UDI Gargano

UDI Gargano Udi Gargano é un associazione, no profit ed apartitica, di divulgazione culturale sui diritti delle donne attraverso eventi e progetti specifici.

Siamo volontarie, non finanziate da nessuno. Chiunque donna del Gargano può tesserarsi o farci una piccola

01/09/2026

Non chiamateli raptus: fermiamo la strage della violenza patriarcale

In soli quattro giorni, in un’estate che continua a restituirci il drammatico bilancio della violenza contro le donne, abbiamo assistito a una nuova sequenza di femminicidi che attraversa il Paese da nord a sud.

Maria D'Alessandro a Sant'Angelo a Cupolo, Tania Terrin a Camponogara, Ornella Forastefano a Trebisacce, Michela Rubiu, morta dopo venticinque giorni di agonia, Joanna Rouissi a Colleferro e Carmela Bifano a Corigliano-Rossano.

Sei vite spezzate che si aggiungono a un bilancio già drammatico: ad oggi, stante la “Lista Orribile” curata dalle nostre compagne di UDI Monteverde ed UDI Lucca, i femminicidi sono saliti a 55
Dietro questi numeri non ci sono disgrazie o raptus improvvisi, ma un fenomeno sociale e culturale strutturale che ha un nome preciso: femminicidio.

Definire il femminicidio significa riconoscere l'atto estremo di un continuum di violenza: l'uccisione di una donna in quanto donna, che può rappresentare il culmine di dinamiche di controllo, sopraffazione e possesso.
È la manifestazione più estrema di una cultura che ancora fatica a riconoscere pienamente alle donne il diritto all'autodeterminazione e alla libertà, anche quando scelgono di interrompere una relazione o di sottrarsi a un ruolo subordinato.

E come spesso accade, molte di queste donne avevano già manifestato la propria paura, avevano segnalato e cercato aiuto, allertando la rete sociale, familiare e anche le autorità competenti.

Eppure ancora una volta abbiamo assistito allo strazio di femminicidi annunciati, dovendo constatare ancora una volta l’impotenza di uno stato di fronteggiare e contrastare efficacemente la volontà femminicida, una volta che si innesca.
Probabilmente perché, quando essa si innesca, potrebbe essere già troppo tardi.
E allora oggi, mentre ci si interroga sulla capacità delle istituzioni nel far fronte all’emergenza, è ancora più necessario e urgente porre al centro del dibattito, delle logiche politiche e delle azioni concrete che si pongano come obiettivo primario il creare le condizioni sociali e culturali affinché non si creino dinamiche di violenza, affinché la donna sia concepita davvero come soggetto libero e autodeterminato.

Le misure di protezione e gli strumenti restrittivi sono necessari, ma da soli non possono rappresentare la risposta a un fenomeno strutturale.
La prevenzione deve diventare una scelta politica stabile e trasversale: significa non solo formazione capillare e continua degli operatori delle istituzioni e delle forze dell'ordine, ma anche e soprattutto agire con la logica di un cambiamento culturale, a partire dalle scuole, per contrastare alla radice la cultura patriarcale e le disuguaglianze che la alimentano.

Prevenire significa intervenire prima che la violenza raggiunga il suo esito estremo, costruendo nel tempo una società nella quale ogni donna possa vivere libera dalla paura e possa scegliere per sé senza che la propria libertà diventi una minaccia da punire.

Non possiamo limitarci a contare le vittime dopo che è accaduto e attribuire responsabilità a posteriori. Dobbiamo costruire le condizioni perché ciò non accada affatto!



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25/04/2026

25 APRILE

A 80 anni dalla conquista del diritto di voto universale, vogliamo ricordare e ringraziare le donne che fecero la Resistenza.

Donne che non esitarono a fare la scelta giusta, mettendo a rischio coraggiosamente la propria vita per costruire un futuro nuovo, conquistando prima di tutto la Repubblica democratica.

L’UDI nasce dalle donne che hanno vissuto in clandestinità l’opposizione al fascismo e dalla grande diffusa mobilitazione dei Gruppi di difesa delle donne e per l’assistenza ai combattenti della libertà; donne che non esitarono a rischiare la propria vita, che crearono da sole una vera e propria rete tra la popolazione civile e le donne e uomini combattenti, salvando vite e proteggendo territori. Donne che chiedevano pane, pace e libertà ma anche diritto al lavoro e all’istruzione, parità salariale, assistenza alla maternità e diritto di voto in tutte le istituzioni.

Alla lungimiranza, alla forza e alla lucidità di quelle donne continuiamo ancora oggi a ispirarci, per mantenere la rotta in un mondo che torna ad essere attraversato dalla guerra e dal militarismo che avvelena la società dei paesi in pace.
Continuiamo a presidiare le piazze, per chiedere il disarmo non solo degli arsenali, ma anche delle menti e delle leggi, insieme alla cancellazione delle discriminazioni e il pieno esercizio di ogni diritto per chi nasce, vive o lavora qui ed ora nel nostro paese.

Non vogliamo assistere inerti al genocidio in Palestina, aberrante organizzazione della morte nella continuità di guerre e distruzioni diffuse in troppi conflitti sul pianeta, e vogliamo opporci alla continua delegittimazione delle istituzioni internazionali, che hanno funzione di arbitrato e giudizio, da parte di governi democraticamente eletti.

La lotta di liberazione in Italia è stata liberazione dalla guerra e dalle ideologie nazifasciste che la sostengono come struttura violenta a fondamento della politica e per noi donne è parte della lotta di liberazione dalla violenza che ancora alimenta convinzioni e relazioni tossiche, mettendo a rischio troppe vite e compromettendo la libertà di tutte.

Come donne sappiamo che ogni questione ci riguarda, quindi la pace è una responsabilità che abbiamo verso noi stesse e assumiamo verso le nuove generazioni e verso il pianeta.
Perché, oltre a “uccidere e morire”, esiste sempre una terza via: vivere.



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15/04/2026

COMUNICATO UDI

A Bisceglie un uomo ha ucciso la moglie Patrizia gettandola dal balcone perché voleva separarsi.
Poi si è ucciso.
Ancora una volta ci verrà detto che è una tragedia, un gesto estremo, una storia finita male.

No.
È violenza maschile contro le donne. È controllo. È possesso. È l’idea che una donna non possa scegliere di andarsene senza essere punita.

In Italia una donna viene uccisa ogni 72 ore.
Ma il punto è un altro, ed è ancora più grave: per ogni donna uccisa, ce ne sono molte di più che vivono sotto questa minaccia. Donne che, quando decidono di separarsi, si fanno almeno una volta questa domanda:
“E se mi ammazzasse?”

È una domanda reale. Quotidiana. Radicata.

E allora la domanda che poniamo, senza ipocrisie, è semplice:
quanti uomini, lasciati da una donna, si chiedono se lei potrebbe ucciderli?

Quanti?

La risposta è zero. O quasi.

Questa è la misura esatta della disuguaglianza, ed è la prova che non siamo davanti a “drammi familiari”, ma a un sistema che continua a legittimare, in modo esplicito o implicito, la violenza maschile quando le donne esercitano la loro libertà.

Siamo esasperate.
Esasperate dal linguaggio che attenua, che giustifica, che parla di “troppo amore”.
Esasperate da istituzioni che arrivano sempre dopo, da prevenzioni che non bastano, da una cultura che ancora fatica a dire una cosa semplice: le donne non sono proprietà.

Quando una donna decide di separarsi, sta esercitando un diritto.
Se questo diritto continua a essere percepito da alcuni uomini come una provocazione o un affronto, il problema non è individuale: è politico.

Non vogliamo più contare le morte.
Vogliamo smettere di contare anche le vive che hanno paura.

Separarsi non può essere un atto di coraggio. Deve tornare a essere una scelta normale.

Finché questo non accadrà, la responsabilità è collettiva. E il silenzio è complicità.

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15/04/2026

L’UDI Nazionale è lieta di ospitare presso la Sede del proprio Archivio Centrale la presentazione del libro di Savina Reverberi Catellani:
"Gabriella Degli Esposti: Mia madre"
Storia di una famiglia nella tragedia della guerra

Insieme all'autrice, ripercorreremo la vita di Gabriella Degli Esposti, partigiana e madre, simbolo di una Resistenza che ha visto le donne protagoniste attive della conquista della libertà e della democrazia. Un’occasione per riflettere sul legame profondo tra memoria privata e storia collettiva.

Lunedì 20 aprile 2026 | ore 16.00 Via della Penitenza 37, Roma

Introduce e modera: Vittoria Tola, Coordinamento UDI Nazionale

Intervengono:

Savina Reverberi Catellani, Autrice

Tamara Ferretti, Segreteria Nazionale ANPI

Marina Pierlorenzi, Presidente Comitato provinciale ANPI di Roma

Fiorenza Taricone, Università degli Studi di Cassino e Lazio Meridionale

Per consentire la più ampia partecipazione possibile l'incontro sarà trasmesso integralmente in diretta su Zoom

👇https://us02web.zoom.us/j/81601933287?pwd=6ubkggbkOayca7MxH7uxqy3HFNWQav.1

Secondo incontro mese di Aprile del progetto "Nati per leggere", promozione della lettura nella prima infanzia. Volontar...
15/04/2026

Secondo incontro mese di Aprile del progetto "Nati per leggere", promozione della lettura nella prima infanzia. Volontarie NPL, UDI Gargano. Stiamo coinvolgendo tutti gli asili di Monte Sant'Angelo per sensibilizzare o genitori all' importanza della lettura dai 0 ai 6 anni e cultura di genere.
Francesca e Caterina

05/04/2026

Copio incollo dal profilo di Manuela Bruschini Ferri che ringrazio: "Dovrebbe, ciascuna di noi, cercare di uscire dal proprio personalissimo film politico-culturale sui 'genitori del bosco' e il presunto scontro tra civiltà normativa e sauvagismo in salsa new Age e vedere qual è il nesso di interesse DELLE DONNE in questa vicenda: guarda caso, la figura che è stata scientemente demolita e decostruita, con finezze di tortura psicologica molto evidenti, è quella della madre. La madre, messa in condizione di assistere allo smarrimento dei suoi figli e colpevolizzata per aver reagito da madre, ribellandosi. La madre, prima accolta coi figli e poi espulsa e allontanata perché oppositiva. Seguendo una liturgia consolidata che tante, tante di noi ha massacrato e sta massacrando. Al centro del lavoro punitivo, e del giudizio morale che colpisce prima dei comportamenti la personalità, è rimasta solo lei, la MADRE. Col papà buono e ragionevole si tratta. La madre, invece, va allontanata e lasciata sola, ai margini della vita dei suoi figli. Questo è, semplicemente, un ulteriore tassello dell'educazione disciplinare che lo stato drammatizza contro noi tutte.
Il punto non è se Catherine ci piaccia o meno, ci convinca o meno. Non ci deve piacere e nemmeno convincere.
Dobbiamo capire che contro di lei lo stato esercita la violenza strutturale che esercita, o potrebbe esercitare, contro ogni altra madre che assertivamente si ponga contro le istituzioni a difesa del proprio legame materno.
Io sto con con Catherine, come con qualsiasi altra madre allontanata con la violenza dai propri figli."

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71037

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