23/05/2026
Già in una delle sue prime attestazioni, tra le pagine di un articolo del Corriere d’Informazione del 1-2 ottobre del 1960, il termine cantautore definiva tali coloro che scrivevano «testi mica stupidi, canzoni in cui cuore non faccia rima con amore». «Le canzoni sono sempre ridicole / scusate lo so», canta Giorgio Poi in Uomini contro insetti. Eppure proprio nella loro apparente fragilità riescono a cucire insieme pezzi di mondo e a dire verità che altrimenti resterebbero inesprimibili. Forse è anche per questo che senza canzoni ci sentiremmo più soli, più disorientati.
Non sorprende allora che secondo uno studio in Italia si ascolti sempre più musica, con oltre venti ore settimanali di ascolto e lo streaming ormai come principale modalità di fruizione. Anche in un presente dominato dalla velocità e dalla frammentazione, continuiamo a cercare nelle canzoni un modo per nominare ciò che ci accade.
La tradizione della musica d’autore, naturalmente, si è trasformata. Negli ultimi dieci anni una nuova generazione di artisti ha rinnovato profondamente il linguaggio della musica italiana, contaminando il cantautorato con sonorità nuove, sperimentazioni elettroniche e nuovi registri espressivi. Oggi, a distanza di quasi sessant’anni dagli sconvolgimenti di quel Maggio francese in cui uscì il libello di Morante, una nuova generazione di cantautori ha rivoluzionato la musica indipendente.
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📸 Foto di Ilaria Giullia Innone ()