Se le parole Sabra e Chatila anche in Italia hanno oggi, a quasi trentacinque anni dal compimento di quel massacro, un significato politico, umano, il potere evocativo delle sofferenze di un popolo e delle impunità dei crimini di guerra, questo lo dobbiamo a Stefano Chiarini. Stefano ha speso il suo impegno, la sua lucidità intellettuale, il suo giornalismo militante, soprattutto negli ultimi anni
della sua vita, da quando aveva creato il Comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”, a fianco del popolo palestinese, convinto che nessun popolo possa vivere scavando ogni giorno la fossa di un suo figlio, e che nessun popolo può vivere sulle terre strappate ad altri con la forza. Il Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila dal 2000 è sempre stato insieme ai palestinesi profughi in Libano, per ricordare insieme a loro l’orrore di un massacro e per dire che dimenticare il passato significa anche dimenticare le migliaia di rifugiati rinchiusi nei ghetti nei campi: perché un cittadino di religione ebraica può contare sulla legge del ritorno che gli consente di vivere in Israele e agli altri è negato il ritorno nelle loro case? Finchè questa profonda ingiustizia, questa piaga insopportabile, non verrà chiusa per sempre, anche per rendere impossibile il suo ripetersi, allora il nostro dovere è quello di non dimenticare e di far sì che nessuno dimentichi: per questo Stefano Chiarini aveva voluto e ottenuto che la fossa comune dove furono gettati i cadaveri straziati nell’82, diventata una discarica, venisse trasformata in un luogo del ricordo.