Unicobas Scuola & Università Monza e Brianza

Unicobas Scuola & Università Monza e Brianza Pagina sindacale, all'interno della quale si potranno reperire notizie inerenti il "mondo scuola".

10/04/2026
09/04/2026

LUNEDÌ 20 APRILE 2026: SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA
CON MANIFESTAZIONE SOTTO IL MINISTERO,
ROMA, V.le TRASTEVERE, h. 9.00 - 14.00.
CONTRO L’ATTACCO ALLE FERIE ESTIVE.
CONTRO GLI SPRECHI MILITARI.
PER INVESTIMENTI SU SCUOLA, CASA E SANITÀ.
PER UNA PROVVISIONALE DI 200 EURO NETTI PER TUTTI A RECUPERO SULL’INFLAZIONE OLTRE GLI EFFIMERI “AUMENTI” CONTRATTUALI. PER LA 14ma MENSILITÀ.
CONTRO OGNI TENTATIVO DI SVOLTA AUTORITARIA NELLA SCUOLA

La proposta dell’ex ministra Santanchè, rivolta al governo ed al suo amico Valditara (che ne è stato entusiasta), di tagliare di 10 giorni le vacanze estive degli insegnanti perché le regioni redistribuiscano il pacchetto a loro piacimento, magari secondo i desiderata di Confindustria, è l’ennesimo affronto alla categoria. TAGLIAMO LE FERIE DEI PARLAMENTARI, a cominciare da condannati ed inquisiti! Bocciamo senza esitazione qualsiasi tentativo di stravolgere il calendario scolastico! Pretendiamo, invece, investimenti sull’edilizia scolastica e aule sicure, climatizzate e dotate di minimi standard di comfort: l’80% delle strutture scolastiche non è conforme alle norme di sicurezza, il 50% manca dell’agibilità.

CONTRO OGNI ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO
Il MIM ha messo in atto la schedatura degli studenti palestinesi, ha tollerato le campagne discriminatorie sull’esposizione della storia e dell’attualità avviate da un’associazione studentesca di Fratelli d’Italia, impone dall’alto nuove Indicazioni Nazionali(ste) senza alcun confronto con la comunità scolastica. Insiste inoltre con la FSL (ex PCTO), frutto di una visione aziendalista della scuola, e con le prove Invalsi, minimaliste e nozionistiche, strumento di schedatura e riduzione della complessità educativa.

PER UNA SCUOLA PUBBLICA DI QUALITÀ: CONTRATTO E STIPENDI DIGNITOSI
Il MIM vuole ridurre gli Istituti Tecnici a quattro anni abbassando la qualità e creando un esubero strutturale di migliaia di posti: nonostante il fallimento evidente della filiera 4+2, prova ancora ad imporre questo modello.
Il contratto-beffa firmato il 1° aprile mantiene gli stipendi della scuola italiana lontanissimi dagli standard europei, non permette di recuperare adeguatamente l’inflazione, il costo della vita e gli arretrati. Infatti, al contrario dei toni trionfalistici dei sindacati firmatari, gli aumenti reali previsti dal contratto ammontano alle seguenti cifre:
euro 106,14 netti (151,73 lordi) di aumenti stipendiali per i docenti;
euro 88,04 netti (125,85 lordi) di aumenti stipendiali per gli ATA – Dsga esclusi;
euro 688,90 netti (984,78 lordi) di arretrati per i docenti;
euro 499,05 netti (713,39 lordi) di arretrati per gli ATA – Dsga esclusi.
Altro che “rinnovo”: tra aumenti insufficienti e arretrati una tantum, il contratto non recupera che un quarto di quel 24,9% del precedente potere d’acquisto mangiato dal carovita negli ultimi 4 anni.
Chiediamo:
- la quattordicesima e una provvisionale di 200 euro netti mensili per tutti;
- equiparazione degli stipendi della scuola agli standard europei, con aumenti mensili netti di 1000 euro per i docenti e di 550 per gli ATA e l’innalzamento della retribuzione dei docenti all’ottavo livello, come fatto per i Dsga;
- un accordo sui nuovi profili professionali ATA, risarcimento e adeguamento di pensioni e stipendi per gli ATA ex Enti Locali, dopo ben dieci sentenze favorevoli della Corte Europea;
- abbassamento a 65 anni dell’età pensionabile;
- assunzione tramite graduatoria titolo/servizio per docenti e ATA precari e riduzione del numero di alunni per classe;
- attivazione del doppio canale di reclutamento per il 50% delle nuove assunzioni;
- assunzione di almeno 30000 collaboratori scolastici e 30000 tra segretari e tecnici;
- stabilizzazione degli specializzati di sostegno e percorsi seri di abilitazione con istituzione di un’apposita classe di concorso;
- stato giuridico e mansionari dignitosi per il personale educativo.

PER UNA SCUOLA PUBBLICA, DEMOCRATICA E SENZA DIFFERENZIAZIONI REGIONALI
L’Unicobas dice NO all’attuazione dell’autonomia regionale differenziata, che incrementerebbe i già pesantissimi divari territoriali.
Vogliamo un contratto specifico per la scuola fuori dai diktat del D.Leg.vo 29/93, che impedisce aumenti superiori all’inflazione programmata.
Rifiutiamo tutte le forme di privatizzazione in atto: dal meccanismo del silenzio-assenso per l’adesione ai fondi pensione all’assicurazione sanitaria integrativa.
Il sistema pubblico di previdenza e sanità deve rimanere universale, equo e finanziato collettivamente e non rispondere agli interessi delle lobbies finanziarie e assicurative, ma ai bisogni reali di docenti e personale.
Diciamo no ai presidi-manager e chiediamo l’istituzione del Preside elettivo, sul modello spagnolo.

PER UNA POLITICA ESTERA COERENTE: NO SPESE MILITARI, SÌ INVESTIMENTI SOCIALI (SCUOLA, CASA, SANITÀ)
Di fronte alle vergognose guerre scatenate da Putin, dalla Nato, da Trump e Netanyahu e alla sostituzione etnica in atto in Palestina, pretendiamo che il Governo metta in atto provvedimenti adeguati quali:
- affrontare immediatamente le conseguenze sul costo della vita delle guerre;
- protestare adeguatamente contro le continue violazioni del diritto internazionale e umanitario;
- tagliare la collaborazione militare con Israele e USA;
- riconoscere l’entità autonoma palestinese.

L’Unicobas Scuola & Università indice un’ASSEMBLEA SINDACALE ON-LINE PER IL                   15 aprile 2026 APERTA A TU...
07/04/2026

L’Unicobas Scuola & Università indice un’ASSEMBLEA SINDACALE ON-LINE PER IL 15 aprile 2026 APERTA A TUTTI I COLLEGHI, DOCENTI ED ATA, DI RUOLO E NON, in servizio, con permesso orario o fuori servizio, CHE SI TERRÀ dalle h. 14.30 alle h. 19.30 in modalità streaming (video on-line) dal CANALE YOU TUBE dell'Unicobas. Relazioneranno: Stefano d’Errico (Segretario nazionale Unicobas), Stefano Lonzar, Alvaro Belardinelli, Alessandro Di Candia, Alessandra Fantauzzi (dell’Esecutivo Nazionale Unicobas), PER PARTECIPARE all’ASSEMBLEA:
cliccare sul Link: https://youtube.com/live/LCVRhJABQe8
ed iscriversi al Canale You Tube dell'Unicobas, per poi seguirla il 15 APRILE 2026 dalle h. 14.30 alle 19.30. Alla fine dell’assemblea verrà fornito attestato di partecipazione, COMPILANDO IL FORM “Attestato di partecipazione” sul menù del sito Unicobas.
Ci si può prenotare via mail: [email protected], senza limiti di partecipazione.
Le domande vanno poste via chat: risponderemo NELLE ULTIME 2 ORE dell’assemblea.
Unicobas Scuola&Università
Sede Nazionale e Provinciale di Roma: Via Casoria, 16 - 00182 Roma
Tel. 06/7026630 – 06/7027683 – 06/70302626
Email: [email protected]
Odg: 1) ANALISI DELLA CONVULSA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
Per la guerra Russo-Ucraina non si vedono validi sforzi diplomatici. Una striscia di sangue s’impone ancora su Cisgiordania e striscia di Gaza, ammasso di rovine e tomba per oltre 70mila gazawi. Il colpo di mano in Venezuela, invece della democrazia ha consegnato il petrolio del paese nelle mani degli USA. Poi è arrivato il conflitto israelo-statunitense contro l'Iran. La guerra non è mai una soluzione, in più crea l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Esprimiamoci CONTRO le politiche cobelligeranti del governo che non ha mai tagliato la collaborazione militare con Israele e con gli Usa, né protestato contro le violazioni del diritto internazionale ed umanitario, né riconosciuta l’entità autonoma palestinese. Anziché aumentare le spese militari, Scuola e sistema pubblico devono essere posti al centro di un vero progetto di ripresa e riqualificazione.
2) LA SITUAZIONE GENERALE DELLA SCUOLA PEGGIORA con ulteriori “perle”
governative:
-L’ex ministra Daniela Santanchè, poco prima di “essere dimessa” d’ufficio, ha avuto il tempo di lasciare agli insegnanti della scuola pubblica un vero e proprio frutto avvelenato: il taglio di 10 giorni delle vacanze estive, perché le regioni possano redistribuire il pacchetto a loro piacimento. È ora di far sentire la nostra voce: bocciamo senza esitazioni qualsiasi tentativo di rivedere il calendario scolastico! Pretendiamo, invece, investimenti concreti nell’edilizia scolastica, per l’80% ancora non a norma rispetto al DLgs 81/90 e per il 50% priva persino dall’agibilità: vogliamo aule sicure, climatizzate e dotate di standard minimi di confort. TAGLIAMO LE FERIE DEI PARLAMENTARI, a cominciare da condannati ed inquisiti!
-Il Mim ha messo in atto la SCHEDATURA degli studenti palestinesi e ha consentito l’attacco alla libertà d’insegnamento ed ai dirigenti, senza censurare le due campagne discriminatorie sull’esposizione della storia e dell’attualità messe in atto da un’associazione studentesca legata al principale partito di governo.
-Il Mim vuole RIDURRE GLI ISTITUTI TECNICI A 4 ANNI, abbassandone pesantemente la qualità e con un esubero strutturale di migliaia di cattedre e posti.
3) CONTRATTO: Al contrario dei toni trionfalistici usati dai sindacati che hanno firmato il
contratto mercoledì 1° aprile (una data che richiama la beffa), DENUNCIAMO L’ASSENZA DI UN ADEGUATO RECUPERO sul costo della vita e sugli arretrati. Quanto entrerà in busta paga è inadeguato persino rispetto all’inflazione di nuovo in crescita. Gli stipendi della scuola italiana risultano sempre più lontani dagli standard europei.
-VOGLIAMO la QUATTORDICESIMA MENSILITÀ per tutta la scuola (docenti ed ata).
-CHIEDIAMO un’immediata provvisionale di 200 euro netti mensili per tutti, docenti ed ata, a ristoro per l’aumento del costo della vita degli ultimi 4 anni
-OCCORRONO aumenti netti di 1.000 euro (docenti) e 550 euro (ata), per agganciare gli stipendi della scuola almeno ai livelli intermedi (Spagna) della media retributiva europea (ove siamo gli ultimi). Occorre portare parallelamente la retribuzione dei docenti all’ottavo livello (quello dei vecchi presidi), come è stato fatto per i Dsga (che hanno lo stesso titolo d’ingresso dei docenti: la laurea).
-MANCA un accordo sui nuovi profili professionali ATA, da adeguare alle mansioni legate all’autonomia e all’innovazione tecnologica.
4) L’ANNOSA QUESTIONE DEL PRECARIATO:
- ASSUNZIONE IMMEDIATA TRAMITE GRADUATORIA PER TITOLI E SERVIZIO per docenti ed ata, con almeno 3 anni di lavoro PER RIDURRE SUBITO il numero di alunni per classe e potenziare la gestione delle scuole. NO al precariato “usa e getta” (assunzioni a singhiozzo).
- La risoluzione definitiva della questione del precariato, con l’attivazione del DOPPIO CANALE di reclutamento per il 50% delle nuove assunzioni, ove valgano tutti gli anni di servizio (12 punti anno) ed abilitazioni conseguite (12 punti l’una, onde evitare di dover sostenere più di un concorso).
- L’assunzione di almeno 30mila collaboratori scolastici per coprire i vuoti in organico per la vigilanza, e di 30mila fra personale di segreteria e tecnici.
- Stabilizzazione diretta degli specializzati (e, se necessario, degli specializzandi) di sostegno. Percorsi seri di abilitazione per chi ha esperienza pregressa, onde evitare che oltre la metà delle cattedre continui a ve**re assegnata a chi non conosce l’handicap, ed infine l’istituzione di una classe di concorso specifica.
5) BENVENUTI NELLA sQuola DEL SOVRANISMO E DEL FALSO MERITO: analisi del testo delle nuove Indicazioni per l’infanzia ed il primo ciclo e del decreto complessivo sull’istruzione tecnica che, dopo il fallimento evidente della filiera 4+2, sperimentata da poche scuole, pochissimo gradita dall’utenza, Valditara prova ancora ad imporre.
6) LA BEFFA DELLA CARTA DEL DOCENTE: importo tagliato a 383 euro! Il Governo fa pagare ai lavoratori la sentenza della Corte di Giustizia Europea che estende il diritto ai precari con contratto annuale o al 30/6. Invece di garantire i 500 euro per tutti (come prevedeva la L.107/2015), il Ministero ha scelto di generalizzare la riduzione dell’importo.
7) NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA PENSIONE E ALL’ASSICURAZIONE SANITARIA INTEGRATIVA DI CATEGORIA. Rifiuto del silenzio/assenso per i fondi pensione. Pensionabilità a 65 anni.
8) SIAMO CONTRO LE PROVE INVALSI, la scuola minimalista e nozionista.
9) SIAMO CONTRO L’OBBLIGO DEI PCTO per gli studenti, sia nella scuola che nei centri di formazione professionale.
10) SIAMO PER IL PRESIDE ELETTIVO, sul modello spagnolo.
11) Dopo 10 sentenze favorevoli della Corte Europea PRETENDIAMO IL RISARCIMENTO E L’ADEGUAMENTO DI PENSIONI E STIPENDI per gli ATA EX ENTI LOCALI.
12) VOGLIAMO stato giuridico e mansionario degni del PERSONALE EDUCATIVO.
13) RESPINGIAMO L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLA REGIONALIZZAZIONE che incrementerebbe i già pesantissimi divari territoriali.
14) DALLA SCUOLA DELL’EMERGENZA ALLA SCUOLA RICOSTRUITA: l’Unicobas vuole un contratto specifico per la Scuola (per docenti ed ata) fuori dai diktat del DLvo 29/93 che impedisce aumenti superiori al tasso (finto) d’inflazione programmato dal governo (cosa che ci ha fatto diventare i peggio retribuiti della Ue).
PER SOSTENERE QUESTA PIATTAFORMA ED IMPEDIRE L’ULTERIORE PEGGIORAMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA E DELLO STATUS LAVORATIVO PROGRAMMATI DAL GOVERNO, SCIOPERO DI BASE DELL’INTERA GIORNATA PER LUNEDÌ 20 APRILE, CON MANIFESTAZIONE A ROMA SOTTO IL MINISTERO, V.le Trastevere, h. 9.00 / 14.00.

L’Unicobas Scuola & Università indice un’ASSEMBLEA SINDACALE ON-LINE PER IL 15 aprile 2026 APERTA A TUTTI I COLLEGHI, DOCENTI ED ATA, DI RUOLO E NON, in serv...

SINDACATO $.p.A.Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova castadi Stefano d’Errico, con intro...
05/04/2026

SINDACATO $.p.A.
Cgil, Cisl, Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta
di Stefano d’Errico, con introduzione di Ezio Gallori e prefazione di Peter Gomez

PaperFIRST, pp. 464, euro 18,50, nelle librerie dal 14 aprile. Già acquistabile su Amazon scontato e con carta del docente tramite il seguente link: https://www.amazon.it/Sindacato-Spa-Stefano-DErrico/dp/B0DZR7YZ2X/ref=sr_1_19?dib=eyJ2IjoiMSJ9.gf0kQ-Oe90ytsi4Gbos7kTirFkiYDSXW_dBF9jA7KYJCQOw5ZZqcObqzSpuAuQomroL6RSJmw1HEmn5koQ9zwnf0I8GVJCEjYNP2Bxnjl2_91kzVxDpUIu4l3Pb_ppgafsAupobrIt19ofy0D1nbr_s4XL-UVaLRWo8Dw40wCLP6ofYS4f8bCikFxU7CwRTzJNxcPLlNuH9C9dFCiBC6fLymAUv###ZOgIqbo8BI4Ow.iSWRiRd7sKG9DVXtQQ0sg0FQDpeKlc4h4qM6XS_r-20&dib_tag=se&qid=1773946446&refinements=p_27%3AStefano+D%27Errico&s=books&sr=1-19

Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate ed hanno un giro di circa 8 miliardi l’anno, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore.

Dall’introduzione di Ezio Gallori:
“Nel mondo sindacale di un tempo, con la partecipazione e la democrazia, non c’erano spazi per i privilegi ma solo militanze convinte ed esempi di alta moralità e impegno. Valori che si sono persi nell’acquisizione di una certa “modernità”, nell’acquisizione di diritti, nelle deleghe, nei distacchi sindacali, nei compensi, nelle carriere agevolate, negli opportunismi e perfino nei tradimenti ai danni dei lavoratori”

Stefano d’Errico è segretario nazionale dell’Unicobas. Profondo conoscitore del mondo sindacale, tra i suoi libri: La Scuola distrutta (Mimesis, Milano 2019) e La scuola rapita, il Covid e la Dad (Armando, Roma 2021), grazie ai quali ha raccontato la storia del sindacalismo di base e denunciato un trentennio di massacro scientifico dell’istruzione pubblica ad opera del neo-liberismo e della sinistra minimalista e “politicamente corretta”.

UNICOBAS: LA SCUOLA NON SI TOCCA. TAGLIASSERO LE FERIE AI PARLAMENTARI (in primis a condannati, inquisiti e plurinquisit...
27/03/2026

UNICOBAS: LA SCUOLA NON SI TOCCA. TAGLIASSERO LE FERIE AI PARLAMENTARI (in primis a condannati, inquisiti e plurinquisiti) !
MANDIAMOLI A CASA !

L’ex ministra Daniela Santanchè, poco prima di “essere dimessa” d’ufficio, ha avuto il tempo di lasciare agli insegnanti della scuola pubblica un vero e proprio frutto avvelenato: il taglio di 10 giorni delle vacanze estive dei docenti, presentato come misura per consentire alle regioni di ridistribuire il pacchetto a loro piacimento.
Immediata l’attenzione del mondo dell’impresa: il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini ha applaudito la proposta, e lo stesso governo — anche se ormai orfano della ex ministra — non sembra affatto indifferente a queste sollecitazioni, cominciando da Valditara.
Di nuovo torna in scena una vecchia idea e, come sempre, tutti sono invitati a esprimere un’opinione… tranne i docenti, protagonisti della scuola!
È ora di far sentire la nostra voce: bocciamo senza esitazioni qualsiasi tentativo di rivedere il calendario scolastico! Pretendiamo, invece, investimenti concreti e seri nell’edilizia scolastica: vogliamo aule sicure, adeguatamente climatizzate e dotate di standard minimi di comfort.
Invitiamo infine i ministri e chi parla di scuola senza conoscerne la complessità a visitare gli istituti europei per confrontarsi davvero con quel che serve alle scuole: mentre sono lì, si informino sugli stipendi dei docenti prima di lanciare nuove “riforme” dalla scrivania.
Se pensi che occorra l’immediata proclamazione di uno sciopero per rottamare questa proposta, scrivici entro 3 giorni usando questa mail: [email protected]
Vogliamo sapere se tu per primo sei disposto a scioperare. Dacci una mano: FAI GIRARE e rispondi subito!

UNICOBAS: VOGLIAMO SOSTITUIRE LA DEMOCRAZIA CON IL GIOCO DEL LOTTO ?
16/03/2026

UNICOBAS: VOGLIAMO SOSTITUIRE LA DEMOCRAZIA CON IL GIOCO DEL LOTTO ?

13/02/2026

COMUNICATO STAMPA. Vittoria Unicobas in Cassazione. Diritti sindacali: Ministero dell’Istruzione e sindacati di stato, anticostituzionali per principio

Con un accordo “quadro” sottoscritto in sede Aran (ed in pieno conflitto d’interessi), Cgil, Cisl, Uil, Snals-Confsal, Gilda-Fgu, Anief e Ministero hanno pattuito di riservare ai propri apparati di casta non solo le aspettative retribuite (2mila nel pubblico impiego), ma persino quelle che non danno luogo a nessuna retribuzione. Nel 2016 al sottoscritto, segretario nazionale dell’Unicobas, venne negata la possibilità di essere collocato in aspettativa non retribuita per poter assolvere il mandato sindacale. Per questo usufruii di un anno sabatico, sempre senza stipendio e con contributi a mio carico. Ma, previo ricorso, il Tribunale di Roma statuì che quel contratto nazionale quadro sui permessi sindacali non può in alcun modo aggirare la L. 300/70 (Statuto dei Lavoratori) che prevede l’aspettativa non retribuita per i membri degli organi statutari dirigenti di qualsiasi organizzazione sindacale, sottolineando che trattasi di “norma applicabile a tutti i lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali … certamente di carattere imperativo (in quanto attinente a diritti indisponibili) e quindi non derogabile dalla contrattazione collettiva”.
Una prima, bella “bastonata” per mala politica e mala “rappresentanza” sindacale.
Successivamente un’altra sentenza ha respinto il ricorso in opposizione prodotto dal Gabinetto Fedeli, confermando quanto stabilito in precedenza e condannando il Ministero anche al pagamento delle spese (4.039 euro). La L. 300/70 è molto chiara. Come dice anche la seconda sentenza: “Trattasi infatti di un diritto riconosciuto a tutela della libertà sindacale del lavoratore ed alla libera applicazione delle relative attività, costituzionalmente garantito (cfr. artt. 39 e 51 Costituzione), che non è suscettibile di limitazioni o discriminazioni”.
Ma il dicastero dell’Istruzione, pur “recidivo”, pur cambiando ministro, ha continuato a sostenere che l’aspettativa sindacale non retribuita spettasse, come per quelle a carico dello Stato (e dei contribuenti) solo alle OoSs firmatarie di contratto (Sic!) e “maggiormente rappresentative”. Segnalo che questa “rappresentatività” è calcolata in base a consultazioni-truffa Rsu che consentono ai lavoratori di votare solo le liste presenti nella singola scuola, elezioni frammentate senza lista nazionale ove si vieta ai sindacati di base di tenere assemblee in orario di servizio per trovare candidati o presentare il proprio programma (se li trovano).
Così il contenzioso legale è andato avanti, e il 10.5.22 la Corte d’Appello di Roma, infischiandosene anche di una precedente sentenza della Cassazione (la n.° 9567 del 2005), ha ritenuto di nuovo “derogabile” lo Statuto dei Lavoratori, confondendo la distribuzione dei distacchi a carico dello stato derivanti dalla “rappresentatività”, calcolata a parte, con quelli non retribuiti che invece la legge prevede per i membri di organismi statutari di qualsiasi sindacato.
Ma alla fine ha fatto giustizia e chiuso il cerchio la Corte di Cassazione che, con sentenza pubblicata il 9 febbraio 2026, ha rimandato alla Corte d’Appello quell’ultima decisione negativa perché venga riformata. L’art. 31 della L. 300/70 è inderogabile e non può ve**re negato da contratti relativi alla distribuzione dei distacchi onerosi discriminati dalla (cosiddetta) “rappresentatività”. Una vittoria senza opacità (e che fa giurisprudenza) per l’Unicobas Scuola, assistito dall’Avv. Giovanni Angelozzi del Foro di Roma.
Un’ulteriore bastonata. Difficile oggi continuare a tacere. Quest’abuso deve finire!
Una lezione anche per tutti quei “costituzionalisti di Sua Maestà” (ben radicati anche dentro una certa “sinistra” ormai ridotta alla frutta), sinora assolutamente muti a fronte di tali vergogne anche perché legati a doppio filo a quelle stesse Confederazioni (Cgil in primis) che, con il gioco delle parti, negli ultimi 30 anni hanno garantito come contropartita di un illegittimo monopolio l’imposizione sui lavoratori dell’austerità voluta dalla “Troika”, il massacro degli stipendi, delle pensioni e del welfare.

Stefano d’Errico
(Segretario nazionale Unicobas)

07/02/2026

UNICOBAS: A proposito di assicurazione sanitaria integrativa
La salute non si "assicura": si garantisce
Il 29 dicembre del 2025 è stato sottoscritto il CCNI specifico per l’istruzione, al fine di individuare i criteri e le modalità di accesso al sistema di assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola, istituito dal decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25, convertito, con modificazioni, nella legge 69 del 9 maggio 2025, per il quadriennio 2025/2029.
Una misura presentata, dal governo e dai sindacati che hanno sottoscritto tale accordo, come un “benefit”, una tutela in più, un segnale di attenzione verso chi lavora nella scuola.
La realtà è un’altra: questa assicurazione è finanziata sottraendo risorse alla scuola pubblica, produce tutele deboli e intermittenti e spinge ulteriormente verso la privatizzazione della sanità.
Per chi scrive non è un avanzamento di diritti, ma un arretramento mascherato.
Una misura costruita sulla propaganda, non sui numeri
I lavoratori potenzialmente coinvolti sono oltre 1,2 milioni, ma non tutti sono presi in considerazione: restano esclusi i supplenti brevi e quelli con contratto al 30 giugno. Ancora una volta diritti a geometria variabile che spezzano l’unità della categoria dei lavoratori della scuola.
Le risorse complessive annunciate — 320 milioni di euro in quattro anni — vengono accompagnate da una narrazione fuorviante: coperture “fino a 3.000 euro l’anno”.
A ben guardare è una cifra priva di fondamento: dividendo le risorse reali per il numero dei beneficiari, si ottiene una media di poco più di 250 euro circa a persona in quattro anni.
Altro che tutela sanitaria: siamo di fronte a un’operazione di propaganda, buona per i comunicati stampa, addirittura dannosa per i bisogni reali di cura.
Il vero scandalo: si finanzia l’assicurazione tagliando i fondi per le scuole
Il punto politicamente più grave è questo: l’assicurazione non viene finanziata con nuove risorse, ma attraverso tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico, per circa 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029. Questo significa che le circa 7.600 scuole italiane perderanno una media di 30.000 € ciascuna in quattro anni e di conseguenza si ridurranno i servizi agli studenti, i laboratori, i progetti, l’offerta formativa, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i materiali.
Tutto ciò è inaccettabile. Si tolgono risorse alla didattica quotidiana per pagare una polizza assicurativa che non risolve i problemi di salute dei lavoratori.
Questa non è una scelta “tecnica”. È una scelta politica precisa, che scarica i costi sulle scuole e sui territori, per una narrazione demagogica, tutta a favore del governo e di chi ha avallato tale scelta.
Scuole più povere, famiglie più esposte, disuguaglianze più profonde
Il depauperamento del funzionamento scolastico ha come conseguenza immediata l’inevitabile ricorso al contributo volontario delle famiglie e così l’accesso a una scuola di qualità rischia di dipendere sempre più dalla condizione economica dei territori e delle famiglie.
Il risultato è che le scuole già più fragili — piccole realtà, aree interne, contesti socialmente deprivati — saranno le più colpite, determinando un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze educative, in aperto contrasto con il principio di uguaglianza.
Si impoverisce la scuola pubblica mentre si chiede ai lavoratori di ringraziare per una polizza assicurativa.
Un regalo al mercato assicurativo, non ai lavoratori
È allora il caso di ribadire che la scelta del governo di attivare un’assicurazione sanitaria integrativa collettiva non è affatto neutrale. Questa misura, infatti, finisce per favorire le strutture sanitarie private, senza apportare alcun reale rafforzamento al Servizio Sanitario Nazionale.
Le risorse pubbliche destinate ai contratti assicurativi non si trasformano in nuove assunzioni per la Sanità, investimenti o riduzioni delle liste d’attesa. Servono invece a consolidare una logica politica che sostituisce diritti universali con soluzioni frammentate, legate al tipo di lavoro svolto e al reddito.
Una scelta che, di fatto, indebolisce il sistema pubblico anziché tutelarlo.
Incertezza ulteriore: gara Consip e benefici non garantiti
La gara europea Consip per l’affidamento del servizio (scadenza 5 marzo 2026) aggiunge un ulteriore elemento di incertezza, in quanto le prestazioni effettive dipenderanno dall’operatore che risulterà vincitore. In ogni caso dal capitolato tecnico, allegato al bando di gara, si evince già che le condizioni previste ridimensionano drasticamente il valore della polizza. La sbandierata promessa di una tutela estesa, si scontra con massimali e franchigie che trasferiscono il rischio sul singolo lavoratore: scoperti significativi a carico dell’assicurato (ad esempio 20% per l’odontoiatria; 10% per i grandi interventi fino a 4.000 euro) e rimborsi dei ticket SSN molto contenuti (massimo 100 euro annui, con scoperto del 30% e minimo non rimborsabile).
Nel caso di reali bisogni sanitari, soprattutto quelli più onerosi, la copertura risulta quindi parziale e insufficiente.
Mettere istruzione contro salute è una scelta politica della destra
Finanziare una presunta tutela sanitaria, tagliando risorse alla scuola, produce un conflitto concreto tra diritti costituzionali: il diritto allo studio e la tutela della salute.
Si indebolisce la gratuità e la qualità del servizio scolastico pubblico, mentre la tutela sanitaria viene resa incerta e affidata al mercato. È una scelta regressiva, che scarica i costi sui lavoratori e sulle comunità educative.
Conclusioni
A conclusione della nostra analisi si può dire che così come finanziata e strutturata, l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico offre risorse pro capite irrisorie, presenta coperture tecniche limitate, rafforza il mercato assicurativo privato senza incidere sulle criticità del sistema sanitario pubblico e per di più è finanziata attraverso tagli diretti al funzionamento delle scuole.
Non è una risposta ai bisogni di salute dei lavoratori della scuola, ma solo un’operazione di facciata e potenzialmente dannosa.
La tutela della salute del personale scolastico dovrebbe invece passare attraverso gli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi pubblici, aumentando, non tagliando, le risorse alle scuole.
Per tali motivi va contrastata questa impostazione.
Difendere la scuola pubblica e il diritto alla salute significa dire no a polizze di facciata e sì a diritti veri, universali, finanziati con risorse adeguate.
Per l’Esecutivo Nazionale dell'Unicobas Scuola
Stefano Lonzar

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Monza

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