27/11/2025
Segnatevi la data del 26 novembre 2025 perché forse finisce o forse inizia ora la “guerra bianca”!
Per gli appassionati del genere giuridico, l'Italia è la terra del dottor Balanzone, nota maschera della commedia dell'arte (da "bilancione" = grossa bilancia, simbolo della legge) ma anche dell'Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, per finire con la "terra dei cachi" di Elio & le Storie Tese.
E fu così, che quando nel maggio 2005 un italiano (l'on. Stefano Zappalà) irruppe sulla scena europea ed italiana con la qualifica di relatore della riforma europea delle professioni, un fulmine squarciò l'aria di quel cielo che a molti sembrava sereno sul fatto che sarebbero stati aboliti ordini e collegi in nome della libera circolazione delle professioni, affermando che "non solo non andavano aboliti ordini e collegi, ma per quanto riguarda quelle professioni in cui igiene e salute pubblica, ovvero l'incolumità delle persone può essere a rischio, lo stato deve esercitare la sua attività di controllo attraverso organismi di disciplina delle professioni (ordini e collegi) e qualora questi non esitano, si deve ricorrere all'innalzamento a rango di organismi per tali funzioni, anche delle eventuali associazioni di categoria esistenti".
Ma in Italia, non siamo certo dei "fulmini" a capire e recepire le direttive europee!!
E quindi?
Per quanto riguarda la montagna e le guide che ci lavorano, l'unica professione che era regolamentata, già dalla legge del 1989 n. 6 era quella delle Guide Alpine, con i suoi vari gradi interni di Aspiranti, Guide Vulcanologiche, Accompagnatori di Media Montagna (AMM).
E siamo ancora a questo punto: è l'unica figura, attualmente regolamentata in Italia, assieme ai Maestri di Sci e ai Rifugisti, come è ribadito anche nel "DDL Montagna di Calderoli".
Ma non è mica tutto così semplice, in Italia!
E comincia così quella lunga rincorsa al recepimento, a suon di frustate dell'unione europea, che per farci muovere minaccia, con cadenza periodica e con meticolosa sistematicità, l'applicazione di sanzioni e multe con valori da far "accapponare la pelle".
Un po' come usare la frusta con gli asini, mi verrebbe da dire.
Nel 2013, per ve**re a capo di una parte di questo problema, viene promulgata la famosa e famigerata Legge 4, che diviene presto (lascatemi dire "all'italiana") la panacea di tutti i mali.
E su questa questione si potrebbero scrivere libri di ragionamenti senza riuscire ad azzeccare il garbuglio.
Nel 2013 in Veneto si decide di dare un "colpetto" al problema, introducendo la figura dell'Accompagnatore di Media Montagna che già esisteva nella legge 6 del 1989 ed ha il suo equivalente in più di 30 paesi tra Europa e il resto del mondo, nella figura dell'International Mountain Leader, il cui standard professionale minimo è stabilito da una agenzia con sede in Svizzera che si chiama UIMLA.
Apriti cielo!
Una figura di cui non si sentiva la necessità, diranno a quell'epoca (e continuano a dire) in molti.
Ma, come detto, le cose in Italia prendono spesso percorsi lunghi e tortuosi.
Nel 2018 l'Italia è costretta, sotto minaccia, a recepire quel pezzetto della direttiva europea del 2005 che prevede la libertà di circolazione e di stabilimento dei professionisti e che in sintesi dice che chiunque ha un titolo professionale riconosciuto in un qualsiasi stato membro, automaticamente ha il diritto di vederlo riconosciuto su tutto il territorio dell'UE.
Una passeggiatina di salute, vero?
Nei fatti, se un professionista chiede il riconoscimento del suo titolo in Italia, questo non gli può essere negato, salvo che ci si riserva il diritto di verificare la congruenza del suo profilo professionale, in termini di formazione, con l'equivalente già esistente sul nostro territorio nazionale.
Ecco dunque che diventa evidente il problema che noi AMM italiani siamo gli unici a cui la Legge 6/89 inibisce i cosiddetti "terreni innevati" e di conseguenza, ci troviamo in difficoltà ad ammettere in regime di libera circolazione qualsiasi altro collega proveniente da uno stato membro che voglia muoversi (come suo diritto) sulle nostre montagne, con le ciaspole.
E quindi?
L'unica cosa logica da fare, per fugare qualsiasi dubbio interpretativo (la vera "manna" dei Balanzoni che ancora affollano il panorama giuridico italiano) è quella di cancellare dalla Legge 6/89 il limite ai terreni innevati per gli AMM.
Una passeggiatina di salute, vero?
Ci siamo arrivati ieri, 26 novembre 2025 (data storica per noi) muovendoci tra le pieghe di un DDL semplificazioni che ci ha tenuti sulle spine per circa 2 anni.
Ed ora?
Ed ora apriti cielo, perché staremo a vedere se, come, dove e quando e perché potremo finalmente andare in giro per le nostre montagne con le ciaspole ai piedi ed i clienti alle spalle senza "se" e senza "ma".
Ma vi pare? Certo che vi pare, altrimenti che ne sarebbe del genere teatrale e cinematografico della commedia dell'arte e "all'italiana"?
Chi vi scrive ha indossato le ciaspole ancora durante la naia degli alpini, a metà anni 80 ed ha conseguito, nel tempo, tutti i titoli professionali possibili ed immaginabili per poter accompagnare i propri clienti con le ciaspole (e quest'anno festeggio i 20 anni di attività).
Spero di cuore che ora su questo tema si stenda per sempre un candido e soffice manto bianco, che come un lenzuolo sepolcrale copra per sempre il volto di questa polemica tutta "italiana", anche se so, per certo, perché ormai non sono più nato ieri, che non "finisce mica qua"!
Vai: se siete arrivati fin qua con la lettura, scatenatevi con i commenti!