la comunità che serve, con le sue fragilità e le sue risorse.
Quando una scuola è in difficoltà, di solito mancano delle cose. Una biblioteca attrezzata, un servizio mensa attivo e continuativo, una palestra, un cortile esterno. Servizi territoriali presenti e funzionanti. Insegnanti valorizzati e sostenuti. È questo che toglie a bambini e bambine il diritto allo studio, sancito dalla nostra Costituzione.
I compagni e le compagne di banco arrivati da un altro paese, in questo elenco, non ci sono.
Anzi, in classe sono spesso una risorsa per tutti, grandi e piccoli. Si cresce nel confronto con storie, lingue e punti di vista diversi, ed è una competenza che servirà a ogni bambino e bambina, ovunque sia nato.
Per questo chiediamo a chi prende decisioni sulla scuola di mettersi prima di tutto in ascolto di chi la scuola vive ogni giorno: a partire dai bambini e dalle bambine, includendo via via genitori, insegnanti, dirigenti, operatori sociali.
Le comunità educanti conoscono i problemi da vicino. E spesso conoscono anche le soluzioni.