09/10/2026
Oggi, 8 ottobre, il Tribunale di Milano ha sollevato la questione di costituzionalitĂ sulla norma che esclude le lavoratrici domestiche dal bonus mamma. Ora decide la Corte costituzionale.
Il bonus vale 40 euro al mese nel 2025 e 60 nel 2026 ed è riconosciuto alle lavoratrici madri dipendenti di tutti gli altri settori. Il ricorso è stato presentato da una lavoratrice domestica, dalle associazioni ASGI (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e APN (Avvocati per niente) e dalla CGIL Lombardia. La giudice ne ha accolto le tesi.
Secondo l'ordinanza l'esclusione viola il principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione) e l'obbligo di tutela della maternità (articolo 31): le esigenze di tutela di una lavoratrice madre sono le stesse in qualunque settore lavori. Ed è una discriminazione indiretta verso le lavoratrici straniere, che sono la parte maggioritaria delle lavoratrici domestiche e hanno diritto allo stesso trattamento delle italiane.
In Lombardia le lavoratrici domestiche sono 138.412, l'88,5% del settore.
Le lavoratrici straniere sono 109.587, il 70% del totale.
(Osservatorio INPS, dati 2025).
«Se il bonus è uno strumento di tutela delle donne che lavorano, escludere chi fa lavoro domestico significa discriminare un settore intero e colpire consapevolmente le lavoratrici straniere», dice Valentina Cappelletti, segretaria generale CGIL Lombardia. Sono «le stesse donne che si prendono cura dei nostri familiari anziani o dei nostri figli, spesso a scapito della possibilità di curare i loro».
Per le associazioni e per il sindacato la vicenda mostra una disattenzione del legislatore verso il lavoro di cura, un settore che per le basse retribuzioni medie meriterebbe interventi di sostegno.
Insieme ad ASGI e APN chiediamo al legislatore di intervenire quanto prima, almeno sul bonus mamma, e di riportare a una condizione di uguaglianza tutte le lavoratrici madri.