02/04/2025
Il caos in cui versa la sanità reggiana, in particolar modo quella montecchiese, sembra aver raggiunto un punto di non ritorno.
Tale situazione, non certo figlia dell’attuale Governo, deriva evidentemente da un’incapacità organizzativa, oltre che gestionale, da parte di AUSL e Regione Emilia-Romagna.
Già nel settembre 2024 si chiedeva chiarezza sui percorsi di riorganizzazione. Oggi, invece, scopriamo dalla stampa che tali percorsi non potranno avere corso per mancanza di personale disponibile a lavorare in condizioni sempre più precarie.
Eppure, nonostante fosse chiaro da tempo che il vero problema fosse la carenza di personale, si è deciso di investire nell’aumento dei posti letto. La prima conseguenza diretta è stata che l’AIC, da alta intensità di cura, si trasformerà in media intensità. Sono stati quindi sfruttati gli operatori già presenti, i quali oggi non vogliono più lavorare in condizioni simili e chiedono il trasferimento.
Le numerose richieste di mobilità interna da Montecchio verso il Santa Maria rappresentano un serio e inequivocabile campanello d’allarme, che non può più essere ignorato.
A questo si aggiungono le criticità del punto nascite, da noi segnalate già mesi fa, e che oggi – unite alle difficoltà più recenti – compongono un quadro preoccupante per il nostro ospedale, che sta progressivamente perdendo personale e servizi a favore di Reggio Emilia.
Questo scenario, purtroppo, smentisce nei fatti le rassicurazioni fornite in commissione sanità dalla direttrice del distretto AUSL di Montecchio, dottoressa Gilioli.
Il Franchini pare non essere più attrattivo, non solo per i pazienti, ma anche per il personale sanitario. Il rischio concreto è che si trasformi in una cattedrale nel deserto.
Ci chiediamo dove sia finito il sostegno politico dell’assessore Fabi, tanto sbandierato dal sindaco Torelli in occasione della commissione sanità. Attendiamo di conoscere quali saranno le manovre che l’assessore intende attuare per invertire la deriva che ha ormai intrapreso il Franchini.