USB Monfalcone/Gorizia

USB Monfalcone/Gorizia UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI. IL SINDACATO CHE SERVE

USB è il sindacato del conflitto, finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita di tutte e tutti. Per l'USB sono centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. ... USB aderisce al WFTU

(World Federation of Trade Unions) la Federazione Sindacale Mondiale che conta 92 milioni di iscritti in tutto il mondo.

14/09/2025

Revocato lo sciopero di categoria del 17 settembre per confluire dentro quello generale proclamato dalla confederazione.

L'intensificarsi del genocidio del popolo palestinese e gli attacchi alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno reso necessario e non più rinviabile uno sciopero generale dell'intera giornata di tutto il mondo del lavoro.

Leggi il comunicato: https://t.ly/22settembre

12/09/2025

Proclamato lo sciopero generale per il 22 settembre!
In difesa della Flotilla e per garantire l’arrivo degli aiuti umanitari a Gaza.

Ieri a Genova un migliaio di persone ha partecipato a un’assemblea entusiasmante con i portuali del CALP, la Global Sumud Flotilla, Music for Peace e l’USB. Al centro: lo sciopero generale e il blocco del Paese contro il genocidio in Palestina, l’economia di guerra e la militarizzazione delle nostre vite.

Dall’assemblea sono arrivate voci forti: studenti, collettivi, logistica, industria, ex-GKN, centri sociali e movimenti per la casa pronti a unirsi alle mobilitazioni.
Anche i porti internazionali, uno su tutti quello del Pireo, hanno annunciato la loro solidarietà e la volontà di partecipare alla mobilitazione.

Ora la parola passa alla lotta: in ogni città e in ogni fabbrica vanno organizzate assemblee e mobilitazioni.
Il 22 settembre blocchiamo tutto. Con la Palestina nel cuore.

08/09/2025
08/09/2025

La Federazione Sindacale Mondiale, che rappresenta oltre 110 milioni di lavoratori in 134 Paesi, esprime la sua solidarietà a tutti i lavoratori che

01/09/2025

Le minacce di Israele sono il segno della forza della Flotilla: USB pronta a difenderla con ogni mezzo a disposizione

Le minacce del ministro israeliano agli attivisti della Global Sumud Flotilla sono un gravissimo atto di intimidazione e la conferma della natura criminale del governo israeliano. Ma sono anche il segnale della preoccupazione che serpeggia nel governo di Netanyahu per una iniziativa umanitaria che sta mobilitando centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e che ogni ora cresce di intensità. Dove non sono arrivati i governi possono arrivare i popoli e, in questo momento, gli attivisti che salperanno per Gaza rappresentano la spinta che viene dai cinque continenti a fermare la barbarie.

Questa iniziativa è piena di incognite, lo sapevamo. E come hanno preannunciato i portuali sabato sera alla fiaccolata di Genova, dobbiamo essere pronti a reagire con tutte le forme di lotta a nostra disposizione. L’USB ha già risposto all’appello che è partito dal porto di Genova ed è pronta alla mobilitazione in difesa della Flotilla e delle tonnellate di aiuti che dovranno raggiungere la popolazione di Gaza. I lavoratori possono svolgere una funzione determinante nel condizionare lo sviluppo della situazione e farsi interpreti di un sentimento diffuso a sostegno di questa iniziativa coraggiosa. Con i blocchi alle navi e agli aerei che portano armi nei teatri di guerra si sono conquistati un ruolo fondamentale ed hanno i titoli per allargare lo sguardo alle politiche di riarmo ed alle conseguenze che queste producono nelle nostre vite.

Come andiamo ripetendo in tanti in questi giorni, non possiamo rimanere a guardare. Al ministro israeliano mandiamo a dire che le sue minacce non ci fermeranno e che le sue parole ci spingono ad intensificare l’iniziativa.

Con la Palestina nel cuore, avanti tutta!

Se bloccano la Flotilla, blocchiamo tutto!



Unione Sindacale di Base

29/08/2025

+++EDITORIALE+++

Coraggio e coerenza: i portuali e la Global Sumud Flotilla. La solidarietà, la lotta e il progetto

La scelta che i compagni del Calp hanno fatto di partecipare alla Global Sumud Flotilla, non solo sostenendo la raccolta di aiuti umanitari da inviare a Gaza ma anche salendo a bordo con un compagno storico del collettivo, e da alcuni anni dirigente del Coordinamento Mari e Porti dell’USB, Jose Nivoi, è il frutto di un percorso sindacale e politico che viene da lontano e che, questo è il punto, guarda avanti.

Sono anni che i compagni del porto di Genova portano avanti la lotta contro l’utilizzo delle banchine per l’attracco di navi cariche di armi dirette verso i teatri di guerra. E proprio la determinazione nel perseguire questo obiettivo li ha portati nel tempo a subire l’accusa di associazione a delinquere e la repressione sul posto di lavoro. L’incontro tra il Calp e USB, ormai diversi anni fa, si è dato proprio a partire da questi problemi e dagli attacchi che stavano subendo.

Grazie anche al loro ingresso in USB, nel giro di alcuni anni di lavoro sindacale intenso, l’organizzazione è riuscita a svilupparsi anche in diversi altri porti, dando vita ad un coordinamento nazionale presente ormai in quasi tutti i grandi porti del nostro paese. Ma, dall’epoca in cui i compagni del Calp combattevano l’arrivo della nave Bahri che trasportava armi in Yemen, molte cose sono cambiate. Ora la guerra non è più una condizione episodica di cui si aveva notizia dai tg della sera, ora la guerra è già entrata nella nostra quotidianità, con una economia ogni giorno sempre più orientata alla produzione bellica e un aumento clamoroso delle risorse del nostro bilancio (e di quello della Ue) destinate all’acquisto e alla produzione di nuovi armamenti.

Questo spiega perchè le azioni e le mobilitazioni dei portuali di Genova contro la guerra si siano intensificate. A parte i blocchi effettuati contro navi dirette in Israele e in Arabia, anche in coordinamento con i portuali di Marsiglia e del Pireo, c’è stato il riuscitissimo sciopero del 20 giugno proprio contro il riarmo, che ha visto un’adesione dell’80% delle maestranze. Il no alla guerra e all’economia di guerra nel porto di Genova non è una bandiera solo del Calp e dell’USB, ma coinvolge tanta parte dei lavoratori.

Da diversi anni, poi, è in piedi un lavorio di tessitura di una rete di collegamento tra i lavoratori portuali di diversi paesi, non solo del Mediterraneo. Riprendendo una lunga tradizione di solidarietà e di internazionalismo che tra i portuali è stata sempre molto forte, si va costruendo un Coordinamento internazionale di lavoratori portuali che unisce i temi del lavoro con quelli della corsa al riarmo. In particolare, la presa d’atto che la privatizzazione delle banchine ha rappresentato un arretramento per i diritti di tutti i lavoratori dei porti e che essa rende ancora più agevole la pretesa di utilizzare i porti per il traffico delle armi, ha rafforzato la necessità del collegamento tra i lavoratori di diversi paesi e ora siamo alla vigilia di un appuntamento importante che si terrà a Genova i prossimi 26 e 27 settembre. In quei giorni si riuniranno delegazioni da alcuni dei principali porti del Mediterraneo e ovviamente dai porti italiani di Genova, Livorno, Civitavecchia, Trieste, Palermo e altri ancora. Anche dai porti tedeschi e svedesi sono previste delle adesioni ed altre probabilmente si aggiungeranno nelle prossime settimane. Al centro della due giorni ci sarà il tema della costruzione di una giornata di mobilitazione internazionale dei portuali contro la guerra, sulla falsariga dello slogan “non lavoro per la guerra” che è stato adottato anche dalla Federazione Sindacale Mondiale. Un fatto inedito e fino a poco tempo fa quasi impensabile.

Dai portuali arriva quindi un segnale di enorme rilevanza: i lavoratori possono opporsi efficacemente alla guerra e possono farlo ancora meglio se si uniscono anche a livello internazionale.

Ma c’è di più. Al Music for Peace di Genova si è prodotta in questi giorni una corsa entusiasmante alla solidarietà con il popolo martoriato ma indomito della Palestina, tantissima gente ha sentito la necessità di dare il proprio contributo e lo ha fatto stringendosi attorno ai portuali: un segnale di grande umanità ma anche di speranza. Con i portuali forse possiamo farcela, sembra dire tutta quella gente che sta dando una mano.

Il 4 settembre la Flotilla salperà dalle coste siciliane verso Gaza. Non sappiamo cosa succederà e conosciamo bene il disprezzo che nutre il governo israeliano verso le leggi internazionali. Siamo fiduciosi ma anche preoccupati.

Con i compagni di Genova abbiamo quindi preso un impegno: tutto quello che è stato raccolto deve arrivare alla popolazione di Gaza, gli aiuti umanitari sono il segno della vicinanza che sentiamo con il popolo palestinese, sono un dono da popolo a popolo, qualcosa di sacro e inviolabile. Che nessuno tocchi la Flotilla, quindi. L’impegno è quello di reagire se vorranno fermarla o se, peggio, decideranno di attaccarla.

Dietro lo sforzo di solidarietà e il coraggio di lanciarsi per mare verso Gaza, nella meravigliosa impresa che sta unendo tutto il mondo di andare in soccorso del popolo palestinese, c’è quindi un progetto: unire le forze per reagire alle politiche di riarmo.

Una grande occasione e una speranza nel mondo da incubo in cui ci stanno precipitando

25/08/2025

1° settembre Giornata Internazionale di azione dei Sindacati per la Pace: noi non lavoriamo per la guerra

Il 1° settembre è la Giornata Internazionale di azione dei sindacati per la Pace.
Mai come in questo momento è necessario che in tutto il mondo i lavoratori e le lavoratrici facciano sentire forte la propria voce dichiarando

NOI NON LAVORIAMO PER LA GUERRA!

È questo lo slogan scelto quest’anno dalla Federazione Sindacale Mondiale per questa giornata, è uno slogan che l'USB, forse per prima, ha lanciato e praticato con i blocchi del trasporto di armi dai nostri porti e aeroporti e sostenendo il diritto all'obiezione di coscienza per i lavoratori che operano in settori che in qualsiasi modo possono aiutare la guerra a mietere vittime.
Sappiamo che la data non è felice, molti lavoratori saranno ancora in ferie, molte Federazioni avranno a malapena ripreso le loro attività ma d'altronde una giornata mondiale non può certamente tenere conto delle consuetudini di ogni Paese; nella maggioranza dei paesi del mondo il 1 settembre non si sta in ferie, non è estate ma per tutti è la giornata che ricorda l'avvio della II Guerra Mondiale con l'invasione della Polonia da parte delle truppe di Hi**er.
La scelta della data quindi non dipende da noi.
Invitiamo tutte le federazioni ad utilizzare questa giornata per far sentire forte il nostro impegno di lavoratori e lavoratrici contro la guerra, tutti i luoghi di lavoro ad organizzare anche piccoli momenti di visibilità coinvolgendo i molti colleghi che ormai hanno cominciato a capire che la guerra è tornata ad essere una opzione in campo.

Piccoli presidi presso luoghi significativi, fotografie di gruppo con bandiere USB, FSM e certamente della Palestina con cartelli e striscioni, la diffusione del testo predisposto dalla FSM è il minimo che vi chiediamo di organizzare fin d'ora.

Continuiamo a dare il nostro massimo contributo alla lotta alla guerra!

Il Dipartimento Internazionale USB

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Dichiarazione in occasione della Giornata internazionale d'azione dei sindacati per la pace
Ci rifiutiamo di lavorare per la guerra.

La Federazione Sindacale Mondiale invita tutti i sindacati militanti e di classe, i propri affiliati e amici a organizzare attività in occasione della Giornata internazionale d'azione dei sindacati per la pace, istituita il 1° settembre 2025. La Giornata internazionale di azione per la pace è un appello annuale alla lotta in occasione del triste anniversario dell'inizio della seconda guerra mondiale, quando la Germania nazista attaccò la Polonia, e serve a ricordare i milioni di vittime delle atrocità naziste e fasciste e tutti coloro che sono stati colpiti e hanno sofferto a causa dei conflitti imperialisti e della sete infinita di profitto del grande capitale. Oggi, con l'intensificarsi di vecchi e nuovi conflitti militari, come in Palestina e in Ucraina, e in un'epoca in cui l'economia di guerra è all'ordine del giorno degli imperialisti, le spese militari stanno aumentando vertiginosamente e fascismo, razzismo e xenofobia rialzano la testa, la lotta per la pace è una necessità.
Il movimento sindacale internazionale di classe si oppone con forza ai piani di guerra e agli interventi militari. La WFTU condanna fermamente la decisione del vertice NATO del 2025 di aumentare la spesa militare dei suoi membri a livelli senza precedenti, obbligando i paesi membri a destinare il 5% del loro PIL alla "difesa", più del doppio dell'obiettivo precedente del 2%. Inoltre, la spesa militare è in aumento in tutte le regioni, con aumenti percentuali a due cifre in alcune di esse, in particolare in Europa e in Medio Oriente. Attualmente, 15 paesi spendono circa il 75% della spesa militare globale, che supera i 2.000 miliardi di dollari, alimentando il confronto e aumentando il rischio di una guerra imperialista diffusa e generalizzata, con conseguenze disastrose.
Allo stesso tempo, non si può non menzionare la posizione inaccettabile e vergognosa dei sindacati gialli e dei loro leader che si sono arresi, come la leadership dell'ITUC (Confederazione Internazionale dei Sindacati) e le sue strutture regionali che, attraverso le posizioni che esprimono o attraverso la loro consapevole assenza di reazione o protesta contro queste politiche, sostengono in pratica i piani militaristi imperialisti, fornendo loro un appoggio politico.
I lavoratori chiedono che tutte queste risorse siano destinate ai loro bisogni, a una vita migliore, a un'assistenza sanitaria adeguata, a un'istruzione di qualità, a salari e pensioni dignitosi e a prestazioni sociali, e non siano "investite" nelle guerre e nello spargimento di sangue per gli interessi degli imperialisti e la redditività dei monopoli.
_ Chiediamo la fine immediata e incondizionata di tutte le guerre e gli interventi imperialisti in tutto il mondo.
- Chiediamo lo scioglimento della NATO e di tutte le coalizioni militari e la completa abolizione delle armi nucleari.
-Chiediamo un cessate il fuoco immediato e la fine delle guerre in Ucraina, in Yemen, in Sudan e in tutte le altre zone di conflitto nel Medio Oriente allargato e altrove.
- Condanniamo e denunciamo con tutte le nostre forze il perpetuarsi dell'indicibile crimine contro il popolo palestinese e chiediamo la fine del genocidio, delle pratiche di pulizia etnica e dell'uso della fame come tattica di guerra.
- Intensifichiamo la nostra lotta contro le campagne armate e l'aggressione israeliana nei confronti del Libano, della Siria e dell'Iran, per porre fine all'occupazione e agli insediamenti nei territori arabi occupati, per garantire il diritto al ritorno dei rifugiati e per la creazione di uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.
Chiediamo il pieno rispetto della sovranità, dell'indipendenza e del diritto di ogni popolo di scegliere liberamente il proprio cammino e il proprio futuro.
- Condanniamo le esclusioni, le discriminazioni, gli embarghi e le sanzioni orchestrate dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e dai loro alleati contro una serie di paesi che hanno un impatto diretto e dannoso sulla vita quotidiana delle popolazioni.
- Ci opponiamo con tutte le nostre forze alla strategia dell'economia di guerra e a tutti i governi borghesi che la perseguono.
È evidente che la spesa per l'economia di guerra e le implicazioni della guerra economica hanno un impatto negativo sul tenore di vita degli strati popolari, già gravati dalle conseguenze delle difficoltà economiche, come l'aumento dei prezzi, l'inflazione galoppante e gli effetti duraturi delle misure di austerity di lunga data, mentre la gente comune paga con la vita le guerre condotte per aumentare la redditività delle multinazionali.
La posizione della WFTU è chiara e ferma: i lavoratori e i popoli di tutto il mondo non hanno nulla da aspettarsi e nulla da guadagnare dalle rivalità inter-capitalistiche per il controllo geopolitico ed economico e per la redditività dei monopoli, che hanno causato morte, povertà e miseria.
Ci opponiamo senza tregua all'economia di guerra e ci rifiutiamo di lavorarci.
Le lotte e le iniziative devono crescere in tutti i Paesi, con i sindacati e gli amici della WFTU in prima linea. I lavoratori devono seguire l'esempio dei sindacati di classe e opporsi a qualsiasi attività imperialista di guerra, rifiutarsi di partecipare a qualsiasi coinvolgimento del loro paese in conflitti armati, rifiutarsi di lavorare alla produzione, al carico e al trasferimento di armi e attrezzature militari e boicottare qualsiasi collaborazione o facilitazione legata all'occupazione israeliana o ad altri fronti di battaglia attivi.
La WFTU invita i lavoratori e i sindacati di tutto il mondo a partecipare attivamente alla Giornata internazionale d'azione con lo slogan "Rifiutiamo di lavorare per la guerra", per amplificare la voce dell'internazionalismo e della lotta di classe in favore di una pace duratura contro l'aggressione imperialista e la barbarie capitalista.

Il Segretariato

01/08/2025

2 AGOSTO 1980-2025: la mano fascista, la strategia della NATO che produce ancora guerra, stragi, miseria.

APPUNTAMENTO ORE 8.30 PIAZZA NETTUNO

Il 45simo anniversario della strage del 2 agosto si avvicina in un contesto di tendenza alla guerra sempre più forte. L’aumento delle spese militari voluto dalla NATO e la costruzione del complesso militare-industriale della UE, si inseriscono in un quadro di frammentazione del mercato mondiale e di scontro economico tra potenze, come dimostra la vicenda dei dazi. I governi occidentali e i loro alleati, complici del genocidio palestinese e dei conflitti che infiammano il Medio Oriente, per costruire il “warfare State” devono continuare a tagliare il “welfare State”, smantellando i pochi servizi pubblici rimasti, e limitare ulteriormente le libertà democratiche.

Il “decreto sicurezza” (ex 1660) è l’ultima stretta autoritaria di un lungo percorso, che affonda le radici nel regime fascista, è proseguito durante la fase iniziale della Guerra Fredda, e si è ampliato nella “guerra a bassa intensità” a partire dal Sessantotto, per arrivare oggi a nuovi provvedimenti che colpiscono la parte più avanzata del movimento dei lavoratori, limitando il diritto di sciopero.

L’attuale esecutivo non disdegna le strategie della “guerra sporca” per spiare giornalisti e attivisti, infiltrare movimenti d’opposizione e scatenare i propri giornalacci che criminalizzano l’opposizione politico-sindacale con gli strumenti del linciaggio mediatico.

Anche l’attuale amministrazione di questa città usa metodi simili, come è dimostrato dagli effetti del Patto Lepore-Piantedosi con la sperimentazione delle “zone rosse”. Si militarizzano i quartieri popolari con un’azione più mirata più alla profilazione razziale che alla tutela della sicurezza dei cittadini.

Dietro la propaganda della “lotta allo spaccio” si nascondono gli interessi della gentrificazione, mentre le grandi organizzazioni criminali vengono lasciate libere di invadere i quartieri con vecchie e nuove droghe, e si apre la porta della “sicurezza fai da te” e delle ronde social dei nuovi fascistelli.

A 45 anni dalla Strage alla Stazione di Bologna, ricordiamo con rabbia come la trama di quel massacro fu ordita da poteri organici a quella classe dirigente del Paese più smaccatamente atlantista che si servì della manovalanza neo-fascista, potendo contare su saldi agganci negli apparati dello Stato. Ancora oggi, continuiamo a puntare il dito contro i veri mandanti politici della scia di sangue che purtroppo non si è esaurita il 2 agosto del 1980: la longa manus di quella NATO dalle cui basi passavano gli esplosivi per le stragi di Stato, e che ancora oggi vuole pesantemente determinare il corso politico-sociale del nostro paese, che è complice del genocidio palestinese e rimane la maggiore minaccia alla pace internazionale e alla nostra democrazia.

Per questo ci troveremo al corteo del 2 agosto in piazza Nettuno alle 8.30 dietro le parole d’ordine “2 AGOSTO 1980-2025: la mano fascista, la strategia della NATO che produce ancora guerra, stragi, miseria“.

31/07/2025

+++VITTORIA+++
I container della morte non sbarcano... tornano indietro

L’Unione Sindacale di Base celebra oggi un' altra vittoria significativa nella lotta contro il traffico di armi nei porti italiani. Grazie alla mobilitazione dei portuali di Genova e alla rete internazionale di solidarietà che si consolida ogni giorno, dopo aver contribuito a fermare la nave Zim a giugno, oggi siamo stati informati dalle che i tre container contenenti materiale bellico, destinati a La Spezia e trasportati dalla nave Cosco Pisces, non verranno sbarcati né a Genova né a La Spezia.
La compagnia Evergreen ha deciso di farli rientrare direttamente verso l’Estremo Oriente, dove erano stati inizialmente caricati.
Questa decisione rappresenta un risultato concreto dell’azione sindacale e della pressione esercitata da USB, che aveva proclamato 24 ore di astensione dal lavoro per il 5 agosto al terminal PSA Genova Pra’, ribadendo con forza: "Non lavoreremo per la guerra."
Dalla Grecia alla Liguria, come in precedenza con il contributo dei portuali francesi, la rete dei portuali in Europa e nel Mediterraneo ha dimostrato che fermare la logistica bellica è possibile, legittimo e necessario. Le proteste dei lavoratori, da Brescia Montichiari a Genova, continuano a spezzare la catena che alimenta massacri e conflitti anche attraverso lo strumento collettivo dello sciopero contro il carico e scarico delle armi.
USB insieme a Ceing ha elaborato il manifesto "Il Lavoro ripudia la guerra", sottoscritto da decine tra associazioni, giuristi, costituzionalisti e esponenti di movimenti per la pace, nel quale si afferma che le operazioni militari non rientrano tra i servizi essenziali tutelati dalla legge. Scioperare per la pace, per la
sicurezza collettiva e per il rispetto dei principi costituzionali è un atto dovuto, non solo legittimo. Con questa vittoria, USB rinnova il suo impegno in questa campagna affinché i porti italiani non
diventino piattaforme logistiche di conflitti internazionali, ma tornino ad essere luoghi al servizio delle comunità, della vita e della solidarietà.
Per tanto USB Porto di Genova ritira lo sciopero indetto il 5 agosto di 24 ore al Terminal PSA-GP e lancia le due giornate di assemblea internazionale dei portuali contro la guerra indette per il 26 e 27
settembre prossimo.

NON LAVOREREMO PER LA GUERRA

Genova, 31 luglio 2025

Unione Sindacale di Base Porto di Genova
Unione Sindacale di Base Mare e Porti

31/07/2025

+++Editoriale+++

La subalternità dell'Unione europea agli Stati Uniti, plasticamente rappresentata dall'immagine sottomessa della Von der Leyen al cospetto di Trump, approda ad un accordo (se cosi può chiamarsi) che segna la totale resa dell'economia europea alle élites americane.
Al livellamento dei dazi al 15 percento per quasi tutte le esportazioni europee (per l'acciaio e l'alluminio l'aliquota imposta a livello globale dagli Usa resta al 50 percento, mentre resterebbe aperta la partita sul settore farmaceutico) si aggiunge l'impegno UE ad acquistare armi statunitensi per la quasi totalitá del progetto "Rearm Europe", ad acquistare per 750 miliardi gas e petrolio da Washington e ad investire negli States fino a 600 miliardi di dollari.
Ulteriori dettagli saranno chiari nelle prossime ore ma non vi ê dubbio che siamo in presenza di una vera e propria resa alla volontà di Trump.
Verrebbe da dire problemi loro e di chi ha osannato le politiche dell'Unione europee tutte centrate sulla compressione salariale e sul più ottuso mercantilismo tedesco, ma non occorre la sfera di cristallo per capire che i costi di questa sottomissione al capitalismo targato a stelle e striscie, verrá fatto ricadere sulle masse popolari.
Il patetico tentativo della premier Meloni di edulcorare la situazione si infrange contro quella che si presenta come una vera e propria tempesta perfetta dove alla resa sui dazi si accompagna l'accordo Nato che innalza le spese militari al 5 percento del Pil e la svalutazione del dollaro.
Una condizione devastante e di proporzioni gigantesche all'interno della quale occorre rafforzare il legame tra l'opposizione alla guerra nelle sue varie declinazioni e la prosecuzione della battaglia per il salario e il rilancio dello Stato sociale.
Questo ê ciò che ci attende per l'autunno affinché questo accordo così come tutte le politiche guerrafondaie e anti sociali diventino "dazi" del governo e dell'Unione europea.

Indirizzo

VIA IX GIUGNO 52/B (Galleria Brogo Rosta)
Monfalcone
34074

Orario di apertura

Martedì 09:30 - 13:00
18:00 - 19:30
Mercoledì 09:30 - 13:00
Giovedì 09:30 - 13:00
18:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 13:00
18:00 - 19:30

Telefono

0481/40567

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