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NUMERO CHIUSO E AREE WILDERNESS Almeno in America è notorio da molte decine di anni che per salvaguardare le aree natura...
07/06/2026

NUMERO CHIUSO E AREE WILDERNESS

Almeno in America è notorio da molte decine di anni che per salvaguardare le aree naturali più delicate serve un “numero chiuso” di visitatori.

L’Associazione Wilderness ne ha riportato numerosi esempi in più di un articolo, ovviamente ignorati dal nostro mondo animal-ambientalista. Eppure le Aree Wilderness americane sono le più severe, corrette e democratiche aree protette al mondo.

Ma forse proprio per queste tre ragioni che in Italia non sono mai piaciute. Fa piacere ora leggere sul Corriere della Sera del 3 giugno scorso, un bel pezzo del giornalista Gian Antonio Stella che finalmente ne ha almeno scoperta l’efficacia, e che, indirettamente, le loda, e le cita come efficace esempio di corretta regola “numero chiuso”, precisando che questo metodo non è affatto antidemocratico come in Italia molti credono, bensì esattamente il contrario.
Ecco che cosa ne ha scritto, toccando il problema dei nostri centri storici e criticando chi si oppone al numero chiuso: «Non è piccola l’area del Paria Canyon-Vermillion Cliffs Wilderness: 455 chilometri quadrati. Ed è all’aperto. Eppure, le regole per proteggere quel tesoro roccioso che custodisce sono ferree.

Spiega il sito web che “il percorso consigliato per raggiungere The Wave è un’escursione impegnativa di circa 10 chilometri andata e ritorno in un’area selvaggia, che richiede ai visitatori di attraversare terreni difficili e di utilizzare le proprie capacità di orientamento. Siete responsabili della vostra sicurezza e dovreste tenere conto delle capacità fisiche e del livello di allenamento di tutti i membri del gruppo nella pianificazione dell’escursione”. Ma non è quello l’ostacolo più arduo da superare: il limite fissato dal Bureau of Land Management è di un massimo di 64 visitatori al giorno.

E perché non ci siano turisti ricchi disposti a spendere di più o raccomandati da qualche potente, l’ingresso a The Wave è affidata a una lotteria giornaliera. “I permessi saranno disponibili solo per coloro che utilizzano il sistema all’interno di confini geografici predefiniti. Questo nuovo sistema offrirà una procedura più sicura e conveniente rispetto al sistema di sorteggio in presenza”. E le domande vanno presentate 4 mesi prima.» Poi il giornalista chiude con un: «E il famoso “diritto di tutti i cittadini a godere delle bellezze naturali”? I diritti della natura vengono prima. Perfino nell’America di Trump».

Sono invece i ticket a pagamento che adottiamo noi che non servono affatto a ridurre l’impatto dei visitatori sulle aree naturali, ed anzi ne favoriscono l’afflusso, perché più sono più si incassa!

P.S. Per The Wave (l’onda) si intende un canyon particolarmente spettacolare racchiuso nella citata Area Wilderness, noto per il vivace colore rosso delle pareti, che paiono onde. Il Bureau of Land Management è uno dei tanti organismi federali che negli USA proteggono e gestiscono le Aree Wilderness.

PUNIRE CHI HA SALVATO LO STAMBECCO? Lo stambecco  si è salvato grazie alla caccia, ora gli anticaccia e i politici, timo...
07/06/2026

PUNIRE CHI HA SALVATO LO STAMBECCO?

Lo stambecco si è salvato grazie alla caccia, ora gli anticaccia e i politici, timorosi di perdere voti, seggi e cadreghe, anziché essere grati alla categoria e all’attività che ne permise la salvezza, e che portò alla creazione del Parco del Gran Paradiso, la puniscono e puniscono i loro praticanti, non concedendo la possibilità che se ne possano abbattere alcuni, visto che la popolazione ha ormai raggiunto numeri per cui la caccia sarebbe più che comprensibile, e anche e proprio, e di nuovo, in difesa della specie e finanche della sua sanità fisica (è notorio come un eccesso di numeri abbia speso scatenato, in molte popolazioni animali, specie gli artiodattili, nefaste epidemie).

Perché questa è la verità. Il resto sono solo bugie, mistificazioni e negazioni della storia. Storia che, al solito, nel nostro paese la si vuole adattare alla desiderata delle parti interessate, spesso stiracchiandola ed interpretandola come si vuole che sia andata!

Per tornare allo stambecco: in Italia vale la regola, specie a rischio e protetta, specie a rischio e protetta PER SEMPRE; un poco come per il lupo e tanti altri animali. Ragionevolezza sempre zero. Perché in un paese normale e a democrazia compiuta se una specie la si DEVE proteggere quando rischia l’estinzione, la si deve anche NON PIÙ proteggere quando i suoi numeri hanno raggiunto e superato quello sopportabile da habitat e società, secondo serie analisi sia biologiche sia sociali (oggi gli stambecchi sono già 15/20.000, molti forse anche non puri: ma si continua a ritenere che siano pochi).

Quindi, bisognerà aspettare che un loro sovrappopolazione cominci ad arrecare danni alle componenti ambientali degli habitat in cui vive o alla stessa specie, prima che si abbia il coraggio di dire che se ne può abbattere un certo numero (peraltro facendo guadagnare denaro poi utilizzabile proprio per una migliore gestione e protezione dei suoi habitat, come già fecero a suo tempo Vittorio Emanuele II e poi Renzo Videsott, quando, proprio grazie alla caccia, fu salvato dall’estinzione).

Purtroppo lo stambecco ha la pecca di essere sopravvissuto in Italia, anziché in Svizzera, Austria, Germania o negli USA! Un merito che da noi si è trasformato in demerito.

fonte foto: Wikipedia

FRANCESCO PRATESI e il WWFCondivisione AIW di una sua lettera aperta al WWF-NazionaleSi è appreso che Francesco Pratesi,...
23/05/2026

FRANCESCO PRATESI e il WWF

Condivisione AIW di una sua lettera aperta al WWF-Nazionale

Si è appreso che Francesco Pratesi, Presidente di Italia Nostra Toscana, figlio maggiore del noto Fulco Pratesi, recentemente mancato, fondatore del WWF-Italia, ha scritto una lettera aperta di protesta contro la posizione favorevole del WWF nazionale alla politica delle centrali eoliche e delle rinnovabili in genere.

La si riprende e divulga molto volentieri, in quanto sono anni che l’AIW contesta detta scelta politica del WWF, niente affatto coerente con le radici storiche dell’associazione, come peraltro, da anni, lo è anche per tanti altri impegni, mancati o discutibili, in difesa della natura in genere e della fauna in particolare (es. Orso marsicano e Lupo italico), lieti di apprendere che quelle che furono le buone radici di Fulco Pratesi si sono rigenerate almeno nel figlio Francesco.
Lieti anche di auto-aggiungere, in calce, Franco Zunino in nome dell’Associazione Wilderness, ai co-firmatari della sua lettera aperta.
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Caro WWF, scrivo con un sentimento che mescola gratitudine e incredulità. Gratitudine per ciò che il WWF ha rappresentato in Italia e in parte ancora rappresenta: una delle esperienze più limpide di difesa della natura. Incredulità nel vedere oggi un’associazione che, agli occhi di chi le è stato vicino, appare talvolta irriconoscibile.

Mio padre, Fulco Pratesi, considerava il paesaggio italiano un bene primario, non replicabile. Aveva ben chiaro che l’installazione di impianti rinnovabili non dovesse compromettere l’unicità del nostro territorio, ben diverso dalle lande del Nord Europa spazzate dal vento o dalle aride steppe spagnole. Dal 2010, oltre 200 miliardi sono stati presi dalle nostre bollette per disseminare di pale e pannelli alcuni dei contesti più preziosi del Paese, con effetti insignificanti sulla decarbonizzazione globale, se è vero, come è vero, che la produzione di elettricità italiana pesa per circa lo 0,15% delle emissioni mondiali e solo un quinto di questo 0,15% è stato convertito all’eolico e fotovoltaico. Aver trasformato le gigantesche pale eoliche nell’icona indiscutibile della salvezza del Pianeta riflette un approccio dogmatico piuttosto lontano dalla realtà.

Colpisce nell’odierno WWF l’incapacità di interrogarsi con coraggio sulle nefaste conseguenze, culturali ma anche sociali, di una trasformazione irreversibile dei mille diversi paesaggi identitari italiani verso un unico modello di paesaggio industriale, la cui utilità – al di là del valore simbolico – è tutta da dimostrare. E colpisce il doppio standard sul consumo di suolo. Quando riguarda urbanizzazione o infrastrutture, viene giustamente denunciato. Quando invece è quello oggi prevalente legato a impianti industriali di rinnovabili, sembra scomparire dal vostro orizzonte critico. Eppure si tratta dello stesso suolo: fertile, vivo, parte integrante di ecosistemi e paesaggi. Un patrimonio che in Italia è unico – per biodiversità, storia e densità di siti UNESCO – e che viene progressivamente trasformato senza che si levi, da parte del WWF nazionale, una voce critica.

Non è solo una questione di paesaggio. È l’impatto complessivo di un modello industriale che tende a nascondere al pubblico il costo ambientale per l’adeguamento della rete, per la produzione, il trasporto, l’installazione e lo smaltimento degli impianti, con effetti tutt’altro che trascurabili e non solo in Italia. Ed è anche il costo pagato dalla fauna: gli uccelli, spesso rapaci e migratori, simbolo stesso della libertà naturale, sono tra le vittime più evidenti della diffusione incontrollata degli aerogeneratori i cui progetti affollano ormai anche zone prospicienti le vostre stesse riserve naturali. Tutto questo mentre sulle aree protette, vere trincee contro il cambiamento climatico, non si investono miliardi ma solo pochi milioni di euro l’anno.

In sintesi, resta difficile comprendere l’allineamento del WWF a posizioni che un tempo ne erano lontane. Quella che si proponeva come un’associazione autonoma, capace di giudizi indipendenti e talvolta scomodi, sembra oggi, su questa materia, muoversi all’unisono con un fronte indistinto, in un contesto caratterizzato anche da interessi economici rilevanti, rinunciando a quella coraggiosa libertà che ne costituiva la forza dirompente.

Eppure, nei territori, qualcosa resiste. Molte sezioni locali continuano a difendere luoghi insostituibili – da Orvieto alle Crete Senesi, dalle colline del Morellino alla Gallura, fino ai crinali appenninici romagnoli. Lo fanno spesso in solitudine, talvolta persino in contrasto con una direzione nazionale che appare distante dalle loro ragioni. Come presidente di Italia Nostra Toscana, ma prima ancora come figlio di Fulco, non posso non esprimere amarezza nel vedere nel WWF non più un alleato naturale, ma talvolta un interlocutore che rischia di indebolire le battaglie per la tutela del territorio, anche nei passaggi decisivi sul piano legislativo. Ancora una volta vi chiedo di aprirvi a un dialogo davvero laico e alla pari, per salvare la credibilità del fronte ambientalista italiano.

Questa lettera è condivisa da persone che hanno dato molto alla difesa dell’ambiente in Italia – tra cui Arturo Osio, cofondatore del WWF Italia e Carlo Alberto Pinelli cofondatore di Mountain Wilderness International e consigliere nazionale del WWF Italia per ben 12 anni.

Non è troppo tardi per ritrovare lo spirito originario. Ma il tempo, per i paesaggi che perdiamo ogni giorno, non è rinnovabile.

Francesco Pratesi
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Murialdo, 23 Maggio 2026
Franco Zunino
Segretario Generale AIW

Ma c’era veramente bisogno di spendere “oltre 11  milioni di euro” (di cui 6,9 di finanziamento europeo) per ripristinar...
22/05/2026

Ma c’era veramente bisogno di spendere “oltre 11 milioni di euro” (di cui 6,9 di finanziamento europeo) per ripristinare un’ambiente naturale che, “stravolto da eventi naturali subito dopo un periodo di siccità”, si sarebbe potuto rigenerare da solo a costo ZERO?

Succede nel Parco Regionale del Ticino, dove con questi soldi si pianteranno migliaia di alberi su un’area di “circa 485 ettari “di habitat che le tempeste hanno ridotto a radure. Esposte, tra l’altro, a rischio di essere occupate da specie infestanti come il ciliegio o la robinia, al posto delle preziose querce” devastate “nell’estate del nel 2023 da grandinate e venti violenti che sradicarono migliaia di alberi”.
Un’area un tempo formata da “foreste originarie della Pianura Padana”. E allora che si fa? Ecco subito pronto il solito progetto europeo che prevede “non un semplice intervento di piantumazione” (..) ma di alberi selezionati dai naturalisti del Parco con “geni delle specie di querce più resistenti alla siccità, riprodotti in un cantiere forestale”. Ma come, si parla di foreste originarie e poi si pianterà di tutto pur di avere una foresta, là dove l’ambiente lasciato a sé stesso provvederebbe da solo a ricrearsi e senza un euro di spesa?

O si crede che queste piantumazioni allontaneranno l’avanzare spontaneo delle acacie? Ora “nel giro di 7 anni si pianteranno 6500 di queste piante” geneticamente migliori. Come se la natura da solo non provvedesse a questo! Si dica la verità, l’interesso vero non è la piantumazione di quelle centinaia di ettari di suolo forestale (che tale era e tale resta, ancorché devastato dalla natura e poi dall’uomo per sottrarvi gli alberi abbattuti - “150mila quintali di legname”), ma godere dei milioni di euro stanziati e con questi fare lavorare ditte e società che giustificheranno questa spesa!

Siamo in un Parco Regionale, e quale miglior regola se non lasciare fare alla natura, che di solito “lavora” molto meglio dell’uomo ed anche a costo ZERO! Wilderness ACT! Wilderness ACT! (per chi non è informato: la legge americana che proibisce lo stanziamento di fondi per la gestione delle aree protette più serie e vincolate al mondo, e ancorché colpite da eventi catastrofici)!

Ha fatto il giro del mondo la notizia, appresa solo quest’anno a seguito di indagini scientifiche satellitari, che nell’...
22/05/2026

Ha fatto il giro del mondo la notizia, appresa solo quest’anno a seguito di indagini scientifiche satellitari, che nell’estate del 2025 in Alaska, si sarebbe verificato un fenomeno di tsunami con un onda che avrebbe raggiunto i 482 metri d’altezza (che la pone al secondo posto mondiale per fenomeni simili), causata dal distacco di 64 milioni di metri cubi di roccia precipitati nel mare, si dice, in meno di un minuto.

L’onda, che ha devastato sia la montagna del distacco sia le sponde di un fiordo trascinando nel mare rocce e foreste, non avrebbe però creato danni alle persone in quanto nessun battello turistico stava visitando la zona (e forse è per questo che la notizia si è appresa con tanto ritardo).

Una notizia per noi interessante per il fatto che il distacco è avvenuto da una montagna che ricade in una delle tante Aree Wilderness dell’Alaska, tra le più famose per gli splendidi fiordi che la caratterizzano; dove, appunto, le compagnie croceriste organizzano visite in battello. Il distacco sarebbe avvenuto a causa della riduzione dei ghiacciai sovrastanti, conseguenza del cambiamento climatico, che ha fatto rimuovere una parte dell’immensa calotta di ghiacci che imbriglia la montagna; fenomeno che ha contribuito alla formazione del fiordo un tempo sommerso dai ghiacciai (segno, peraltro, di precedenti periodi caldi, quindi di un evento del tutto naturale, e, caso mai, solo oggi favorito dal cambiamento climatico).

L’Area Wilderness (Tracy Arm-Fords Terror, di 292.958 ettari è famosa proprio per i ghiacciai dell’immensa calotta che sovrasta le montagne e per i fiordi sottostanti formatisi con il loro scioglimento, e per le splendide foreste boreali allo stato vergine estese lungo le coste.

EOLICO IN LIGURIA Forse la Liguria ha finalmente preso la via giusta per stabilire dove realizzare centrali eoliche per ...
19/05/2026

EOLICO IN LIGURIA

Forse la Liguria ha finalmente preso la via giusta per stabilire dove realizzare centrali eoliche per soddisfare la domanda di energia rinnovabile, senza danneggiare aree naturali e paesaggistiche di rilievo.

Il Consiglio regionale ha infatti approvato un “Piano regionale di individuazione delle aree di accelerazione per gli impianti a fonte di energia rinnovabile”. Ciò “al fine di favorire un aumento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili minimizzando l’impatto degli impianti da alimentati da Fonti di Energia Rinnovabile (FER) sul territorio regionale”.

Secondo questo Piano le aree idonee all’installazione di pannelli solari e centrali eoliche sarebbero le seguenti: “Cave e miniere; Aree di bonifica; Aree nel perimetro autostradale e fasce adiacenti; Strade provinciali; Aree di gestione aeroportuale; Aree portuali; Acque; Manufatti edilizi; Parcheggi; Aree industriali; Aree in cui è presente la medesima fonte”.

Ecco, almeno in linea generale, l’indirizzo preso può certamente ritenersi condivisibile (puntualizzato il fatto che l’ultimo punto intende il potenziamento delle sole pali esistenti, e non già la possibilità di impiantare nuovi aerogeneratori).

Un metodo corretto, e non già quello tipicamente italiano dei lunghi elenchi di aree dalle quali escludere l’eolico, col rischio sempre presente di essersene dimenticate alcune!

Che sia la volta buona? Si terrà conto di questo Piano nel decidere di autorizzare o meno gli ultimi più impattanti impianti proposti, tra i quali quelli di Rialto, della Guardiabella imperiese, di Camponuovo, di Piccapietra e Bric delle Rocche cairesi, e, infine, il peggiore di tutti, quello del Monte Camuléra di Murialdo-Osiglia?

Foto: eolico in Valbormida

RIFLESSIONE DI UN CONSERVAZIONISTA. Lancio e viaggio dell’astronave “Artemis II” verso e attorno alla lunaTutti i media ...
17/04/2026

RIFLESSIONE DI UN CONSERVAZIONISTA.
Lancio e viaggio dell’astronave “Artemis II” verso e attorno alla luna

Tutti i media ci hanno, giustamente, fatto vedere le splendide foto del pianeta Terra come lo hanno visto gli astronauti. Tutti hanno, giustamente, esaltato la bellezza del pianeta e non pochi si sono anche emozionati.

Eppure è stata una specie di quasi finzione, un inganno, una mistificazione, perché quella bellezza vista dagli astronauti nasconde la verità; ovvero, nasconde la classica polvere sotto il tappeto, perché è notorio come il pianeta Terra non sia più da molto tempo così integro e immacolato come è sembrato loro, visto a distanza.

E ciò a causa delle numerose grandi e piccole cicatrice infertegli dalle tante opere dell’uomo. Ma ciò che dovrebbe far riflettere non è tanto questo, quanto il fatto che se gli astronauti e tutti noi abbiamo avuto quella stessa sensazione di bellezza, significa che questa sensazione o sentimento è dentro di noi.

Ed allora è il caso di chiederci, come mai lo stesso sentimento non ce lo poniamo di fronte ai tanti scempi commessi dallo sviluppo urbanistico che l’uomo ha inflitto e continua ad infliggere al Pianeta con le motivazioni più disparate - comprese anche quelle considerate “necessarie” e finanche “ecologiche”, ma che forse lo sono solo in parte - in molti casi spinte dall’egoismo e l’insipienza dell’uomo che non ha più o ha perduto il dono di accontentarsi?

Ma non solo su questo dovremmo riflettere. Dovremmo anche chiederci: ma se la bellezza è così importante, perché lo stesso sentimento non lo proviamo di fronte ai paesaggi e alla natura spesso dietro casa, e anzi godiamo a vedere quanto e come la sciupiamo, tutti ammirati dalla tecnologia che lo consente e dall’overturism che la sciupa anche nell’intimo?

Eppure questo sentimento di apprezzamento della bellezza immacolata della natura è evidentemente insito anche in chi lo nega, in chi spesso contribuisce a sciuparlo, in chi se ne frega della bellezza di fronte all’ingordigia di arricchirsi.

Si prenda l’esempio delle fabbriche di automobili: quasi sempre per presentarle ai compratori si utilizzano paesaggi integri e colmi di bellezza come scenari di esposizione; quella stessa bellezza che anche e proprio le automobili contribuiscono a devastare! Un ossimoro grande come un grattacielo!

Ecco perché il movimento per la Wilderness ha come PRIMARIO NEMICO proprio le strade e le urbanizzazioni, quali simboli delle devastazioni dell’uomo all’integrità della Natura, che poi è la stessa cosa che dire "la Terra"!

Franco Zunino
Segretario Generale AIW

Salvare l’Amazzonia e le sue foreste per salvare il mondo! Non c’è organo di stampa o media in genere che non veicoli qu...
04/04/2026

Salvare l’Amazzonia e le sue foreste per salvare il mondo! Non c’è organo di stampa o media in genere che non veicoli questo messaggio. Il Brasile, il Perù, l’Equador, la Colombia e il Venezuela sono notoriamente paesi del terzo mondo; ovvero, paesi che, nella logica dell’uomo e della società di oggi, hanno bisogno di svilupparsi e di far crescere la loro economia.

Ebbene, il primo mondo, che poi siamo anche noi, che fa? Per salvare il pianeta e per combattere il cambiamento climatico PRETENDE che quei paesi vi rinuncino. E rinunciarvi vuole ovviamente, ed inevitabilmente, dire trasformarle gran parte delle loro ampie foreste in "foreste protette”.

OK, è certamente giusto; ma ovviamente SOLO a condizione che il primo mondo offra loro delle compensazioni per quelle rinunce, altrimenti sarebbe una pretesa ingiusta, oltreché antidemocratica.

Peccato che intanto noi che facciamo? Eccolo: «“Con il 40% del territorio nazionale oggi occupato da boschi serve un cambio di passo nella gestione per evitare che abbandono ed effetti dei cambiamenti climatici disperdano un patrimonio ambientale ed economico che potrebbe avere un ruolo fondamentale per il rilancio delle aree interne, anche dal punto di vista occupazionale".

E' l'appello lanciato da Coldiretti e Federforeste in occasione della Giornata internazionale delle foreste che si celebra il 21 marzo e che quest'anno ha per tema "Foreste ed economia”. Per difendere il bosco italiano occorre avviare progetti di gestione responsabile del territorio montano e di uso efficiente delle risorse forestali, migliorare i servizi ecosistemici forniti dalle foreste e valorizzare le filiere foresta-legno e foreste energia - rileva Coldiretti - sostenendo gli oltre diecimila, fra boscaioli e aziende agricole forestali, che in Italia si dedicano alla buona gestione degli alberi e alla prima lavorazione dei tronchi. In primis occorre far comprendere il concetto che una foresta abbandonata non è una foresta protetta.»

In pratica, mentre pretendiamo che il terzo mondo rinunci a sfruttare le loro foreste per salvare il Pianeta, noi programmiamo lo sfruttamento sempre più intensivo di quegli scampoli di foreste che possediamo e che non abbiamo mai smesso di sfruttare (senza andare lontani: Slovenia, 58% di foreste; Italia, 17%!) riducendo a cedui i milioni di ettari di boschi in ripresa (per ritrasformarsi in vere foreste d’alto fusto), dopo migliaia di anni di loro sfruttamento.

I poveri sempre più poveri. I ricchi sempre più ricchi! Non è così che si salverà il Pianeta dal cambiamento climatico, né la sua pomposa biodiversità di cui, anche, non c’è giorno che qualcuno ne parli nei nostri media!

PS. Se per chi porta avanti il suddetto programma, che probabilmente troverà presto appoggi dalla nostra politica (sia di destra che di sinistra), “una foresta abbandonata non è una foresta protetta”; per giustificare così ogni forma di intervento a scopo di sfruttamento e di profitto, cosa dobbiamo intendere per foresta protetta? È questa la nostra transizione ecologica? Non è cambiando nome alle cose che si risolvono i problemi!

Da diverso tempo non si parla più dei danni che l’amministrazione Trump sta infliggendo o rischia di infliggere alle are...
04/04/2026

Da diverso tempo non si parla più dei danni che l’amministrazione Trump sta infliggendo o rischia di infliggere alle aree più integre e selvagge rimaste negli USA, notizie forse fatte dimenticare o accantonate dai media a causa dei movimenti guerreschi che li hanno coinvolti in Medio Oriente.

Non per questo i pericoli sono cessati, visto che l’amministrazione Trump continua a portare avanti molteplici azioni per aprire molti territori naturali alle prospezioni minerarie e petrolifere, allo sfruttamento di foreste, alla realizzazione di strade e altre opere finanche in molte aree protette e, cosa anche più grave, avanzando richieste di loro riduzioni e/o addirittura abrogazioni!

Ma ciò che ci piace qui riportare non è tanto e solo questo, ma una delle motivazioni addotte dal movimento per la preservazione della Wilderness, che, ancora una volta diffondiamo con piacere in Italia, dove i sordi sono sempre e ancora più sordi, e certe notizie che a loro non piacciono vengono inascoltate, ignorate e finanche smentite qualora dovessero apparire sui nostri media.

Eccone una per tutte: «Spesso definite le “Alpi Svizzere del Nevada”, le Ruby Mountains sono molto apprezzate per le loro impareggiabili opportunità ricreative, soprattutto per la pesca e la caccia. La regione ospita la più grande mandria di cervi muli dello stato e la trota gola rossa di Lahontan, specie minacciata ed è anche la terra ancestrale della tribù Te-Moak degli indiani Shoshone occidentali.

Lo scorso anno l’amministrazione ha abbandonato la proposta di chiudere questa regione di 107.000 ettari alle prospezioni petrolifere, nonostante lo scarso interesse da parte dell’industria petrolifera.» Ecco, quello che ci colpisce è quel “molto apprezzate per le loro impareggiabili opportunità ricreative, soprattutto per la pesca e la caccia”. Nel portare avanti una proposta di salvaguardia di un’area naturale di così alto valore ambientale ed etnografico, in Italia non si sarebbe mai potuto utilizzare la suddetta motivazione!

E anche quando dovesse essere vera, come certamente lo è in molti casi, la si sarebbe rifiutata e si sarebbe mentito avanzando altre motivazioni, per così dire, biologiche o ecologiche sebbebne anche per la nostra politica lo scopo primario sia quasi sempre quello turistico! Negli USA la suddetta frase l’ha utilizzata la “Wilderness Society”, l’associazione più impegnata nella conservazione degli ultimi stati naturali selvaggi di quel paese!

Il perché è molto facile da capire: il primario scopo, come è anche da noi per tante aree non protette e anche protette, non è la preservazione di stati biologici, habitat, specie rare o biodiversità, ma piuttosto il loro INSIEME!

I territori in cui questi valori sussistono, da preservare contro ogni opera antropica, preservando i quali (ecco il vero senso del Wilderness!), automaticamente si preservano tutti gli altri aspetti; e pur consentendo un prelievo ittico e venatorio per soddisfare l’outdoor (che, da loro coniato, non è affatto e solo biciclette da montagna)! Sbagliano loro o sbagliamo noi?

Sarà per l’avvenuta nomina di Donald Trump alla Presidenza degli USA come molti credono, o sarà per una corretta interpr...
06/03/2026

Sarà per l’avvenuta nomina di Donald Trump alla Presidenza degli USA come molti credono, o sarà per una corretta interpretazione della legge come dicono altri, ma resta il fatto che i Nativi dei popoli Sioux e Cheyenne hanno perso l’annosa battaglia per impedire che un mega oleodotto attraversi le loro terre nello Stato del South Dakota. Una recente sentenza ha condannato la ONG Greenpeace a pagare ben 345 milioni di dollari di risarcimenti alla società petrolifera che si dice danneggiata dalle manifestazioni dei nativi contro l’oleodotto appoggiati dagli ambientalisti. L’ultima speranza è il classico giudice a Berlino, ovvero la Corte Suprema, alla quale è stato fatto ricorso. Ma sarà dura, visto che la maggior parte dei giudici sono vicini al Partito Repubblicano favorevole all’opera! https://www.corriere.it/opinioni/26_marzo_03/il-potere-del-petrolio-sioux-battaglia-persa-68e555d1-7755-434b-95c9-16f13de21xlk.shtml

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