11/06/2026
IL PARADOSSO DELLE DEMOLIZIONI DOPO 40 ANNI
Osservando questa immagine mi viene spontanea una domanda.
Se un’opera è abusiva, se è insanabile, se non esiste e non esisterà mai una legge capace di regolarizzarla, perché non viene demolita immediatamente?
Da anni sosteniamo che la vera tutela del territorio si fa quando l’abuso nasce, non quando è ormai diventato una casa, un investimento di una vita o un intero piano realizzato sotto gli occhi di tutti.
Troppo spesso assistiamo a demolizioni eseguite dopo 30 o 40 anni. Ma la verità è che quelle demolizioni non avvengono perché il Comune si sveglia improvvisamente. Avvengono perché esiste una sentenza penale definitiva, passata in giudicato dopo anni di processi, che impone l’esecuzione.
A quel punto il giudice ordina la demolizione, ma non dispone di mezzi, fondi o strutture operative. Deve necessariamente rivolgersi al Comune, che esegue.
E allora la domanda è semplice:
Perché questa collaborazione tra istituzioni non avviene subito?
Se un immobile viene sequestrato e tutti sanno che non potrà mai essere sanato, perché si lascia trascorrere una generazione prima di arrivare allo stesso risultato?
Perché si spendono soldi pubblici e privati in indagini, processi, consulenze, appelli e ricorsi che durano decenni?
Perché si consente che famiglie investano tutti i loro risparmi in abitazioni che un giorno saranno comunque demolite?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Dopo quarant’anni arrivano le ruspe, si producono traumi sociali enormi e si ottiene esattamente ciò che si sarebbe potuto ottenere all’inizio.
La legalità non si misura dal numero di demolizioni eseguite dopo quarant’anni.
La legalità si misura dalla capacità di impedire gli abusi quando nascono.
Se un’opera è davvero insanabile, va fermata subito.
Se invece la si lascia esistere per decenni, allora il problema non è soltanto di chi ha costruito, ma anche delle istituzioni che non hanno avuto il coraggio o la capacità di intervenire quando era il momento.
Noi non chiediamo privilegi per nessuno.
Chiediamo una cosa molto semplice: coerenza.
Perché una legalità che arriva dopo una generazione non è efficienza.
È il fallimento di un sistema che scarica il problema da un ufficio all’altro fino a quando il conto viene presentato ai cittadini.