Il S.O.S. si costituisce come associazione di volontariato nel 2003, da un gruppo di genitori radunati attorno alla figura di Donzelli Battista, con lo scopo di far incontrare tra di loro le famiglie con figli disabili. Ha struttura democratica, opera prevalentemente su base di volontariato, non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà e di promozione sociale, in campo:
sociale, socio-assistenziale, socio-educativo, ludico-motorio, della formazione, della beneficenza e della tutela dei diritti umani e civili (prioritariamente in favore di persone svantaggiate in situazioni di disabilità e delle loro famiglie, affinché sia loro garantito il diritto inalienabile ad una vita libera e tutelata, il più possibile indipendente, nel rispetto della propria dignità). Ne fanno parte tutte le persone che giorno dopo giorno collaborano alle molteplici attività: i genitori, i familiari, gli amici di persone con disabilità, le persone diversamente abili stesse, i volontari che negli anni, per un’ora o per mesi hanno regalato volontariamente il loro tempo e le loro energie, e tutti coloro che credono nei progetti e aiutano a migliorarli. Le diverse attività sono sostenute soprattutto grazie all’opera gratuita dei volontari e dei sostenitori amici del S.O.S. che unitamente ai genitori e ai familiari delle persone diversamente abili concorrono al raggiungimento degli scopi associativi, costruendo una rete che dia risposte più puntuali ai bisogni di: promozione dei principi di pari opportunità, non discriminazione, inclusione sociale, tutela dei diritti civili ed umani delle persone con disabilità e dei loro familiari, praticando e rivendicando il principio di sussidiarietà e proponendosi di dar vita ad una forma stabile di collaborazione, cooperazione e convergenza con gli enti locali. Il nostro scopo è sostenere le persone diversamente abili nelle diverse sfere della vita quotidiana:
• la socializzazione;
• la riabilitazione;
• il tempo libero;
• la vita indipendente;
• la costruzione della propria identità;
• la valorizzazione delle proprie capacità. Si ritiene che la famiglia delle persone disabili debba ricoprire un luogo di primo piano nei processi di socializzazione, puntando ad una sorta di co-progettazione delle iniziative, dando così la possibilità di conoscere, partecipare e condividere il progetto associativo e sviluppare fiducia nello stesso, creando senso d’appartenenza. Si ritiene inoltre fondamentale la formazione di volontari preparati, in grado di sviluppare relazioni interpersonali significative a livello sia educativo che affettivo, attivando tutte le risorse che possano favorire l’autonomia, i processi di formazione e di crescita individuale e sociale. La collaborazione costante con gli enti locali permetterà di potenziare questi interventi. Vengono individuate nella formazione e nell’informazione le modalità prioritarie attraverso cui formare, veicolare e verificare la linea associativa. si configura come struttura d’appoggio alla vita familiare, con l’obbiettivo di aiutare la famiglia e di permetterle di mantenere al proprio interno la persona in situazione di disabilità, superando il senso di solitudine e abbandono.