05/02/2026
Sergio Mattarella ha detto no.
No allo scudo penale così com’era scritto, e che che avrebbe trasformato i poliziotti in una categoria a parte, esclusa da qualunque responsabilità.
No al fermo preventivo basato sul semplice “atteggiamento sospetto”, senza elementi oggettivi, senza controllo della magistratura.
No a una deriva che avrebbe portato l’Italia pericolosamente vicina a modelli che con la democrazia hanno poco a che fare.
Ieri il sottosegretario Alfredo Mantovano è salito al Quirinale con il testo del decreto sicurezza. È sceso con una lista di rilievi lunga e articolata. E un messaggio chiarissimo: così non va. Va riscritto.
E il governo? Si è piegato.
Lo scudo penale? Sarà riformulato, esteso come ampliamento della legittima difesa a tutti i cittadini e non a uso esclusivo delle Forze dell’Ordine.
Il fermo preventivo? Stesso destino. Non basterà più il semplice “atteggiamento sospetto” dei manifestanti, occorreranno elementi oggettivi: precedenti penali specifici, presenza di armi. E in più, la magistratura dovrà essere obbligatoriamente avvisata.
E le norme sull’immigrazione? Tolte dal decreto. Spostate in un disegno di legge ordinario. Che significa tempi più lunghi, passaggio parlamentare, discussione pubblica. Tutto ciò che questo governo avrebbe voluto evitare.
E ora?
Ora Meloni farà finta di niente. Punterà il dito contro l’opposizione. Posterà il suo video. Dirà che il governo ha agito, che la sinistra è complice dei violenti, che l’Italia è più sicura.
Ma la realtà è un’altra.
La realtà è che volevano mano libera e si sono ritrovati davanti un Presidente della Repubblica che ha fatto il suo lavoro.
La realtà è che hanno provato a forzare i confini della Costituzione e qualcuno li ha fermati.
La realtà è che in questo Paese, per fortuna, c’è ancora qualcuno che veglia.
E quel qualcuno non si chiama Meloni. Non si chiama Salvini. Non si chiama Piantedosi.
Si chiama Sergio Mattarella.
E ha detto no.