17/10/2026
Si sente il grido di Potenza? 📣
💚🚜🌾
IL GRIDO DEGLI AGRICOLTORI È IL GRIDO DI UN PAESE CHE CHIEDE GIUSTIZIA SOCIALE
Le proteste degli agricoltori, così come quelle di quanti oggi denunciano il peso insostenibile del caro vita, del caro carburante e dell’aumento dei costi energetici, non possono essere liquidate come semplici rivendicazioni di categoria. Sono il segnale di un disagio sociale profondo, di una frattura sempre più evidente tra le condizioni reali delle persone e le scelte di chi ha la responsabilità di governare.
Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma anche alle conseguenze di responsabilità politiche precise, di anni di scelte insufficienti, di politiche agricole inadeguate, di mancati investimenti strutturali, di un’attenzione troppo spesso rivolta agli interessi economici più forti, mentre agricoltori, lavoratori, famiglie, ceto medio e persone in condizioni di povertà vengono lasciati soli.
Non è accettabile che chi coltiva la terra non riesca a vivere dignitosamente del proprio lavoro. Non è accettabile che il costo della vita continui a erodere salari e pensioni, che intere famiglie siano costrette a scegliere a quali necessità rinunciare, che lavorare non sia più sufficiente a garantire una vita dignitosa.
La politica deve tornare a essere responsabilità, capacità di ascolto e soprattutto scelta concreta di stare dalla parte di chi è più esposto alle ingiustizie. Non bastano dichiarazioni di solidarietà, promesse o interventi occasionali. Occorrono politiche strutturali, una distribuzione più equa delle risorse, la tutela del lavoro agricolo, il contrasto alle speculazioni e misure efficaci a sostegno delle fasce sociali più fragili.
Come comunità cristiana, non possiamo restare spettatori neutrali davanti a queste sofferenze. La Dottrina sociale della Chiesa ci richiama alla centralità della persona, alla dignità del lavoro, alla destinazione universale dei beni e all’opzione preferenziale per i poveri. La vicinanza agli ultimi non può ridursi a un sentimento di compassione: deve tradursi in una presa di posizione, in responsabilità pubblica e in impegno per la giustizia.
Essere accanto a chi protesta pacificamente significa riconoscere la dignità delle sue ragioni, ascoltarne le richieste e pretendere dalle istituzioni risposte credibili.
Quando chi lavora non riesce più a vivere del proprio lavoro, quando il ceto medio scivola progressivamente verso la povertà e quando gli ultimi diventano sempre più invisibili, non è soltanto l’economia a essere in crisi: è la tenuta stessa della nostra democrazia.
Per questo esprimiamo piena vicinanza e solidarietà agli agricoltori e a tutte le persone che stanno facendo sentire la propria voce.
Non chiedono privilegi. Chiedono giustizia, dignità e futuro. E una politica degna di questo nome ha il dovere di rispondere.