12/06/2026
L’Europa è arrivata a un punto di non ritorno. Da mesi — per non dire da anni — leggiamo di aggressioni, violenze, provocazioni e persino atti di terrorismo compiuti da singoli individui che il vecchio continente ha accolto con spirito umanitario. Il culmine sembra essere stato raggiunto negli ultimi mesi, con un aumento significativo di episodi che hanno scosso l’opinione pubblica.
In Italia, l’attentato di Modena compiuto da un giovane islamista di seconda generazione e diversi accoltellamenti, tra cui quello ai danni del giovane monzese, il cui aggressore non è ancora stato individuato.
In Inghilterra, la tragica aggressione al giovane Henry Nowak, accoltellato e poi ammanettato dalla polizia, un fatto che ha lasciato sgomenti molti cittadini.
In Irlanda, a Belfast, un rifugiato ha tentato di decapitare un uomo irlandese.
Proprio questi ultimi episodi hanno fatto esplodere manifestazioni e, in Irlanda, persino una vera e propria caccia all’uomo. Secondo molti osservatori, questo è il risultato di politiche considerate filo‑immigrazioniste, che rischiano di alimentare tensioni culturali e sociali invece di favorire integrazione e sicurezza. Il timore è che si stia andando verso uno scontro identitario che potrebbe essere sfruttato per imporre nuove regole e limitare la capacità dei popoli europei di autodeterminarsi — popoli storicamente divisi, ma oggi uniti nella difesa della propria identità e libertà.