Questa è una storia che parla di due piccoli paesi: Monghidoro e Rebecq. È una storia che comincia mezzo secolo fa, quando eravamo noi italiani ad emigrare verso altri paesi più ricchi, quando mai si sarebbe potuto pensare che un giorno la “terra promessa” sarebbe stata, per tanti popoli, la nostra pen*sola! Mai si sarebbe potuto pensare allora che l’Italia , allora punto di partenza verso altri p
aesi più ricchi, che offrivano maggiori occasioni di lavoro e di benessere, diventasse, oggi, una tappa di arrivo per altri popoli. Dalla fine dell’Ottocento ad oggi si calcola che siano stati ventisette milioni gli italiani che hanno lasciato il loro paese, per andare a lavorare all’estero. Milioni d’italiani, che separandosi dolorosamente dai loro affetti, dalla loro terra, dalle loro case se ne andavano in ogni angolo della terra a cercare fortuna o più semplicemente un lavoro, che desse loro dignità e modo di riscattarsi da una vita di stenti e spesso di persecuzioni politiche. Questa epopea collettiva, che ha svuotato interi paesi del sud e del nord, oggi si è in parte arrestata. Nel 1946 fu stilato un Protocollo Italo-Belga che prevedeva l’emigrazione di 50.000 italiani da impiegare nelle miniere di carbone del Belgio. Dei 63.888 italiani che lasciarono l’Italia tra il 1946 e il 1948 per andare a lavorare in Belgio, alcuni arrivarono anche a Quenast, piccolo paese vicino a Rebecq, dove vi erano delle cave di porfido. Trentatré di questi emigranti erano monghidoresi. Altri li seguirono negli anni cinquanta. È difficile quantificare oggi quante siano le famiglie di Rebecq - Quenast con almeno un membro di origine monghidorese. Certamente sono più di un centinaio. Per anni con questi nostri concittadini non ci furono rapporti ufficiali: erano stranieri in Belgio, ma lo erano anche qui nel loro paese d’origine. Nelle loro rare visite, infatti, mantenevano rapporti con i soli familiari e con gli uffici del Comune, ma solo per pratiche burocratiche. Nel 1991, l’amministrazione appena eletta, decise di iniziare ad avere con questi suoi concittadini un rapporto diverso. Fu così che, dopo una serie di incontri tra i rappresentanti delle Amministrazioni dei due Comuni, si costituì un Comitato Monghidoro- Rebecq per organizzare visite e scambi culturali. Promotori ed animatori di questi primi contatti ed incontri sono stati , insieme a tanti altri, a Monghidoro Maria Carrugi e Vittoria Comellini e a Rebecq Ivo Berti, Willem Barbi e Bruna Venturelli. Da allora, molti gli incontri semi-ufficiali tra le due comunità, ai quali hanno partecipato cittadini di Monghidoro e di Rebecq, e non solo quelli di origine italiana. Numerosissime sono state poi, in questi anni, le visite che si sono scambiati singoli cittadini dei due paesi, per consolidare amicizie e affetti nati in queste occasioni. Questo gemellaggio di fatto è stato solennemente ufficializzato nel luglio del 2002 a Monghidoro.
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Cette histoire nous parle de deux petits villages, Rebecq et Monghidoro. Cette histoire commence il y a un demi siècle, quand les Italiens émigraient vers les pays plus riches pour trouver des opportunités de travail. Personne n’aurait pu imaginer que notre péninsule deviendrait une « terre promise », qu’un point de départ deviendrait un lieu de destination pour d’autres populations en quête d'une vie meilleure. On a calculé que depuis la fin du dix-neuvième siècle, vingt-sept millons d’Italiens sont partis chercher la fortune aux quatre coins du monde . Ils ont quitté leur pays, les personnes et les lieux aimés - un choix difficile et douloureux - dans l’espoir de trouver une occupation digne, pouvant les affranchir de la misère et les soustraire parfois à des persécutions politiques. Cette épopée, qui a presque dépeuplé des pays au Nord et au Sud de l’Italie, s’est en partie arretée. Mais revenons à l’histoire qui nous intéresse plus directement. Un protocole italo-belge dressé en 1946 prévoyait l’émigration de 50.000 Italiens à employer dans les mines de charbon (houillières) de la Belgique. Entre 1946 et 1948, 63.888 Italiens partirent pour la Belgique et quelques-uns d’entre eux s’arrêtèrent à Quenast, un petit village près de Rebecq où existaient des carrières de porphyre. Trente-trois de ces émigrants venaient de Monghidoro. Ils furent suivis par d’autres pendant les années cinquante. Il est bien difficile de quantifier aujourd’hui les familles de Rebecq-Quenast qui comptent au moins un membre originaire de Monghidoro. Elles sont certainement plus d’une centaine. Pendant de longues années aucun rapport officiel ne mentionna ces concitoyens : ils étaient étrangers en Belgique mais ils l’étaient également dans leur pays d’origine. Au cours de leurs rares visites ils avaient des contacts strictement familiaux et ils ne s’adressaient à la Maison Communale de leur pays qu'en cas de problèmes administratifs. En 1991, les autorités communales, à peine élues, prirent la résolution d’instaurer un nouveau rapport avec les concitoyens émigrés. Après plusieurs prises de contact entre les représentants des deux Communes interessées, un Comité Monghidoro-Rebecq fut constitué dans le but d’organiser des visites et des échanges culturels. A partir de ce moment-là, les citoyens de Monghidoro et de Rebecq - pas uniquement ceux d’origine italienne - ont eu l’occasion de prendre part à des rencontres plus ou moins officielles qui ont permis la création de liens devenus de plus en plus solides et qui ont inspiré des sentiments de profonde amitié. Le jumelage entre les deux pays a été solennellement officialisé à Monghidoro au mois de juillet 2002.