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L'Afasp - Associazione familiari amici sofferenti psichici della Campania - è un'associazione di volontariato impegnata dal 1983 per la tutela del diritto alla salute mentale e il rispetto della dignità di chi soffre di disagio mentale.

Da soli non ce la facciamo!
02/09/2026

Da soli non ce la facciamo!

QUESTA NON È SOLO UNA TRAGEDIA DELLA FOLLIA...sarebbe troppo facile liquidarla così.

Ho pensato molto se fosse il caso di scrivere qualcosa su questa tragedia.
Ho pensato come padre di un figlio disabile...ed ho pensato che Non riesco a stare in silenzio di fronte a quello che è successo a Roma, a Pietralata.

La piccola Bianca, 5 anni, bimba disabile, è stata uccisa dai suoi genitori, che poi si sono tolti la vita.

Nelle dodici lettere d'addio che hanno lasciato c'è una frase che mi devasta come padre, come cittadino, come uomo:

«Da soli non ce la facciamo».

Voglio dirlo chiaramente, senza girarci intorno e senza la diplomazia dei salotti: questa famiglia non è crollata da sola.

È stata spinta nel baratro da istituzioni assenti, sorde e accecate dalle loro burocrazie.

Quando un padre e una madre arrivano a pensare che l'unica "salvezza" per la propria bambina sia la morte, significa che intorno a loro c'è il deserto.

Significa che le nostra società e le nostre istituzioni hanno fallito su tutta la linea.

La verità, dolorosa e inaccettabile, è quella che sento ripetere ogni giorno dalle famiglie dei miei ragazzi:

oggi in Italia avere un figlio con una grave disabilità è diventato un LUSSO che non tutti possono permettersi.

È un lusso economico, emotivo, psicologico....che nell'isolamento porta alla disperazione.

I genitori vengono trasformati in caregiver a vita, fantasmi senza diritti, lasciati soli a combattere ogni giorno contro la burocrazia prima ancora che contro la disabilità.

Un Paese civile non si misura dalle promesse elettorali sui diritti
Un Paese civile si misura da come protegge i più fragili e le loro famiglie

Oggi l'Italia ha le mani sporche del sangue di una madre, di un padre e di una bimba di 5 anni Bianca... per l'abbandono in cui le istituzioni e la società hanno lasciato lei ed i suoi genitori.

I genitori non devono avere il terrore del futuro, non devono impazzire pensando al "Dopo di Noi".

Scusate la rabbia, ma non si può fare finta di niente.

Non chiamatelo "gesto di follia" per favore...il gesto f***e dei genitori è solo la conseguenza, inaccettabile conseguenza.

Chiamate questo gesto con il suo vero nome, con la sua vera causa: DISPERAZIONE da abbandono sociale ed istituzionale.

Piccola Bianca, ti chiedo scusa a nome di un mondo che non ha saputo proteggerti.

Noi continueremo a urlare, anche per te, per la tua mamma ed il tuo papà... perché nessun genitore debba mai più scrivere inascoltato «da soli non ce la facciamo»

Bianca adesso riposa in pace con mamma e papà...

20/07/2026
30/06/2026

ExpoAID: la consacrazione dell’inspiration p**n come cifra distintiva dell’azione di Governo e di molte associazioni
29 Giugno 2026
del Coordinamento PERSONE*

Si è appena conclusa ExpoAID, la kermesse riminese organizzata dal Ministero per le Disabilità, caratterizzata da slogan ad effetto, senza che tuttavia venissero affrontati «i nodi irrisolti della riforma: una sperimentazione fantoccio e la sponsorizzazione di luoghi e “attività” come se le persone con disabilità facessero parte di un mondo altro», osservano, tra le altre cose, dal Coordinamento PERSONE, in questa riflessione che fotografa la distanza (abissale) tra chi siede ai tavoli istituzionali e le difficoltà che le persone con disabilità e le loro famiglie devono affrontare quotidianamente.

Di fronte al diritto (negato) delle persone con disabilità di scegliere un’esistenza libera e di condurre la vita che desiderano con il sostegno dello Stato; di fronte alla riforma che potrebbe rendere tutto ciò realizzabile; di fronte all’impossibilità per milioni di persone con disabilità e familiari di accedere alle informazioni, al procedimento del progetto di vita personalizzato e partecipato o di avervi accesso, salvo poi sentirsi dire che non ci sono soldi e operatori, quindi si va avanti come sempre…
Bene, di fronte a questo scenario, che cosa fa la ministra?

Ci rifila l’ennesimo mantra: prima “la persona al centro”, poi “io valgo” e, in apertura di estate, “io, Persona di valore” che ha dato il via alla tre giorni milionaria di ExpoAID.
Slogan. Vuoti.
Un evento organizzato e gestito come è gestito il Ministero per le Disabilità (si vedano le inchieste del quotidiano «Domani»): “amici e amici degli amici” a supportare un racconto vecchio, impolverato, anacronistico della disabilità. Chi qualche settimana fa si dimetteva a seguito delle inchieste di «Domani», oggi parla dal palco e lo condivide con chi quelle dimissioni (farlocche) le ha rifiutate.
Una kermesse utile a mantenere la situazione politica immutata, a foraggiare (non solo economicamente) le “associazioni maggiormente rappresentative” e, pertanto a nascondere i nodi irrisolti della riforma: una sperimentazione fantoccio e la sponsorizzazione di luoghi e “attività” come se le persone con disabilità facessero parte di un mondo altro.
Cambiano le parole, non la sostanza.
È questo il centro in cui si vuole ricondurre, sempre, la persona con disabilità: non la convivenza, ma l’esclusione. Il fatto che si tenti di dipingerla come una bella opportunità a tutte le famiglie che non sanno come organizzare le proprie vite e, pertanto, si affidano, non toglie che resti un’idea e purtroppo anche una pratica escludente, segregante.
Poi, però, quando serve a fare propaganda, le persone con disabilità le si fa sfilare sulla spiaggia: due minuti di gloria salvo poi tornare nel luogo che qualcuno ha scelto per loro.
Si sono viste scene di giubilo che, forse, potevano essere adatte a un’olimpiade, non ad un convegno che avrebbe dovuto discutere per comprendere come dare gambe a una riforma epocale. A Rimini nessuno ha vinto niente.
La consacrazione dell’inspiration p**n come cifra distintiva dell’azione di Governo e di molte associazioni, è quanto di più distante dal riconoscere la persona con disabilità come persona.
Una tristezza infinita che si scontra simbolicamente con i mille sorrisi a favore di telecamera.
C’è solo una domanda: perché? E lei, ministra, non risponderà, come ha fatto sempre con tutte le questioni che abbiamo sottoposto a lei e all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.
Ciò, tuttavia, non la esime e non esime i suoi sodali, da una responsabilità politica e umana enorme.
E, mentre su un piano verticale, potete dare per scontato che mai arriverà l’ora della base, orizzontalmente si aprono scenari nuovi.

Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.

**n






Domani Stefano Iannaccone

link nel primo commento

29/06/2026

LA CHIUSURA NOTTURNA DELLE UOSM DELL'ASL NAPOLI 1 È UN GRAVE ARRETRAMENTO

Con la rimodulazione dei turni, la direttrice, dott.ssa Luisa Russo, ha disposto, a partire dal 1° luglio di quest'anno, la chiusura delle UOSM dell'ASL Napoli 1 dalle ore 20.00 alle ore 8.00 del giorno successivo, compresi i giorni festivi.
Con la firma di questo provvedimento, la dirigente a capo del Dipartimento di Salute Mentale dell'ASL ha di fatto dato attuazione a una decisione grave, contraria a ogni logica di tutela del diritto delle persone affette da disturbi psichici a ricevere cure adeguate da personale specializzato.
Eppure la Legge Regionale della Campania n. 1 del 3 gennaio 1983 aveva delineato un modello di assistenza fondato sulla tutela della salute mentale, sulla continuità delle cure e sulla vicinanza ai cittadini più fragili. Oggi quello spirito viene tradito.
Tutto questo avviene senza che il Presidente della Regione Campania abbia pronunciato una sola parola. Tace di fronte a una decisione che rappresenta un ulteriore arretramento dell'assistenza territoriale rivolta alle persone più fragili. Per anni la politica regionale si è preoccupata soprattutto del pareggio di bilancio, trascurando la sofferenza concreta delle persone affette da disturbi psichici e delle loro famiglie. Dilungarsi è quasi inutile, perché chi legge conosce bene la realtà dei fatti.
Questo provvedimento rappresenta, di fatto, una dichiarazione di abbandono nei confronti dei sofferenti psichici e dei loro familiari. Tutto questo per risparmiare una manciata di infermieri.
È vero che l'assistenza nelle ore notturne viene demandata al 118, e ci mancherebbe altro che una persona in crisi psichiatrica non potesse rivolgersi al servizio di emergenza. Ma è davvero questa la risposta che si vuole dare? È questa l'idea di assistenza territoriale prevista dalla normativa? Di cosa stiamo parlando?
Siamo di fronte a dirigenti che, pur di conservare le proprie posizioni di comando, finiscono per assumere decisioni che indeboliscono servizi essenziali e colpiscono le persone più vulnerabili.
Noi del Forum Diritti e Salute ci siamo opposti con tutte le nostre forze. Abbiamo cercato di impedire un atto che riteniamo profondamente ingiusto e contrario ai principi di civiltà, di tutela della salute e di rispetto della dignità delle persone. Non ci siamo riusciti. Abbiamo perso questa battaglia, ma il vero sconfitto è l'istituzione Regione Campania, insieme alla maggioranza che la governa.
A tutti loro chiediamo almeno un momento di riflessione e di responsabilità. Perché quando si indeboliscono i servizi di salute mentale non si colpiscono semplicemente dei numeri di bilancio: si colpiscono persone, famiglie e diritti fondamentali.

Francesco Maranta
Portavoce Forum Diritti e Salute

18/06/2026

𝟳𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮, 𝟯𝟲𝟬 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵é 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗲𝘀𝗲𝗰𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝘂𝘀𝗼 𝗹𝗲 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲.
𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗼 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.
𝗩𝗼𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝘃𝗮𝘁𝗲 𝗹’𝗮𝗿𝗴𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼? 𝗗𝗶𝘁𝗲𝗹𝗼 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶.

Nel 2015 l’Italia ha compiuto qualcosa di unico al mondo: ha chiuso definitivamente tutti gli ospedali psichiatrici giudiziari, luoghi dove le persone con disturbi mentali autrici di reato venivano rinchiuse per anni. Al loro posto sono nate le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS), strutture piccole, territoriali, con al massimo venti posti letto ciascuna, dove la cura avrebbe dovuto prevalere sulla custodia. Una riforma nobile e necessaria nell’intento. Ma tra il buon proposito e la realtà si è aperto un abisso che oggi appare difficilmente colmabile.
Il professor Giuseppe Nicolò, psichiatra e direttore di un dipartimento di salute mentale che gestisce alcune tra le strutture più attive d’Italia, usa parole durissime e precise: “la legge 81 del 2014 è un fallimento totale.”
I numeri gli danno ragione in modo impietoso. A fronte di circa 360 posti letto disponibili in tutta la pen*sola, oltre 700 persone attendono di accedervi. È come avere una terapia intensiva con dieci respiratori per cento malati gravi: il sistema collassa, e le conseguenze sono drammatiche.
Il tempo medio di attesa supera i dieci mesi, quasi quanto la durata stessa della misura di sicurezza disposta dal magistrato. Un paradosso kafkiano ampiamente documentato dalla letteratura scientifica internazionale.
Nel frattempo alcune di queste persone restano in carcere senza un valido titolo detentivo, in quella zona grigia tra giustizia e medicina che non appartiene né all’una né all’altra. Altre vengono lasciate libere, senza un percorso terapeutico strutturato, con rischi concreti per sé e per la comunità e naturalmente anche per gli psichiatri che ritengono in cura, come se dovessero prevedere prevenire che un paziente possa commettere reati. Nicolò ha sottolineato in più occasioni che il fallimento non è solo numerico ma profondamente culturale e strutturale: si è sottovalutato in modo totale il criterio della sicurezza, soprattutto per ragioni ideologiche (e questo motivo basterebbe per dire che l’istituzione delle REMS ha fallito definitivamente). Le Residenze sono rimaste isole terapeutiche isolate, scollegate dai dipartimenti di salute mentale territoriali, prive di quella continuità delle cure che è la spina dorsale di qualsiasi moderno intervento psichiatrico. L’Italia detiene oggi il primato negativo tra tutti gli stati membri dell’Unione Europea per il numero più basso di posti letto “forensi” in rapporto alla popolazione.
Il risultato è che queste strutture rischiano di replicare, in scala ridotta e con una denominazione diversa, la stessa logica custodiale degli ospedali giudiziari che avrebbero dovuto sostituire. La riforma è stata abbastanza coraggiosa, anche se ideologica, nell’intento. Ma senza risorse adeguate, vera integrazione territoriale e un cambio di paradigma culturale profondo, rischia di restare una promessa tradita. Al momento sicuramente lo è.



Voci bibliografiche.
⬇️
Carabellese FF, Parente L. The Italian general psychiatry and forensic psychiatry treatment model: a unique story. CNS Spectr. 2025;30:e1.
Listanti G, Vaia A, Baldassarri Hoger Von Hogersthal L, Romano C, Gioia D, Bustini M. A long trip toward REMSs: critical issues and perspectives in admitting patients to the Italian forensic psychiatric system. Eur Psychiatry. 2023;66:S537-S538.
Castelletti L, Gusmeroli A, Buzzoni C, Crivelli B, Monetti A, de Girolamo G. Difference between forensic patients with schizophrenia spectrum disorders in Italy and other European countries: results of the EU-VIORMED project. Crim Behav Ment Health. 2023;33:233-244.
Mandarelli G, Carabellese F, Di Sciascio G, Catanesi R. Antipsychotic polypharmacy and high-dose antipsychotic regimens in the residential Italian forensic psychiatric population (REMS). Front Psychol. 2022;13:722985.

Indirizzo

Vico I Concezione A Montecalvario, 1
Naples
80134

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