12/10/2026
𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝘃𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼 𝗲 𝘂𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼: 𝙡'𝙞𝙣𝙘𝙪𝙗𝙖𝙩𝙞𝙤 🏛️🕯️📜
Abbiamo già accennato, quando ci siamo occupati dei saggi di Stefano De Matteis e di Marino Niola sulle anime del Purgatorio¹, al ruolo del sogno come dispositivo di comunicazione tra i devoti e le anime anonime e in generale come porta di accesso al dialogo tra vivi e morti.
Entrambi gli antropologi ci hanno raccontato come il sogno avesse una precisa funzione culturale nelle società arcaiche, funzione che è andata via via scemando fin quasi a perdersi del tutto nella modernità: De Matteis, in particolare, citando l’etnologo e storico delle religioni Vittorio Lanternari sottolinea «l’azione «sociale» del sogno, il suo valore di «fondazione di eventi», il suo presentarsi come «epifania del sacro».
Dove il sogno ha mantenuto radici forti è nelle culture popolari del Meridione e nelle classi subalterne, continuando ad essere un sistema di comunicazione tra il mondo terreno e quello ultraterreno, popolato di morti e di santi, sostituti questi ultimi delle antiche divinità.
Una delle pratiche più arcaiche incentrate sul sogno è quella dell’𝘪𝘯𝘤𝘶𝘣𝘢𝘵𝘪𝘰, un rituale magico-religioso che consisteva nell’addormentarsi in un’area sacra, per cercare in sogno una connessione con la divinità o il santo cui il luogo era dedicato. Lo scopo era quello di ricevere in sogno rivelazioni o messaggi divini, consigli per curare i propri mali o addirittura interventi diretti di guarigione da parte del dio o del santo.
Un interessante contributo dell’etnoantropologo Sergio Todesco su questi rituali² ci spiega che risalgono ad epoca antichissima, di gran lunga anteriore alla civiltà greca che finì per inglobarli e trasmetterli a tutto il mondo classico. Nell’antica Grecia l’𝘪𝘯𝘤𝘶𝘣𝘢𝘵𝘪𝘰 e l’oniromanzia, la divinazione basata sull’interpretazione dei sogni, erano praticate soprattutto dai devoti al culto di Asclepio, il dio della medicina (il latino Esculapio) e, oltre al ritrovamento di offerte votive nei luoghi sacri di diverse località greche quali Epidauro, Atene, Cos, se ne sono rinvenute tracce anche a Roma, ad esempio nell’ospedale dell’Isola Tiberina, dove già nel 289 a. C. i malati venivano disposti intorno alla statua di Esculapio, in attesa di ricevere in sogno la visita del dio guaritore.
L’usanza di dormire in un luogo consacrato a una divinità per ricevere in sogno oracoli o guarigione fu successivamente assorbita e rimodellata dal Cristianesimo, che la collegò al culto dei santi, in particolare dei Santi Medici Cosma e Damiano, di San Ciro e San Giovanni, Sant’Artemio, Santa Tecla ed altri, anche se l’𝘪𝘯𝘤𝘶𝘣𝘢𝘵𝘪𝘰 non fu vista sempre con favore dalla Chiesa, che temeva il suo sconfinamento nella magia.
Oggi questo rituale sopravvive in alcuni microcosmi folklorici, soprattutto del Meridione, ad esempio in Puglia, dove è stato assorbito nel fenomeno del tarantismo, in Calabria e in Sicilia. Ma vi è un’ampia letteratura scientifica che attesta la presenza di questo rito antichissimo in molti altri luoghi, ad esempio in Abruzzo, nell’antica Neapolis e nelle colonie limitrofe, a Tell Kaif, vicino Mossul, dove fino agli anni Sessanta del Novecento i cristiani avrebbero condotto i malati a dormire sulla tomba del vescovo cattolico Simun Tektek Sinceri³.
Agli studi scientifici si affianca un’altrettanto vasta narrazione popolare o leggendaria, come quella della sedia di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe ai Quartieri Spagnoli, su cui le donne si siedono per invocare la grazia della fertilità. Secondo alcuni racconti⁴, sotto la superficie cristiana della devozione alla santa si celerebbe un rituale più antico legato al culto di Diana, cui si chiedeva fertilità dormendo nel suo tempio. E, a ben vedere, anche la leggenda di Santa Patrizia per la quale un cavaliere romano trascorse tutta la notte sulla tomba della santa, cavandole il dente da cui sarebbe sgorgato il sangue che ancora oggi si scioglie, alluderebbe a un fenomeno di 𝘪𝘯𝘤𝘶𝘣𝘢𝘵𝘪𝘰.
A differenza dell’antico rito che si configurava come un rapporto esclusivo tra il fedele e la divinità, nelle pratiche odierne di 𝘪𝘯𝘤𝘶𝘣𝘢𝘵𝘪𝘰 l’esperienza viene vissuta dai devoti collettivamente, dormendo tutti insieme sui pavimenti dei santuari. Una modalità che sembra evidenziare, secondo Todesco, la volontà dei ceti marginali di rappresentarsi come un unico “corpo malato” in cerca di salvezza.
Circostanza, questa, che ci rammenta un modo simile di concepirsi delle classi popolari presso cui si sviluppò il culto delle anime anonime del Purgatorio, come ci hanno illustrato De Matteis e Niola: un’unica comunità che, avvertendo una similitudine di condizione con le anime abbandonate, quella della liminalità, agisce come custode collettivo di una memoria perduta, strumento di riscatto per le vittime dimenticate della Storia.
Nell’immagine: “The dream of Aesculapius” by Sebastiano Ricci (1659-1734) - Gallerie Accademia (Venezia). Fonte: Wikimedia Commons. Licenza. Pubblico dominio.
¹ Saggi raccolti nel volume 𝘈𝘯𝘵𝘳𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘯𝘢, pubblicato da Argo, I edizione, novembre 1993. Il volume proviene dalla Biblioteca “Donato d’Acunto” di Opera Purgatorio ad Arco E.T.S. – Ente Filantropico.
² Si veda l’articolo: https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/dormire-nella-casa-di-dio-esperienze-di-incubatio-in-contesti-festivi-meridionali/ cui è allegata una nutrita bibliografia.
³ Si vedano, a titolo di esempio, il contributo di Tomaso Di Fraia, disponibile a questo link: https://www.academia.edu/5509784/Il_pi%C3%B9_antico_esempio_di_incubatio_il_sito_rupestre_preistorico_della_Parete_Manzi_Civitaluparella_CH_Italy_2011_693_703; il contributo di Antonella Palombi consultabile a questo link: https://iris.uniroma1.it/retrieve/87035a5d-ce21-44c2-b9ac-a36e461f7096/Palombi_Aspetti-culto_2023.pdf: il contributo di don Marcello Stanzione visibile qui: https://www.dentrosalerno.it/2013/10/17/san-michele-e-lincubatio/.
⁴ Si veda, ad esempio: https://www.napoliupclose.it/santa-maria-francesca-sedia-miracoli-napoli/.