17/09/2026
COMUNICATO STAMPA
La legalità non può avere due pesi e due misure
L’Associazione Nazionale Io Abito prende atto delle notizie riportate dalla stampa in merito all’operazione dei Carabinieri Forestali e al sequestro di strutture utilizzate nell’ambito del servizio di raccolta dei rifiuti del Comune di Bacoli.
Articolo di riferimento: Cronaca Flegrea – «Illeciti sistematici e pervasivi»: sequestrata sede società di raccolta rifiuti del Comune di Bacoli
Naturalmente saranno gli organi competenti ad accertare ogni responsabilità e a stabilire le conseguenze previste dalla legge. Ma questa vicenda pone una questione che, a nostro avviso, non può essere ignorata.
Da anni assistiamo a protocolli d’intesa e iniziative istituzionali finalizzati a contrastare l’abusivismo edilizio e a procedere alla demolizione di manufatti, con particolare attenzione alle cosiddette case di necessità.
Su questo tema abbiamo sempre chiesto una cosa molto semplice: la legge deve essere applicata a tutti nello stesso modo.
Mi rivolgo quindi direttamente al Sindaco di Bacoli e al dottor Nicola Gratteri, protagonisti di diverse iniziative e protocolli sul contrasto all’abusivismo: è davvero questo il modo in cui si vuole combattere l’abusivismo edilizio?
Perché se una casa realizzata sul terreno della propria famiglia viene considerata abusiva e viene abbattuta, cancellando in pochi minuti i sacrifici di una vita, allora la stessa severità deve essere riservata a qualsiasi altra opera che presenti accertate violazioni urbanistiche ed edilizie, indipendentemente dalla sua destinazione e soprattutto indipendentemente dall’utilità che essa possa avere per la pubblica amministrazione.
Una situazione che non poteva essere sconosciuta
C’è poi un aspetto che merita un approfondimento particolare.
È difficile ritenere che lo stato dei luoghi nel quale era ubicata una struttura destinata a svolgere un servizio pubblico essenziale, quale l’igiene urbana del paese, potesse essere completamente sconosciuto all’apparato amministrativo comunale.
Parliamo di strutture che, per la loro stessa funzione, sono state oggetto nel tempo di autorizzazioni, controlli, rapporti amministrativi e interlocuzioni con diversi uffici ed enti.
Il fatto che risultasse presentata un’istanza di condono non può, di per sé, essere confuso con l’avvenuta regolarizzazione dell’opera. Un’istanza di condono è una domanda di sanatoria, non equivale automaticamente al rilascio del titolo in sanatoria.
È quindi legittimo domandarsi come sia stato possibile che una struttura destinata all’igiene urbana del Comune potesse essere utilizzata per anni senza che lo stato urbanistico-edilizio dei manufatti fosse pienamente conosciuto e valutato da chi aveva il compito di amministrare, autorizzare e controllare.
La domanda non riguarda soltanto la politica.
Riguarda gli uffici tecnici, i responsabili dei procedimenti, gli eventuali organi e commissioni chiamati a esprimersi, nonché tutti gli enti che, a vario titolo, siano stati coinvolti nelle autorizzazioni e nei controlli, compresi gli organismi sanitari per gli aspetti di loro competenza.
È davvero possibile che nessuno sapesse quale fosse lo stato urbanistico ed edilizio dei manufatti nei quali veniva svolto un servizio pubblico così importante?
Se oggi emergono contestazioni che riguardano proprio quelle strutture, questa domanda deve trovare una risposta documentata.
E soprattutto bisogna capire chi sapeva, quando lo sapeva e quali atti siano stati adottati sulla base di quella conoscenza.
Non possono esistere abusivi di serie A e abusivi di serie B
Ed è proprio qui che nasce la contraddizione.
Non possono esistere abusivi di serie A e abusivi di serie B.
Non può essere che un cittadino veda andare in polvere la propria casa, costruita con i sacrifici di una vita, mentre in un’altra situazione un’opera oggetto di violazioni urbanistiche possa continuare a produrre utilità economiche, anche attraverso rapporti con la pubblica amministrazione.
In altre parole: un abusivo vede i sacrifici di una vita intera andare in polvere; un altro, nelle condizioni che dovranno essere verificate dagli organi competenti, può vedere crescere il proprio conto economico.
Questo, permettetemi di dirlo, è il punto sul quale chiediamo una risposta alle istituzioni.
Perché non può esserci il bastone per uno e la carota per l’altro.
Se la legalità è il principio al quale tutti dobbiamo sottostare, non può diventare uno strumento utilizzato con intensità diversa a seconda della convenienza dell’opera, della sua funzione o del soggetto che la utilizza.
Il denaro pubblico e il possibile danno erariale
C’è poi un’altra questione, ancora più delicata: il denaro pubblico.
Se nel corso degli anni un ente pubblico ha corrisposto canoni di locazione, indennità o altre somme per utilizzare strutture che presentavano problemi urbanistici ed edilizi, è doveroso verificare se quelle scelte siano state legittime, economicamente giustificate e rispettose dell’interesse della collettività.
Ed è proprio per questo che chiediamo che la vicenda venga sottoposta, per quanto di competenza, anche all’attenzione della Corte dei Conti, affinché possa essere verificata l’eventuale esistenza di un danno erariale e, qualora ne ricorrano i presupposti, siano individuate le eventuali responsabilità amministrative e contabili.
Non siamo noi a dover stabilire oggi se esista un danno erariale. Ma è doveroso chiedere che qualcuno lo verifichi.
Perché i cittadini pagano le tasse e hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate le loro risorse.
A Gratteri: l’abusivismo va combattuto a 360 gradi
Al dottor Gratteri rivolgo quindi un invito molto chiaro: se si vuole combattere l’abusivismo, lo si faccia a 360 gradi.
Non soltanto quando si tratta della casa di una famiglia. Non soltanto quando si deve mettere in moto una ruspa.
L’abusivismo edilizio è un fenomeno complesso e prima di affrontarlo bisogna conoscerne la storia, le cause, le differenze e le diverse realtà che lo compongono. Bisogna distinguere la speculazione edilizia dalla casa costruita per necessità, senza per questo negare il rispetto delle regole.
Perché una cosa deve essere chiara: noi non chiediamo privilegi per nessuno. Chiediamo semplicemente che non ci siano privilegi per nessuno.
La stessa legge, lo stesso rigore, la stessa attenzione.
Perché non è giustizia vedere una famiglia perdere la propria casa mentre, nello stesso territorio e davanti alle stesse istituzioni, un’opera oggetto di violazioni possa diventare fonte di ricchezza attraverso un rapporto economico con la pubblica amministrazione.
Questo non può essere il metodo giusto per amministrare la cosa pubblica.
La legalità non può avere due pesi e due misure.
La legalità o è uguale per tutti, oppure rischia di diventare soltanto una parola.
Raffaele Cardamuro
Presidente
Associazione Nazionale Io Abito