13/09/2026
COMUNICATO DELLL' UDI - Unione Donne in Italia
Sede Nazionale - Archivio Centrale
Roma, via della Penitenza, 37 - 00165 - [email protected]
UDI - Unione Donne in Italia
Tel. 06.68 65 884 - www.udinazionale.org
LA VIOLENZA HA UN GENERE
A Modena si terrà a breve un convegno dal titolo “La violenza non ha genere. Profili giuridici e
psicologici dell’aggressività femminile”.
Un titolo non è mai neutro. E questo titolo sembra proporre una precisa chiave di lettura: LE DONNE
SONO VIOLENTE TANTO QUANTO GLI UOMINI.
Non è così.
Non contestiamo che esistano donne che agiscono violenza contro gli uomini. È un fenomeno reale,
che deve essere studiato e analizzato. Contestiamo invece l’idea che la semplice esistenza della
violenza femminile consenta di mettere sullo stesso piano fenomeni che presentano dimensioni,
frequenze, contesti, modalità e conseguenze profondamente differenti.
Parliamo di dati.
Nel report del Ministero dell’Interno del luglio 2026, nell’ambito dell’indagine su omicidi e
femminicidi, si rileva che circa il 90% degli autori degli omicidi volontari consumati nell’ambito di
una relazione sentimentale, tra partner o ex partner, nel periodo 2023-2025 era costituito da uomini.
Secondo ISTAT, nel 2024 le donne vittime di omicidio sono state 116, di cui 106 vittime di
femminicidio.
I dati nazionali e internazionali — inclusi quelli dell’OMS — mostrano infatti che la violenza maschile
contro le donne non è sovrapponibile, per diffusione, caratteristiche ed effetti, alla violenza agita dalle
donne. E la differenza non è soltanto quantitativa.
Nella violenza contro le donne intervengono rapporti di potere, controllo, sopraffazione, stereotipi
e disuguaglianze storiche e strutturali. È proprio questo che il concetto di violenza di genere
consente di leggere e nominare.
Non contestiamo il diritto di studiare la violenza agita dalle donne. Contestiamo una rappresentazione
che, mettendo in secondo piano il genere, rischia di trasformare fenomeni differenti in fenomeni
simmetrici.
Sulla violenza maschile contro le donne esiste oggi un patrimonio consolidato di ricerca, elaborazione
teorica, rilevazione statistica e confronto internazionale. Il concetto di violenza di genere non nasce da
uno slogan né da un’opinione politica: nasce dalla necessità di spiegare una realtà che la categoria
generica della “violenza” non era in grado di descrivere.
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Ed è proprio qui che il titolo del convegno ci preoccupa.
“La violenza non ha genere” è una formula che circola da tempo anche in alcuni ambienti dei
cosiddetti movimenti MRA (Men’s Rights Activists), nei quali dati e ricerche vengono talvolta
utilizzati selettivamente per sostenere l’idea di una sostanziale simmetria tra uomini e donne e, in
alcuni casi, persino per sostenere che sarebbero le donne a detenere maggiore potere e a esercitare
maggiore violenza rispetto agli uomini.
Non è questo il modo di affrontare seriamente il problema.
La violenza contro le donne non è soltanto una somma di episodi individuali. È anche un fenomeno
sociale nel quale intervengono rapporti di potere, controllo, stereotipi, disuguaglianze e modelli
culturali.
Chiamare tutto semplicemente “violenza” e cancellare il genere in nome di una presunta neutralità non
rende il discorso più scientifico. Lo impoverisce, perché elimina proprio gli elementi necessari a
comprendere il fenomeno che si pretende di analizzare.
Non accettiamo che decenni di ricerca vengano neutralizzati attraverso una falsa equivalenza tra
fenomeni diversi, né che la complessità della violenza contro le donne venga ridotta alla formula
rassicurante secondo cui “la violenza non ha genere”.
La violenza può avere molte forme e può essere agita da chiunque. Ma questo non significa che
tutte le violenze siano lo stesso fenomeno.
Il genere conta. I rapporti di potere contano. I numeri contano. E continuare a negarli non è neutralità:
è cancellazione della realtà.