17/04/2026
Vogliamo riportarvi un pensiero di una volontaria dell'Associazione che ha seguito l'evento di venerdì scorso "Cos’è un papà?Riflessioni, dubbi e scoperte dell’essere papà oggi"
"C’è un’immagine che mi porto via da questa serata alla Casa delle Donne, ed è il rumore leggero dei passeggini, le risate e i visi dei bambini e delle bambine mentre si parla di loro. Ma soprattutto, si parla dei loro papà.
Non è stata certo una conferenza accademica quella organizzata dall’Associazione Differenza Maternità, in collaborazione con il Centro per le famiglie e l'associazione Mamme per le Mamme; è stata una sorta di "messa a n**o" collettiva, dove la scienza del Prof. Alessandro Volta (neonatologo, pediatra, papà e nonno) e del Dott. Lorenzo Bergamini (psicologo) ha incontrato la verità nuda e cruda della vita quotidiana. Vedere così tante giovani coppie, più di ottanta persone, riunite per ascoltare le testimonianze del "Cerchio dei Padri" di Medolla, fa capire quanto bisogno ci sia di bussole nuove.
Quando questi papà hanno preso la parola, la sala è diventata piccola, intima. Hanno raccontato cosa significa incontrarsi con un moderatore per ammettere, semplicemente, che essere padri oggi è una sfida che a volte toglie il fiato. Un papà ha usato parole bellissime per descrivere la sua missione: cosa significa prendersi cura. È un ribaltamento di prospettiva potente: il padre non è un accessorio, ma il custode di un equilibrio. Eppure, non è tutto rose e fiori. Un altro genitore ha dato voce a quell’ansia che molti padri tengono dentro: il sentirsi sempre in corsa, il dover accelerare per stare dietro a tutto, lavoro, casa, bisogni, con la sensazione frustrante di non essere mai davvero "al passo".
In questo correre, si è parlato anche dei nonni. Non come semplici babysitter, ma come un supporto vitale che permette alla giovane famiglia di non naufragare. Ma la vera chiave della serata è stata la presenza mentale. Il Dott. Bergamini e il Prof. Volta hanno insistito su un punto delicato: per essere un buon padre, bisogna che ci sia lo spazio per esserlo. E questo spazio passa anche dalla capacità delle madri di "affidarsi", di lasciare che il papà trovi il suo modo, anche se diverso, di abitare la cura.
Ma quindi, che tipo di uomo serve per essere un buon padre? La risposta è emersa tra le righe delle citazioni di Winnicott: non serve il padre perfetto, il superuomo che non sbaglia un colpo. Serve il padre "sufficientemente buono". Il Prof. Volta lo ha ribadito con forza: la sfida non è scimmiottare modelli prestabiliti, ma trovare la propria dimensione. È una mascolinità che non ha paura di stare nel dubbio, che accetta di non avere tutte le risposte e che impara l'arte della cura come un linguaggio nuovo, tutto da inventare. Essere un buon padre, oggi, sembra significare proprio questo: smettere di rincorrere un ideale di prestazione e iniziare a stare, semplicemente e interamente, dentro la relazione. Con i figli, con la compagna e, non ultimo, con la propria vulnerabilità.
Maria di Differenza Maternità