03/06/2026
𝐁𝐞𝐧𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐌𝐚𝐱 𝐀𝐥𝐥𝐞𝐠𝐫𝐢.
Caro Max, da quando ci siamo conosciuti in un agosto di tantissimi anni fa, manco a dirlo, in tribuna del nostro amatissimo Caprilli, il piccolo (grande) ippodromo che da sempre accoglie la passione ippica smisurata di Livorno e dei livornesi, ad oggi, ne è passata tanta di acqua sotto ai nostri ponti. Eri un ragazzino strapieno di voglia di sfondare, in vacanza calcistica passata in particolare fra i cavalli, in attesa programmata del fatidico 2003 quando, ad una carriera fra alti e bassi da calciatore, hai dato fondo finalmente alle tue grandi risorse personali e professionali per gettare i semi di un’avventura da futuro allenatore mondiale. Io da molti anni vivevo a Napoli e, nonostante i miei successi professionali come psicoterapeuta e psicologo dello sport, ero in vacanza nella mia Livorno, come ho sempre fatto, avendo la fortuna di mantenere sempre aperta la casa storica di famiglia di fronte all’Accademia. Come faccio tuttora, appena posso.
Sono circa sessant’anni dunque che Napoli mi ha accolto e continua ad essere il magico posto della mia vita. Ed è proprio di questo che vorrei parlarti, soprattutto alla luce delle grandi amarezze che hai dovuto ingoiare recentemente, condizione che mi ha colpito moltissimo. Sei caratterizzato soprattutto per la tua rabbia, talvolta molto evidente e considerata spesso fuori luogo. Ma nessuno, almeno fra coloro che si intrufolano nella tua veste pubblica, sembra conoscere la tua parte più vera, più fragile solo perché è più profonda, più autentica: la parte di te delicata e fortissima allo stesso tempo. Quella, per capirci, che ti ha fatto commuovere in occasione del recente premio ricevuto e in tante occasioni che ti hanno emotivamente travolto.
Mi piace comunicarti che Napoli è particolarmente sensibile alle persone intelligenti e profonde che sentono le emozioni a mille, che soffrono come soffri tu quando perdi che godono come godi tu quando vinci, per essere semplici.
Vedrai, caro Max, che sarà più facile del previsto integrarti in un mondo gioioso e giocoso seppur difficile, anche se vittimistico quindi pronto a criticare in aria di sconfitta. Com’è accaduto a me sbalzato da Livorno a Napoli appena adolescente
e presto perfettamente integrato. Lo stesso clima in piccolo vissuto allo stadio comunale labronico, ove il tifo maniacale portava noi i bambini a seguire perfino gli allenamenti del nostro Livorno, lo vivrai a Napoli in grande, anzi alla grandissima. È una città che ancora non si fida di te, ma si fiderà quando comprenderà di che pasta sei fatto, oltre le chiacchiere. È un tifo da brividi che ti aspetta, benvenuto al Maradona, caro Max, benvenuto a Napoli.
𝑴𝒊𝒄𝒉𝒆𝒍𝒆 𝑹𝒐𝒔𝒔𝒆𝒏𝒂