19/02/2026
AGRICOLTURA E FAUNA SELVATICA: UN ESEMPIO DALLA BASSA AUSTRIA
La famiglia di Max Hardegg è proprietaria dal 1495 di una grossa azienda agricola nel nord dell’Austria di oltre 2.000 ettari. Max, che la gestisce dal 1995 è determinato a trasmettere la terra alla generazione successiva in uno stato più sano, tenendo conto dei processi naturali in ogni aspetto dell'attività. Il suo motto è “Biodiversità vivente” che significa che ogni decisione deve essere considerata alla luce del suo impatto sulla fauna selvatica oltre che sull’attività agricola.
Questo obiettivo viene raggiunto nella pratica attraverso 4 pilastri:
1) Integrare la creazione di habitat con il sistema agricolo evitando grandi blocchi della stessa coltura e mantenendo un'ampia varietà di colture e rotazioni. I campi che in media erano di 25 ettari sono stati ridotti di dimensione piantando siepi, margini erbosi, colture di copertura, banchine inerbite e una striscia di piselli larga 30 m che si snoda attraverso la tenuta.
2) Fornire semi per gli uccelli con apposite colture a perdere (cavolo e senape) e mangiatoie
3) Creazione di nuovi ambienti costituiti da stagni con lo scopo di aumentare le risorse idriche e prevenire che i sedimenti finiscano nei fiumi.
4) Controllo dei predatori generalisti tramite un team di guardiacaccia con lo scopo, non di sradicare queste specie, ma di alleggerire la pressione sulle specie minacciate .
Nell’azienda è presente anche un vigneto biologico di 40 ha su cui vengono seminati miscugli di fiori tra le fila per favorire l’impollinazione e su cui vengono lasciati margini inerbiti per favorire la nidificazione degli uccelli. Inoltre, poiché la zona è caratterizzata da primavere poco piovose, l’azienda è stata dotata di un particolare sistema di irrigazione con getto nebulizzato che riproduce ideali condizioni di rugiada ideali per fornire acqua agli uccelli.
Complessivamente è stata sacrificato l’8% dell’azienda per gli scopi ambientali e faunistici, cioè poco più di quanto previsto dalle misure ecologiche della PAC (5%). Il risultato per la fauna selvatica è risultato eccezionale: oltre 7.000 uccelli migratori visitano l’azienda e sono state osservate 71 specie fra cui diverse rare. Per quanto riguarda la piccola selvaggina, l’azienda occupa solo il 2% del territorio del distretto i caccia, ma rappresenta il 20% dei fagiani cacciati, il 10% delle lepri e il 50% degli uccelli acquatici.
Per Hardegg è importante calcolare i costi aggiuntivi in modo che gli agricoltori possano essere adeguatamente compensati attraverso i regimi agroambientali, ma il problema non è il denaro. Si tratta più di consapevolezza e disponibilità a fare qualcosa.
Potrebbe essere un bell’esempio anche per le nostre AFV.