Opera Purgatorio ad Arco E.T.S - Ente Filantropico

Opera Purgatorio ad Arco E.T.S - Ente Filantropico Da 400 anni ci prendiamo cura delle persone in difficoltà e delle anime del Purgatorio.

🔖📚 𝗜𝗹 𝗽𝗮𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗢𝘁𝘁𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗴𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶, 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗲 (Parte II)Come ...
19/06/2026

🔖📚 𝗜𝗹 𝗽𝗮𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗢𝘁𝘁𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗴𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶, 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗲 (Parte II)

Come abbiamo visto nel post della Parte I, tra le misure adottate a metà Ottocento, sia nel Regno delle Due Sicilie che negli altri Stati Italiani, per combattere la piaga del pauperismo vi erano le Scuole Gratuite Primarie, i Monti Frumentari e la divisione tra poveri dei Demani comunali, cioè delle terre comuni. Misure che, a giudizio di Giambattista Cely-Colaianni, autore del saggio 𝘊𝘰𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘢𝘶𝘱𝘦𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰*, pur essendo adeguate non erano state applicate in modo efficace, con la conseguenza che la povertà, sebbene diminuita, era ancora un fenomeno di vaste proporzioni.

I motivi per cui tali istituti non avevano funzionato, secondo l’autore, erano molteplici: le Scuole Primarie erano spesso rette da istitutori incapaci e non sufficientemente preparati e venivano, pertanto, disertate da chi avrebbe dovuto frequentarle.

Quanto ai Monti Frumentari, oltre alla «mala opera avverata spessamente che il grano di tali pie istituzioni venga furbescamente condiviso tra gli Agenti stessi del Monte, tra le famiglie e gli assequi di costoro», una delle ragioni per cui il colono povero non aveva alcun tornaconto da questo strumento era che doveva trovare un garante che si obbligasse a pagare per lui qualora, alla scadenza stabilita, non restituisse al pio stabilimento il grano preso a prestito. L’occasione, 𝘤̧𝘢 𝘷𝘢 𝘴𝘢𝘯𝘴 𝘥𝘪𝘳𝘦, era ghiotta per gli usurai: «perocché la famiglia usuraria si proffere a far tali garenzie» spiega Cely-Colaianni «ma esige per ogni tre tomola di genere la terza parte per suo compenso, cioè uno su tre tomola per le quali garentisce il colono».
Senza contare che i coloni, «padroni di campicelli», erano mal visti dai grandi proprietari terrieri poiché rappresentavano braccianti che si sottraevano al lavoro nei campi e che facevano, di conseguenza, aumentare il costo della manodopera per penuria di lavoratori.

Per quel che riguarda la divisione dei Demani comunali, l’autore racconta che le terre distribuite ai poveri erano nettamente inferiori a quelle usurpate dai ricchi e che, quand’anche i poveri ne entravano in possesso, spesso le rivendevano dopo poco ai proprietari confinanti per «qualche tomolo di legumi o granaglia». I coloni, quindi, restavano poveri e i latifondisti accrescevano le già vaste tenute accaparrandosi le quote demaniali. Una pratica, questa, diffusa sin dai tempi dei Romani, quando i ricchi accrescevano i loro monopoli terrieri usando dei prestanome. E come a quel tempo fu emanata una legge che proibiva di possedere più di cinquecento iugeri di terreno, così nell’Ottocento i vari Stati vietarono ai coloni l’alienazione della propria quota prima del decorso di un certo numero di anni. Ma, fatta la legge, trovato l’inganno: «come al fatto di Roma per mezzo di suppositizi nomi i diviziosi sono ora i domini di fatto, i proletari di voce sulle terre demaniali».

Qual era, dunque, la soluzione secondo Cely-Colaianni? L’autore scarta istituzioni quali le Casse di Risparmio o i Monti di Pegno, che ritiene utili solo per il soccorso immediato ai poveri e prive di una visione strutturale. Scarta anche le teorie economiche di Smith, McCulloch, Ricardo e Say sulle «macchine» le quali, risparmiando braccia umane, ridurrebbero il prezzo dei prodotti e consentirebbero maggiore facilità ad acquistarli, generando una diffusa agiatezza: «ma le macchine in generale» sostiene l’autore «quasi tutte àn per iscopo fabbricazioni di oggetti di lusso, dappoichè, e ciò è a comune notizia, le classi ultime nelle Provincie veston di panno lavorato nelle famiglie, ordito colle lane filate fra domestici lari, e quindi mentre i ricchi, che degli oggetti di lusso sovra ogni altro fanno uso» spenderebbero di meno, i poveri - per nulla avvantaggiati dal progresso delle macchine – si vedrebbero per giunta privati del lavoro.
Tralasciando tutte le «poetiche visioni e l’utopie di menti creatrici che sognarono riformare e ricostruire l’edifizio sociale», Cely-Colaianni torna sulle tre misure governative descritte all’inizio, ovvero le Scuole Primarie, la divisione delle terre demaniali e i Monti Frumentari, considerate le uniche adatte a sradicare la povertà in modo strutturale e bisognose solo di essere rese realmente efficaci.

Per questo motivo, propone un potenziamento delle Scuole Gratuite Primarie con corsi che stimolino le qualità fisiche e morali della persona, impartendo l’insegnamento della religione e della morale, dei doveri verso la famiglia e la società, della storia naturale e dell’astronomia, dell’agricoltura e delle arti e dei mestieri, della geometria, del disegno e della meccanica.

Per migliorare i Monti Frumentari, l’autore sostiene che sarebbe necessario mettere alla loro guida Amministratori onesti e istruiti. Inoltre, sarebbe preferibile favorire il decentramento di questi istituti, affidandone la gestione ad Amministratori Distrettuali poiché questi, stando sul posto, avrebbero una conoscenza più approfondita della situazione locale. In ultimo, andrebbero stabilite regole precise per la distribuzione del grano ai coloni, per il controllo dei loro adempimenti, per il ritiro del raccolto e previste ammende e interdizione dalle cariche pubbliche per gli Amministratori infedeli.

La divisione delle terre demaniali era, per Cely-Colaianni, la questione più spinosa: sebbene, infatti, la legge vietasse i «Maioraschi» (istituto giuridico utilizzato per conservare l’integrità del patrimonio familiare nel corso delle generazioni, trasmettendo a un solo erede, in genere il primogenito, il patrimonio), ancora a metà dell’Ottocento «vedesi in talune grandi famiglie eternizzata la proprietà in alcune Province».

Se vi erano ragioni plausibili per tutelare la stabilità dei capitali e della proprietà privati, quali la loro destinazione ad attività imprenditoriali, commerci, beneficenza pubblica e privata, pubblica istruzione o anche semplicemente soccorsi familiari, secondo l’autore si sarebbe dovuto parimenti sostenere la stabilità, e dunque l’inalienabilità, delle terre demaniali date ai poveri: il Governo sarebbe rimasto «padrone diretto in perpetuo» e il colono e i suoi discendenti «padroni utili». Questa soluzione, a suo avviso, avrebbe posto un freno all’avidità dei grandi possidenti che, pur avendo tenute estesissime, continuavano a impadronirsi dei terreni destinati ai poveri.

* Il saggio, edito dallo Stabilimento Tipografico di Giuseppe Cataneo, Napoli, 1856, è dedicato a D. Ludovico Bianchini, economista, storico, politico e avvocato napoletano, Ministro dell’Interno all’epoca in cui Cely-Colaianni scrive. Il volume proviene dalla Biblioteca “Donato d’Acunto” di Opera Purgatorio ad Arco E.T.S. - Ente Filantropico, settore Miscellanea curato da Giuliana Albano, socia dell’Associazione Amici degli Archivi onlus.

🔖📚 𝗜𝗹 𝗽𝗮𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗢𝘁𝘁𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗴𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶, 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗲 (Parte I)   In ...
15/06/2026

🔖📚 𝗜𝗹 𝗽𝗮𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗢𝘁𝘁𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗴𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶, 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗲 (Parte I)

In un saggio intitolato 𝘊𝘰𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘢𝘶𝘱𝘦𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰, Giambattista Cely-Colaianni, sotto-intendente di Vasto, cavaliere del sacro, reale e militare ordine costantiniano di San Giorgio*, conduce un’indagine sulla condizione dei poveri nell’Ottocento, in Europa e in Italia. Le riflessioni sono interessanti per comprendere la società del tempo e la visione di alcuni esponenti della classe amministrativa e governativa su come combattere questo male endemico.

L’autore passa in rassegna le drammatiche condizioni dei poveri in Inghilterra e in Francia e, con riferimento all’Italia, rintraccia le origini della miseria sin dai tempi dell’Impero Romano e del Feudalesimo. Per quest’ultimo, i cui strascichi arrivarono fino all’Ottocento, Cely-Colaianni afferma che, sebbene i feudatari avessero poteri ingiusti e barbarici e i vassalli fossero considerati, alla stregua del suolo, proprietà del feudatario, la povertà era meno spaventosa poiché il padrone del feudo aveva tutto l’interesse a mantenere in salute i suoi lavoratori.

A questo proposito Cely-Colaianni cita alcuni dati statistici: «In Russia ove regge il principio di feudalità» scrive «sappiamo pel Commessario inglese 𝘉𝘭𝘪𝘨𝘩, incaricato di studiar quell’Impero, non esservi a propriamente parlare miseria, i padroni del suolo avendo per interesse proprio il soccorrere i loro lavoratori e vassalli; e di più abbiamo per nozioni statistiche […] che in Russia i poveri stanno in proporzione degli altri abitanti come 1 a 100, mentre oltre ciò che abbiam detto sull’Inghilterra e la Francia, […] in Norvegia 1 povero sopra 20 abitanti, nella Svezia 1 sopra 42, in Danimarca 1 su 32, in Zurigo (cantone Svizzero) 1 sopra 34, in Vaus 1 sopra 9, in Ginevra 1 sopra 23, e via di prosieguo».

In Italia, prosegue l’autore, agli inizi dell’Ottocento il pauperismo aveva proporzioni enormi e ciò dipendeva anche dalle nuove forme sociali subentrate al Feudalesimo. Ai proprietari terrieri si era sostituita una classe ancora più rapace, una sorta di borghesia rurale, in parte formata dagli stessi Agenti delle Province che amministravano i fondi dei feudatari accorsi nella Capitale a occuparsi di politica e a dilapidare i propri capitali vivendo nel lusso eccessivo.
Amministrando fraudolentemente i feudi affidatigli, questi 𝘱𝘢𝘳𝘷𝘦𝘯𝘶 mirarono all’arricchimento personale e trassero profitto dalla vendita dei beni delle abolite corporazioni e da quelli che formavano il 𝘥𝘦𝘮𝘢𝘯𝘪𝘰: «dessi comperarono a vilissimo prezzo siffatte proprietà» spiega l’autore. «I novelli speculatori, incensi dall’ardenza d’aggrandirsi, e tostamente, furono sul dorso a’ lavoratori, perché di doppio sudore avesser bagnati i solchi de’ loro campi» e si appropriarono anche del «racimolare e lo spigolare», ossia tolsero ai lavoratori dei campi anche il diritto consuetudinario di raccogliere per sé le spighe di grano e i frutti rimasti a terra.

Secondo Cely-Colaianni la miseria cominciò a diminuire, negli Stati Italiani e nel Regno delle Due Sicilie, verso la metà del secolo grazie a tre istituti in particolare: le Scuole Gratuite Primarie, i Monti Frumentari e la divisione tra poveri dei Demani comunali, cioè delle terre comuni.

I poveri che bisognava educare al lavoro e dotare di «istrumenti di lavoro», erano annoverabili in due classi: «la prima è di coloro, che, non avendo educazione o volontà a lavorare, manchino del lavoro; la seconda è di coloro che dotati del disiderio e dell’attitudine manchino di strumenti. Pe’ primi provvide leggi comandano venissero incarcerati come 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘰𝘣𝘪 𝘮𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘪, pe’ secondi molti paterni Governi ànno stabilito tre potentissimi modi a raggiungere l’umanitario loro scopo. Per coloro infine i quali per età od infermità divenissero inatti al lavoro, gli Stati Italiani ànno Asili di Mendicità e sovra tutti il nostro Regno ribocca di cosiffatti Asili eretti dal terzo immortal Carlo di Borbone, da Ferdinando I, e più ampiamente dall’augustissimo Sovrano Regnante Ferdinando II (N.d.R. regnante all’epoca in cui l’autore scrive)».

La Scuola Gratuita Primaria, istituita per alleviare la povertà, esisteva in ogni Comune di quasi tutti gli Stati Italiani e in questa «l’individuo del minuto popolo» aveva la possibilità di apprendere «la Morale, la Religione Cristiana, e la conoscenza di quelle nozioni che valgano per addimesticarlo all’agricoltura ed alle arti». Era, inoltre, stabilita la divisione dei Demani comunali in tante piccole quote da distribuire ai poveri di ciascun Municipio, «affinché tutti così alla qualità di 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘶𝘮𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 consociar potessero quella di 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘶𝘵𝘵𝘰𝘳𝘪». Infine, per far sì che i poveri potessero rendere produttivi i terreni assegnatigli, era stato creato un Monte Frumentario che distribuiva determinate quantità di grano ai coloni durante il tempo della semina.

Con questi strumenti forniti dal Governo, secondo Cely-Colaianni il povero era messo in condizione di provvedere al proprio sostentamento. E per chi, disconoscendo il valore di tali benefici, si votasse comunque al vagabondaggio, esisteva il deterrente del «codice punitivo che lo minaccia delle pene sancite per l’improba mendicità».

Eppure, nonostante la convinzione che queste misure fossero efficaci per sradicare il pauperismo, l’autore ammette che la miseria, per quanto scemata, rappresentava ancora un fenomeno rilevante. La causa, a suo modo di vedere, risiedeva nella concreta attuazione di tali provvedimenti, che lasciava a desiderare.

(continua)

* Il saggio, edito dallo Stabilimento Tipografico di Giuseppe Cataneo, Napoli, 1856, è dedicato a D. Ludovico Bianchini, economista, storico, politico e avvocato napoletano, Ministro dell’Interno all’epoca in cui Cely-Colaianni scrive. Il volume proviene dalla Biblioteca “Donato d’Acunto” di Opera Purgatorio ad Arco E.T.S. - Ente Filantropico, settore Miscellanea curato da Giuliana Albano, socia dell’Associazione Amici degli Archivi onlus.

𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲: 𝗹’𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗥𝗨𝗡𝗧𝗦 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗻𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 “𝗢𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗣𝘂𝗿𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗱 𝗔𝗿𝗰𝗼 𝗘.𝗧.𝗦. – 𝗘𝗻𝘁𝗲 𝗙𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗿...
11/06/2026

𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲: 𝗹’𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗥𝗨𝗡𝗧𝗦 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗻𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 “𝗢𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗣𝘂𝗿𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗱 𝗔𝗿𝗰𝗼 𝗘.𝗧.𝗦. – 𝗘𝗻𝘁𝗲 𝗙𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗶𝗰𝗼” 💫🎉

Nella nostra storia secolare abbiamo affrontato diverse trasformazioni, anche della forma giuridica, per adeguarci al mutare dei tempi e delle leggi che disciplinano il funzionamento di Enti come il nostro.

Oggi compiamo un altro passo importante: il passaggio da Onlus a Ente del Terzo Settore.

La nostra nuova denominazione - formalizzata con il Decreto Dirigenziale n. 570 del 04.06.2026 avente ad oggetto l’iscrizione nella sezione C) Enti Filantropici del RUNTS - è 𝗢𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗣𝘂𝗿𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗱 𝗔𝗿𝗰𝗼 𝗘.𝗧.𝗦. – 𝗘𝗻𝘁𝗲 𝗙𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗶𝗰𝗼.

Un nome che riflette il presente e guarda al futuro, senza dimenticare il passato della nostra Istituzione, una delle poche Opere Pie ancora in vita.

Come stabilisce il nuovo Statuto, l’Opera Purgatorio ad Arco E.T.S. – Ente Filantropico persegue, senza scopo di lucro, le finalità civilistiche, solidaristiche e di utilità sociale per la quale fu fondata nel 1605 da alcuni membri della più antica nobiltà partenopea, che l’istituirono con un duplice fine: lo svolgimento di “attività di ca**tà e beneficenza” e per “la celebrazione delle messe giornaliere, opere di culto ed altre sacre funzioni in suffragio delle Anime del Purgatorio”.

Le attività istituzionali dell’Ente riguardano:

a) erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma dell’articolo 5 D.Lgs. 117/2017; beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti di cui alla Legge 19 agosto 2016 n. 166, e successive modificazioni;
b) interventi e prestazioni sanitarie gratuite a favore di persone svantaggiate, rese anche in regime di convenzione con enti o personale medico, che comunque operano senza compenso;
c) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e delle attività di interesse generale di cui all’ articolo 5 D.Lgs. 117/2017; le predette attività potranno essere esercitate anche in regime di convenzione;
d) l’associazione nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali si propone inoltre di continuare ad assicurare lo svolgimento delle funzioni di culto secondo il rito della Chiesa Cattolica nelle quali rientrano anche tutte le residue operazioni di Terra Santa che si eseguono nelle cappelle cimiteriali 𝘢𝘣 𝘪𝘮𝘮𝘦𝘮𝘰𝘳𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪 in concessione all’Ente.

Siamo pronti ed emozionati per il nuovo capitolo che si apre nella nostra storia. Se cambia la veste giuridica, resta immutata la nostra vocazione ad ascoltare le istanze del territorio, dove più di quattrocento anni fa abbiamo piantato radici che hanno continuato a germogliare nel corso dei secoli.

Tutto questo è stato possibile anche grazie ai benefattori e agli amici che ci sostengono con entusiasmo, ai volontari che ci aiutano nelle attività assistenziali, agli abitanti del quartiere, alle realtà e alle istituzioni cittadine, alle persone che lavorano qui, agli artisti e agli studiosi ispirati dal nostro luogo e ai numerosi visitatori che ci raggiungono ogni giorno.

Grazie per essere al nostro fianco. Festeggiamo questo nuovo inizio insieme! 🤝💖🍾🥂

𝗚𝗹𝗶 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶, 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝘂𝘀𝘁𝗼𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗹'𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 📜🗄️💫 Oggi celebriamo la “Giornata Int...
09/06/2026

𝗚𝗹𝗶 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶, 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝘂𝘀𝘁𝗼𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗹'𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 📜🗄️💫

Oggi celebriamo la “Giornata Internazionale degli Archivi”. La ricorrenza fu istituita nel 2007 dall’ICA (International Council of Archives) per celebrare il ruolo fondamentale degli archivi nel custodire la memoria storica e per sensibilizzare la collettività sulla necessità di preservare i patrimoni documentali anche per le future generazioni. La data fu scelta perché il 9 giugno 1948 è il giorno in cui l’UNESCO fondò l’ICA, organizzazione che si occupa di tutelare e promuovere gli archivi in tutto il mondo.

L’Archivio Storico e la Biblioteca di Purgatorio ad Arco Onlus, gestiti in regime di convenzione dall’Associazione Amici degli Archivi Onlus dal 2002, furono intitolati all’Avv. Donato d’Acunto, compianto Presidente del nostro Ente dal 1989 al 2014, con una Cerimonia di presentazione della nuova denominazione che si tenne l’11 luglio 2018 presso il Complesso Monumentale di Purgatorio ad Arco.
In quella occasione fu illustrato dal Prof. Giovanni Fazio, esperto di Conservazione dei beni culturali, il restauro del prezioso Antifonario custodito nel nostro Archivio e la musica in esso contenuta fu eseguita dall’organista Salvatore Lamberti. Per gli ospiti fu, inoltre, organizzata una visita guidata ai locali dell’Archivio e della Biblioteca.

Con l’Archivio Storico e la Biblioteca “Donato d’Acunto”, Purgatorio ad Arco Onlus dispone di un patrimonio documentale di notevole entità, prezioso per ricostruire la vita dell’Ente e di Napoli nel corso dei secoli. Sfogliare queste carte significa attraversare la storia della nostra città, come se entrassimo in una macchina del tempo che ci restituisce il racconto vivo delle diverse epoche, dove le evoluzioni della nostra Istituzione si intrecciano con i mutamenti politici, culturali, urbanistici e religiosi di quella che è stata una delle capitali più vivaci e colte d’Europa.

Purgatorio ad Arco Onlus fa parte, inoltre, dei 18 Enti aderenti al Polo del “Miglio della Memoria”, il sistema culturale voluto dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania, e sostenuto dal Comune di Napoli, per valorizzare lo straordinario patrimonio documentale - 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘥𝘶𝘦 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘶𝘮𝘪 𝘦 120 𝘒𝘮 𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢𝘳𝘪 𝘥𝘪 𝘥𝘰𝘤𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘥’𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘰 - conservato nel Centro Antico di Napoli, nell’area delimitata dai tre decumani.

Nelle immagini di seguito, alcuni momenti della Cerimonia di presentazione della nuova denominazione.

𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗮𝗰𝗲𝗶 📜🗄️I beni cartacei, come ogni materiale, sono soggetti a dete...
05/06/2026

𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗮𝗰𝗲𝗶 📜🗄️

I beni cartacei, come ogni materiale, sono soggetti a deterioramento, a causa di fattori intrinseci ed estrinseci. Per la tutela e la conservazione dei materiali archivistici, è necessaria una programmazione organica che preveda sia interventi preventivi che curativi. In particolare, con gli interventi di tipo conservativo è possibile posticipare gli interventi di vero e proprio restauro, che sono molto più complessi.

Con l’avvicinarsi della “Giornata Internazionale degli Archivi”, di cui parleremo, vi mostriamo alcune immagini del “Corso di conservazione e restauro dei beni culturali cartacei”, organizzato nel 2017 dall’Associazione Amici degli Archivi Onlus, che dal 2002 gestisce in regime di convenzione l’Archivio Storico e la Biblioteca “Donato d’Acunto” di Purgatorio ad Arco Onlus.

Il corso era rivolto sia a semplici curiosi ed amatori che a tutte quelle figure professionali (bibliotecari, archivisti, storici dell’arte, conservatori ecc.) che, per lavoro, volessero arricchire il proprio curriculum. Vi partecipò anche il nostro Direttore Amministrativo, l’Avv. Daniela d’Acunto.

Le lezioni, che si svolgevano nella sede dell’Archivio Storico di Purgatorio ad Arco Onlus, furono tenute dal Prof. Giovanni Fazio, esperto di Conservazione dei beni culturali e socio di Amici degli Archivi. Gli argomenti trattati riguardavano cenni di storia della carta, del documento, del libro e della stampa, patologia e analisi dei danni delle opere d’arte su carta e del libro, elementi di conservazione, collazione e spolveratura, tecniche meccaniche di pulitura, cenni sulle tecniche basilari di pulitura per via umida, asciugatura, tecniche di restauro: risarcimenti, manding e sandwich.

𝗕𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮! 💫Oggi l’Italia festeggia l’80° anniversario della nascita della Repubblica, da quando il r...
02/06/2026

𝗕𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮! 💫

Oggi l’Italia festeggia l’80° anniversario della nascita della Repubblica, da quando il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 sancì la fine della monarchia e il passaggio del nostro Paese alla forma repubblicana.

In questo giorno si celebrano anche l’elezione dell’Assemblea Costituente e il primo voto delle donne (anche se il primo vero voto fu tra marzo e aprile 1946, alle elezioni amministrative).

Una curiosità che riguarda un nostro illustre concittadino, Benedetto Croce. Il filosofo, che fu tra gli eletti dell’Assemblea Costituente, avrebbe potuto essere il primo Presidente della neonata Repubblica: il 22 giugno Pietro Nenni, segretario del partito socialista, scrisse una lettera a Croce per sondare la sua disponibilità a candidarsi alla più alta carica dello Stato. Ma il noto intellettuale e politico liberale rifiutò, sostenendo di sentirsi inadeguato a ricoprire un tale ruolo e riaffermando la sua posizione di uomo di pensiero più che di azione. Primo Presidente della Repubblica fu, dunque, un altro napoletano: Enrico De Nicola.

Nell’immagine: Seduta della Suprema Corte di Cassazione del 10 giugno 1946, che approvò i risultati del referendum istituzionale. Pubblico dominio, Autore sconosciuto, Fonte: https://archivio.quirinale.it/aspr/fotografico/PHOTO-002-002279/presidente/enrico-de-nicola/referendum-istituzionale

𝗨𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗶 𝗕𝗼𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶 (Parte II) 📜🗄️🔍Come abbiamo raccontato nel p...
29/05/2026

𝗨𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗶 𝗕𝗼𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶 (Parte II) 📜🗄️🔍

Come abbiamo raccontato nel post precedente, negli anni precedenti al crollo del Regno delle Due Sicilie e all’unificazione dell’Italia, la dinastia borbonica fu oggetto di un attacco mediatico da parte della stampa liberale europea e probabilmente, nel tentativo di approntare una controffensiva, Ferdinando II fece pubblicare alcuni opuscoli in difesa del proprio operato. Tra questi, il 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘢𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘴𝘵𝘪𝘢 𝘥𝘦’ 𝘉𝘰𝘳𝘣𝘰𝘯𝘪 e l’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘢𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘴𝘵𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘉𝘰𝘳𝘣𝘰𝘯𝘪, entrambi di autore anonimo e dati alle stampe nel 1857¹.

Il primo è un documento di natura compilativa, che elenca dettagliatamente le opere pubbliche realizzate dai Borboni e in particolare da Ferdinando II, per dimostrare la spinta alla modernizzazione impressa al Sud dalla dinastia e presentare i Borboni come sovrani illuminati. Il secondo, in apparenza un’analisi oggettiva del primo, in realtà ha il sapore di un suo “rinforzo” ideologico, in quanto l’autore prende i dati tecnici lì elencati e li trasforma in argomenti politici contro i detrattori della dinastia.

L’analisi effettuata nell’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦 è condotta considerando le opere pubbliche realizzate durante il Regno dei Borboni «sotto il triplice rapporto economico, finanziero, e politico».

Nel post precedente abbiamo visto come l’autore del documento, valutando le infrastrutture realizzate da Ferdinando II dal punto di vista economico, ne deduca un’indiscutibile prova dell’eccellente amministrazione del sovrano.

L’esame dei vantaggi economici prodotti da queste opere pubbliche prosegue e lo scrivente vi include l’accrescimento della ricchezza pubblica e la creazione di un valore che prima non esisteva. Inoltre, «la sussistenza, l’agiatezza, l’incivilimento, in una parola la prosperità ed il benessere delle popolazioni di lunga mano è accresciuta, migliorata, favorita e per gli ostacoli fisici che dalle opere pubbliche vengono rimossi, e per l’agevolezza delle comunicazioni che si aprono, e pel movimento che ne consegue all’industria manifatturiera, alle arti, alle scienze, e per la circolazione più facile e spedita, e pel commercio interno ed esterno guarentito e facilitato, e pel comodo, gli agi, le occupazioni, i guadagni, la produzione e la diffusione de’ beni, ed in cima a tutto per lo miglioramento religioso, intellettuale e morale che dalle opere pubbliche ritraggono i popoli».

A tali vantaggi, secondo l’autore, si aggiunge quello relativo alla maggiore circolazione della moneta, «che rimane utilmente impiegata all’interno del regno anziché soffrire estrazione allo straniero». Per giunta, con la costruzione di siffatte opere «si apprestano mezzi di occupazione e di sussistenza a svariate classi di operai, ed in mille maniere è sovvenuta la miseria, somministrando lavoro giornaliero alle braccia, ed alle masse povere delle popolazioni».

Dopo la valutazione dei benefici economici, vengono analizzati i vantaggi sul piano della finanza pubblica.

Da questo punto di vista, afferma l’estensore dell’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦, tali infrastrutture sono state compiute «senza che fosse stato d’uopo di ricorrere ad imposizione di tributi e di balzelli straordinari, e senza chiamare a soccorso la moneta de’ privati, e da ultimo senza contrarre novelle obbligazioni, o gravare di debiti […] lo erario pubblico, o le province, ed i Comuni», ossia confidando esclusivamente sui mezzi propri dell’amministrazione pubblica. Queste circostanze testimonierebbero, dunque, la saggezza e l’accortezza del Governo borbonico, e in particolare di quello di Ferdinando II, anche sotto il profilo finanziario.

Infine, l’autore sottopone a valutazione politica l’amministrazione borbonica, in particolare quella del Sovrano regnante: se è vero – dice - che le Grandi Opere difficilmente vengono realizzate in tempi di guerra, di conflitti civili e di instabilità governativa, poiché hanno bisogno di pace, tranquillità pubblica e stabilità del Governo, il vasto numero di infrastrutture realizzate costituirebbe, di per sé, la prova di una «imperturbabile tranquillità pubblica, di una stabilità e fermezza governativa» vigenti sotto la dinastia borbonica per le quali «le popolazioni han potuto sentire gli effetti immediati della utilità e de’ vantaggi derivati dalla costruzione di tante opere pubbliche».

Terminato l’esame dai tre punti di vista indicati, il partigiano analista conclude che le opere pubbliche realizzate dai Borboni, e in particolare da Ferdinando II, sono «conseguenza di profonda applicazione delle dottrine economiche; di saggia e provvida amministrazione finanziera; di salda stabilità del governo e di pacifico godimento della pubblica tranquillità».

La conclusione che possiamo trarre noi, cui non competono le dispute storiografiche sull’operato dei Borboni, riguarda la preziosità di queste fonti, che ci aiutano a comprendere il clima dell’epoca, la crisi di un mondo che stava scomparendo e che voleva lasciare un segno prima che la Storia voltasse pagina. Documenti che sono importanti anche per conoscere, al di là della propaganda, il livello tecnologico raggiunto dal Sud prima dell’unificazione.
Da questo punto di vista, il 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 e l’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 appaiono non così lontani dai moderni strumenti con i quali i Governi cercano di difendere il proprio operato: erano, in un certo senso, i “comunicati stampa” dell’epoca.



¹ Entrambi i documenti provengono dalla Biblioteca “Donato d’Acunto” di Purgatorio ad Arco Onlus, settore Miscellanea curato da Giuliana Albano, socia dell’Associazione Amici degli Archivi onlus.

𝗨𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗶 𝗕𝗼𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶 (Parte I) 📜🗄️🔍Come abbiamo visto nei post pr...
25/05/2026

𝗨𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗶 𝗕𝗼𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶 (Parte I) 📜🗄️🔍

Come abbiamo visto nei post precedenti, negli anni che precedettero il crollo del Regno delle Due Sicilie e l’unificazione dell’Italia, vi fu una vera e propria battaglia pubblicistica tra una stampa anti-borbonica e la stessa dinastia che tentò di offrire una contro-narrazione, dimostrando la modernità del Regno a chi la accusava di immobilismo e inettitudine.

Abbiamo già detto del 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘢𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘴𝘵𝘪𝘢 𝘥𝘦’ 𝘉𝘰𝘳𝘣𝘰𝘯𝘪, un opuscolo di autore anonimo, pubblicato nel 1857, probabilmente per volontà dello stesso Ferdinando II allo scopo di rispondere alla propaganda liberale che faceva breccia nelle classi borghesi del Regno. L’opuscolo, come abbiamo raccontato, elenca meticolosamente le opere pubbliche realizzate dai Borboni e in particolare da Ferdinando II.

Esiste un altro documento, intitolato 𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘳𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘢𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘴𝘵𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘉𝘰𝘳𝘣𝘰𝘯𝘪¹, che appare una sorta di appendice ideologica del primo. Pubblicato nello stesso anno e parimenti privo di paternità, tale documento si presenta come un’analisi del 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰 ma, leggendolo, appare chiara la funzione “di rinforzo” e di apologia del primo.

L’autore dell’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦, infatti, esalta l’importanza del 𝘊𝘦𝘯𝘯𝘰, sostenendo che il libello ha il merito di mostrare un Regno in costante modernizzazione, soprattutto sotto Ferdinando II, in cui si realizzano strade, ponti, bonifiche e altre importanti opere infrastrutturali.

La disamina effettuata nell’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦 è condotta considerando le opere pubbliche realizzate durante il Regno dei Borboni «sotto il triplice rapporto economico, finanziero, e politico».

Già il rapporto economico, secondo l’autore, metterebbe in luce «l’intrinseco merito delle opere, l’alta provvidenza del Monarca che le comandava, e la saggia amministrazione del suo governo».

Le province del Regno, argomenta lo scrivente, erano precipitate in condizioni miserevoli «sotto la lunga ed infelice dominazione vice-regnale», soprattutto per quel che riguardava la vita e il benessere delle popolazioni. In quel periodo, a parte qualche opera pubblica realizzata a Napoli e per lo più a scopo di lusso e magnificenza anziché per fini di «pubblica e universale utilità», non vi erano strade pubbliche e consolari. Persino i comuni della stessa provincia, posti a breve distanza l’uno dall’altro, «mancavano di facile comunicazione e di reciproco traffico per difetto di strade». Una situazione, questa, che di per sé rivelava l’arretratezza e l’avvilimento in cui vivevano le popolazioni al tempo dei viceré.

Fu Carlo III, ci dice lo scrittore dell’𝘌𝘴𝘢𝘮𝘦, a risollevare il prestigio della Monarchia e a migliorare «i destini de’ popoli delle due Sicilie»: sotto il suo governo «opere pubbliche senza fine si videro sorgere in tutte parti del regno, specialmente le strade, ed alcune di straordinaria magnificenza». L’opera fu continuata dal figlio Ferdinando I e proseguita da Francesco I e Ferdinando II.

I Borboni avrebbero dunque inaugurato un periodo di prosperità, di cultura e di benessere dei sudditi proprio grazie alle innumerevoli opere pubbliche realizzate sotto la loro dinastia. Per sostenere la sua tesi, l’autore richiama una dottrina condivisa dai principali economisti, secondo cui il denaro speso in opere pubbliche non è mai dissipato perché, qualunque sia il tipo e lo scopo di un’opera pubblica, essa produce sempre un’utilità 𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢 o 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢 per l’interesse generale. E, applicando tale dottrina alle opere compiute da Ferdinando II, sia quelle di nuova costruzione che quelle di ristrutturazione, dovrebbe riconoscersi che tali opere sono indirizzate all’«𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢 de’ suoi popoli».

Infatti, prosegue l’autore, per riconoscere l’utilità di un’opera pubblica la scienza richiede che siano presenti quattro requisiti: innanzitutto che si tratti di opere necessarie e non di solo lusso o ornamento. Per questo motivo «sono sempre da preferire a tutte le altre, le strade, i ponti, i porti, le arginazioni, i prosciugamenti, le bonificazioni ed altre simili». Gli stessi «monumenti pubblici, ed ogni altra opera che accenni a civiltà, a magnificenza» sono da realizzarsi in via sussidiaria rispetto alle prime. In secondo luogo, le opere devono mirare all’interesse generale. Inoltre, alla loro massima utilità deve corrispondere la minore spesa possibile. Infine, all’utilità intrinseca dell’opera deve accompagnarsi «benanche la parte artistica per solidità, per bellezza, per ornamenti».

Orbene, a parere di chi scrive le opere eseguite dai Barboni e in particolare da Ferdinando II, presenterebbero tutti e quattro questi requisiti. E anche la spesa impiegata per realizzarle, pari a 14,692,182 ducati, una somma ingente in valore assoluto, risulterebbe per nulla eccessiva nell’ammontare relativo alle opere realizzate. Quali sarebbero state, dunque, le opere compiute dal Monarca regnante? Nei soli cinque anni compresi tra il 1852 e il 1855, avrebbero annoverato «Opere militari, strade, prosciugamenti, bonificazioni, porti, ponti, chiese, conventi, monasteri, camposanti, educandati, collegi, ospizj, stabilimenti di beneficenza, ospedali, tribunali, prigioni, e da ultimo quelle sovrammodo necessarie, le ferrovie, che Egli per primo tra’ Sovrani d’Italia introduceva nel suo reame, ed il telegrafo elettrico magnetico».

(continua)

Nell’immagine: il Palazzo Reale di Napoli nel 1860 con la bandiera del Regno delle Due Sicilie. Autore: Robert Rive. Pubblico Dominio (CC0).



¹ Edito da Stabilimento tipografico di T. Cottrau, Napoli 1857. Il documento, catalogato come s.a. (senza autore), proviene dalla Biblioteca “Donato d’Acunto” di Purgatorio ad Arco Onlus, settore Miscellanea curato da Giuliana Albano, socia dell’Associazione Amici degli Archivi onlus. Annotazioni: estratte diversi giornali esteri; stabilimento in Strada S. Pietro a Majella 31.

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