24/07/2026
Ai familiari di Monica, ai sopravvissuti di questo atto criminale, amputati, invalidati traumatizzati e ai loro congiunti mi sento solo di esprimere comprensione. Non posso dire o fare niente di meglio. Solidarizzo apertamente, solo
questo posso e riesco.
Credo di immaginare come e’ difficile resistere adesso, per non soccombere; posso capire come sia faticoso affrontare, impreparati, uno stravolgimento devastante, improvviso, violento e cruento che scarnifica dalla normalità, per sempre.
A chi non ha più vicino una moglie, una madre a chi non si trova più accanto qualcuno nelle stesse condizioni precedenti a quel sabato pomeriggio, che ha congelato in pochi secondi anni vissuti insieme, in contesti quotidiani che adesso sembrano il paradiso, non so come esprimere la mia costernazione. Conosco la fragilità che invade adesso quelle case, dove ognuno vive nel dubbio , legittimo , di non riconoscere mai più la persona che vedrà nello specchio.
Dove mai più nulla sarà come prima del fatto.
Famiglie, vite, prospettive rovinate, orizzonti corti, disperazione tutti i santi giorni.
Poco conta la mia vicinanza ma la sento forte, i fatti di Maggio dolosi, volontari e programmati per uccidere rimarranno un buco nero senza fondo dove i vivi, sempre più soli riverseranno domande, dubbi e rabbia; un taglio nella carne viva che poteva non accadere, non prevedibile, in ipotesi preventivatile ma che non era, questo e’ certo, nel target statistico possibile dell’immaginario più truce. Come del resto i sinistri stradali causati da violazioni al codice stradale mai sono; a loro volta. La differenza tra dolo e colpa tra volontarietà di colpire e negligenza nel prevenire è l’unica diversità; la differenza tra condotte superficiali e sbagliate ed atti progettati e attuati per scopi abietti, non fa di noi e di voi familiari diversi. Torturati e decapitati rimaniamo tutti increduli e annichiliti a leccarci il sangue ancora caldo.
Forza.