07/09/2026
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Vorrei portare all'attenzione un allarme lanciato dal Centro Nazionale Sangue il primo settembre, perché racconta bene un paradosso interessante della sanità italiana.
Il CNS segnala una carenza diffusa di emazie su tutto il territorio nazionale, con Lazio, Campania e Sicilia tra le Regioni messe peggio. Il dato che salta all'occhio riguarda il gruppo 0 positivo, il più diffuso nella popolazione italiana e, in ragione della sua ampia diffusione, tra i più richiesti negli ospedali.
Il meccanismo si comprende meglio appena lo si guarda da vicino.
I globuli rossi 0 positivo si adattano a tutte le persone Rh positive dei gruppi 0, A, B e AB, mentre chi appartiene al gruppo 0 positivo può ricevere globuli rossi solo dal proprio gruppo oppure da 0 negativo. Ecco spiegato perché essere il gruppo più comune si traduce in un consumo altrettanto elevato: la versatilità nelle trasfusioni gioca a doppio taglio, aiuta tantissime persone e per lo stesso motivo si esaurisce in fretta.
Attenzione a fare confusione tra 0 positivo e 0 negativo. Per i globuli rossi, il negativo resta il donatore universale, prezioso nelle emergenze quando i medici devono iniziare una trasfusione prima di conoscere il gruppo del paziente. Situazioni, esigenze e priorità diverse.
Sicuramente, il periodo estivo porta con sé un rallentamento fisiologico delle donazioni. Vacanze, rientri e cambi di abitudine cospirano tutti contro le prenotazioni regolari, mentre negli ospedali le necessità restano costanti, tra interventi chirurgici programmati, traumi e terapie croniche che richiedono trasfusioni periodiche.
I numeri confermano il trend già a giugno, quando sono state prodotte 198.290 unità di globuli rossi, uno 0,5% in meno rispetto a giugno 2025. Allargando lo sguardo al primo semestre 2026, la produzione si è fermata a 1.224.360 unità, segnando una flessione dell'1,2%. Piccole percentuali, certo, però capaci di spostare gli equilibri quando si lavora su scorte già risicate.
Qui entra in gioco anche l'aspetto che rende impossibile risolvere la questione a colpi di grandi raccolte occasionali, perché il sangue ha una scadenza reale. I globuli rossi restano utilizzabili al massimo per 42 giorni, a seconda della preparazione e dalla soluzione anticoagulante-conservante utilizzata, quindi le scorte vanno rinnovate in continuazione. Questo è il motivo per cui il sistema trasfusionale vive di donazioni regolari e programmate lungo tutto l'anno, molto più che di picchi isolati legati all'emergenza del momento.
Badate bene che non stiamo parlando soltanto di un problema teorico. Il 4 settembre, per esempio, l'Azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno ha temporaneamente sospeso alcune attività chirurgiche e cliniche programmate che potevano richiedere sangue, garantendo invece le urgenze e le emergenze, proprio a causa della carenza delle scorte.
Dunque chiunque desideri contribuire a migliorare la situazione può contattare un Servizio trasfusionale della propria zona oppure un'associazione di donatori come AVIS, verificando in anticipo orari e modalità di accesso.
Il sangue serve per le emergenze, ma anche per interventi chirurgici programmati, traumi e per pazienti oncologici o cronici che necessitano di trasfusioni periodiche per la propria patologia.
L'allarme sullo 0 positivo ricorda una caratteristica che spesso si dimentica, ovvero che il sangue resta una risorsa impossibile da fabbricare e con una data di scadenza reale. Perché una sacca sia disponibile quando serve, qualcuno deve averla donata nelle settimane precedenti. Vale la pena secondo me evidenziarlo proprio adesso, con le vacanze che si smaltiscono lentamente e le prenotazioni che tardano a tornare ai livelli normali.
Fonti nei commenti.