Fondazione FRANCESCO II DELLE DUE SICILIE

Fondazione FRANCESCO II DELLE DUE SICILIE Far conoscere la reale personalità di Francesco II, Re delle Due Sicilie, e rilanciare lo studio storico del periodo borbonico del Sud italico.

⚜️OMAGGIO ALLE TOMBE REALI DEI BORBONE E VISITA AL COMPLESSO MONUMENTALE DEI SANTI SEVERINO E SOSSIO/ ARCHIVIO DI STATOQ...
06/06/2026

⚜️OMAGGIO ALLE TOMBE REALI DEI BORBONE E VISITA AL COMPLESSO MONUMENTALE DEI SANTI SEVERINO E SOSSIO/ ARCHIVIO DI STATO

Questa mattina, nella mia qualità di Presidente della Fondazione, accompagnato dal Consigliere Cav. Luigi De Filippo, Responsabile della Spiritualità, ho voluto rendere omaggio alle Tombe Reali dei nostri Sovrani.
In particolare, abbiamo affidato alla Beata Maria Cristina di Savoia e a Sua Maestà Francesco II di Borbone le intenzioni di preghiera che giungono al nostro indirizzo associativo ([email protected]) da ammalati, famiglie, amici e devoti provenienti da alcune regioni d’Italia e dall’estero.

È stato un momento di profonda riflessione e raccoglimento, durante il quale abbiamo altresì affidato al Cielo il percorso canonico che la nostra Fondazione sostiene con convinzione e responsabilità: un impegno avviato fin dal 2019 quando abbiamo assunto ufficialmente il ruolo di promotori e attori di questa importante iniziativa, animati dalla fede e dall’esempio spirituale trasmessoci dai nostri Patroni, sempre in piena comunione con la nostra Arcidiocesi di Napoli e nella speranza di vedere presto aperta la prima fase diocesana per la Beatificazione di Francesco II.
QUESTO IL SITO UFFICIALE: www.francescosecondodiborbone.it

La mattinata è poi proseguita con la visita ai restaurati Giardini Storici dell’Archivio di Stato, dove abbiamo potuto ammirare gli spazi verdi restituiti alla collettività grazie agli interventi finanziati dal PNRR, nonché gli straordinari apparati decorativi e gli affreschi di epoca benedettina custoditi nel Complesso Monumentale dei Santi Severino e Sossio, autentico scrigno di arte, storia e spiritualità della città di Napoli.
Un tempo che ha unito memoria, fede e valorizzazione del patrimonio culturale, nella consapevolezza che la custodia delle nostre radici rappresenti uno dei più importanti strumenti per costruire il futuro.

🖋️ Cav. Umberto Crescenzi

LA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA DI OGGI... E LA STRANA E ILLEGALE FLOTTILLA DI IERI.Grande indignazione si sta registrando in ...
21/05/2026

LA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA DI OGGI... E LA STRANA E ILLEGALE FLOTTILLA DI IERI.

Grande indignazione si sta registrando in tutto il mondo, dinanzi al comportamento tenuto dallo Stato d’Israele nei confronti della controversa iniziativa della Global Sumud Flottilla.

Le raccapriccianti scene di violenza fisica, psicologica e verbale, filmate e pubblicate addirittura da un ministro del governo israeliano, unitamente ai racconti degli attivisti arrestati, hanno suscitato unanime sdegno, condanna e ripulsa per comportamenti considerati - senza ombra di dubbio – assolutamente ingiustificabili e inaccettabili.

A tutto ciò va poi aggiunto il fatto che la Flottilla è stata attaccata in acque internazionali (aperte quindi alla libera navigazione), contravvenendo così palesemente a ogni forma di rispetto nei confronti del diritto internazionale a cui tutti gli Stati devono attenersi.

Per quanti coltivano la memoria della storia della nostra terra, questo episodio di attualità richiama, per alcuni versi, un triste avvenimento accaduto nel lontano 1857 ai danni delle Due Sicilie.

Un evento orchestrato, come sempre accadeva in quegli anni, dall’aggressivo Piemonte e dalla occulta regia britannica.
Stiamo parlando della famosa spedizione del traditore Carlo Pisacane.

I fatti sono noti.

Questi, insieme ad altri ventiquattro “terroristi”, si imbarcò da Genova sul piroscafo Cagliari. Il giorno seguente, grazie alla complicità di due macchinisti britannici (Watt e Park), mise in scena il dirottamento della nave (“casualmente” di proprietà della Società Rubattino, la stessa dei piroscafi garibaldini del 1860), puntando verso l’isola napolitana di Ponza.

Qui, sbaragliata la piccola guarnigione militare, liberò i circa 323 detenuti (poche decine per motivi politici e tutto il resto rinchiusi per gravi reati comuni) che seminarono sull’isola terrore e violenze di ogni genere. Con la promessa della libertà e della remissione di ogni pena, Pisacane riuscì a imbarcarli quasi tutti sul Cagliari (alcuni invece preferirono ritirarsi volontariamente nelle proprie celle) facendo vela verso il Cilento.

Il 28 giugno il piroscafo attraccò a Sapri ma la popolazione, ormai avvertita della presenza di questi delinquenti ed ergastolani pericolosi evasi (un plauso va dato al parroco di Ponza che, appena si rese conto dell’evasione dei delinquenti, organizzò la difesa della popolazione e poi, con una piccola barca a remi, raggiunse la terraferma per dare l’allarme alle autorità), organizzò una lotta di difesa che, alla fine, portò alla morte di venticinque terroristi e la cattura di altri centocinquanta, che vennero subito consegnati alla gendarmeria delle Due Sicilie.
Pisacane, Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti riuscirono invece a fuggire a Sanza, dove furono ancora una volta aggrediti dalla popolazione decisa a difendere i propri focolari: qui perirono in ottantatré.

Con l’arresto e la detenzione dei superstiti (tra i quali c’erano anche i due macchinisti britannici del Cagliari), iniziarono i problemi per le autorità delle Due Sicilie.

Subito la stampa piemontese e quella britannica avviarono una feroce e pesante campagna di denigrazione e di disinformazione, finalizzata ad alienare ogni simpatia e solidarietà con le Due Sicilie (paese pacifico che era stato attaccato e aggredito in maniera subdola).

Si parlò quindi di ferocie perpetrate nel silenzio e di misteriose e insalubri prigioni; si parlò di atti illegali e di martiri sanguinosi, di autorità che agivano senza alcun freno, rispetto e remora.
In particolare, mentre la stampa piemontese reclamava la restituzione del Cagliari sequestrato (dimenticando che il dirottamento era stata una recita…) quella britannica raccontava dei due macchinisti inglesi, millantando patimenti immaginari, violenze inaudite a cui erano stati sottoposti, e uomini crudeli e feroci che li tenevano incarcerati.

Il Real Governo delle Due Sicilie rispose pubblicando gli atti ufficiali e tutta la documentazione del caso, per dimostrare l’assoluta legalità e attinenza al diritto nazionale e internazionale; inoltre assicurò la piena accoglienza e collaborazione con un emissario del governo britannico – il signor Lyons – che potè liberamente visitare i due macchinisti britannici, parlare liberamente e rendersi conto personalmente delle corrette e ottime condizioni carcerarie a cui erano sottoposti.

Nonostante tutti questi tentativi concilianti, la stampa anglo-piemontese, fomentata dai rispettivi governi, invece di far calare il livello dello scontro decise invece di innalzare lo scontro, facendolo diventare sempre più aperto e violento.

Il culmine fu raggiunto dall’Opinione, giornale piemontese che in modo ufficioso rappresentava il governo sabaudo, quando pretese l’immediata restituzione del Cagliari e la liberazione dei due macchinisti britannici; in caso contrario si minacciava un intervento armato ai danni delle Due Sicilie da parte della flotta britannica di stanza presso l’isola di Malta.

Il Real Governo delle Due Sicilie, accertatosi della serietà delle minacce presentate a mezzo stampa, per evitare l’innesco di una guerra con la superpotenza dell’epoca, decise a malincuore di accogliere questo ultimatum: il Cagliari venne restituito al Piemonte mentre i due macchinisti britannici, dietro pagamento di una cauzione, vennero restituiti alla Gran Bretagna.

La Flottilla e l’impresa di Pisacane.

La prima è stata aggredita in acque internazionali e non aveva intenti rivoluzionari, né intendeva rovesciare il legittimo governo israeliano: voleva soltanto, simbolicamente, portare attenzione alla condizione vissuta dal popolo palestinese a seguito delle azioni di guerra avviate da Israele.
La seconda è stata fermata sul territorio dello Stato delle Due Sicilie e aveva finalità rivoluzionarie, intendendo scalzare il suo legittimo governo.

Nella prima iniziativa non ci sono delinquenti comuni ma attivisti della società civile.
Nella seconda c’erano delinquenti ed ergastolani pericolosi, liberati dal bagno penale di Ponza, che si macchiarono di ulteriori violenze ai danni della pacifica popolazione ponzese.

La prima ha visto violenze e maltrattamenti inauditi nei confronti dei partecipanti da parte dei militari israeliani.
La seconda, come fu registrato dai testimoni e dall’emissario britannico inviato, vide un trattamento assolutamente corretto, rispettoso e dignitoso da parte delle autorità delle Due Sicilie.

La prima ha visto una reazione dell’Europa fatta solo di verbose chiacchiere e di sterili proteste.
La seconda, invece, vide la minaccia militare e un vero e proprio ingiusto ultimatum che spinse il buon governo delle Due Sicilie a piegarsi.

Oggi l’Europa si indigna per quanto accaduto in Israele.
Ma l’italia, che negli armadi ha l’organizzazione e la strumentalizzazione dell’impresa terroristica di Pisacane, perché non si indigna per questo episodio della “sua” storia e continua ad avere strade e piazze intitolate a questo discutibile personaggio?

Non si può protestare per la Flottilla (ingiustamente attaccata e umiliata con violenza) e dimenticare la vicenda di Pisacane con le violenze perpetrate a Ponza…
(Luciano Rotolo)

21/05/2026

SUL “ROMA” DI DOMANI, 21 MAGGIO: “FRANCESCO II, LA RIVINCITA DI UN RE”

Sul quotidiano ROMA di domani, 21 maggio: “Francesco II, la rivincita di un re”, la due giorni con la premiazione del Certamen storico e la Mostra al Museo di Napoli-Collezione Bonelli.

Articoli di Gennaro De Crescenzo e Massimo Ellis. Intervista al ricercatore Gaetano Bonelli.

“ROMA”, in edicola in Campania a € 1,50. On-line a € 0.60 (www.ilroma.net)

12/05/2026

ECCIDIO DI ISOLA DEL LIRI – 12 MAGGIO 1799 di RAIMONDO ROTONDI (TUTTI I NOMI DELLE VITTIME) Posted by altaterradilavoro on Mag 10, 2026 Quando si affronta il tema dell’atroce eccidio avvenuto a Isola del Liri il 12 maggio 1799 si resta stupiti soprattutto dalla poca memoria da sempre dedicata a ...

https://www.facebook.com/share/p/18T3tH6hH5/
12/05/2026

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Per costruire il monumento all'Italia, hanno raso al suolo l'Italia medievale.

Quando nel 1885 iniziarono i lavori del Vittoriano, sul fianco settentrionale del Campidoglio c'era ancora un quartiere medievale intatto: chiostri, chiese, case, strade strette. Cinquecento famiglie ci abitavano. Nel giro di pochi anni, era sparito tutto.

Non si trattò di restauro. Fu demolizione sistematica: 25.000 metri quadrati di tessuto urbano cancellati con piccone e dinamite per fare spazio a quello che doveva diventare il simbolo dell'Unità d'Italia. Tre chiostri medievali del Convento dell'Aracoeli, la Torre di Paolo III, l'Arco di San Marco: tutto giù.

Il marmo arrivò da Botticino, in provincia di Brescia. 100.000 metri cubi di pietra bianca — circa 300.000 tonnellate — trasportati fino al centro di Roma per costruire un monumento che i romani stessi non avevano chiesto.

Aspetta. Perché ci vollero 50 anni per finirlo. I lavori iniziarono nel 1885 e il Vittoriano fu completato solo nel 1935. Nel mezzo: cinque decenni di cantiere aperto nel cuore della città, con tre architetti diversi che si avvicendarono dopo la morte del progettista originale, Giuseppe Sacconi.

E poi c'è la statua. Quella equestre di Vittorio Emanuele II, alta 12 metri, è ancora oggi la più grande statua equestre bronzea d'Italia. Prima che fosse issata al suo posto, gli operai che l'avevano costruita organizzarono un banchetto dentro la pancia del cavallo. Decine di persone, sedute nel ventre cavo del bronzo, a pranzare prima dell'issaggio finale. Una tradizione che nessuna guida ufficiale cita mai.

I romani, nel frattempo, avevano già emesso il loro verdetto. Lo chiamarono "la macchina da scrivere" — per le colonne allineate come tasti. "La dentiera" — per i pilastri bianchi a vista. "La torta nuziale" — per la forma stratificata e bianca che stride con tutto il resto del centro storico.

Un monumento dedicato all'Italia unita, costruito demolendo l'Italia che c'era prima, e mai davvero accettato dalla città che avrebbe dovuto celebrare.

In breve:
Il Vittoriano fu costruito tra il 1885 e il 1935 demolendo 25.000 m² di quartiere medievale e sfrattando 500 famiglie.
Furono usati 100.000 m³ di marmo botticino (circa 300.000 tonnellate) e la statua equestre di Vittorio Emanuele II è alta 12 metri.
Prima dell'issaggio della statua, gli operai pranzarono dentro la pancia del cavallo. I romani lo chiamano ancora 'macchina da scrivere'.

Indirizzo

Chiesa Di S. Antonio Abate, Via Foria 302
Naples

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