Real Circolo Francesco II di Borbone/Royal Club Francis II of Bourbon

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Real Circolo Francesco II di Borbone/Royal Club Francis II of Bourbon Associazione a carattere volontario, apartitica ed apolitica e senza scopo di lucro.
(278)

L'Associazione è apolitica ed apartitica, non ha fini di lucro e persegue finalità di promozione della cultura dell'antica patria napolitana, la riscoperta della storia del Regno delle Due Sicilie, dei valori identitari di questa antichissima e nobile nazione, del suo patrimonio culturale, della cultura cristiana e dei suoi valori, della solidarietà, di utilità sociale,anche a favore di organizza

zioni umanitarie aventi finalità di sostegno a soggetti svantaggiati, delle radici della comune cultura europea, delle monarchie cristiane europee e dell’istituto della monarchia come forma di governo.

Vi segnaliamo e consigliamo questo eventocon testi Fulvio Valerio Cascella:Titolo : “ L’alba di un Regno “Sede : Convitt...
10/06/2026

Vi segnaliamo e consigliamo questo evento
con testi Fulvio Valerio Cascella:

Titolo : “ L’alba di un Regno “
Sede : Convitto Nazionale “ Giordano Bruno “ Maddaloni ( Caserta )
Indirizzo : Via San Francesco d’Assisi , 119
Data : 13 Giugno 2026
Orario : 17
Con la partecipazione di “ MirArte “ Aversa ; “ Ditirambo – Insieme di
Teatro Flegreo Napoli “ ; “ Danzando nel tempo Napoli – Palazzo
Cascella Aversa ; “ Centro Danza Diana Aversa “; “ Antiqua tempora
Acerra “.
Testo : Fulvio Valerio Cascella
Regia : Gaetano Basile
Durata dell’evento : 90 minuti
Contenuto e trama : Narrazione originale dell’ascesa al trono di Carlo di
Borbone. Il ruolo influente e determinante di personaggi femminili,
principalmente, e maschili che si sono adoperati affinché il progetto si
realizzasse.
Il racconto verrà intervallato da danze storiche con abiti del 1700, ed
esibizioni di danza classica.
Ingresso : Libero fino ad esaurimento posti.
Info : 3332594608 3285844185 3495320643

ComunicatoCapo della Real Casa delle Due SicilieGran Maestrodel Sacro Militare Ordine Costantinianodi San GiorgioA segui...
02/06/2026

Comunicato
Capo della Real Casa delle Due Sicilie
Gran Maestro
del Sacro Militare Ordine Costantiniano
di San Giorgio

A seguito dell’ampia diffusione sui mezzi di comunicazione di notizie riguardanti la relazione esistente tra la Principessa Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie e il Sig. Jordan Bardella, con l’intento di fare chiarezza e ristabilire la verità storica, ritengo necessario pronunciarmi sull’uso dei Titoli storici della Casa Reale delle Due Sicilie da parte dei membri dei due rami della mia famiglia.

Mio cugino il Principe Charles di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, e sua moglie Camilla, così come loro figlia Maria Carolina, hanno creato confusione nei media attribuendo indebitamente a quest’ultima un Titolo che non le spetta: quello di Duchessa di Calabria.

AI fine di chiarire la verità storica, spiegherò dettagliatamente la realtà della disputa esistente tra i due rami della famiglia.

La prima cosa da sottolineare è che entrambi i rami appartengono genealogicamente allo stesso ceppo, quello della Casa Reale dell’antico Regno delle Due Sicilie. Il ramo genealogico minore è oggi rappresentato dai Duchi di Castro, Charles e Camilla, mentre il ramo genealogico maggiore dai Duchi di Calabria, Pedro e Sofia.

Il 25 gennaio 2014 fu formalizzato un accordo (“RICONCILIAZIONE”) tra il Duca di Castro e l’attuale Duca di Calabria. Fu firmato alla presenza dell’attuale Duchessa di Calabria e della Duchessa
di Castro. Accompagnate dalle rispettive famiglie, entrambe le parti intervennero con pieni poteri e adeguata rappresentanza, alla presenza dei relativi testimoni.

Nell’accordo firmato fu chiaramente stabilito che il ramo minore della famiglia Borbone delle Due Sicilie accettava per sé i Titoli di Duchi di Castro (riservati a Charles e Camilla), Duchessa di Palermo
(attribuito alla Principessa Maria Carolina) e Duchessa di Capri (attribuito alla Principessa Maria Chiara). Preciso che non fu il Duca di Castro a concedere alle sue figlie i Ducati di Palermo e Capri,
bensì il Duca di Calabria, l’Infante Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie e Borbone-Parma, che, su proposta del Duca di Castro, accettò come Capo della Casa l’uso di tali due Ducati da parte delle figlie del Duca di Castro.

Da parte del ramo maggiore, ci siamo riservati i Titoli che avevamo sempre detenuto: Duca di Calabria, Duca di Noto e Duca di Capua.

Storia della disputa

L’origine del conflitto tra i due rami della famiglia nasce nel 1960, quando, alla morte senza discendenza maschile del Principe Ferdinando Pio di Borbone delle Due Sicilie, figlio maggiore del Principe Alfonso, Conte di Caserta e Capo della Casa di Borbone Due Sicilie, la guida della Casa passò, per diritto di primogenitura, ai discendenti di suo fratello l’Infante Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie, poiché quest’ultimo era il secondogenito della Casa, immediatamente dopo il Principe Ferdinando Pio.

Desidero precisare che l’Infante Don Carlos di Borbone Due Sicilie morì prima di suo fratello Ferdinando Pio, nel 1949; gli succedette mio nonno, l’Infante Don Alfonso, Duca di Calabria e Conte di Caserta, nella guida della Casa. Per chiarire la successione alla guida della Casa, si riproduce qui di seguito l’albero genealogico dei discendenti del Principe Alfonso, Conte di Caserta, Capo della Casa Reale delle Due Sicilie:

Albero genealogico
Alla morte del Principe Ferdinando Pio, la guida della Casa di Borbone Due Sicilie fu oggetto di conflitto:

1. Da una parte, mio nonno Don Alfonso di Borbone delle Due Sicilie assunse legittimamente il ruolo di Capo della Casa, conformemente alle regole della primogenitura, poiché era il figlio maggiore dell’Infante Don Carlos e quest’ultimo era il successore immediato del Principe Ferdinando Pio.

2. Dall’altra, il Principe Ranieri di Borbone delle Due Sicilie, quinto figlio maschio del Principe Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, Conte di Caserta. Egli approfittò della vicinanza che aveva con il fratello maggiore Ferdinando Pio e della distanza che separava la residenza di mio nonno Alfonso, Duca di Calabria, dalla sua, per assumere illegittimamente la guida della Casa. Si avvalse di questa circostanza e si appellò alla dichiarazione subordinata firmata dal mio bisnonno l’Infante Don Carlos prima di contrarre matrimonio con l’allora Principessa delle Asturie, Donna Maria de las Mercedes di Borbone (Atto di Cannes).

Matrimonio dell’Infante Don Carlos

Nel dicembre del 1900 il mio bisnonno, l’Infante Don Carlos, si fidanzò con la Principessa delle Asturie, allora presunta erede del fratello minore, il futuro Re di Spagna Alfonso XIII, che all’epoca era ancora minorenne e quindi non sposato.

Don Carlos, quando firmò il citato Atto, effettuò una rinuncia condizionata all’eventuale successione alla Corona delle Due Sicilie, qualora si fosse verificata la circostanza che la Principessa delle Asturie Donna Maria de las Mercedes fosse salita al trono di Spagna e Don Carlos ne fosse stato il consorte. In quel momento egli possedeva soltanto una mera aspettativa di diritto che, pochi anni dopo l’Atto di Cannes, si estinse definitivamente con la morte, avvenuta il 17 ottobre 1904, della sua consorte, la Principessa delle Asturie Donna Maria de las Mercedes.

In realtà, tale rinuncia era stata effettuata unicamente per adempiere a quanto previsto dalla pragmatica del Re Carlo III del 6 ottobre 1759 (basata sui trattati di Vienna del 3 ottobre 1735 e del 18 ottobre 1738), il cui scopo era impedire che le Corone di Spagna e delle Due Sicilie si riunissero nella stessa persona.

L’Atto di Cannes fu firmato da Don Carlos nel 1900, quando suo fratello Ferdinando Pio era ancora in vita (primogenito ed erede, Duca di Calabria e Capo della Casa di Borbone delle Due Sicilie, morto nel 1960).

L’Atto di Cannes fu pertanto un documento relativo alla successione alla Corona di Spagna e non ebbe mai efficacia, poiché la condizione principale alla quale era subordinato – che la Principessa delle Asturie salisse al trono di Spagna e Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie ne fosse il consorte – non si verificò mai.

La disputa sull’Atto di Cannes fu definitivamente chiarita quando, l’8 marzo 1984, il Marchese di Mondéjar, Capo della Casa di S.M. il Re di Spagna, inviò una lettera a mio padre, Don Carlos, Duca di Calabria e Conte di Caserta, che recitava quanto segue:
«…nell’interesse della verità storica e con l’intenzione di chiarire il problema relativo a chi spetti il Titolo di Capo della Casa di Borbone Due Sicilie e il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, per ordine di SUA MAESTÀ IL RE e come Capo della Sua Casa, ho richiesto pareri e relazioni al Ministero della Giustizia e alla Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione, per l’aspetto giuridico della questione; al Ministero degli Affari Esteri, per l’aspetto internazionale; all’Istituto “Salazar y Castro” del Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche, per l’aspetto genealogico; e al Consiglio di Stato, per l’aspetto storico-giuridico.
L’unanime concordanza dei pareri e delle relazioni emesse dai più alti organismi e corporazioni dello Stato spagnolo competenti in materia riconosce alla persona di Vostra Altezza Reale (riferendosi a mio padre, S.A.R. l’Infante Don Carlos) il Titolo di Capo della Casa di Borbone delle Due Sicilie e del Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio”.

Chi abbia letto tali pareri e relazioni potrà constatare che conducono alle seguenti conclusioni:

– La rinuncia condizionata di Don Carlos mediante l’ Atto di Cannes non produsse effetti giuridici.

– Essa non vincola i suoi discendenti.

Va inoltre sottolineato che tale rinuncia condizionata aveva in ogni caso come oggetto esclusivamente gli eventuali diritti di Don Carlos alla successione della Corona del Regno delle Due Sicilie e non il diritto a essere Capo della Casa di Borbone Due Sicilie, come stabilito in un parere del Consiglio di Stato spagnolo del 2 febbraio 1984.

Parimenti, con l’ Atto di Cannes Don Carlos non rinunciò ai beni allodiali e ancor meno al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, come stabilito nel parere della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione del 6 maggio 1983.

Riconciliazione del 2014

Essendo dunque molto chiara la nostra posizione e situazione nella guida della Casa di Borbone Due Sicilie, era assurdo continuare questa disputa di generazione in generazione. Per questo motivo, con il consenso di mio padre, promossi un riavvicinamento che nel 2014 diede frutto, riempiendo di gioia familiari e amici sostenitori di entrambi i rami.

Formalizzammo questo accordo a Napoli il 25 gennaio 2014 (ALLEGATO I), circondati dalle nostre famiglie, testimoni e amici. Entrambi pubblicammo la buona notizia (ALLEGATO II).

Purtroppo, poco dopo la firma dell’accordo, constatai che mio cugino Charles non lo rispettava né lo applicava. Il fatto che Charles e Camilla siano venuti meno alla loro parola non modifica la mia
posizione e tanto la mia famiglia quanto io continueremo a rispettare pienamente quanto convenuto nel 2014:

“…RICONOSCENDOSI RECIPROCAMENTE COME CUGINI, CON I TRATTAMENTI E I TITOLI CHE ATTUALMENTE SONO DI USO COMUNE PER ENTRAMBE LE PARTI E I LORO DISCENDENTI” (ALLEGATO Il).

Dichiarazione del 12 maggio 2016

Dopo il nostro accordo del 2014, a ogni inadempienza dei Duchi di Castro elevai personalmente la mia protesta, fino a comprendere che non avevano alcuna intenzione di rispettare quanto firmato. Per questo motivo, venuto a conoscenza della loro dichiarazione unilaterale del 12 maggio 2016, non ebbi altra scelta che rispondere con la dichiarazione che allora resi pubblica (ALLEGATO III).

Considerazioni finali

Anche se avessi la volontà di modificare le Leggi della Casa di Borbone delle Due Sicilie, nella mia qualità di Capo della Casa non sarei autorizzato a farlo unilateralmente, poiché in una Casa Reale le norme successorie non possono essere alterate dalla sola decisione di chi ne detiene la guida. Una modifica di tale natura potrebbe verificarsi soltanto nei seguenti casi: che un Parlamento ratificasse legalmente tale cambiamento – cosa che in questo caso risulta formalmente e materialmente impossibile – oppure che esistesse un consenso assoluto all’interno della famiglia.

É opportuno ricordare che l’Ordine Costantiniano di San Giorgio si fonda sulla Successione Farnesiana, il cui statuto fondamentale e immutabile si basa sui principi della successione maschile e della stretta primogenitura.

Di conseguenza, la sua guida spetta sempre al maschio di età più avanzata, che la trasmette al successivo maschio nell’ordine successorio, e così via. Inoltre, l’Ordine è regolato da Statuti e Bolle
Pontificie vigenti; pertanto, qualsiasi eventuale modifica delle sue norme successorie richiederebbe necessariamente l’assenso di Sua Santità il Papa, manifestato mediante apposita Bolla Pontificia.

Conclusioni

Da quanto precede, si conclude:

La Principessa Maria Carolina può utilizzare il Titolo di Duchessa di Palermo, così come concordato nel 2014. Tuttavia, nessun diritto le spetta per definirsi Duchessa di Calabria.

L’accordo firmato nel 2014 è l’unico valido e vincolante, essendo stato sottoscritto liberamente da entrambe le parti e con pieno consenso familiare.

In data 5 novembre 2015, un mese dopo la morte del mio amato padre, S.A.R. l’Infante Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie e Borbone-Parma, Duca di Calabria e Conte di Caserta, assunsi l’onore e la responsabilità di succedergli quale Capo della Casa di Borbone Due Sicilie e Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio (ALLEGATO IV).

Alla luce di quanto esposto, per le motivazioni e le ragioni espresse nel presente Comunicato che emetto nella mia qualità di Capo della Real Casa delle Due Sicilie, confido di aver chiarito la situazione riguardo alla legittimità dell’uso dei Titoli e delle Dignità spettanti alla Casa e auspico che mio cugino il Duca di Castro rispetti il contenuto degli accordi dell’Atto di Riconciliazione che entrambi firmammo il 25 gennaio 2014, circondati dai membri delle nostre famiglie.

Madrid, 1° giugno 2026

Pedro di Borbone delle Due Sicilie
Duca di Calabria
Conte di Caserta
Capo della Real Casa delle Due Sicilie

https://www.ordinecostantinianoitalia.org/wp-content/uploads/2026/06/Comunicado-Oficial-01-06-2026.pdf

In Memoria di Don Vincenzo Capasso Torre, Conte delle Pastene: Modello di Nobiltà d'Animo e SapienzaCon la scomparsa di ...
14/05/2026

In Memoria di Don Vincenzo Capasso Torre, Conte delle Pastene: Modello di Nobiltà d'Animo e Sapienza

Con la scomparsa di Don Vincenzo Capasso Torre, Conte delle Pàstene e di Caprara, Patrizio Napoletano e di Benevento, il mondo dell'aristocrazia italiana e della cultura storica perde uno dei suoi interpreti più limpidi e autorevoli. La sua figura ha rappresentato una rara e felice sintesi tra la fedeltà ai valori della tradizione e un'intensa, moderna operosità intellettuale.
Custode di un'Illustre Genealogia
Erede di una delle più antiche e blasonate casate del Mezzogiorno d'Italia, Don Vincenzo ha portato con naturale dignità il peso e l'onore della propria storia familiare. La sua ascendenza, legata alla successione feudale dei territori di Pastena e Caprara e impreziosita da figure di altissimo rilievo istituzionale — come il nonno, l'Ambasciatore d'Italia Conte Giovanni Fabio —, non è mai stata per lui un mero motivo di vanto, bensì un severo mandato morale. Ha vissuto la propria genealogia come un ponte tra il passato e il presente, un dovere di esemplarità da trasmettere intatto alle generazioni future.
Rigore Culturale e Passione Storica
La nobiltà di sangue si è unita in lui, in modo indissolubile, a una profonda nobiltà d'intelletto. Saggista raffinato e storico rigoroso, ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca araldica e alla memorialistica. Le sue opere, tra cui spiccano le memorie familiari e i saggi storici, testimoniano una mente acuta e una penna elegante, capace di restituire la complessità del passato con assoluta precisione scientifica. Il suo lungo e appassionato impegno all'interno del Collegio Araldico di Roma e del Corpo della Nobiltà Italiana ha offerto una guida culturale imprescindibile per l'intero settore, elevando lo studio delle tradizioni a disciplina di altissimo valore civico.
Elevate Doti Morali, Spirito di Servizio e la Fine di un'Epoca
Ciò che tuttavia rimarrà impresso nella memoria di chi lo ha conosciuto è la straordinaria levatura morale. Uomo di profonda fede e di specchiata rettitudine, ha tradotto i valori cavallereschi dell'onore, della ca**tà e della lealtà in azioni concrete.
Don Vincenzo è stato un autorevole e insostituibile esponente di una classe di gentiluomini d’altri tempi che ha guidato con prestigio, rigore morale e abnegazione la Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Con la sua scomparsa si avverte la dolorosa transizione verso un presente in cui figure della sua tempra, capaci di coniugare il lignaggio all'intransigenza etica e al servizio disinteressato, purtroppo non ci sono più. Nei ruoli apicali dell'Ordine, così come nell'Insigne Reale Ordine di San Gennaro, ha operato promuovendo i valori cristiani con un tratto signorile, una cortesia innata e una generosità che lo hanno reso un punto di riferimento eterno.
Don Vincenzo Capasso Torre lascia un vuoto incolmabile, ma anche un'eredità morale e culturale che non sbiadirà. La sua vita resta il ritratto perfetto di un vero gentiluomo, capace di illuminare il presente con la luce delle virtù più nobili.

Vi segnaliamo una bella iniziativa Il tramonto di un RegnoaMaria Sofiaultima regina del Regno delle Due SicilieSpettacol...
08/05/2026

Vi segnaliamo una bella iniziativa

Il tramonto di un Regno
a
Maria Sofia
ultima regina del Regno delle Due Sicilie

Spettacolo storico teatrale con interventi di danze d'epoca
a cura di:
Associazione Culturale MirArte
Associazione Culturale Il Ditirambo
Gruppo Culturale Danzando nel Tempo
Centro Danza Diana

Sabato 09 maggio 2026
ore 17:00
Presso:
REAL SITO DI CARDITELLO
Sala M***a
Via Carditello
81050 San Tammaro (CE)
Ingresso gratuito riservato ai possessori di biglietto AREA MUSEALE fino ad
esaurimento posti
Info: 328 584 4185 / 333 259 4608
Real Sito di Carditello
•MirArte
Associazione Culturale

Pubblichiamo un articolo “La principessa Maria Carolina di Borbone-Due Sicilie è la duchessa di Calabria?”, pubblicato s...
29/04/2026

Pubblichiamo un articolo “La principessa Maria Carolina di Borbone-Due Sicilie è la duchessa di Calabria?”, pubblicato sul quotidiano “La Razón”, Anno XXVIII, n. 9.956, sabato 25 aprile 2026, p. 49, del eminente storico Amadeo-Martín Rey y Cabieses medico e genealogista spagnolo-peruviano, considerato uno dei massimi esperti europei in materia di famiglie reali e nobiltà.
Vanta una formazione multidisciplinare d'eccezione, essendo titolare di tre dottorati:
Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía
Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogia
Dottorato in Storia (Università di Navarra).
Dottorato in Medicina (Università Complutense di Madrid).
Dottorato in Diritto (UNED), con una tesi sulle onorificenze e il loro uso da parte della regalità europea.
Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía
Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía

Attualmente ricopre ruoli di prestigio nelle principali istituzioni di settore:
Accademico di Numero e Direttore delle Pubblicazioni della Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía.
Professore di Dinastie Europee presso l'Università Rey Juan Carlos.
Vice-Uditore Generale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

La principessa Maria Carolina di Borbone-Due Sicilie è la duchessa di Calabria?

Vi sveliamo a chi spetta il titolo usato dalla sposa di Bardella. Questa è la saga familiare che fa chiarezza.

Amadeo Rey. MADRID
Sarebbe facile rispondere a questa domanda preliminare. La risposta è no. Ma
perché questa principessa usa un titolo che, di diritto, appartiene a Pietro di Borbone-Due Sicilie e d'Orléans? Torniamo al momento in cui Carlo di Borbone-Due Sicilie, Infante di Spagna, sposò Mercedes, principessa delle Asturie, sorella maggiore di Alfonso XIII.

Poco prima delle nozze, celebrate il 14 febbraio 1901, e su insistenza del padre, Alfonso, conte di Caserta e fratello dell'ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II, lo sposo firmò il 14 dicembre 1900 una rinuncia, l'"Atto di Cannes", con la quale rinunciava ai suoi diritti al trono delle Due Sicilie. Ciò era in linea con l'idea del re Carlo III di Spagna, il quale intendeva che la stessa persona non occupasse contemporaneamente il trono di Spagna e quello delle Due Sicilie, preservando così l'equilibrio di potere in Europa.

Tuttavia, tale rinuncia era superflua e invalida. In primo luogo, il trono non esisteva più nel 1900: l'Italia era già stata unificata sotto la Casa Savoia in seguito al Risorgimento, e le sue precedenti monarchie – ad eccezione del Papato – erano scomparse, confluendo in un unico trono sabaudo. Inoltre, la rinuncia non era conforme alle leggi né delle Due Sicilie, né della Francia, né dell'Italia, i paesi interessati, poiché l'atto fu firmato in Francia, si riferiva al trono napoletano, mentre il territorio delle Due Sicilie rimase parte della nuova Italia. In aggiunta, la rinuncia era subordinata all'ascesa al trono di Spagna di Carlo, cosa che non avvenne mai.

Pertanto, il suo discendente, Don Pedro, è il suo pronipote e detiene i diritti alla corona delle Due Sicilie. Sia lui, sia suo padre, l'Infante Don Carlos, sia suo nonno, l'Infante Don Alfonso, furono Duchi di Calabria in quanto capi della Casa Reale delle Due Sicilie.

Quando questa rinuncia, che ribadisco essere invalida, ebbe luogo, fu Ranieri di Borbone-Due Sicilie, fratello minore del principe rinunciante, ad assumere i diritti alla corona napoletana. E i suoi discendenti, i Duchi di Castro, hanno rivendicato la successione al trono. L'attuale avversario di Don Pedro è Carlos de Borbón-Dos Sicilias, Duca di Castro. Nel 1984, Don Juan Carlos I delle Due Sicilie, che si era separato dal ramo principale della Casa Reale sp****la quando Carlo VII di Napoli e V di Sicilia – in seguito Carlo III di Spagna – salì al trono di quel territorio, commissionò, tramite il Capo della Casa, il Marchese di Mondéjar, diverse perizie ai Ministeri degli Affari Esteri e della Giustizia, al Consiglio di Stato, alla Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione e all'Istituto Salazar y Castro del CSIC (Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo), riguardo al capo della Casa Reale delle Due Sicilie.

Le perizie confermarono che il capo era l'Infante Don Carlos, Duca di Calabria, che non aveva ancora ricevuto il titolo di Infante di Spagna da Don Juan Carlos, nonché Gran Maestro dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio.

I rapporti confermarono che l'Infante Don Carlos, Duca di Calabria, che non aveva ancora ricevuto il titolo di Infante di Spagna da Don Juan Carlos, era il capofamiglia e Gran Maestro dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio.

A seguito del riavvicinamento tra i due rami della famiglia – quello allora guidato dall'Infante Don Carlos e quello appartenente al Duca di Castro – venne redatto un accordo, al cui testo ho collaborato insieme all'Ambasciatore Carlos Abella y Ramallo, e che fu firmato a Napoli nel gennaio 2014. L'Infante Don Carlos, già malato, fu rappresentato dal figlio Pedro, Duca di Noto, titolo ora detenuto dal figlio Jaime. L'accordo riconosceva che l'Infante era Duca di Calabria, Don Pedro Duca di Noto e suo figlio Jaime Duca di Capua, e che il Principe Carlos era Duca di Castro, con le figlie Maria Carolina e Maria Clara Duchessa di Palermo e Duchessa di Capri, rispettivamente. Il titolo di Duca di Calabria, fin dal regno di Roberto I nel XIV secolo, designava il principale successore alla corona napoletana.

Contro le sue stesse azioni
Ero presente alla firma dell'accordo come uno dei suoi redattori e membro del seguito di Don Pedro. Era accompagnato da Carlo de Gregorio Cattaneo, Principe di Sant'Elia, Duca di Noja e Marchese di Squillace,
Guy Stair Sainty e Jacopo Fronzoni. Erano presenti anche sua madre, Doña Ana, allora Duchessa di Calabria, sua moglie, Doña Sofía, e il loro figlio. Ebbene, con grande sorpresa di molti, nel maggio 2016, il Duca di Castro, senza poterlo fare, abolì la Legge Salica conferendo il titolo di Duchessa a sua figlia.

Così facendo, non solo si è contraddetto con le sue stesse azioni e ha di fatto rinnegato quanto aveva firmato davanti ai miei occhi, ma ha anche messo una principessa in opposizione al vero Duca di Calabria, un uomo più anziano di lei. Questo atto davvero inconcepibile è il motivo per cui questa principessa usa il titolo. Tuttavia, Pedro di Borbone Due Sicilie è il vero Duca di Calabria.

Don Pedro di Borbone Due Sicilie detiene i diritti alla corona delle Due Sicilie. La giovane principessa usa il titolo di Duchessa di Calabria, che non le spetta.

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Nel solco della più autentica tradizione, il Pontificale 2026 in onore di San Giorgio ha rappresentato un momento di pro...
27/04/2026

Nel solco della più autentica tradizione, il Pontificale 2026 in onore di San Giorgio ha rappresentato un momento di profonda intensità spirituale e di significativa partecipazione comunitaria nel cuore di Napoli.

La solenne celebrazione si è svolta nella maestosa Basilica di Santa Chiara, dove circa duecento cavalieri, accompagnati dai loro familiari, hanno preso parte al rito in un’atmosfera di composta devozione e solennità. La presenza di S.Em. Rev.ma il Signor Cardinale Dominique François Joseph Mamberti, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e Cardinale Protodiacono., ha conferito particolare rilievo all’evento, sottolineandone il valore non solo liturgico ma anche simbolico per la comunità riunita. L’armonia dei paramenti, la solennità dei gesti rituali e la partecipazione corale dei presenti hanno reso la celebrazione un momento di forte coesione, capace di unire tradizione, fede e senso di appartenenza in un unico, significativo atto collettivo.

La presenza di S.A.R. Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria e Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie e nostro Presidente Onorario, ha conferito al Pontificale un carattere di altissima solennità e rilevanza istituzionale.
Tale presenza si inserisce in un quadro storico-giuridico ben definito: la pronuncia del Consiglio di Stato del Regno di Spagna ha infatti riconosciuto la legittimità della linea ducale di Calabria quale Capo della Real Casa, riaffermando continuità dinastica e titolarità storica in capo a questo ramo della famiglia dei Borbne Due Sicilie.

La celebrazione presso la Basilica di Santa Chiara assume, in tale contesto, un significato particolarmente profondo. Essa non è soltanto uno dei più insigni complessi monumentali di Napoli, ma anche luogo simbolico della memoria dinastica, custodendo le sepolture di membri della Real Casa e rappresentando uno dei cuori spirituali e storici della monarchia meridionale. La presenza del Capo della Real Casa in questo luogo si configura dunque come un gesto altamente evocativo di continuità, radicamento e custodia della tradizione.

Non meno significativa è stata la celebrazione del giorno successivo presso la Basilica di San Giovanni Maggiore, antichissima basilica di origine costantiniana, la cui fondazione viene tradizionalmente ricondotta all’età dell’imperatore Costantino I. Il Grqn Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano ha personalmente investito Don Salvatore Giuliano come Cappellano dell’Ordine. Una Santa Messa sentita e coinvolgente accompagnata da un coro di bambini che hanno coinvolto S.A.R. Don Pedro nei loro canti. Questo luogo sacro, tra i più antichi della città, è oggi destinato a rivestire un ruolo di rinnovata centralità quale sede delle attività spirituali dell’Ordine Costantiniano, rafforzando il legame tra la tradizione cavalleresca e le sue radici storiche e religiose. Qui si è tenuta una Santa Messa dedicata in particolare ai più giovani. La liturgia, presieduta da Don Salvatore Giuliano, ha visto la partecipazione di numerosi bambini, offrendo un momento di catechesi viva e di trasmissione dei valori cristiani alle nuove generazioni.
In tale prospettiva, la presenza del Capo della Real Casa delle Due Sicilie si configura come espressione viva di una continuità storica che, pur inserita pienamente nella realtà contemporanea, continua a farsi interprete e custode di valori, identità e tradizioni che appartengono in modo indelebile alla storia del Mezzogiorno e dell’intera nazione italiana.

In questo contesto, la figura di San Giorgio continua a emergere come modello di coraggio, fede e testimonianza, capace di parlare tanto agli adulti quanto ai più piccoli.

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Addio a Emmanuele Emanuele: l’ultimo grande Mecenate tra Diritto, Economia e BellezzaCon la scomparsa di Emmanuele Franc...
17/04/2026

Addio a Emmanuele Emanuele: l’ultimo grande Mecenate tra Diritto, Economia e Bellezza
Con la scomparsa di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, l’Italia perde non solo un protagonista della finanza e del diritto, ma quello che può essere definito l’ultimo vero mecenate rinascimentale del nostro tempo. Scomparso a Roma all'età di 89 anni, Emanuele ha incarnato una sintesi rara e preziosa: quella tra la concretezza del giurista-economista e la visione illuminata dell'umanista.

Emanuele non è stato solo un avvocato cassazionista e un accademico di rango, ma un interprete profondo delle dinamiche finanziarie. La sua carriera, radicata nello studio della Scienza delle Finanze, lo ha visto sedere nei consigli di amministrazione più prestigiosi e guidare istituzioni bancarie con una fermezza d'altri tempi. La sua "cassetta degli attrezzi" era fatta di codici e bilanci, strumenti che ha utilizzato non per l'accumulo fine a se stesso, ma come basi solide su cui costruire infrastrutture sociali e culturali.

Ma è nel ruolo di Presidente della Fondazione Roma e della Fondazione Terzo Pilastro che Emanuele ha lasciato l'impronta più indelebile. Per lui, il mecenatismo non era un atto di ca**tà, ma un dovere civico. Ha trasformato la Capitale in un museo a cielo aperto, portando a Palazzo Cipolla mostre di respiro mondiale — dai capolavori del Rinascimento alle provocazioni della Street Art — con l'idea fissa che l'arte debba essere accessibile a tutti, senza distinzioni di censo. È l’uomo che ha portato per la prima volta il Tesoro di San Gennaro in mostra fuori dalla sua Napoli. La sua intuizione del "Terzo Pilastro" ha ridefinito la filantropia moderna, trasformandola in un investimento strategico nel capitale umano, dalla sanità all'istruzione.

Accanto alla sua attività professionale, il Professore è stato un profondo custode dei valori cavallereschi e delle radici storiche del Mezzogiorno. La sua dedizione alla storia e all'onore si è riflessa nel prestigioso incarico di Gran Tesoriere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dove ha servito con la stessa lungimiranza e integrità che hanno contraddistinto ogni suo ufficio. Uomo di raffinata cultura, è stato un sincero e appassionato amico del Real Circolo Francesco II di Borbone, legame che testimoniava la sua volontà di non far sbiadire la memoria delle grandi tradizioni europee. Per Emanuele, l'appartenenza a questi sodalizi non era una questione di forma, ma una missione volta a preservare un'identità etica e spirituale.
L'eredità
Emanuele ci lascia in eredità la lezione che l'economia non ha anima se non è nutrita dalla Bellezza, e che la legge è solo una forma vuota se non serve a promuovere la dignità dell'uomo. Scompare un uomo che sapeva leggere i numeri, ma preferiva scrivere poesie, convinto che un quadro o un gesto di solidarietà potessero curare il mondo più di una riga di bilancio.

Indirizzo

Piazza Del Plebiscito
Naples
80132

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