Gruppo Volontariato "Nika" Napoli

Gruppo Volontariato "Nika" Napoli Unione, partecipazione, solidarietà / Единение, участие, солидарность Il nostro obbiettivo -> dare una mano !!!

In italiano:
Pagina creata per noi, per voi, per tutti che hanno Donbass nel cuore e cercano di aiutare la popolazione stremata dalla guerra provocata dal colpo di stato avvenuto in Ucraina in febbraio del 2014. Siamo uniti sotto il nome "NIKA", così si pronuncia in russo la Dea greca della Vittoria Alata, nella nostra interpretazione è la vittoria del bene sul male. Facciamo volontariato, portiam

o avanti i progetti che permettono di alleviare la sofferenza della popolazione, quotidianamente massacrata dаl fuoco dell’esercito ucraino. Noi, NIKA, ci troviamo a Napoli , collaboriamo con tutti, siamo felici ad ogni nuova adesione, accogliamo le persone di grande cuore e di buona volontà, accogliamo le proposte e siamo immensamente grati ad ogni gesto ed ad ogni atto di solidarietà . Nostra destinazione -> Donbass !!! ...
In russo:
Эта страница для нас, для вас, для всех у кого в сердце Донбасс и кто хочет помогать его жителям , измученным войной, пришедшей на их землю после государственного переворота на Украине в феврале 2014 .
Мы объединились под именем Ника, так произносится на русском языке греческая богиня Крылатой Победы, в нашем понимании это победа добра над злом.
Волонтерством мы занимаемся уже в течении двух лет, продвигаем проекты позволяющие уменьшить страдания жителей, подвергающихся ежедневным обстрелам.
Мы, Ника, находимся в Неаполе, работаем со всеми, всегда счастливы новым сторонникам, рады людям с огромным сердцем и желанием помочь, принимаем предложения и благодарны за каждый солидарный жест и акт.
Наша цель – помочь!!! Наше направление – Донбасс !!!

26/04/2025
26/04/2025
26/04/2025

BERGOGLIO
Di Silvio Dalla Torre

Non nascondo che nei confronti di Mario Bergoglio provo un risentimento che non viene del tutto meno neanche di fronte alla morte. Il periodo dell’epidemia, soprattutto dopo l’entrata in vigore del green pass, è stato molto difficile. L’esperienza della perdita dei diritti civili (perché di questo si è trattato) e il clima di ostilità alimentato dal sistema mediatico hanno lasciato ferite non del tutto rimarginate. E’ mia convinzione che nel nostro paese i provvedimenti pandemici siano stati attuati in modo così estremo grazie a tre uomini: Mario Draghi, in quanto capo del governo e referente degli interessi sovranazionali che hanno pianificato questa operazione; Maurizio Landini, in quanto capo del maggior sindacato italiano; Mario Bergoglio , in quanto capo della Chiesa cattolica. Se dal primo non mi sono mai aspettato niente, dagli altri due invece sì : dal sindacalista operaio Landini, mi sarei aspettato la tutela di alcuni milioni di lavoratori non vaccinati; dal papa della misericordia, un po’ di misericordia nei confronti di una parte del suo gregge. Come sappiamo, non vi è stata né l’una né l’altra. Sono cose che si possono perdonare, ma non dimenticare.
Sarà forse per questa mia antipatia che gli sperticati elogi nei confronti del defunto pontefice mi appaiono del tutto fuori luogo. Da qualsiasi prospettiva lo si guardi il pontificato di Bergoglio appare disastroso. Il suo successore dovrà gestire una Chiesa nel mezzo della crisi forse più grave della sua storia. Certo, il processo di secolarizzazione viene da molto lontano e non può essere imputato a questa o quella personalità; è però fuor di dubbio che esso ha subito una brusca accelerazione in questi ultimi anni. Penso che aver accettato di sospendere tutte le cerimonie durante l’epidemia sia stato un errore capitale. La vita è andata avanti senza messe, senza battesimi, senza comunioni, persino senza funerali religiosi. Anche un non credente come me ne è rimasto turbato. La cosa più sorprendente è che le gerarchie cattoliche hanno non solo tollerato, ma assecondato questa eclissi del sacro. Con uno spettacolare ribaltamento rispetto al passato la Chiesa, tramite il suo massimo rappresentante, ha accettato di farsi ancella della scienza (una scienza , oltretutto, corrotta da squallidi interessi materiali). Il colpo per la credibilità della religione cattolica, che si regge su un insieme di riti e pratiche celebrate collettivamente e su un'idea forte della natura umana, è stato durissimo.
Anche su di un piano strettamente politico - quello che probabilmente a Bergoglio stava più a cuore - il bilancio mi pare molto negativo. Gli esponenti della sinistra radicale hanno visto in lui un punto di riferimento e ricordano ora alcune sue affermazioni pacifiste riguardo alle guerre in Ucraina e a Gaza. Io penso che in quelle occasioni Bergoglio abbia detto ciò che non poteva non dire. La Chiesa è un organismo sovranazionale diffuso su tutti i continenti, anche in quelli dove la propaganda dell'Occidente non ha presa . Nel terzo mondo far passare la Russia per paese aggressore e Israele per paese aggredito appare, come in effetti è, un incredibile ribaltamento della realtà. La Chiesa non può non tenerne conto. Quanto alle esternazioni in favore degli ultimi, si è trattato di parole generiche, che si possono trovare nei discorsi di tutti i pontefici e sono conformi alla dottrina sociale della Chiesa per come si è andata definendo da Leone XIII in poi. Il vero programma di Bergoglio, in realtà, è stata l'Agenda 2030. Papa Francesco ha dato copertura religiosa e morale al più ambizioso e aggressivo piano di riconversione dell'economia capitalistica concepito dall'elite mondialista dopo la grande crisi del 2008. Ora che questo progetto sta entrando in crisi perchè sostituito da programmi non necessariamente migliori, ma comunque diversi, temo che anche su questo fronte si paleseranno dei gravi problemi per la Chiesa cattolica.
Dare consigli a un papa , prima che stupido è ridicolo. Mi limito a formulare un auspicio: che il successore di Francesco cerchi di ridare una certa gravità al suo ruolo ed eviti , pertanto, di partecipare come ospite al Festival di San Remo, di farsi intervistare da Fabio Fazio, di dialogare da pari a pari con Eugenio Scalfari o chi per lui. Di divi del rock e di opinionisti tuttologhi ne abbiamo già a sufficienza. Aggiungerne un altro vestito di bianco mi sembra poco utile.

26/04/2025

Arrestato l'autore dell'omicidio del generale Moskalik.

▪️L'FSB ha annunciato la cattura dell'agente ucraino Ignat Kuzin, autore dell'attentato costato la vita al generale Moskalik.

▪️Kuzin, ha gia confessato di essere l'autore materiale dell'attentato. È stato lui a parcheggiare l'auto con l'esplosivo, ed a piazzare una telecamera nell'auto. Il dispositivo è stato poi attivato da lontano, al momento che il generale era vicino al mezzo.

▪️L'attentatore era fuggito in Turchia, dove è stato arrestato dalla polizia turca ed immediatamente trasferito in Russia.

I servizi ucraini sono gestiti dal Mi6, quindi il merito di questo attentato va diviso in due. Del resto sono proprio gli inglesi i più propensi a sabotare le trattative di pace.

26/04/2025
26/04/2025

Una storia di amicizia, fratellanza e coraggio; non dimenticheremo mai l'eroismo dei partigiani sovietici, circa 5.000, che presero parte alla Resistenza italiana.
Come giunsero nel nostro paese?
Per comprendere correttamente il fenomeno storico è necessario ripercorrere quei giorni di terrore e violenza inaudita.
Nella notte tra il 21 e il 22 giugno 1941 la Germania diede il via all’“Operazione Barbarossa” senza una precedente dichiarazione di guerra, con il desiderio di annientare una razza, quella slava, considerata inferiore.
I tedeschi imprigionarono cinque milioni di soldati dell’Armata Rossa, una cifra mai registrata in nessun'altra guerra.
Molti di questi uomini vennero relegati a lavori ausiliari e manuali per l’edificazione di rifugi e infrastrutture varie, dapprima nella Germania nazista, e poi in tutti i paesi occupati dalla Wehrmacht.
Tra le destinazioni figurava l’Italia, dove parte di questi prigionieri, dai cinque ai settemila, disertarono e abbracciarono la causa partigiana, vedendo la possibilità di combattere contro il nemico comune e contribuire alla sua sconfitta.
Erano combattenti tecnicamente superiori in quanto avevano sulle spalle l’addestramento nell’Armata Rossa e nella Wehrmacht, e fuggivano dai nazisti con le armi, supportando i nostri giovani
partigiani italiani più inesperti.
Presero parte con coraggio alle operazioni più importanti.
Nelle brigate partigiane dell’Emilia- Romagna la presenza sovietica è una delle più numerose, con più di novecento combattenti e più di ottanta caduti in combattimento.
In provincia di Bologna hanno combattuto 132 sovietici, divisi tra 36a Brigata Garibaldi “Bianconcini” attiva nella zona dell’Appennino tosco-emiliano, Brigata Matteotti di montagna “Toni”, Brigata “Stella Rossa Lupo” operante sui monti di Marzabotto-Grizzana, e un numero cospicuo nella 63a Brigata Garibaldi “Bolero”, in azione nella zona collinare del circondario di Casalecchio.
Quest’ultima, nata dopo l’Armistizio, aveva raggiunto le 800 unità nell’estate del ‘44, mestamente ricordata per l’apice di violenza raggiunto dai nazisti che avviarono una serie di operazioni culminate nel bagno di sangue di Montesole e Marzabotto.
Nella provincia bolognese il totale dei caduti sovietici fu 21, di cui 8 caduti durante due degli episodi più tristemente noti: la strage del cavalcavia di Casalecchio del 10 ottobre 1944, e la battaglia di Casteldebole del successivo 30 ottobre.
In entrambi gli episodi i partigiani sovietici erano inquadrati nella 63a Brigata Garibaldi, e alcuni nella Brigata Stella Rossa.
Nella Strage del Cavalcavia si conosce il nome completo di un solo combattente sovietico, Marùssa Filip Andreévic, e il nome o pseudonimo di altri due, Miska e Vassìli, mentre gli altri tre sono rimasti ignoti.
Nel combattimento del guado di Casteldebole persero la vita il soldato Grigori e l’ufficiale Karaton, di non identificabili origini, ma di eterna nomea per il suo coraggio, per il suo veemente
“Hurrà Stalin” con cui pietrificava i nemici e per le sue imprese sul campo: si era distinto nell’azione di Caparra del 29 settembre ‘44, nell’ambito degli eccidi di Marzabotto.
La strage del cavalcavia è rimasta viva nella memoria di Casalecchio: il 25 aprile 1947 fu infatti inaugurato un monumento commemorativo nella piazzetta della strage, e dal 1955 alcuni rappresentati dell’URSS parteciparono alle cerimonie celebrative.
Non sono mai cadute nell’oblio le modalità dell’eccidio, in cui i corpi delle vittime venivano legati a pali, cancelli ed alberi con filo spinato all’altezza del collo, per poi essere fucilati gradualmente dal basso verso l’alto, partendo dai piedi, poi dalle gambe.
Non riuscendo più a sostenersi, la morte sopraggiungeva per lento e straziante strangolamento.
I sovietici furono riconoscibili subito perché furono gli unici ad essere lasciati a torso n**o. Anche il ricordo di quel funesto 30 ottobre sono ben radicati nella nostra memoria grazie ad un’altra pietra di memoria, il monumento ai Caduti della Brigata Bolero nella battaglia di Casteldebole.
Questi libri di pietra parlano dei partigiani italiani e sovietici uniti nella lotta contro il nazifascismo e delle radici profonde di una fraternità solida e duratura, andata oltre la fine della guerra.

Bibliografia
Anna Roberti, Dal recupero dei corpi al recupero della memoria, Nicola Grosa e i partigiani sovietici nel Sacrario della Resistenza di Torino, Torino, Impremix 2014
Mauro Galleni, Ciao, russi. Partigiani sovietici in Italia, 1943-1945, Venezia, Marsilio 2001

26/04/2025

L'ipotesi di pace in Ucraina rimane in un bilico sempre più complesso dopo una serie di incontri e iniziative convulse susseguitisi negli ultimi giorni. L'ipotesi di pace in Ucraina affonda sempre di più dopo una serie di incontri e iniziative piuttosto convulse susseguitisi negli ultimi giorni, c...

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