18/06/2026
Silicon Italy? L’Italia dei chip esiste. E forse ne parliamo ancora troppo poco.
Non parliamo solo di grandi fabbriche, macchinari e investimenti miliardari. Parliamo di futuro industriale, startup, ricerca, lavoro qualificato e sovranità tecnologica.
La storia parte da lontano: Adriano Olivetti aveva capito già negli anni ’50 che i semiconduttori avrebbero cambiato tutto. Da quella intuizione nacque la SGS, diventata poi STMicroelectronics.
Oggi ST è ancora al centro dell’ecosistema italiano, con poli fondamentali ad Agrate Brianza e Catania. E proprio Catania, nell’Etna Valley, è uno dei luoghi più interessanti d’Europa per il carburo di silicio, materiale chiave per auto elettriche, energia e industria.
Poi c’è Novara, dove Silicon Box porterà packaging avanzato. C’è Pavia, con Chips.IT, il nuovo centro nazionale per il design dei circuiti integrati. Ci sono aziende come Technoprobe, MEMC, LFoundry, tante realtà del testing, dei wafer, dei materiali, dell’impiantistica e della ricerca.
Ma c’è anche una domanda che riguarda noi, come ecosistema startup.
Dove sono le nuove imprese italiane dei chip?
Perché oggi il mondo non ha bisogno solo di software. Ha bisogno di hardware intelligente, sensori, chip per l’intelligenza artificiale, dispositivi per la salute, energia, mobilità, spazio, cybersecurity.
E il Mezzogiorno può giocare una partita vera. Catania, Napoli, Marcianise e l’asse della microelettronica possono diventare luoghi dove ricerca, industria e nuove imprese si incontrano.
La prossima grande startup italiana potrebbe non nascere per fare una piattaforma digitale.
Potrebbe nascere per progettare un chip.
Piccolo, invisibile, ma decisivo.
Antonio Prigiobbo.
Direttore NA StartUp.
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