Opus continuum

Opus continuum "Opus continuum" è un'associazione culturale fondata e gestita da artisti con l'obiettivo di promuovere l'arte figurativa contemporanea

Questa sala ora è libera 👻🎨Alla prossima ❤️
16/03/2026

Questa sala ora è libera 👻🎨
Alla prossima ❤️

Il Liceo Artistico G. Galilei di Piedimonte Matese in visita alla nostra mostra. Vi ricordiamo che oggi è l'ultimo giorn...
15/03/2026

Il Liceo Artistico G. Galilei di Piedimonte Matese in visita alla nostra mostra.
Vi ricordiamo che oggi è l'ultimo giorno per poterla visitare. Vi aspettiamo fino alle 14.00 presso Palazzo Ricca, Fondazione Banco di Napoli, via Tribunali 213 ❤️

Oggi una classe del Liceo Artistico "Leonardo da Vinci" di Aversa in visita alla nostra mostra 🥰
14/03/2026

Oggi una classe del Liceo Artistico "Leonardo da Vinci" di Aversa in visita alla nostra mostra 🥰

Il termine latino limen – confine, soglia – è quasi scomparso dalla lingua moderna. Permane solo in aggettivi come «subl...
11/03/2026

Il termine latino limen – confine, soglia – è quasi scomparso dalla lingua moderna. Permane solo in aggettivi come «sublime», «liminale» o «subliminale»: dalle vette del pensiero agli abissi della psiche, passando per la sirenica persuasione. Forse non è un caso che limen presenti una suggestiva assonanza con la parola greca λειμών (leimon, prato, pascolo, quindi terra non coltivata), luogo su cui amavano sostare le sirene, che con il limite, il margine, sembrano avere familiarità.

Quelle fanciulle-uccello avevano madri diverse ma un unico padre: Acheloo, il dio-fiume che segnava il confine occidentale del mondo greco. Le ritroviamo anche come custodi della Soglia estrema e con la dea degli Inferi condividono giochi e status verginale.

Nel VI libro dell’Eneide, in cui Virgilio descrive il viaggio di Enea nel mondo infero, ricorre spesso l’immagine della soglia. Ci sono le cento porte dell’antro della Sibilla, sul cui limen la vergine è invasata dal dio Apollo e su un altro limen Enea dovrà deporre quel misterioso ramo d’oro, dono alla dea Proserpina, senza il quale alcun ritorno è possibile.

In un’epoca globale come la nostra (ancora per quanto?), con i confini che sembrano dissolversi, le scelte si moltiplicano, come in un rito di passaggio senza fine. Porte e soglie si ripetono ricorsivamente nella nostra vita, in una mise en abyme straniante.

Questa diffusa perdita di orientamento ha rafforzato i nostri muri interiori (ideologici, religiosi, culturali…), recinti edificati per definire la nostra identità. Cerchiamo protezione, riparo e finiamo per rimanerne imprigionati, divenendo così facili prede dei discorsi di quelle forze che vogliono separare. Varcare quei confini, attraversare la soglia, può essere un modo per abbandonare i nostri pregiudizi, per incontrare l’Altro e comprendere che la nostra identità non si costruisce nella separazione ma è frutto dell’interazione.

Così, affacciarsi sulla Soglia, lì dove il confine diviene permeabile, dove tutto è sfrangiato, sfumato, il pensiero può assumere forme inaspettate, vertiginose. In quella terra di nessuno, che non ha conosciuto l’aratro misuratore che l’ha ferita, dove norme e regole non valgono più e l’ibrido regna incontrastato, possiamo fare esperienza della complessità del mondo.

Il tema della mostra di arte figurativa "Limen – Figure dal margine", curata dal nostro collettivo, trae ispirazione dalle ragioni che indussero numerosi artisti napoletani, e non solo, ad abbracciare il progetto visionario di un’Italia unita: libertà, progresso, lotta all’assolutismo e, soprattutto, l’idea di un paese privo di rigidi confini, in cui fosse possibile muoversi, confrontarsi e crescere.

La storia artistica napoletana della seconda metà dell’Ottocento fu una storia collettiva, capace di trasformare la frammentazione in forza condivisa, che trovò concreta espressione nella costituzione di una peculiare struttura artistica, totalmente autogestita, di cui oggi pochi conoscono la storia: la Società Promotrice di Belle Arti in Napoli.

È importante ricordare come quei sogni e quei progetti, alimentati negli studi degli artisti, finalmente non più sudditi ma cittadini, abbiano contribuito alla formazione di una moderna idea di democrazia.

Vi aspettiamo fino al 15 marzo:
📍 Fondazione Banco di Napoli – via Tribunali 213
🕙 lun–sab 10.00–18.00
🕙 dom 10.00–14.00
❌ mercoledì chiuso
🎟 Ingresso gratuito

«E per me pagherete le dietro scritte lire dugentuno e centesimi 87 al Sig. Giovanni del Re, a compimento di L. 212_49 a...
10/03/2026

«E per me pagherete le dietro scritte lire dugentuno e centesimi 87 al Sig. Giovanni del Re, a compimento di L. 212_49 avendo ritenuto L. 10_62 pel 5 per 100 per cento del Sig. Barone Rotschild al quale essendo toccato in sorte un premio di L. 212_49 le ‘a impiegato sullo acquisto dell’opera del suddetto Sig. del Re segnata nel catalogo della Esposizione al n° 72 rimanendo io esonerato dell’anzidetta somma affidatami dalla Società Promotrice. Pagate libero _ Napoli 10 giugno 1862». Seguono le firme di Annibale Rossi, Cassiere della Società Promotrice, e del pittore Giovanni del Re.

La documentazione relativa al conto della Società Promotrice di Belle Arti in Napoli, finora inedita, è stata rinvenuta dalla pittrice Selene Salvi presso l’Archivio storico della Fondazione Banco di Napoli.

La Società, istituita con l’intento di garantire «agli Artisti, sia ai valenti e già saliti a bella fama, sia agl’ingegni giovani e per avventura negletti, nobile e continuato aringo di liberamente avanzarsi nell’arte loro», favorì, attraverso la forza dell’associazione e l’organizzazione di mostre annuali, la vendita delle opere. In base allo Statuto, redatto dagli artisti nel 1861 con il supporto del pittore-avvocato Luigi Pagano, fu nominato cassiere della Società il pittore Annibale Rossi, definito non a caso «l’anima della Promotrice». A suo nome venne aperto un conto presso il Banco di Napoli (Cassa San Giacomo), sul quale confluirono le entrate e le uscite dell’istituzione.

Dalla pandetta con l’elenco dei conti relativi al secondo semestre del 1862, nella quale compare il conto della Promotrice intestato ad Annibale Rossi, è stato possibile individuare, tramite il libro maggiore “Cassa San Giacomo” del medesimo semestre (f. 8580), la bancale connessa al movimento del 22 settembre 1862 (Volume III delle Bancali del 22 settembre). Questo documento ha consentito di identificare il proprietario dell’opera-simbolo della prima esposizione della Promotrice partenopea, "Dopo morte" di Giovanni del Re, la cui attuale ubicazione resta ignota: il barone Adolphe Carl von Rothschild.

Al fine di permettere a ogni classe sociale di accedere al possesso di un’opera tra quelle esposte, furono previsti premi per l’acquisto tramite un sorteggio, effettuato nel periodo espositivo. La ritenuta del cinque per cento sul prezzo di vendita era destinata alla formazione di un fondo a beneficio degli artisti poveri (art. 54 dello Statuto della Società Promotrice di Belle Arti in Napoli).

Il ritrovamento del conto della neonata Società potrà permettere, attraverso l’analisi sistematica delle bancali ad esso collegate, di aggiungere nuovi tasselli allo studio di opere ritenute disperse e dei loro acquirenti, contribuendo a una più puntuale ricostruzione della storia del collezionismo pubblico e privato legato alla genesi della Promotrice.

Potrete visionare i documenti ritrovati fino al 15 marzo nelle sale che ospitano la nostra mostra "Limen - Figure dal margine".
Artisti in esposizione: Fabio Abbreccia, Raffaele Biondi, Sabatino Cersosimo, Renato Criscuolo, Fulvio De Marinis, Ludovico Della Rocca, Angelo Giordano, Loris Lombardo, Luca Mastrocinque, Carlo Alberto Palumbo, Alessandro Papari, Emilia Maria Chiara Petri, Selene Salvi, Giovanni Tuoro, Vittorio Valiante.

Vi aspettiamo:
📍 Fondazione Banco di Napoli – via Tribunali 213
🕙 lun–sab 10.00–18.00
🕙 dom 10.00–14.00
❌ mercoledì chiuso
🎟 Ingresso gratuito

foto di Mary Privitera

Oggi grandissima affluenza alla nostra mostra 😍Vi ricordiamo che sarà possibile visitarla fino al 15 marzo. Non mancate!...
08/03/2026

Oggi grandissima affluenza alla nostra mostra 😍

Vi ricordiamo che sarà possibile visitarla fino al 15 marzo. Non mancate!

🕒 Orari di apertura
• Tutti i giorni: 10.00 – 18.00
• Domenica: 10.00 – 14.00
• Mercoledì chiuso

Fondazione Banco di Napoli, via Tribunali 213.

🎟 Ingresso gratuito

È disponibile in libreria il catalogo della nostra mostra «Limen – Figure dal margine», edito da Colonnese Editore:https...
06/03/2026

È disponibile in libreria il catalogo della nostra mostra «Limen – Figure dal margine», edito da Colonnese Editore:
https://www.colonneselibrerie.it/prodotto/9791281142886-limen-figure-dal-margine/

Quali visioni nascono quando si sceglie di abitare il margine?
Può una storia passata restituire un senso che sembra perduto?

Limen è il punto in cui il confine diventa permeabile: una soglia oltre la quale immaginare nuove forme di convivenza e collaborazione.

Il progetto espositivo prende ispirazione dalle ragioni che spinsero molti artisti napoletani dell’Ottocento ad aderire al sogno di un’Italia unita: libertà, progresso, opposizione all’assolutismo e la visione di un paese senza barriere rigide, in cui muoversi, confrontarsi e crescere.

In quel contesto artistico, la frammentazione seppe trasformarsi in forza condivisa, dando vita a una struttura autogestita oggi poco nota: la Società Promotrice di Belle Arti in Napoli.

Può questa esperienza offrire spunti per nuove iniziative dedicate alla promozione dell’arte figurativa contemporanea?

📖 128 pagine ricche di storia, colori e nuove visioni!

🎨 Vi aspettiamo fino al 15 marzo per ammirare le opere di
Fabio Abbreccia, Raffaele Biondi, Sabatino Cersosimo, Renato Criscuolo, Fulvio De Marinis, Ludovico Della Rocca, Angelo Giordano, Loris Lombardo, Luca Mastrocinque, Carlo Alberto Palumbo, Alessandro Papari, Emilia Maria Chiara Petri, Selene Salvi, Giovanni Tuoro, Vittorio Valiante.

In esposizione anche documenti inediti della Società Promotrice di Belle Arti in Napoli.

Vi aspettiamo:
📍 Fondazione Banco di Napoli – via Tribunali 213
🕙 lun–sab 10.00–18.00
🕙 dom 10.00–14.00
❌ mercoledì chiuso

🎟 Ingresso gratuito

"Limen - Figure dal margine"a cura del collettivo Opus continuumFondazione Banco di Napoli, via Tribunali 213, fino al 1...
05/03/2026

"Limen - Figure dal margine"
a cura del collettivo Opus continuum
Fondazione Banco di Napoli, via Tribunali 213, fino al 15 marzo.

Foto di Michele di Lillo

04/03/2026

Le bellissime parole che il Prof. Luigi (Gigi) Spina ci ha regalato ieri in occasione della mattinata di studi❤️

Alle soglie della modernità: storie di confini, sconfinamenti e nuove identità
Fondazione Banco di Napoli, 3 marzo 2026

I confini del linguaggio, ovvero l’opus continuum del pensiero critico

Intervento di Luigi (Gigi) Spina

«L’Arte cammina sempre», si legge alla fine dell’esergo del Catalogo curato da Selene Salvi, un aforisma di Francesco Netti, che certo non conobbe limiti ai suoi viaggi nel mondo in pieno Ottocento. Con coraggio, il collettivo che ci ha invitati a questo incontro si è definito Opus continuum, un agire che non si ferma, che lavora senza soluzioni di continuità.
Ha scelto per questo il tema del limen, della soglia, del confine per la mattinata di studi?
Perché anche il continuum ha bisogno di tappe per non esaurire, come diceva qualcuno una volta, la spinta propulsiva?
Tappe per ripartire con nuova passione, starei per dire con nuova virtute e canoscenza?
La risposta, in tutti e tre casi, mi pare debba essere: sì.
Per questo mi sono permesso di superare la soglia del mio intervento definito dal titolo che trovate nella locandina. Ho aggiunto un sottotitolo: l’opus continuum del pensiero critico. In qualche modo parlare dei confini del linguaggio è stata una tappa,
ispirata dall’invito di Selene. Ma questo era ieri, ed è leggibile nel Catalogo. Quell’articolo è stata una sosta benefica, scelta come una sorta di autolimitazione, ma solo per ripartire più motivato.
Quello, in fondo, che fece e non fece allo stesso tempo Odisseo nell’incontro con le Sirene. Si limitò, volle ascoltare ma ebbe paura di fermarsi, fidandosi delle parole di Circe, che l’aveva messo in guardia dal canto delle Sirene, capace di far perdere il controllo di sé, capace di irretire fino alla consunzione.
Era reale quel pericolo? Odisseo non poté mai saperlo, perché il combinato disposto di cera e corde gli impedì di accostarsi al prato fiorito.
Tentò di sperimentarlo, invece, Bute, il meno noto degli Argonauti, che si tuffò dalla nave Argo proprio mentre Orfeo con la sua cetra sovrastava il suono (non il canto) delle sirene, suono contro suono. Ma anche in quel caso intervenne una dea, Afrodite, che fermò Bute prima che sperimentasse la reale consistenza del pericolo.
Per questo ho definito coraggioso l’Opus continuum, perché vuole ogni volta, li conosco da qualche anno, sperimentare il nuovo, senza temere i possibili contraccolpi che magari qualcuno prospetta. Ed è sempre pronto a ripartire, facendo un bilancio e
cercando nuovi porti.
Una volta partecipai a una specie di concorso indetto dal Sole24ore; si trattava di indovinare quale ossimoro davvero originale sarebbe piaciuto a Giuseppe Pontiggia, che scriveva, prima della morte, eravamo agli inizi del 2000, sulle pagine del
supplemento domenicale. Mi balenò un nesso che forse nessuno aveva mai sentito come contraddittorio, perché viene ripetuto senza problemi da milioni di persone: la vita eterna.
Ma prima qualche parola sull’ossimoro. Ecco un esempio di una linea di confine che sembra separare, non avendo nulla in comune le due parole che lo compongono, separare come due Stati ciascuno con le proprie regole, leggi semantiche, definizioni,
appunto. Eppure basta poco a mescolarle, a trovare proprio in quell’ibrido una nuova forza comunicativa, qualcosa che inizialmente spiazza – ecco un’altra immagine di confine: la piazza è mia, la piazza è mia, ricordate Nuovo Cinema Paradiso?; come a dire : se vuoi una piazza, sceglitene un’altra. Ma dopo lo spiazzamento, ecco la conciliazione: le due parole definiscono un nuovo orizzonte di senso, che arricchisce la comunicazione. Orizzonte, copio e incollo solo questo dal mio contributo al Catalogo: l’orizzonte è un confine sempre in movimento, variabile a seconda del punto di osservazione, anche se dalle caratteristiche univoche. Vi ricordo “l’ultimo orizzonte” di Leopardi, non percepibile per intero per via della siepe. Ma anche una divertente definizione cinematografica attribuita a John Ford nel film I Fablemans di Steven Spielberg (USA 2022): “When the horizon is at the bottom, it’s interesting; when the horizon is at the top it’s interesting; when the horizon is in the middle, it’s boring as sh*t”. Ricordiamo che il giovane aspirante regista protagonista del film sta descrivendo a Ford dei quadri, non dei film!
Torno, dunque, alla vita eterna. La vita, per come la conosciamo, è scandita da due confini, da due soglie, una con cui comincia, una con cui finisce. Per immaginarla eterna bisogna dunque scardinarle entrambe, quelle soglie, forzando l’esperienza umana. E chi non compie questa operazione, chi non immagina un continuum
soprattutto nel dopo, accetta le due soglie come i veri grandi limina, entro i quali si possono sfidare e superare i confini minori, per così dire. Entro queste due soglie si giocano le nostre complesse identità, la possibilità di lasciare segni alle generazioni
successive, quelli sì capaci di continuare, scomparendo e riapparendo come in un percorso carsico. E questa mostra ne è una testimonianza. Questa è la grande forza del pensiero critico, che costruisce sempre fra passato e presente, guardando al futuro.
Sarà questa la vita eterna non ossimorica, la capacità di prevedere i ponti che colleghino con soglie inedite?
Una trentina di anni fa insieme ad alcuni amici e amiche (non tutti sono ancora fra noi) costruimmo un volume proposto da Lucio Saviani, dal titolo Limina coralia. Parodiavamo, nel titolo, i Minima moralia di Adorno, ma volevamo soprattutto dare voci diverse al senso del limite, del confine nei campi più vari in cui ce li troviamo davanti. Segnati come siamo dalle due soglie maggiori e ineluttabili, ciascuno/a sceglie il modo di leggere i limiti e i confini quotidiani, personali e collettivi, per farne oggetto di analisi critica, per decidere.
E possiamo farlo con le parole, con le immagini, con la musica, tutte arti apparentemente circoscritte da un rettangolo editoriale (volumi, spartiti, quadri), ma tutte capaci di superare i confini per lo stesso fatto di esistere in quanto limitate: nella ricezione, nella esecuzione. Eccola, l’arte che cammina sempre, verrebbe da dire, per una vita che si vorrebbe eterna, ma non per i singoli: solo in quanto corale, nello spazio e nel tempo.
Buona strada e buona vita, opus continuum!

04/03/2026
A domani 😊
02/03/2026

A domani 😊

Dicono di noi 😊Vi aspettiamo martedì 3 marzo, alle 10.00, presso la Fondazione Banco di Napoli, in via Tribunali 213
01/03/2026

Dicono di noi 😊
Vi aspettiamo martedì 3 marzo, alle 10.00, presso la Fondazione Banco di Napoli, in via Tribunali 213

Giovedì 12 febbraio 2026, alle ore 18.00, presso l’Archivio storico della Fondazione Banco diNapoli (Palazzo Ricca, via dei Tribunali 213), è stata inaugurata la mostra Limen – Figure dal margine,

Indirizzo

PIazza Matteotti 1
Naples
80133

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