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Fondazione Pangea Onlus Pangea lavora in Italia, Afghanistan e India a favore del riscatto economico e sociale delle donne e contro la violenza di genere.

Più di un anno fa, un violento terremoto ha colpito l'Afghanistan.La scossa, di magnitudo 6, ha devastato i villaggi del...
10/10/2026

Più di un anno fa, un violento terremoto ha colpito l'Afghanistan.

La scossa, di magnitudo 6, ha devastato i villaggi delle province orientali del Paese, al confine con il Pakistan, dove oggi è in corso anche un pericoloso conflitto e la terra continua a tremare.

Le scosse hanno ridotto in macerie interi villaggi, causando migliaia di vittime e lasciando intere comunità ferite, senza casa e ancora più povere.

Pangea non lavorava in quell'area ma ha scelto di intervenire, ascoltando i reali bisogni delle donne e delle famiglie afghane. Abbiamo allestito un presidio sanitario, aperto 24 ore su 24, che oggi visita più di 100 pazienti al giorno ed è l'unico luogo di cura per famiglie troppo povere per raggiungere un ospedale in città. Qui c'è uno spazio sicuro per le partorienti, le neomamme e le donne che allattano.

Non è stato un anno facile, ma il presidio è rimasto aperto, e ogni giorno qui nascono bambine e bambini. Oggi siamo al fianco di più di 2.500 famiglie in 10 villaggi e stiamo costruendo un nuovo progetto per proteggere la clinica dalle scosse.

Pangea è in Afghanistan dal 2003 e, negli ultimi 5 anni, ha riorganizzato i suoi progetti per permettere alle donne di continuare a resistere, per esistere.

Abbiamo promesso che non le avremmo lasciate sole e stiamo mantenendo quella promessa.

Ogni azione conta, anche la tua.
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In Afghanistan, riuscire a sfamare la propria famiglia è diventato sempre più difficile.In un Paese già segnato da una g...
06/10/2026

In Afghanistan, riuscire a sfamare la propria famiglia è diventato sempre più difficile.

In un Paese già segnato da una grande povertà, la legge vieta alle donne di lavorare fuori casa. Così molte famiglie dei villaggi restano senza un reddito e ogni giorno faticano a mettere in tavola un pasto per le proprie figlie/i.

Per raggiungere chi ha più bisogno, l’assistente sociale e l'infermiera di Pangea selezionano le famiglie più vulnerabili, per garantire loro l'accesso al cibo.

Ogni visita è anche l'occasione per seguire da vicino le bambine e i bambini con disabilità, che in Afghanistan rischiano più di tutte/i di restare invisibili.

Pangea è in Afghanistan dal 2003 e, negli ultimi 5 anni, ha riorganizzato i suoi progetti per permettere alle donne e alle loro famiglie di continuare a resistere, per esistere.

Abbiamo promesso che non le avremmo lasciate sole e stiamo mantenendo quella promessa.

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Khatima sta studiando per lavorare, cosa che in Afghanistan le è vietato. Khatima vuole diventare insegnante di lingua d...
03/10/2026

Khatima sta studiando per lavorare, cosa che in Afghanistan le è vietato.

Khatima vuole diventare insegnante di lingua dei segni per le bambine sorde. Il suo sogno è nato in casa, accanto a un fratellino non udente che ha imparato a capire attraverso gli sguardi, vedendo ogni giorno quanta fatica facesse per farsi comprendere dal resto del mondo.

Oggi, in un Paese dove le ragazze non possono studiare dopo i 12 anni e le donne non possono lavorare fuori casa, Khatima si sta formando nella scuola di Pangea. Sa che è rischioso e ha paura, ma ogni mattina torna in classe, perché in ogni bambina sorda rivede suo fratello e la bambina che è stata.

Nella scuola di Pangea le bambine sorde e con disabilità studiano insieme alle compagne e ricevono ogni giorno una merenda nutriente, che per molte è l'unico pasto della giornata. Le ragazze più grandi imparano la lingua dei segni, mentre le sorelle maggiori e le mamme seguono corsi di formazione professionale per diventare economicamente indipendenti.

Raccontare i sogni di queste ragazze è il modo per permettere loro di continuare a esistere, in un Paese che sta provando a cancellarle, decreto dopo decreto.

Abbiamo promesso che non le avremmo lasciate sole e stiamo mantenendo quella promessa.

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Roya rischia di essere arrestata ogni volta che porta sua figlia a scuola.Laila ha una disabilità che le rende molto fat...
01/10/2026

Roya rischia di essere arrestata ogni volta che porta sua figlia a scuola.

Laila ha una disabilità che le rende molto faticoso camminare e la sua mamma la porta ogni giorno alla scuola di Pangea, nonostante sappia che è molto rischioso.

Negli ultimi mesi, infatti, decine di donne sono state fermate e arrestate perché uscivano da sole o perché giudicate "non abbastanza coperte", ma Roya vuole che sua figlia abbia un futuro.

In un Paese che sta cancellando le donne un decreto alla volta, Roya e Laila continuano a uscire di casa insieme ogni mattina per andare a scuola. Noi abbiamo promesso di non lasciarle sole e vogliamo mantenere questa promessa.

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Ogni passo compiuto nella scuola di Pangea in Afghanistan è un pezzo di futuro che nessun decreto potrà cancellare.In un...
29/09/2026

Ogni passo compiuto nella scuola di Pangea in Afghanistan è un pezzo di futuro che nessun decreto potrà cancellare.

In un Paese in cui le ragazze, per legge, possono andare a scuola solo fino a 12 anni, le scuole di Pangea per bambine sorde sono diventate il luogo in cui anche le ragazze più grandi con disabilità e le mamme possono imparare un mestiere.

Negli ultimi mesi la scuola è cambiata. Non è più soltanto il luogo in cui le bambine imparano la lingua dei segni, giocano con le compagne e ricevono ogni giorno una merenda nutriente (che spesso è l'unico pasto della loro giornata). Oggi è il luogo in cui bambine, ragazze e donne afghane con disabilità costruiscono insieme il proprio futuro.

Qui le ragazze più grandi imparano a riparare cellulari ed elettrodomestici e le mamme frequentano i nuovi corsi di sartoria.

Alle donne afghane è vietato lavorare fuori casa, ma grazie alla formazione e al microcredito di Pangea quello che imparano può diventare una piccola attività da avviare in casa per mantenere la propria famiglia.

Abbiamo anche costruito una serra e, grazie all’insegnante di agraria Malina, le bambine stanno imparando a coltivare la terra e stanno vedendo spuntare le prime piantine.

Vogliamo che la scuola per bambine sorde di Pangea continui a crescere insieme alle bimbe e alle loro famiglie.

Pangea è in Afghanistan dal 2003 e, negli ultimi 5 anni, ha riorganizzato i suoi progetti per permettere alle donne di continuare a resistere, per esistere.

Abbiamo promesso che non le avremmo lasciate sole e stiamo mantenendo quella promessa.

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In Afghanistan vivere, per una donna, è diventato un rischio.Nei giorni scorsi, per le strade di Kabul, sono state arres...
26/09/2026

In Afghanistan vivere, per una donna, è diventato un rischio.
Nei giorni scorsi, per le strade di Kabul, sono state arrestate almeno venti donne e ragazze, di cui una incinta.

Ormai, quando una donna esce da sola e tarda a rientrare, la prima cosa a cui si pensa in casa è che sia stata fermata. Da quel momento possono passare anche due giorni prima che i suoi familiari abbiano notizie di lei. Per ottenerne il rilascio devono promettere che non uscirà più da sola, altrimenti verrà arrestata tutta la famiglia.

Dal 2021 le donne afghane sono state escluse, un decreto alla volta, dalla vita pubblica.

E tutto questo ha un nome. Si chiama apartheid di genere, un sistema che le costringe a vivere nella paura, anche quando escono per comprare da mangiare.

Pangea è al fianco delle donne afghane dal 2003 e non ha mai smesso di esserci. Anche oggi, nonostante i rischi, continuiamo a rimanere al loro fianco.

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Oggi ti raccontiamo la storia di Farhat, una mamma afghana che è riuscita a riconquistare la sua indipendenza economica ...
24/09/2026

Oggi ti raccontiamo la storia di Farhat, una mamma afghana che è riuscita a riconquistare la sua indipendenza economica grazie al microcredito di Pangea.

Le mani di Farhat lavorano il cuoio ogni giorno tra le mura di casa. In Afghanistan, dal 2021, per una donna anche questo è un atto di coraggio e resistenza.

Dopo il divieto di lavorare fuori casa per le donne, Farhat ha aperto una piccola attività tra le mura domestiche e vuole essere d'esempio per le sue figlie, per ricordare loro che la resistenza passa anche e soprattutto dall'indipendenza.

In alcuni casi, come quello di Farhat e della sua famiglia, scegliamo di non mostrare i volti delle donne e delle bambine per ragioni di sicurezza.

Noi rimarremo al suo fianco, a quello delle sue figlie e di tutte le donne e le bambine afghane.
Non le lasceremo sole.

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In Afghanistan, per le donne incontrarsi è un atto di coraggio.Lo scorso giugno, decine di donne sono state arrestate pe...
22/09/2026

In Afghanistan, per le donne incontrarsi è un atto di coraggio.

Lo scorso giugno, decine di donne sono state arrestate per le strade di Herat perché giudicate "non abbastanza coperte", e gli arresti ora hanno raggiunto la capitale Kabul. Uscire di casa, per una donna afghana, può significare non tornare più.

Eppure le donne, anche se con paura, continuano a incontrarsi per le riunioni con le attiviste di Pangea. Sanno di rischiare molto, ma quelle riunioni sono diventate un luogo di incontro, confronto e resistenza.

Il microcredito, infatti, permette alle donne afghane di avviare una piccola attività da casa e diventare indipendenti economicamente, in un Paese che dal 2021 sta togliendo loro ogni diritto, un decreto alla volta, tra cui quello di lavorare fuori casa.

Grazie agli incontri, parlano delle loro attività e seguono anche lezioni di igiene e salute riproduttiva. Grazie agli incontri, non si sentono sole.

Pangea è in Afghanistan dal 2003 e, negli ultimi 5 anni, ha riorganizzato i suoi progetti per permettere alle donne di continuare a resistere, per esistere.

Abbiamo promesso che non le avremmo lasciate sole e stiamo mantenendo quella promessa.

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Il femminic*dio è la diretta conseguenza della viol*nza di genere e non un fatto isolato e improvviso. Le operatrici ant...
17/09/2026

Il femminic*dio è la diretta conseguenza della viol*nza di genere e non un fatto isolato e improvviso.

Le operatrici antiviol*nza di Pangea lavorano ogni giorno per accompagnare le donne nel loro percorso di uscita dalla viol*nza. Pangea c'è e resta, perché contrastare la viol*nza di genere è una responsabilità collettiva.

Se stai vivendo una condizione di viol*nza o ne sei testimone, puoi scriverci o chiamarci anche in forma anonima.
Scrivici: [email protected]
oppure chiama: 349 3442257
dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17

Le parole hanno un peso, anche quando sono scritte online, dove ci si imbatte spesso in commenti misogini e sessisti che...
15/09/2026

Le parole hanno un peso, anche quando sono scritte online, dove ci si imbatte spesso in commenti misogini e sessisti che non sono episodi isolati, ma tasselli di un sistema molto più ampio di discriminazione che finisce per normalizzare la viol*nza di genere.

A farne le spese sono soprattutto le donne che non rispondono agli stereotipi o alle aspettative della società, per il ruolo lavorativo che ricoprono, per la libertà con cui decidono di vivere, per l'orientamento sessuale e l'identità di genere o per essere semplicemente se stesse.

Con la campagna "Act Now – Stop Hate. Insieme possiamo cambiare il discorso", vogliamo rimettere al centro parole capaci di rispetto, perché il modo in cui parliamo diventa il modo in cui
pensiamo e agiamo, e cambiare il linguaggio è un primo passo fondamentale per contrastare la viol*nza e interromperne la spirale sin dai primi segnali.

E possiamo farlo solo tutte e tutti insieme, informandoci su ciò che accade intorno a noi, restando accanto a chi l'odio lo vive sulla propria pelle e prendendo posizione quando lo riconosciamo.

🌈 Insieme possiamo contrastare i fenomeni d’odio. Unisciti a noi, informati, agisci, partecipa!

La campagna è realizzata nell’ambito del progetto “ACT - Alliance to Counteract Threats of Hate in Italy”, nato dall’iniziativa di alcune organizzazioni che compongono la nostra Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d'odio. È promossa da Fondazione Pangea in collaborazione con COSPE onlus, Lunaria, Associazione Carta di Roma, Amnesty International - Italia, GIULIA (GIornaliste Unite LIbere Autonome), VOX diritti – Osservatorio Italiano sui Diritti e Gay Center / GAY HELP LINE.

Il progetto è finanziato dall'Unione europea. Le opinioni e i pareri espressi appartengono, tuttavia, ai/alle soli/e autori/autrici e non riflettono necessariamente le opinioni dell'Unione europea o dell'amministrazione erogatrice. Né l'Unione europea né l'autorità concedente possono essere ritenute responsabili.

Indirizzo

Via Sottocorno 46
Milan
20124

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