14/06/2026
Le Pillole della Domenica:
TURISMO
Dopo la lunga e dolorosa pausa imposta dal Covid-19 alla mobilità, nella popolazione finalmente libera dall'incubo della pandemia si è risvegliata una vitalità repressa che probabilmente è all'origine del fenomeno definito “turismo di massa”. Questo fenomeno, che nasce da una frenesia del viaggio e determina una concentrazione di presenze negli stessi luoghi,ha cambiato il volto delle città d'arte e dei siti di maggiore interesse paesaggistico e ha prodotto ricadute non sempre positive.
L’origine del viaggio in luoghi diversi da quelli in cui si vive risale al Grand Tour che a partire dal diciottesimo secolo veniva effettuato in Europa per scoprire realtà nuove e accrescere la propria conoscenza.
L'Italia era una tappa quasi obbligatoria, come affermava Samuel Johnson nello scrivere “chi non è stato in Italia si trova sempre in una condizione di inferiorità per non aver visto ciò che una persona colta dovrebbe conoscere”.
Il turismo dei nostri giorni è tutt'altra cosa: figlio del consumismo, il viaggio si riduce il più delle volte a fruizione estetica suggerita dal processo imitativo dei social media piuttosto che dal desiderio di conoscenza: località da consumare più che da vivere e comprendere; e nel breve tempo disponibile scoprirne l'anima nascosta, senza preoccuparsi che per appagare questo desiderio i luoghi finiscono per svuotarsi della loro autenticità di vita vissuta per offrire un ciclo continuo di spettacolarizzazione.
Dal punto di vista antropologico questo fenomeno, quando raggiunge il livello compulsivo di chi ha sempre la valigia pronta per partire, nasconde un desiderio di evasione: fuga dal lavoro, dalla routine, dalla ordinaria mediocrità della propria vita, forse fuga da sé stessi alla ricerca di emozioni che possano stupire e ricaricare con stimoli nuovi.
Per trarre massimo beneficio dalla mobilità a scopo ricreativo bisognerebbe trasformarsi da turisti in viaggiatori e,sull’esempio degli illustri personaggi del Grand Tour, visitare il mondo mossi da desiderio di conoscenza non solo da curiosità o spinta imitativa. Senza dimenticare che il viaggio più entusiasmante è quello interiore, che ci fa comprendere che tanti valori ricercati altrove sono in noi stessi
Sergio Ciannella