Conservazione della wilderness

Conservazione della wilderness Appendice all'account ufficiale dell'Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)

WILDERNESS COME SENTIMENTO - Per una nuova filosofia che consideri la natura un valore di per sé e patrimonio spirituale per l’uomo, che esalti il suo valore morale e di bellezza e l’emotività che essa suscita nell’animo umano; affinché sia maggiore il suo rispetto e siano più sicuri e duraturi i vincoli posti a sua tutela. WILDERNESS COME MAGGIORE RISPETTO DELLA NATURA - Per un più giusto rapport

o tra l’uomo e la natura ed un uso equilibrato dell’ambiente, anche se a fini ricreativi e di godimento, nel primario rispetto delle sue esigenze; affinché sia effettivamente possibile tramandare di generazione in generazione sempre uguali i patrimoni ambientali. WILDERNESS COME ESIGENZA DI SPAZI SELVAGGI - Per il mantenimento della assoluta integrità territoriale e paesaggistica delle aree naturali più selvagge rimaste in Italia, dentro e fuori le aree già protette; affinché, pur nel rispetto di tradizionali utilizzi delle risorse naturali rinnovabili e recupero di valori culturali, essi si conservino per sempre inalterate. WILDERNESS COME LEGISLAZIONE DI TUTELA - Per l’approvazione da parte degli organi legislativi e degli altri organismi che gestiscono il territorio, di leggi e provvedimenti speciali che tutelino i valori della natura selvaggia; affinché sia garantita per sempre e per principio l’intangibilità delle aree naturali più selvagge e vi sia proibita ogni forma di motorizzazione ed antropizzazione. WILDERNESS COME “PROBIVIRI PER LA NATURA” - Per un controllo e una supervisione morale a favore della natura sulle attività di gestione degli organismi che amministrano le aree protette; affinché i primari interessi della natura non debbano mai essere messi da parte o sminuiti per fare quelli dell’uomo. WILDERNESS COME “DIRITTO DI PROPRIETA’ MORALE” SULLE BELLEZZE NATURALI - Per il riconoscimento legittimo di un diritto di proprietà morale sulle bellezze naturali a prescindere dalla proprietà catastale dei suoli; affinché ogni valore della natura non sia più considerato solo in un’ottica economica con la conseguente negazione del valore estetico e spirituale che lo stesso bene possiede.

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25/11/2025

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FUNIVIA SUL POLLINO? QUANDO LA POLITICA REGIONALE SI TINGE DI GROTTESCO

Desta sconcerto l’intervento del consigliere regionale della Calabria Riccardo Rosa a proposito della proposta di un sistema di funivie nel versante calabrese del Parco del Pollino ( https://www.abmreport.it/ambiente/una-funivia-per-rendere-accessibile-il-pollino-a-tutti-la-proposta-del-neo-consigliere-regionale-riccardo-rosa/ ). Tali affermazioni ormai eravamo abituati a sentirle nei bar, da gente disinformata sul turismo e l’ambiente nell’area del Pollino, dopo aver bevuto magari qualche bicchiere di vino (mi si perdoni l’ironia).
Tali “chiacchiere da bar” sarebbero perciò da ignorare, se non fosse che provengono da un consigliere regionale, ovvero da un amministratore della cosa pubblica che prima di parlare di certi argomenti dovrebbe informarsi ed avere le competenze e la solidità culturale necessaria per intervenire in merito.
Urge perciò una risposta, da parte dell’Ente Parco, delle associazioni e delle guide per ribadire con fermezza qual è la mission prioritaria di un Parco Nazionale e quali sono gli interventi da mettere in opera per favorire un turismo sostenibile nel Parco, che dia anche lavoro alle comunità locali e crei economia.
Ed è bene che la risposta (se pecchiamo di presunzione perdonateci) arrivi soprattutto dalla “società civile”, in particolare da chi con il turismo ci campa e ci lavora, da chi conosce le montagne del Pollino non in “teoria” o guardandole dalla finestra, ma le ha percorse con gli scarponi ai piedi da decenni; da chi il Pollino lo vuole tutelare e promuovere in maniera sostenibile. La risposta a una proposta così scellerata e banale non è difficile, ma proviamo ad articolarla ripetendo cose già dette e ridette, trite e ritrite da anni…

1) La proposta di un Parco Nazionale del Pollino nacque anche per scongiurare progetti invasivi che minacciavano di deturparne i suoi versanti, ovvero funivie (appunto), impianti di risalita, piste da sci da discesa, strade asfaltate e alberghi d’alta quota, che oggi se fossero state realizzate sarebbero delle orribili cattedrali nel deserto, a discapito anche del turismo escursionistico; proporre sul Pollino un sistema di funivie significa essere contrari all’idea stessa del Parco Nazionale, significa essere nemici del Pollino, significa non avere a cuore né il suo ambiente e né gli operatori che sul turismo sostenibile hanno investito.

2) I politici di Calabria e Basilicata se ci tengono tanto a favorire il turismo pensassero innanzitutto alla VIABILITA’ STRADALE, ovvero a manutenere le strade asfaltate esistenti piene di buche, dissestate, a volte con cespugli e rovi ai margini. Almeno nel versante lucano si possono citare la strada Mezzana-Acquatremola-Terranova di Pollino, la strada Viggianello-Visitone-Ruggio-Pedarreto, nonché tante strade del versante calabrese che se aggiustate favorirebbero non solo la mobilità dei turisti, ma anche quella dei cittadini che risiedono all’interno dei comuni del Parco. INOLTRE, SE SI VOGLIONO RENDERE ACCESSIBILI LE LOCALITA’ DI PARTENZA DELLE ESCURSIONI ANCHE CON LA NEVE, SI DESTINASSERO I FONDI PUBBLICI A PULIRE LE STRADE CON GLI SPARTINEVE, E TEMPESTIVAMENTE! Queste sono le cose concrete che interessano ai cittadini, ai turisti e agli operatori economici, non le sparate di qualche consigliere regionale!

2) L’attrattiva maggiore del Pollino riguarda soprattutto gli ambienti ancora relativamente integri che ha al suo interno: creste rocciose popolate da pini loricati, faggete vetuste, boschi con alberi monumentali, estesi pianori ecc. ecc. Vi sono cioè ambienti ancora wilderness che attirano ogni anno tanti turisti consapevoli e che vanno prioritariamente conservati, anche per rispettare il diritto a fruirne delle generazioni future (e a proposito, wilderness non significa “natura incontaminata” ma natura non urbanizzata, priva di strade e appunto di funivie che ne deturpino i versanti!).

4) Anche d’inverno esistono tanti sentieri di bassa quota già accessibili di per sé, dove l’innevamento è ormai raro, a causa delle precipitazioni sempre più scarse. E del resto ormai esistono attività compatibili come le escursioni con le ciaspole, che permettono anche a chi non è particolarmente allenato di fruire dei paesaggi innevati del Pollino a quote medie (sempre se nevica ovviamente!). Il Parco del Pollino è un’area che consente di praticare escursioni e visite guidate a tutti, non solo agli esperti che si cimentano con l’escursionismo e l’alpinismo in alta quota in ambienti innevati. Ci sarebbero altri punti forse da esplicare, ma ci fermiamo qui, perché le proposte velleitarie e che attaccano il cuore stesso delle aree protette non meritano nemmeno considerazione!

Saverio De Marco
Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness (AIW)
Operatore turistico e Guida Ambientale Escursionistica

FUNIVIA SUL POLLINO? QUANDO LA POLITICA REGIONALE SI TINGE DI GROTTESCODesta sconcerto l’intervento del consigliere regi...
25/11/2025

FUNIVIA SUL POLLINO? QUANDO LA POLITICA REGIONALE SI TINGE DI GROTTESCO

Desta sconcerto l’intervento del consigliere regionale della Calabria Riccardo Rosa a proposito della proposta di un sistema di funivie nel versante calabrese del Parco del Pollino ( https://www.abmreport.it/ambiente/una-funivia-per-rendere-accessibile-il-pollino-a-tutti-la-proposta-del-neo-consigliere-regionale-riccardo-rosa/ ). Tali affermazioni ormai eravamo abituati a sentirle nei bar, da gente disinformata sul turismo e l’ambiente nell’area del Pollino, dopo aver bevuto magari qualche bicchiere di vino (mi si perdoni l’ironia).
Tali “chiacchiere da bar” sarebbero perciò da ignorare, se non fosse che provengono da un consigliere regionale, ovvero da un amministratore della cosa pubblica che prima di parlare di certi argomenti dovrebbe informarsi ed avere le competenze e la solidità culturale necessaria per intervenire in merito.
Urge perciò una risposta, da parte dell’Ente Parco, delle associazioni e delle guide per ribadire con fermezza qual è la mission prioritaria di un Parco Nazionale e quali sono gli interventi da mettere in opera per favorire un turismo sostenibile nel Parco, che dia anche lavoro alle comunità locali e crei economia.
Ed è bene che la risposta (se pecchiamo di presunzione perdonateci) arrivi soprattutto dalla “società civile”, in particolare da chi con il turismo ci campa e ci lavora, da chi conosce le montagne del Pollino non in “teoria” o guardandole dalla finestra, ma le ha percorse con gli scarponi ai piedi da decenni; da chi il Pollino lo vuole tutelare e promuovere in maniera sostenibile. La risposta a una proposta così scellerata e banale non è difficile, ma proviamo ad articolarla ripetendo cose già dette e ridette, trite e ritrite da anni…

1) La proposta di un Parco Nazionale del Pollino nacque anche per scongiurare progetti invasivi che minacciavano di deturparne i suoi versanti, ovvero funivie (appunto), impianti di risalita, piste da sci da discesa, strade asfaltate e alberghi d’alta quota, che oggi se fossero state realizzate sarebbero delle orribili cattedrali nel deserto, a discapito anche del turismo escursionistico; proporre sul Pollino un sistema di funivie significa essere contrari all’idea stessa del Parco Nazionale, significa essere nemici del Pollino, significa non avere a cuore né il suo ambiente e né gli operatori che sul turismo sostenibile hanno investito.

2) I politici di Calabria e Basilicata se ci tengono tanto a favorire il turismo pensassero innanzitutto alla VIABILITA’ STRADALE, ovvero a manutenere le strade asfaltate esistenti piene di buche, dissestate, a volte con cespugli e rovi ai margini. Almeno nel versante lucano si possono citare la strada Mezzana-Acquatremola-Terranova di Pollino, la strada Viggianello-Visitone-Ruggio-Pedarreto, nonché tante strade del versante calabrese che se aggiustate favorirebbero non solo la mobilità dei turisti, ma anche quella dei cittadini che risiedono all’interno dei comuni del Parco. INOLTRE, SE SI VOGLIONO RENDERE ACCESSIBILI LE LOCALITA’ DI PARTENZA DELLE ESCURSIONI ANCHE CON LA NEVE, SI DESTINASSERO I FONDI PUBBLICI A PULIRE LE STRADE CON GLI SPARTINEVE, E TEMPESTIVAMENTE! Queste sono le cose concrete che interessano ai cittadini, ai turisti e agli operatori economici, non le sparate di qualche consigliere regionale!

2) L’attrattiva maggiore del Pollino riguarda soprattutto gli ambienti ancora relativamente integri che ha al suo interno: creste rocciose popolate da pini loricati, faggete vetuste, boschi con alberi monumentali, estesi pianori ecc. ecc. Vi sono cioè ambienti ancora wilderness che attirano ogni anno tanti turisti consapevoli e che vanno prioritariamente conservati, anche per rispettare il diritto a fruirne delle generazioni future (e a proposito, wilderness non significa “natura incontaminata” ma natura non urbanizzata, priva di strade e appunto di funivie che ne deturpino i versanti!).

4) Anche d’inverno esistono tanti sentieri di bassa quota già accessibili di per sé, dove l’innevamento è ormai raro, a causa delle precipitazioni sempre più scarse. E del resto ormai esistono attività compatibili come le escursioni con le ciaspole, che permettono anche a chi non è particolarmente allenato di fruire dei paesaggi innevati del Pollino a quote medie (sempre se nevica ovviamente!). Il Parco del Pollino è un’area che consente di praticare escursioni e visite guidate a tutti, non solo agli esperti che si cimentano con l’escursionismo e l’alpinismo in alta quota in ambienti innevati. Ci sarebbero altri punti forse da esplicare, ma ci fermiamo qui, perché le proposte velleitarie e che attaccano il cuore stesso delle aree protette non meritano nemmeno considerazione!

Saverio De Marco
Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness (AIW)
Operatore turistico e Guida Ambientale Escursionistica

E’ bastata la prima neve caduta in queste ore sul Pollino per riaccendere il dibattito sulla montagna accessibile a tutti. Secondo il neo eletto consigliere regionale, Riccardo Rosa, il Parco più grande d’Italia dovrebbe dotarsi di «una funivia» o «un sistema di funivie» per garantire a tut...

05/08/2025

📌 Come può uno zoologo, un conservazionista, essere anche un cacciatore?

Me lo chiedono spesso. C’è chi percepisce questa mia condizione come una contraddizione insanabile. Eppure, forse, la vera contraddizione è altrove.

Potrei rispondere partendo da lontano, dalla nostra storia evolutiva: l’uomo ha cacciato per oltre due milioni di anni. La ricerca della carne, la sua condivisione, e soprattutto la sua cottura, sono tra gli elementi che hanno plasmato il nostro cervello, la nostra organizzazione sociale, il nostro linguaggio. La caccia non è un incidente nella storia dell’uomo: è parte dell’uomo.

Ma non è questo il cuore del discorso.
Viviamo in un’epoca in cui molte pratiche ancestrali vengono considerate anacronistiche, talvolta persino crudeli. Eppure, la stessa compassione per gli animali che oggi ci porta a riflettere sul dolore e sulla morte è frutto di un processo evolutivo nutrito anche da quelle proteine nobili e da quella relazione millenaria con la natura selvatica.
L’animalismo, ci piaccia o no, è un prodotto della mente umana, e senza l’uomo, non esisterebbe alcuna coscienza del “diritto animale”.

Chi percepisce la mia figura come incongruente spesso lo fa perché è distante dalla realtà naturale, quella vera: selvaggia, complessa, interconnessa. Si battono per difenderla, ma da lontano. Ignorano che ogni nostra azione, anche la più quotidiana, ha un costo biologico. Coltivare, costruire, trasportare, vestire, cliccare: tutto impatta, tutto lascia traccia, tutto versa sangue, anche quando non lo si vede.
E se non siamo noi a farlo direttamente, lo farà qualcun altro al posto nostro. Con le mani magari pulite, ma con il fardello sulle coscienze di chi continua a ignorare il nesso fra gesto e conseguenza.

Questa distanza tra l’atto e il suo impatto è la vera illusione collettiva.
Nascondere il sangue non significa non versarlo.

Durante la mia formazione ho imparato che parlare di conservazione significa anche affrontare realtà scomode. Ecco perché chi ama davvero la natura non può permettersi di raccontarsela facile.
Molti di coloro che mi pongono domande lo fanno in buona fede: hanno a cuore la Terra, proprio come me. Per questo credo che il punto non sia scegliere tra caccia e animalismo, ma capire cosa davvero serve alla conservazione oggi, senza slogan né capri espiatori.

È ora di riconoscere che tanti cacciatori, quelli veri, amano profondamente la natura, la studiano, la osservano e spesso si battono per conservarla più di tanti che la difendono solo a parole. Ed ecco perché non trovo incongruente avere aderito all'Associazione Wilderness, ed esserne stato nominato alla Vicepresidenza.

Anche chi non caccerà mai, chi non pescherà, non raccoglierà un’erba, un fungo, non alleverà o non coltiverà mai nulla, può fare un gesto importante: fermarsi, ascoltare, conoscere chi vive la terra, chi la tocca, chi ci lavora, chi la custodisce ogni giorno.
Parlate con un contadino, un pastore, un cacciatore. Guardate il mondo coi loro occhi. Non per approvare tutto, ma per capire meglio ciò che davvero va cambiato.

Io stesso mi interrogo ogni giorno. So che la vera sfida è impegnarsi per una sostenibilità autentica, senza etichette, senza scorciatoie mentali.
Colmare le distanze, invece che costruire barricate: è così che si difende ciò che ci sta a cuore. Insieme.

Dr. Giuliano Milana, Naturalista
PhD in Biologia Animale,
Agrotecnico laureato
Vicepresidente AIW (Associazione Italiana per la Wilderness)

05/08/2025

📌 Cartoline dal disastro: eolico e paesaggio svenduto

Stanno distruggendo l’Italia, l’ambiente e i suoi paesaggi, e per assurdo nel fanno un richiamo turistico! Ovvero, la gente che un tempo andava a godere dei più bei ed integri paesaggi d’Italia, oggi secondo Legambiente la gente dovrebbe andare a visitare gli scempi creati dall’eolico!

È stato infatti pubblicato un libro dal titolo Guida turistica dei parchi eolici italiani (cartine interattive, informazioni in italiano e in inglese su parchidelvento.it). Tanto valeva che l’avessero fatta per tutti gli ecomostri d’Italia, le cave, le dighe ed ogni altro scempio arrecato al nostro Paese. Come non chiedersi se questo è tutela dell’ambiente? Tutto quello che Italia Nostra, storica associazione di difesa del paesaggio italico sorta nei lontani anni ’60, ha fatto fino ad oggi la Legambiente lo sta vanificando! E lo sta facendo sostenendolo con la scusante di voler salvare il Pianeta!

Quasi, ma forse lo è proprio, una guerra tra associazioni sorelle! La prima col prestigio di essere un Ente Morale riconosciuto dalla politica e sostenuto da grandi firme e uomini di cultura, sia in passato che oggi; la seconda sostenuta solo da uomini politici o ad essi vicini e dai loro intrighi lobbistici (che in questo caso non è un complimento!). Non resta che sperare nel popolo, quel popolo al quale si vorrebbe portare benefici vandalizzandogli la propria terra!

12/06/2025

📌 Amanti degli animali che tradiscono le
migliori intenzioni!

L’antispecismo, posizione che rifiuta qualsiasi discriminazione basata sulla specie, potrebbe apparire nobile sul piano morale ma presenta criticità rilevanti quando viene applicato in modo assoluto e acritico nei contesti di gestione faunistica e conservazione della biodiversità.

Dato che ieri sono stato “bloccato” dall’ennesimo personaggio incapace di argomentare oltre l’insulto, riporto qui una critica concreta e scientificamente supportata ai limiti dell’antispecismo, con particolare attenzione ai danni che può rappresentare per la conservazione, soprattutto in relazione a specie aliene invasive e specie opportuniste.

📍 L’antispecismo tende a equiparare tutti gli individui di tutte le specie, ignorando il ruolo ecologico differenziato che essi svolgono. Tuttavia, la conservazione della biodiversità richiede scelte selettive, spesso basate sul concetto di valore conservazionistico (es. endemismo, minaccia, rarità).

📚 Fonte:
Soulé, M. E. (1985). What is conservation biology? BioScience, 35(11), 727–734.

“Conservation biology, unlike environmental ethics, is a crisis discipline concerned with preserving species and ecosystems, often requiring active management decisions that may not align with individual animal rights perspectives.”

📍 L’introduzione di specie aliene può causare danni enormi a ecosistemi, specie autoctone e servizi ecosistemici. L’approccio antispecista, che si oppone al controllo letale di qualsiasi individuo, entra in conflitto con le esigenze di eradicazione o contenimento di specie invasive.

Il caso dello scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), introdotto in Europa dal Nord America. In Italia e nel Regno Unito ha causato il declino drammatico dello scoiattolo rosso autoctono (Sciurus vulgaris) attraverso competizione diretta e trasmissione del parapoxvirus, letale per il rosso ma asintomatico per il grigio.

Campagne di eradicazione o contenimento dello scoiattolo grigio sono state osteggiate da movimenti antispecisti, che si oppongono all’abbattimento anche se ampiamente giustificato da evidenze ecologiche.

📚 Fonte:
Bertolino, S. (2008). Introduction of the American grey squirrel (Sciurus carolinensis) in Europe: a case study in biological invasion. Current Science, 95(7), 903–906.

“If eradication is delayed or impeded, the grey squirrel will lead to the extinction of red squirrels in most of their range in continental Europe.”

📚 Fonte:
Genovesi, P., Bertolino, S. (2001). Human dimension aspects in invasive alien species issues: The case of the failure of the grey squirrel eradication project in Italy. In: McNeely JA (Ed.), The Great Reshuffling. IUCN.

“Public opposition based on animal rights perspectives, rather than ecological science, was a key factor in the failure of early eradication efforts.”

📍 Specie “opportuniste” come cinghiali, volpi, gabbiani reali, corvidi si sono adattate bene agli ambienti antropizzati e possono entrare in competizione con specie vulnerabili o alterare gli equilibri ecologici. L’antispecismo rifiuta la gestione attiva di queste specie, anche quando è necessaria per proteggere biodiversità fragile.
La conservazione moderna si basa su principi ecologici adattativi, in cui la gestione attiva è fondamentale.

📚 Fonte:
Holling, C. S. (1978). Adaptive environmental assessment and management. John Wiley & Sons.

“Adaptive management accepts that interventions are necessary in dynamic ecological systems and are guided by monitoring and evidence.”

📍 In molti casi, la mancata gestione di predatori generalisti o specie introdotte (aliene) ha portato al declino o estinzione di specie rare e autoctone. L’antispecismo, che si oppone anche alla rimozione selettiva per scopi conservazionistici, può quindi minare la protezione di quelle stesse specie che la conservazione cerca di salvare.
Ad esempio l’opposizione all’abbattimento di gatti inselvatichiti in Australia ha contribuito alla rarefazione e/o alla perdita di specie endemiche di mammiferi marsupiali, rettili e uccelli.

📚 Fonte:
Doherty, T. S., et al. (2016). Invasive predators and global biodiversity loss. Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(40), 11261–11265.

“Invasive predators are implicated in 58% of bird, mammal, and reptile extinctions… active control is essential.”

📌 L’antispecismo, non è compatibile dunque con la scienza della conservazione, che richiede decisioni gestionali pragmatiche per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi. Difendere ogni individuo, a prescindere dal contesto ecologico e biogeografico, può favorire l’erosione della biodiversità invece di proteggerla.

La vera etica ambientale non si misura nella tutela indiscriminata degli individui, ma nella responsabilità verso la complessità e l’integrità della vita nel suo insieme.

G. Milana 🐌🏹



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28/03/2025

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