Da un’idea del professor Erminio Longhini nel donare un po’ del nostro tempo per instaurare un rapporto umano e uno scambio d’amore con i malati,
nel 1975 i primi volontari AVO entrano nell’Ospedale di Sesto San Giovanni, guidati dalla Dott.ssa Caterina Omù Longhini: comincia così la storia della nostra associazione. Il volontario AVO è nato per combattere la disumanizzazione delle cure, diventa
ndo egli stesso terapia della solitudine del malato e partecipando in modo costruttivo alla realizzazione dei fini dell’ospedale. Sergio Santambrogio, fu sparso tra uomini e donne di buona volontà da Don Carlo Malavasi e fu coltivato con passione, finchè non diede abbondanti frutti, dalla prof.ssa Maria Sabattini. Santambrogio, divenuto primario di Medicina dell’Ospedale di Mirandola nel 1979, aveva conosciuto a Milano il prof. Longhini e ne aveva condiviso il desiderio di umanizzazione delle cure. Da un’instancabile impegno della professoressa Maria Sabattini, il 13 Aprile 1981 venne costituita legalmente l’AVO ed in ottobre dello stesso anno iniziò il primo corso di formazione per i volontari. Il 3 maggio 1982, circa 50 volontari AVO , iniziarono il loro servizio gratuito presso i reparti di Medicina e Chirurgia dell’Ospedale di Mirandola. I primi tempi non è stato facile per i volontari, ma col sorriso, il saluto e l’amore donato ai malati, lo stare vicino ai sofferenti, le difficoltà, le ostilità e diffidenze furono sormontate. Albert Schweitzer (Premio Nobel per la Pace) scriveva: “Quello che puoi fare è solo una goccia nell’Oceano, ma è ciò che da significato alla tua vita”. L’opera instancabile della prof.ssa Sabattini riuscì a creare anche volontari AVO per l’Ospedale di Concordia, all’Ospedale e alla casa Protetta di Finale Emilia, all’Ospedale di San Felice sul Panaro. Il 24 maggio 1992 l’AVO festeggiò i suoi primi dieci anni di attività. Gli anni ’90 vedono diverse trasformazioni di carattere strutturale e sanitario: la chiusura dell’Ospedale di San Felice, l’inaugurazione a Mirandola del nuovo padiglione dell’ospedale con la conseguente ristrutturazione di quasi tutto il nosocomio, il trasferimento del reparto di Ortopedia da Concordia a Mirandola, la chiusura della Casa protetta a Finale Emilia, ma il cambiamento che forse più incise sull’attività dei volontari riguardò modi e tempi di degenza dei malati, in quanto la degenza in ospedale si fece sempre più breve. Sul finire degli anni ’90 inizia purtroppo a evidenziarsi sempre più una tendenza che poi diverrà problematica nel decennio successivo: la diminuzione dei nuovi volontari e l’uscita dei vecchi per vari motivi personali e famigliari. Tuttavia con l’impegno e la disponibilità di ciascuno riescono a sopperire in parte la diminuzione numerica. Al conseguimento di tali risultati concorse anche quello spirito di amicizia tra i volontari che è sempre stato uno dei caratteri fondanti dell’AVO e che fu mantenuto vivo dall’organizzazione di vari momenti di incontro e convivialità. Sabato 27 aprile 2002, presso la Sala Granda del Municipio, iniziarono le celebrazioni per il ventennale dell’associazione. Nell’ultimo decennio, si conferma il calo lento, ma costante del numero dei volontari, a ciò si deve aggiungere l’aumento dell’età media e il limitato ingresso di forze nuove. Le difficoltà stesse hanno indotto l’AVO di Mirandola a perseguire con tenacia alcune finalità: intensificare i rapporti con le altre associazioni di volontariato per realizzare progetti e manifestazioni rivolte alla cittadinanza, entrare a far parte della Consulta del Volontariato e del Comitato Consultivo Misto per migliorare la qualità dei servizi, partecipando a numerosi corsi di formazione e aggiornamento. Dall’ottobre 2009 è stata realizzata la “Giornata nazionale AVO” al fine di dare visibilità all’associazione e trovare nuovi volontari. Da molti anni l’AVO di Mirandola collabora col Centro Servizi per il volontariato per realizzare il progetto “Giovani all’arembaggio” per gli studenti del triennio delle scuole medie superiori per far conoscere l’associazione e attuare stage con riconoscimento di Credito Formativo da parte degli istituti frequentati. La valenza formativa dell’AVO ha spinto anche l’AGESCI di Mirandola e Medolla a indirizzare alcuni suoi iscritti al servizio in ospedale, sotto la guida di volontari esperti, e la collaborazione si è rilevata sempre proficua e positiva. Il seme dell’AVO, sparso con frutto a Milano, portato a Mirandola e raccolto qui da decine di persone di buona volontà, si spera che possa così continuare a germogliare nel cuore e nella mente di molti adulti, giovani e bambini perché sia coltivato con amore e passione e trasmesso alle generazioni future.