Comitato No-Triv Monterotondo

Comitato No-Triv Monterotondo Il 7 marzo nasce a Monterotondo il Comitato NO-TRIV per dare voce alla campagna referendaria del 17

28/11/2025

Non vorrei disturbare la solita morte cerebrale dell’italiano medio, ma nell’indifferenza generale (o quasi) a Gaza e in Cisgiordania il genoci**o continua.

Più o meno in contemporanea con la Flotilla, c’è stata una fiammata enorme di attenzione e mobilitazione. Per settimane si è parlato tantissimo (per fortuna) di Gaza, di sionisti colpevoli, di Francesca Albanese (che ha subito attacchi osceni) e di proteste pacifiche e accorate.

Poi, come SEMPRE capita in Italia, la moda è passata. Di colpo si è smesso di parlarne. Due o tre (nobilissime) manifestazioni, i soliti articoli retorici sui “giovani che sono meglio delle generazioni precedenti” (le solite generalizzazioni furbine e imbecilli.

E puf, tutto finito. C’è bastata una pace finta per ricominciare a parlare di caz*ate eccetera.

Di Gaza non frega più niente a nessuno, come e piu di prima. Fatti salvi i soliti, nobili eroi che sempre ne hanno parlato e sempre ne parleranno.

Oggi, all’interno dello sciopero, a Genova c’è stata una manifestazione con i portuali per Gaza. C’erano anche Greta Thunberg e Francesca Albanese. Francesca ha detto:

“Il mio è un testamento di solidarietà nei confronti del popolo palestinese che continua a morire". Il cessate il fuoco, ha continuato, "non esiste se non sulle carte di quelli che ci vogliono imbavagliare e far restare a casa, perché le vene della Palestina restano aperte e continuano a grondare sangue". Poi, un appello: "Il genocidio continua e insieme lo possiamo fermare, dobbiamo fermarlo".

Quanti ascolteranno il suo appello? Quanti si desteranno dall’eterno torpore e dal non modificare menefreghismo?

Il mio abbraccio a Francesca. E a chi come lei combatte e si indigna ancora.

22/11/2025
21/11/2025

Sette associazioni, dall’Arci alle Acli, e una cittadina palestinese la cui famiglia è stata assassinata a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, dall’Idf nel dicembre 2023, hanno presentato un ricorso al Tribunale civile di Roma per chiedere l’annullamento dei contratti stipulati dall'azienda i...

Stramaledetti 👿
20/11/2025

Stramaledetti 👿

I caccia israeliani sfrecciano verso il sud del Libano e da ieri di nuovo verso Gaza. Negli ultimi due giorni Israele ha ucciso almeno 13 persone in Libano e 28 nella Striscia: i racconti a Fanpage.it.

19/11/2025

IN POLONIA SI È TENUTA UNA MANIFESTAZIONE PER CHIEDERE LA FINE DEGLI AIUTI MILITARI ALL'UCRAINA.

A Lublino, in Polonia, si è svolta una protesta contro la guerra con lo slogan "Questa non è la nostra guerra!". Diverse centinaia di residenti sono scesi in piazza per chiedere alle autorità di cessare il sostegno militare e finanziario all'Ucraina e di non trascinare la Polonia in un conflitto di qualcun altro. La marcia è stata trasmessa in diretta dal portale di notizie NEWS.by. Secondo il portale, la protesta si è svolta in un contesto di crescente sentimento anti-ucraino nelle città polacche al confine con l'Ucraina. Gli abitanti di Lublino e delle aree circostanti hanno smesso di credere alle dichiarazioni ufficiali del governo secondo cui la sconfitta dell'Ucraina nel conflitto armato avrebbe portato a una perdita di sicurezza in tutta la regione. Smettetela di alimentare la guerra! Smettetela di mettere gli interessi altrui a scapito dei polacchi! È ora di difendere la nostra sovranità e il futuro delle nostre famiglie!" gridavano i manifestanti. I dimostranti portavano striscioni con slogan come "La Polonia è per la pace" e "Polexit", un riferimento alla Brexit, che alludeva alla possibile uscita dei polacchi dall'Unione Europea. Anche l'eurodeputato Grzegorz Braun, leader del partito della Confederazione della Corona polacca, ha espresso la sua posizione. La Polonia è per la pace e si oppone a spingere i polacchi alla guerra. Stiamo marciando qui a Lublino e in altre città. Con il pretesto di aiutare l'ultimo ucraino ancora in vita, l'ultimo polacco ricco, Bruxelles ci sta spingendo al debito, senza nemmeno consultare Varsavia", ha affermato Brown indignato. Ricordiamo che in precedenza il primo ministro polacco Donald Tusksegnalatosulla distruzione della linea ferroviaria Varsavia-Lublino, utilizzata per fornire all'Ucraina aiuti militari dall'Unione Europea.

Frutta marcia.
19/11/2025

Frutta marcia.

Il “Venezi Gate” non è solo una farsa all’italiana. È la radiografia di un Paese che confonde un direttore d’orchestra con un capotreno e poi pretende di giudicare La Fenice.
Gente che crede che “orchestra” sia uno yogurt, ma si sente pronta a spiegarti la direzione d’orchestra, con la stessa competenza con cui parla di geopolitica al bar.
Per non parlare del linciaggio mediatico contro i musicisti che hanno avuto il coraggio di difendere la loro professione. Gente che lavora una vita per la musica, insultata da chi non saprebbe distinguere un gesto d’attacco da chi si alza la mano per fermare il taxi.
Ma si sa: in Italia chi sa qualcosa è “snob”, chi non sa nulla è “popolare”.
Chi afferma che le critiche alla Venezi sono politiche, ci spieghi tecnicamente perché sarebbe un’eccellenza.
Parli di gesto, anticipo, agogica, semiotica, fraseggio, prassi con la stessa cognizione con cui lo fa il sottoscritto con i propri studenti di conservatorio. O taccia.
Perché assistere ad un concerto non fa di nessuno un esperto di direzione, come guardare una partita non fa di nessuno un allenatore.
Questo Paese odia la competenza: la teme, la deride, la umilia.
E così, ancora una volta, difende il carnefice e accusa la vittima.
Applaude chi svende la musica e sputa su chi la difende.
L’Italia è alla frutta.
Frutta marcia.

Stefano Fatarella.

17/11/2025

𝗗𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮

In questi giorni di novembre 2025, presso la Birzeit University in Cisgiordania, si tiene il "Congresso di Ramallah sulla Decolonizzazione della Palestina", organizzato da Al-Shabaka, Progressive International e l’Ibrahim Abu-Lughod Institute of International Studies.

Studiosi, diplomatici, leader di movimenti sociali e attivisti da tutto il mondo per discutere sulla necessità di decolonizzare la Palestrina e sui modi per attuare tale processo.

I principali argomenti di confronto e analisi sono tre:

• Analisi giuridica, economica e politica dell’occupazione israeliana.

• Definizione di strategie globali per mobilitare solidarietà e responsabilità internazionale.

• Costruzione di una roadmap operativa per smantellare le strutture del colonialismo di insediamento.

Tra i relatori figurano:

Rashid Khalidi, storico, uno dei massimi esperti mondiali sulla questione palestinese;

Nur Masalha, che ha approfondito gli studi sul concetto di Nakba come progetto coloniale;

Ahmad Masoud, accademico e scrittore palestinese.

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Non è un conflitto. È colonialismo.

Il Congresso parte da un concetto essenziale:
la Palestina non vive un “conflitto tra due parti”.
Ha subito un processo di esproprio imperialista e una successiva occupazione e colonizzazione militare.

Un progetto che risale a oltre un secolo fa, messo in atto senza alcuna remora e senza alcun rispetto per i diritti di chi su quel territorio viveva.
Dal Congresso sionista mondiale organizzato da Herzl a Basilea nel 1897, alla dichiarazione Balfour del 1917, dalla Nakba del 1948 fino ai numerosi atti di insediamento succedutisi nel tempo.
Le innumerevoli violenze dei coloni e dell'esercito di occupazione negli anni, per giungere al progetto di annessione totale e definitiva in discussione alla Knesset questi giorni.

Non si tratta - come qualcuno afferma - di “gestire un’emergenza” che parte dal 7 ottobre 2023, ma di riconoscere che siamo in presenza di un progetto coloniale che si è concretizzato militarmente in un regime di apartheid e pulizia etnica, con tutte le conseguenze che ne derivano.

La sistematica e progressiva occupazione della Cisgiordania e i bombardamenti sulla Striscia di Gaza non sono fenomeni estemporanei, ma il risultato di un intreccio di convenienze e di interessi politici, economici e militari internazionali.

Il tutto sostenuto da una narrazione culturale che legittima la supremazia dell’Occidente.

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Il colonialismo non è solo occupazione territoriale:
è un modo di guardare il mondo.

Per decolonizzare la Palestina è necessario decolonizzare il nostro sguardo

L’Occidente ha costruito per secoli l’idea di una propria supremazia culturale, tale da giustificare ogni sorta di atrocità nei confronti di popoli considerati inferiori, subumani, incapaci di una propria coerente autodeterminazione.

Uno stereotipo che continua a esistere anche negli ultimi decenni, con la presunzione che la propria civiltà sia superiore dal punto di vista culturale, in termini di razionalità, di democrazia e soprattutto con la convinzione che sia “unica portatrice di valori universali”.

Da tale presunzione discendono effetti devastanti non solo per la Palestina, ma anche per tutti gli altri luoghi che sono stati terreno di conquista, come pure per i territori che ancora oggi sono soggetti a mire di sfruttamento e colonizzazione.
Tali luoghi sono visti come 'utile' periferia dell'impero, non come luoghi abitati da popoli con una propria storia, una propria cultura, una propria dignità e diritto all'autodeterminazione.

Lo abbiamo visto storicamente con lo sterminio di milioni di nativi americani definiti "selvaggi", poi con lo schiavismo, la tratta atlantica, la corsa europea all'Africa di fine '800.

I processi di colonizzazione vengono sempre presentati come come nuove opportunità, mai come furto di terre e di risorse, saccheggio, sfruttamento, apartheid.

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Il Congresso sulla Decolonizzazione della Palestina lancia un messaggio potente: l’Occidente continuerà a essere responsabile di eccidi fino a che non decolonizzerà il proprio immaginario.

Decolonizzare la mente significa:

• Riconoscere i nostri bias culturali quando parliamo di Palestina e Medio Oriente, ma anche Africa, Centro e Sud America e ogni altro territorio soggetto a mire capitalistiche e colonialiste.
• Smontare il mito dell’Occidente come “salvatore”, portatore di civiltà e di democrazia.
• Decostruire la presunzione di culture e di religioni ”superiori” alle altre.

In questo quadro, libertà e giustizia per il popolo palestinese divengono un banco di prova per la giustizia globale.

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È necessaria una decolonizzazione interiore:
non basta liberare la terra, occorre liberare le menti e la narrazione.

La Palestina è oggi un test di realtà per il mondo intero. Se accettiamo che la colonizzazione continui, accettiamo che i diritti umani siano applicabili solo agli occidentali e che il diritto internazionale valga "solo fino a un certo punto".

Decolonizzare significa rifiutare ciò che ci è stato insegnato, o per meglio dire inculcato, ovvero che le vite di alcuni siano più importanti delle vite di altri, che la forza sia garanzia di diritto, che chi domina sia portatore di verità.

Ogni popolo oppresso appare pericoloso a chi detiene il potere, perché non chiede pietosa commiserazione, ma giustizia, non chiede gentili concessioni, ma riconoscimento di diritti, non chiede gestione dell'oppressione, ma libertà.

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Un futuro possibile

Obiettivo del Congresso è elaborare una strategia per
• promuovere e proteggere l'indipendenza dei territori palestinesi;
• ribadire la sovranità del popolo palestinese sulla Cisgiordania e su Gaza;
• opporre resistenza alle condizioni politiche, economiche e militari che alimentano l’occupazione;
• costruire un fronte globale di pressione politica e culturale sui governi affinché favoriscano il riconoscimento dei diritti del popolo palesinese

Ciò rappresenta un invito all’azione anche per tutti noi. Non possiamo limitarci a solidarizzare: dobbiamo disobbedire, contestare i tentativi di reprimere le proteste, opporci alla visione imperialista del mondo, non prestare ascolto al racconto dominante. Dobbiamo rompere il silenzio, osteggiare le complicità, decostruire il mito di superiorità di alcuni popoli e l’inevitabilità dell’oppressione di altri.

Questa lotta è anche la nostra.

Se i territori della Cisgiordania continuano a essere occupati, parlare di democrazia rimane menzogna.
Per tutto l'occidente diventa difficile dipingersi come civiltà attenta ai diritti umani.

La decolonizzazione della Palestina è anche la decolonizzazione dell'Occidente da arroganza, paternalismo, supremazia.
La liberazione può essere reciproca: quando un popolo si libera dalle catene, libera da tale peso anche il complesso sistema e dispositivo di oppressione che ha ricadute su tutta l'organizzazione sociale dell'oppressore.

Decolonizzare la Palestina non è solo una battaglia geopolitica: è la possibilità di cambiare la storia del XXI secolo.
E forse anche la possibilità di liberare il nostro futuro.

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16/11/2025

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16/11/2025

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Israele messa alla porta dalla conferenza Onu sul clima "Cop 30" in Brasile

La delegazione israeliana è stata espulsa dall’assemblea della conferenza dell’Onu sul clima COP30 in corso in Brasile.
Le proteste di fronte alla sede della conferenza a Belem e il boicottaggio espresso dalla maggioranza delle delegazioni hanno cacciato i rappresentanti del genocidio a Gaza.
La notizia su quanto avvenuto in Brasile, in Italia è stata censurata dalla stampa scorta mediatica di Netanyahu.

La Commissione Onu per gli affari economici e finanziari ha votato a stragrande maggioranza una risoluzione che riconosce il diritto inalienabile del popolo palestinese alla sua terra e alle risorse idriche, considerando nulle e violazioni del diritto internazionale tutte le annessioni compiute da Israele. La bozza di risoluzione è stata avanzata dal gruppo 77 e dalla Cina. Hanno votato contro soltanto otto Paesi (Usa, Israele, Argentina e vari staterelli minuscoli), mentre 152 hanno votato a favore, compresi tutti i Paesi dell’UE e il Canada. 12 astenuti.

Secondo il portavoce Unicef “Israele sta impedendo l’ingresso a Gaza di beni essenziali, tra cui siringhe per vaccini e biberon. Dallo scorso agosto sono state trattenute 938.000 confezioni di latte in polvere pronto all’uso. Ciò significa che circa un milione di bottiglie di latte potrebbero raggiungere i bambini che soffrono di diversi livelli di malnutrizione. Le restrizioni all’ingresso di forniture umanitarie essenziali, come kit per la maternità, frigoriferi a energia solare, pezzi di ricambio, generatori e materiali per la depurazione dell’acqua stanno ostacolando gravemente gli sforzi umanitari nel settore”.

🤬🤬🤬
15/11/2025

🤬🤬🤬

Ah, la “democrazia” israeliana.

Quando si sono presentati in tribunale a Gerusalemme, i soldati israeliani coinvolti nello stupro di un detenuto palestinese presso il campo di detenzione di Sde Teiman nel luglio 2024, sono stati applauditi.

Avete capito bene: APPLAUDITI.

Nel frattempo, è sotto accusa l'ex procuratrice generale militare Yifat Tomer-Yerushalmi, che ha ammesso di aver reso pubbliche le immagini della vergogna, e che - del tutto “casualmente” - ha già rischiato di morire due volte nei giorni scorsi, ufficialmente per avere tentato di togliersi la vita.

Ma quanto è bella la “democrazia” israeliana?

12/11/2025

L'ONU invia a Cuba la la sua rappresentante per capire come "El Bloqueo USA" colpisca e limiti i diritti umani dei cubani. (dedicato a coloro che "el bloqueo non esiste"... per chi non lo vuol vedere)

Da ieri è in visita nell'isola la Relatrice Speciale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, dottoressa Alena Douha (immagine). Non è a Cuba per turismo ma, bensì, per indagare da parte dell'ONU, come il blocco imposto dagli Stati Uniti violi i diritti umani del popolo cubano. Oh perbacco, ma allora el Bloqueo esiste! Dopo la vittoria di Cuba all'Assemblea dell'ONU, questo è un passo ulteriore.
(nella sezione commenti articolo/fonte)

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