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🇮🇷🇺🇸 MOJTABA KHAMENEI RIDISEGNA I VERTICI DELLA SICUREZZA IRANIANA: TEHERAN SI PREPARA A UN CONFRONTO PROLUNGATO CON GLI...
11/08/2026

🇮🇷🇺🇸 MOJTABA KHAMENEI RIDISEGNA I VERTICI DELLA SICUREZZA IRANIANA: TEHERAN SI PREPARA A UN CONFRONTO PROLUNGATO CON GLI STATI UNITI

Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha avviato il più importante rimpasto ai vertici dell'apparato di sicurezza della Repubblica Islamica dall'inizio del suo mandato, nominando alcune figure di grande esperienza provenienti dai Pasdaran e dall'establishment politico-militare iraniano. Secondo un'analisi di Benoit Faucon pubblicata sul Wall Street Journal, le scelte segnalerebbero la volontà di Teheran di mantenere una linea dura nel confronto con l'amministrazione Trump.

La nomina politicamente più rilevante è quella di Mohsen Rezaei a segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Settantunenne ed ex comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione dal 1981 al 1997, Rezaei è una delle figure più esperte dell'apparato politico-militare iraniano. Khamenei lo ha inoltre nominato proprio rappresentante personale all'interno dello stesso Consiglio, rafforzandone ulteriormente il peso nelle decisioni strategiche.

Rezaei prende il posto di Mohammad Bagher Zolghadr e arriva alla guida dell'organismo responsabile delle principali decisioni militari e diplomatiche in una fase particolarmente delicata. Il Consiglio sta infatti discutendo le condizioni di un possibile accordo sullo Stretto di Hormuz, mentre all'interno dell'establishment iraniano sarebbero emerse divergenze sulla linea da adottare nei confronti di Washington. Secondo l'analista Sina Toossi, citato dal Wall Street Journal, la scelta di Rezaei potrebbe rispondere proprio alla necessità di una personalità abbastanza autorevole da costruire un consenso tra governo e apparato di sicurezza.

Le altre nomine vanno nella stessa direzione. Il generale Ahmad Vahidi è stato posto alla guida dei Guardiani della Rivoluzione, mentre Hossein Taeb è stato nominato comandante dei Basij. Entrambi sono esponenti di lungo corso dell'apparato di sicurezza iraniano. Altri quattro comandanti sono stati inoltre nominati lunedì, compreso il nuovo responsabile della marina dei Pasdaran, che svolge un ruolo centrale nelle operazioni iraniane nello Stretto di Hormuz.

Il profilo di Rezaei è tuttavia più complesso di quello di un semplice esponente della linea dura. Negli ultimi decenni è stato considerato anche parte dell'ala conservatrice pragmatica della Repubblica Islamica e in passato si era mostrato disponibile a forme limitate di dialogo con l'Occidente. Dall'inizio della guerra, però, il suo linguaggio è diventato nettamente più duro: ha attaccato personalmente Trump e ha escluso l'apertura di qualsiasi corridoio attraverso Hormuz che non rimanga sotto controllo iraniano.

È proprio questa combinazione di esperienza militare, capacità di mediazione interna e fermezza nei confronti di Washington a rendere particolarmente significativa la sua promozione. Dopo l'eliminazione di gran parte della precedente generazione di vertici militari e della sicurezza durante gli attacchi statunitensi e israeliani iniziati il 28 febbraio, Mojtaba Khamenei sta progressivamente costruendo una propria squadra dirigente.

La lettura proposta dal Wall Street Journal è quindi quella di un sistema iraniano che non sembra prepararsi a una rapida normalizzazione dei rapporti con Washington. Al contrario, le nuove nomine suggeriscono che Teheran stia organizzando la propria catena decisionale nella prospettiva che il confronto con gli Stati Uniti — dal programma nucleare allo Stretto di Hormuz — possa continuare ancora per mesi, se non per anni.

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Wall Street Journal conferma che gli Stati del Golfo hanno preso atto della situazione di fatto nello stretto di Hormuz ...
11/08/2026

Wall Street Journal conferma che gli Stati del Golfo hanno preso atto della situazione di fatto nello stretto di Hormuz che resta saldamente in mano all’Iran, gli esportatori di petrolio e gas vedono l’accordo proposto da Iran e Oman per riaprire la navigazione come l’unica soluzione, allo stato attuale delle cose.
Sembra che ormai solo Donald Trump continui a tuonare contro lo stato di fatto che però non è in grado di modificare con altre avventure belliche, come già detto nei precedenti approfondimenti.
Resta però il fatto che la navigazione nello Stretto è diminuita drasticamente nelle ultime due settimane e le esportazioni di petrolio si sono ridotte a 3 milioni di barili/g, da 4,4/g della settimana precedente e rispetto a 10 milioni/g che è stata la media di luglio, una media comunque in forte calo (circa 40%), rispetto ai livelli pre-crisi.
Questi dati (fonte Barclays) confermano una semplice verità: se gli Usa non cambiano drasticamente posizione e accettano lo stato di fatto susseguente alla loro sconfitta militare, l’impatto in termini di prezzi e di disponibilità di petrolio e di gas( situazione ancora peggiore del petrolio, in termini flussi) potrebbe essere devastante per l’intera economia mondiale.

Facciamo nostro l'intervento del Prof.Zhok su un tema che ci vede impegnati da sempre, organizzavamo iniziative sul fals...
11/08/2026

Facciamo nostro l'intervento del Prof.Zhok su un tema che ci vede impegnati da sempre, organizzavamo iniziative sul falso scontro di civiltà 10 anni fa.
Adesso più che mai va smascherato il gioco di Vannacci e compagnia cantante.

"Israele e USA hanno una notoria e capillare capacità di modellare la realtà percepita.

Larry Sanger, cofondatore di Wikipedia, ha rivelato come la CIA abbia operato una sistematica revisione delle pagine di Wikipedia, per anni, nell’interesse del governo USA, di “governi amici” e di alcune corporations.

Sappiamo che Israele sta allocando per le campagne propagandistiche (hasbara) enormi investimenti. Alla luce del sole ci sono 726 milioni stanziati per il 2026, ma molto altro (vedi il condizionamento dell’Eurovision o l’avvelenamento delle fonti delle AI, via società come Clock Tower X) passano per canali indiretti.

Questo dato di fatto spiega la manifesta costante crescita delle campagne antiislamiche sui social media. Solo nella giornata di ieri ho contato tre post virali, con profluvio di like, che una breve indagine ha rivelato essere del tutto falsi (richiesta di adozione della Sharjia in Michigan, presunta persecuzione dei cani in quanto animali impuri, filmati di origine irrintracciabile descritti come spedizioni punitive di gruppi di islamici.)

Questo turbinio di menzogne, mezze verità distorte o schiette diffamazioni è il concime su cui fioriscono le esternazioni dei nostri Vannacci, che drenano parassitariamente sangue dalle paure di molti, non per cercare di risolverle, ma per esacerbarle a fini elettorali.

Il problema però non è l’uso elettorale: il punto di caduta di queste iniziative è ben più grave.

Avendo il mondo visto il vero volto di Israele negli ultimi anni, la hasbara sta promuovendo un’operazione correttiva di soft power, che ripresenti Israele (e gli USA) nelle vesti sbiancate del “baluardo antiislamico”.

Abbiamo visto che per questi attori internazionali il fine giustifica ogni mezzo. Al di là degli utili idioti che si prestano al gioco per qualche voto in più, il problema è che l’odio fomentato è reale: si sta spargendo massivamente benzina in un’area fumatori.
E siccome gli esagitati ci sono in ogni gruppo, non ci vuole niente per organizzare un bel Bataclan e una guerra civile, come premessa per uno “scontro di civiltà”.

Chi diffonde questa spazzatura è complice di ciò che seguirà".
Andrea Zhok

ANTISIONISMO - ANTISEMITISMO di Maria Morigi.Una recentissima decisione giudiziaria britannica destinata probabilmente a...
10/08/2026

ANTISIONISMO - ANTISEMITISMO di Maria Morigi.
Una recentissima decisione giudiziaria britannica destinata probabilmente a pesare anche sul dibattito europeo, ha fissato un principio importante: l’antisionismo, in quanto posizione politica e filosofica, è una convinzione legittima e protetta dalla legge, purché naturalmente non si traduca in minacce, discriminazioni, incitamento all’odio o alla violenza, cioè in comportamenti che costituiscano autonomamente un illecito.
Il caso è quello del professor David Miller, licenziato dall’Università di Bristol dopo le polemiche suscitate dalle sue posizioni sul sionismo. Già nel 2024 un Employment Tribunal aveva stabilito, per la prima volta nel Regno Unito, che le sue convinzioni antisioniste rientravano tra le philosophical beliefs protette dall’Equality Act 2010. Il 4 agosto 2026 l’Employment Appeal Tribunal ha confermato quella decisione, conferendole un peso giuridico assai maggiore perché proveniente da un giudice d’appello.
Ed è importante capire quali fossero esattamente le convinzioni sottoposte al giudizio. Miller sostiene che il sionismo politico, inteso come ideologia secondo la quale debba essere costituito e mantenuto in Palestina uno Stato per il popolo ebraico, sia «intrinsecamente razzista, imperialista e coloniale» e che, proprio per questo, debba essere contrastato. È precisamente questa convinzione che il tribunale ha ritenuto meritevole della protezione prevista dalla legge britannica.
Il significato della decisione è quindi molto più ampio della semplice possibilità di criticare il governo Netanyahu, la guerra di Gaza o le politiche degli insediamenti. Si può contestare lo stesso fondamento politico del sionismo e sostenere che la costituzione e il mantenimento di uno Stato basato su quel principio siano razzisti, coloniali o privi di legittimità, senza che questa posizione diventi per ciò solo illecita. Il tribunale ha anzi osservato che la questione se tali convinzioni siano giuste o sbagliate non è ciò che il giudice deve stabilire e che anche convinzioni politiche fortemente controverse possono godere della tutela della libertà di pensiero e di espressione.
Naturalmente questo non significa che tutto ciò che viene detto in nome dell’antisionismo sia lecito. Il confine rimane netto: attaccare gli ebrei in quanto ebrei, discriminarli, minacciarli o incitare alla violenza rimane perseguibile. Lo stesso tribunale ha attribuito rilievo al fatto che Miller non nutrisse ostilità verso gli ebrei o l’ebraismo e non sostenesse la violenza come mezzo di lotta contro il sionismo.
Ma proprio qui sta la novità politica della decisione: antisemitismo e antisionismo non possono essere considerati automaticamente sinonimi.
È un principio particolarmente rilevante mentre in diversi Paesi europei si discutono norme che, attraverso l’utilizzazione legislativa della definizione IHRA di antisemitismo e dei suoi indicatori, rischiano di avvicinare le due categorie. La sentenza britannica va nella direzione opposta: una persona può considerare il sionismo un’ideologia razzista e coloniale, può opporsi all’esistenza di uno Stato fondato su tale principio e può sostenerne una trasformazione radicale senza che ciò costituisca, di per sé, antisemitismo o un illecito.
Non siamo quindi davanti a una sentenza che autorizza l’odio. Siamo davanti a una decisione che tutela una posizione politica, anche radicale, e che traccia una distinzione fondamentale: criticare o rifiutare il sionismo riguarda un’ideologia e un progetto politico; colpire gli ebrei riguarda invece persone individuate per la loro origine o religione.
Ed è proprio questa distinzione che i legislatori europei, Italia compresa, difficilmente potranno ignorare mentre discutono nuove norme contro l’antisemitismo.
Maria Morigi

La Casa Bianca sta fornendo all'Ucraina dati di intelligence per attacchi contro le infrastrutture energetiche russe — T...
10/08/2026

La Casa Bianca sta fornendo all'Ucraina dati di intelligence per attacchi contro le infrastrutture energetiche russe — The Atlantic

❗️ Secondo la pubblicazione, gli Stati Uniti continuano a fornire a Kiev informazioni di intelligence a titolo gratuito, e non attraverso altre forme di supporto. I pacchetti di dati includono informazioni per colpire sia le posizioni militari russe in Ucraina che le infrastrutture energetiche situate in profondità all'interno della Russia.

- Un forte sostenitore di questo approccio all'interno dell'attuale amministrazione statunitense è il direttore della CIA, John Ratcliffe, la cui posizione è sostenuta da numerosi alti funzionari. All'inizio di questa settimana, la pubblicazione Politico ha riferito che lo scambio di informazioni tra Washington e Kiev è stato ripristinato ai livelli elevati che si erano verificati prima del recente calo.
-L'Amministrazione Trump tende a dare segnali contrastanti, forse volontariamente, come l'improvviso gesto di "generosità", comunicato inizialmente, durate la visita di Zelensky a Washington, della concessione della licenza di produrre i sistemi difensivi Patriots in Ucraina, a cui é seguita una mezza marcia indietro dello stesso Trump, basata essenzialmente sul concetto "ne abbiamo bisogno anche noi"; del resto, i tempi per produrre i sistemi in Ucraina non sarebbero certo brevi (almeno due anni), per non parlare delle criticità legate alla sicurezza che il magma corrotto dell'apparato ucraino non pu' certo fornire.
-.Gli Usa, in questo momento, cercano una via d'uscita non troppo onerosa dalla trappola degli Stretti dell'Asia Occidentale dove si sono infilati, in maniera quasi incredibile, non potrebbero quindi assistere ad un collasso ucraino che rappresenterebbe un'altra pesante sconfitta, pur se Trump ha sempre cercato di addossare alle precedenti amministrazioni democratiche la responsabilità del conflitto in Est Europa..
Come abbiamo scritto più volte, i due conflitti del fronte Nord e di quello Sud tendono sempre di più a sovrapporsi ed il supporto di intelligence russo-cinese all'Iran bilancia quello statunitense per l'Ucraina, con l'Europa che gioca sempre in prima fila il ruolo di vaso di coccio.

Stando al Wall Street Journal, Trump avrebbe ammesso ai suoi collaboratori d'aver perso la guerra ed esser disposto a te...
09/08/2026

Stando al Wall Street Journal, Trump avrebbe ammesso ai suoi collaboratori d'aver perso la guerra ed esser disposto a terminarla in cambio della sola riapertura dello Stretto di Hormuz. Cadono dunque, almeno per ora, tutte le altre vecchie condizioni, come la rinuncia iraniana al programma nucleare e missilistico, la fine del sostegno agli alleati dell'Asse della Resistenza, il "regime change" (magari per restaurare la monarchia imperiale dei Pahlavi, del cui rampollo infatti più non si parla) o, ancora, la più sciocca tra tutte quante, la suddivisione dell'Iran in svariati stati e regioni (magari per assegnarle a paesi limitrofi che, nel frattempo, hanno invece preferito disertare gli appelli americani avvicinandosi a Teheran).
Sono però tutte voci da prendersi con le pinze, vista la passione della stampa americana (e non solo) per mescolare bugie e verità, così da annebbiare lo spirito critico dei più ed innalzare una nebbia di guerra sempre utile a chiunque abbia molto da nascondere: e a Washington, i problemi da occultare e gli sgambetti da ambienti avversari sono all'ordine del giorno. A volte i messaggi in bottiglia sono attendibili, a volte contengono solo veleno; poi, per ca**tà, c'è veleno e veleno, letale per alcuni e medicamentoso per altri.
Ma le ritengo voci da prendersi per le pinze perché, per quanto gli USA in questo conflitto appaiano a dir poco spompati, con riserve strategiche petrolifere e munizionamento negli arsenali ai minimi storici, Israele da quell'orecchio non è disposto a sentirci: né con Netanyahu, né con nessun altro eventuale leader al suo posto. Le contraddizioni tra i due paesi sono vicine al punto di rottura, con Washington che oggettivamente non è più in grado di sostenere il suo alleato mediorientale, vede crollare le sue capacità proiettive in tutta la regione ed allontanarsi partner storici e vitali del "fronte musulmano", arabi e non solo; mentre i conti elettorali, sul fronte interno, s'avvicinano e l'inflazione morde un elettorato giustamente incattivito.
Israele farà quindi di tutto per trascinare nuovamente Washington nel conflitto, mettendola dinanzi ad un fatto compiuto e contando su ambienti dell'Amministrazione ritenuti più fidati di altri, perché solo proseguendolo ad oltranza potrà garantirsi una sopravvivenza geopolitica. Ormai, varcati i limiti dell'irreversibilità, il destino di Israele non è più separabile da quello del suo premier: questo era un "gioco" che si poteva forse tentare ancora un anno fa, o meglio ancora prima, ma ormai sarebbe solo il classico "troppo poco e troppo tardi".
In ogni caso, ho qui voluto unire sguardi al lungo con altri al medio e breve periodo. Guardando soprattutto a quest'ultimo, Washington non potrà ora attendersi da Teheran migliori condizioni di un mese fa per uscire dal conflitto; il suo potere negoziale, già ritenuto non soddisfacente allora, dopo gli ultimi e poco lusinghieri sviluppi di queste settimane, s'è ulteriormente affievolito. Per contro, quello di Teheran e dei suoi alleati dell'Asse della Resistenza s'è invece parallelamente irrobustito.
Di conseguenza, secondo Teheran, si dovrà giocoforza tornare al MoU, ad ennesima riprova che con la sua ultima "mattata" Trump ha soltanto saputo darsi ancor più la zappa sui piedi. Lo Stretto di Hormuz, ad esempio, potrà esser riaperto solo secondo quanto previsto dall'art. 5 del MoU; ma, prima di tutto, gli USA dovranno rispettare l'art. 1, relativo alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti (e a questo punto, dato quanto s'è nel frattempo elevata la leva negoziale iraniana, difficilmente le richieste di Teheran si limiteranno, o concentreranno, al solo Libano).
Altre ulteriori e già udite richieste (come la revoca delle sanzioni, i risarcimenti per i danni di guerra, la restituzione dei fondi congelati all'estero, il ritiro delle forze armate americana e la fine del blocco navale, ecc) potranno essere discusse ed implementate nel corso dei nuovi cicli negoziali successivi ad una realistica accettazione da parte di Washington delle condizioni iraniane per una chiusura immediata delle ostilità.
Filippo Bovo

Wall Street Journal riporta confidenze di funzionari della Casa Bianca che prevedono un annuncio di vittoria unilaterale...
09/08/2026

Wall Street Journal riporta confidenze di funzionari della Casa Bianca che prevedono un annuncio di vittoria unilaterale da parte di Trump, anche senza rinuncia al programma nucleare, se Teheran riaprisse lo Stretto.
Da parte iraniana, con sfumature diverse tra le varie personalità politiche, militari e religiose si ribadisce che:

"l'Iran non si ritirerà mai dallo Stretto di Hormuz", parla il capo del Consiglio di Riesame.

Teheran, IRNA – L'Iran non si ritirerà dallo Stretto di Hormuz né ripristinerà la situazione precedente, ha dichiarato l'Ayatollah Sadegh Amoli Larijani, presidente del Consiglio di Riesame, aggiungendo che la libera navigazione dipenderà dal rispetto da parte degli Stati Uniti dei termini del Memorandum d'Intesa di Islamabad.

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Nel frattempo Nethanyau dichiara di non sentirsi vincolato ad eventuali accordi tra Iran ed Usa( che per ora non ci sono).

Situazione complicata ed in evoluzione

09/08/2026

Come sionista viene integrata direttamente nell'IA.

🇮🇱 Israele finanzia con milioni di dollari l'influenza sui chatbot di intelligenza artificiale

L'ex responsabile della campagna elettorale di Trump, Brad Parscale, guida una campagna del governo israeliano da 46,5 milioni di dollari volta a influenzare i chatbot di intelligenza artificiale, pubblicando centinaia di articoli a favore di Israele su una rete di siti web.

Questi siti sono progettati principalmente per i sistemi di intelligenza artificiale, e non per i lettori umani.

Il contratto di Parscale mirava esplicitamente a "modellare le conversazioni di GPT", e il suo team afferma di aver già ottenuto dei risultati.

Strumenti di intelligenza artificiale come Perplexity, Microsoft Copilot, Gemini e, a volte, ChatGPT o Claude, hanno citato questi siti web nelle risposte riguardanti Gaza e le relazioni tra Stati Uniti e Israele. Alcuni chatbot hanno identificato i siti come finanziati dal governo israeliano, mentre altri non lo hanno fatto.
Fonte: Drop Site News

Video dal canale Telegram di Clara Statello.

08/08/2026

▶️ "La via navigabile sarà riaperta se gli Stati Uniti accetteranno le condizioni dell'Iran"

Il portavoce della Guardia Rivoluzionaria Islamica, il generale di brigata Mohsen Mohebi, ha esposto la posizione dell'Iran sullo Stretto di Hormuz, affermando che la via navigabile sarà riaperta a condizione che gli Stati Uniti accettino le condizioni dell'Iran.

Anche tu vuoi difendere l’”italianità” e i valori della tradizione?Anche tu pensi che l’Italia debba recuperare la sua s...
08/08/2026

Anche tu vuoi difendere l’”italianità” e i valori della tradizione?
Anche tu pensi che l’Italia debba recuperare la sua sovranità e difendere la sua storia?
Ecco cosa devi fare: non votare mai più gente come Vannacci.

E non credere più a tutti i rappresentanti della destra filo-americana e ultracapitalista che ti fanno credere che i principali nemici della nostra cultura e dei valori della tradizione sarebbero le moschee o i poveracci che sbarcano sulle nostre coste.

Come scrive Andrea Zhok:

"L’identità italiana non è stata fatta a pezzi dalle moschee, ma dai McDonald’s, dalle basi americane, da Hollywood, da un profluvio di scarti culturali a stelle e strisce che ha invaso ogni ganglio della nostra cultura."

Se le chiese la domenica mattina sono vuote, non è perché i giovani italiani se ne vanno tutti ad ascoltare l’Imam di quartiere, ma perché semplicemente non credono più a nulla, se non al valore dei soldi e del successo personale.

Si chiama capitalismo, bellezza.

E sì, è vero: l’Italia è oggi una nazione schiava dello straniero.

Ma non delle lobby LGBTQ o dei “maomettiani”.

Bensì di un’altra nazione che ci occupa con tanto di bombe atomiche da più di 80 anni.

Insomma, è il solito discorso della finta destra conservatrice e dello "scontro di civiltà": far credere alle persone comuni che i nemici sono là fuori e sarebbero pronti a invaderci, mentre i nemici ce li abbiamo in casa e loro vogliono continuare a farci affari.

Altra contraddizione:
Vannacci e compagnia dicono sempre di voler difendere il “vero” popolo italiano, quello duro e puro, dai “sinistrati” e dai “radical chic da salotto”.

Ma gli avete mai sentiti dire una parola sull’aumentare le tasse ai miliardari, nazionalizzare le industrie strategiche e mettere più soldi nelle pensioni, nei salari e negli ospedali pubblici?

Oggi a OttolinaTV abbiamo intervistato per voi uno dei più lucidi intellettuali italiani, il professore di filosofia morale Andrea Zhok.
Con Zhok non abbiamo criticato i valori e i principi politici della destra conservatrice.

Abbiamo al contrario tentato di guardare all’attuale destra neoliberale, quella alla Meloni e alla Vannacci, per intenderci, proprio a partire da quei valori.

Cio che è venuto, fuori sono tutte le contraddizioni e le meschinità di chi usa strumentalmente anche nobili ideali per conquistare il potere, continuare a svendere il Paese, e fare il forte con i deboli e il debole con i forti.
Link della video intervista nei commenti.

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